LEGO Dimensions – Recensione

LEGO Dimensions è un gioco dannatamente schietto e onesto nel suo porsi in un mercato che da tempo ha imparato a convivere – a tratti arrivando al limite della sopportazione – con i vari toys-to-life, facendo selezione naturale dei prodotti più azzeccati e quelli invece meno adatti a sopravvivere in un contesto estremamente competitivo. Le meccaniche di gioco più o meno sono sempre le stesse della serie LEGO, capaci di ammaliare e divertire in particolare il pubblico più giovane, questa volta però inserite in quello che è un grosso, sfacciato, trappolone per una generazione di gamer le cui radici si estendono fino agli anni ’80, periodo da cui Warner Bros ha attinto a piene mani per rimpolpare il proprio titolo di quanto più possibile sia ritenuto iconico nella cultura pop. In pratica un gioco per grandi e piccini, ma per motivi differenti.

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UNA DIMENSIONE DI MATTONCINI

LEGO Dimensions infatti si fregia di un numero spropositato di licenze tra le più amate in assoluto, dal Signore degli Anelli ai Simpson, da Ritorno al Futuro a Doctor Who, dando forma ad un toy box di portata leggendaria in cui praticamente chiunque può riconoscersi in qualche modo, anche solo marginalmente: un universo che è in grado di ospitare contemporaneamente gli originali Ghostbusters, gli eroi della DC Comics e i simpatici combattenti di Ninjago punta chiaramente all’inclusività più spinta, senza compromessi. Per giustificare ciò si chiama in causa un villain capace di rompere le barriere che separano gli universi, creando brecce incontrollate che portano Batman, Gandalf e Wyldstyle a lavorare insieme per scongiurare la crisi. Il titolo però cerca fin da subito un approccio diretto con il giocatore, facendogli costruire manualmente il portale di gioco seguendo istruzioni a schermo – in vero stile lego – per poi vederlo realizzato anche in-game: una sorta di violazione della quarta parete molto sottile, non plateale, che contribuisce però al coinvolgimento dei più piccoli (e anche di qualche “ragazzo” più grande, che faticherà ad ammetterlo). Posati dunque i mattoncini “base” per la nostra esperienza, ritroviamo il consueto gameplay della serie LEGO, che negli anni ha raggiunto un livello di solidità di tutto rispetto, introducendo anche qualche piccola novità per differenziare le varie tipologie di personaggi perché risultino utili in contesti differenti. Ci troviamo dunque dinanzi alla consueta avventura leggera in cui superare di tanto in tanto qualche enigma – nulla mai di troppo impegnativo – sfruttando magari la capacità di Wyldstyle di scoprire pezzi nascosti e in seguito il rampino di Batman per attivare interruttori o leve.

[quotedx]Il titolo cerca fin da subito un approccio diretto con il giocatore [/quotedx]

Per provare a rinfrescare un po’ la formula, il gioco prova a farci utilizzare in maniera attiva la piattaforma su cui poniamo le nostre miniature, il cui pannello NFC è diviso in 3 aree, creando situazioni in cui è necessario spostare fisicamente i personaggi da una zona all’altra per sfuggire ad un attacco nemico o attivare in modo efficace i propri poteri. Nulla di sconvolgente, anzi, si tratta in pratica di rispondere in maniera piuttosto passiva a quanto richiesto a schermo, risultando quindi in una sorta di “stop & go” obbligato più che in un enigma che possa donare gratificazione al giocatore. Per il resto però la formula è davvero ben riuscita, con il consueto gameplay condito da esplorazione che ci porta a ricercare e demolire ogni struttura LEGO con cui si possa interagire per accumulare punti (da spendere per acquisire personaggi extra per un tempo limitato), cosa ancora più divertente quando al volante di uno dei veicoli di gioco, modificabili in differenti forme grazie alla simpatica funzione che permette di ottenere upgrade in-game riproducibili poi – esteticamente –  dal vivo con i pezzi disponibili. Sono presenti inoltre personaggi in grado di esplorare i livelli nella loro interezza grazie al dono del volo (come Superman, Supergirl o la Strega  dell’ovest), che gli consente non solo di sfruttare la verticalità per raggiungere vette che altrimenti richiederebbero grandi giri e arrampicate, ma di raggiungere zone inaccessibili come può essere il regno di Acquaman nell’universo DC Comics. In generale lungo la decina di ore necessarie per portare a termine la storia principale, che non richiede l’acquisto di espansioni, si trova comunque il modo di ricreare momenti abbastanza vari e intriganti, puntando molto sulla carica umoristica che permea ogni dialogo e situazione: ad ogni momento non proprio entusiasmante a livello di gameplay corrisponde quantomeno una scena in grado di giustificare, con ironia e referenzialità spinta, i progressi nel gioco.

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Affrontiamo dunque quella che è effettivamente la “grossa” criticità di questo titolo che nel complesso è davvero ben riuscito: a livello di intrattenimento puro e semplice va evidenziato come ogni mondo/livello riesca a dare il meglio proporzionalmente alla conoscenza e all’affetto verso il franchise chiamato in causa, in grado di fare da traino in situazioni in cui l’incedere risulti un po’ fiacco. Il target del titolo è evidentemente kids e non è da escludere che i più grandicelli possano trovare difficoltà a digerire i combattimenti semplicistici e gli enigmi poco ricercati se collocati in mondi incapaci di suscitare le giuste reazioni a livello emotivo. Se i più giovani sapranno ovviare a queste limitazioni con lo stupore tipico di chi deve ancora scoprire il mondo, i più “attempati” faranno bene a pesare la loro esperienza di gioco in funzione ai personaggi che intendono acquisire in seguito, che possono davvero trasformare il titolo da semplice passatempo in irresistibile fucina di ricordi.