Insospettabili Sospetti – Recensione

Zach Braff è uno dei miei più cari e vecchi amici. Lui ancora non lo sa, ma lo è. Sono sicuro che in tanti la pensate come me se avete seguito le vicende del dottor John Dorian, alias J.D., in Scrubs. Affezionato al personaggio, ho seguito con gioia la carriera di Braff come regista, rimanendo parzialmente sorpreso dalla straordinaria sensibilità dimostrata in La Mia Vita A Garden State e Wish I Was Here (che non è stato distribuito nei cinema italiani, ma sarà disponibile in home video dall’11 maggio) e dalla capacità di raccontare storie così personali eppure così coinvolgenti, tanto che potrebbero essere quelle di qualsiasi ventenne o trentenne alle prese con quel difficilissimo compito chiamato “crescere”.

Quando ho saputo che Zach Braff sarebbe tornato dietro la macchina da presa per Insospettabili Sospetti (traduzione ignobile di Going In Style), remake del film del 1979 Vivere Alla Grande (Going In Style anche in questo caso il titolo originale), ho storto un po’ il naso, principalmente per due motivi. Il soggetto non sarebbe stato il suo e soprattutto nemmeno la sceneggiatura, affidata a Theodore Melfi (St.Vincent, Il Diritto Di Contare).

I nomi dei tre protagonisti, però, hanno mantenuto alta l’attenzione per questa pellicola: Michael Caine, Morgan Freeman e Alan Arkin. Questi tre da soli sarebbero in grado di reggere un film di Michael Bay senza esplosioni. Con ben 4 premi Oscar sul piatto, l’attenzione Insospettabili Sospetti la merita eccome.

Joe (Caine), Willie (Freeman) e Al (Arkin) sono tre grandi amici che hanno lavorato insieme per trent’anni e che ora vedono a rischio i risparmi di una vita quando la banca decide di usare il loro fondo pensione per pagare un’assicurazione aziendale. Un giorno Joe si ritrova nel bel mezzo di una rapina in banca e capisce che quella può essere l’unica strada per ritrovare la dignità e i soldi che gli spettano. Riuscirà lo sgangherato trio di vecchietti a compiere la rapina del secolo?

Messo così, Insospettabili Sospetti sembrerebbe il solito film che riunisce, con un pretesto narrativo spesso surreale, improbabile e sostanzialmente debole, grandi nomi che hanno già dato il loro meglio da un pezzo al mondo del cinema. Non voglio trarvi in inganno, per molti aspetti è proprio così. Dopotutto, ce li vedete tre ottantenni che svaligiano una banca? Quello che forse manca al film è un tocco originale, ampiamente auspicato visto che Braff ha tutte le carte in regola per diventare un vero e proprio autore, e un po’ di mordente sotto il piano della critica sociale. Troppo spesso abbiamo sentito parlare nei telegiornali di fondi pensione mangiati dalle banche e l’occasione sarebbe stata ghiotta per approfondire. Qui, però, quello della pensione andata in fumo è solo un pretesto narrativo, tra l’altro ben più ancorato alla realtà rispetto a quello del film originale, ovvero la cosiddetta “botta di vita”. Si tratta pur sempre di una commedia, per cui se c’è un pedale da schiacciare con maggiore decisione è quello della leggerezza e della risata.

In Insospettabili Sospetti si ride spesso e di gusto, senza necessariamente ridicolizzare troppo tre ultraottantenni che cercano comunque di riconquistare quello che gli spetta dopo una vita di sacrifici. Non vogliono semplicemente provare a fare ancora i “pischelli” come avveniva nel dimenticabile Last Vegas, che vedeva tra i protagonisti lo stesso Morgan Freeman, insieme a Kevin Kline, Michael Douglas e Robert De Niro. La fuga dal supermercato dopo la rapina di prova sulle note di “Feel Right” di Mark Ronson e Mystikal è una scena cruciale per determinare se apprezzerete il film oppure no. O diventerà cult o la odierete. Quello che non potrete fare a meno di adorare però è uno straordinario ed esilarante Christopher Lloyd nei panni dello stordito Milton Kupchak, responsabile del centro anziani che frequentano i tre amici.

Impossibile non apprezzare il casting di John Ortiz nei panni di Jesus Garcia, il proprietario di un negozio di animali che aiuta i tre a pianificare la rapina. Molti lo ricorderanno come Guajiro, il cugino di Al Pacino in Carlito’s Way, o come il pericoloso trafficante Jose Yero nell’ottimo Miami Vice di Michael Mann o ancora come il criminale Arturo Braga in Fast & Furious – Solo Parti Originali e Fast & Furious 6. Insomma, una faccia perfetta per il ruolo. Altrettanto apprezzabile il riferimento musicale alla canzone “Mexico” dei Jump Little Children presente nella parte di colonna sonora originale composta da Rob Simonsen, nel momento in cui Michael Caine prova a convincere in una telefonata a tre i due amici. Perché? Perché il pezzo fa da sottofondo ad uno dei momenti più importanti del precedente lavoro di Zach Braff, Wish I Was Here, e idealmente anche qui sottolinea la decisione di riprendersi la propria “libertà”. È un dettaglio infinitesimale e potrei anche essere solo io a sentirlo così, ma spesso sono dettagli come questo a fare la differenza tra un film mediocre e qualcosa di più.

Insomma, Insospettabili Sospetti non è un capolavoro e vado sul sicuro dicendo che non sarà la commedia dell’anno, ma tra la regia fresca di Braff, le gag spassose e tre adorabili “vecchietti” che potrebbero essere il nonno di ognuno di noi, vi garantirà sicuramente un pomeriggio o una serata piacevole e del tempo ben speso.

Insospettabili Sospetti è al cinema dal 4 maggio, distribuito da Warner Bros. Ecco il trailer: