Fra i videogiochi pubblicati nell’ultima decade, Skyrim è diventato probabilmente uno dei più sdoganati ed apprezzati presso il grande pubblico. In una parola, mainstream. L’ultimo dei The Elder Scrolls, giunto originariamente su PC, PS3 e Xbox 360 l’11 novembre 2011 (data palindroma e scelta non a caso) fu un vero e proprio fenomeno di massa all’epoca e spinse moltissime persone ad appassionarsi al genere dei videogiochi di ruolo, soprattutto grazie alla sua immediatezza in termini di meccaniche, ad uno stile visivo e sonoro inconfondibile ed alla notevole scalabilità in termini di difficoltà, caratteristiche che si sposavano alla perfezione con l’incredibile mole di contenuti e cose da fare, ulteriormente espanse con le tre espansioni Dragonborn, Dawnguard ed Heartfire. Come se tutto ciò non bastasse, è stato poi supportato con costanza da una appassionatissima community di modder, che nel corso del tempo sono riusciti a renderlo un videogioco completamente diverso, almeno su PC.
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Non stupisce, dunque, se nel periodo intercorso dall’uscita Bethesda ha preso la decisione di trattarlo come un titolo cross-gen a tutti gli effetti, gestendone con cura l’immagine nel corso degli anni e rimandando costantemente l’inizio dello sviluppo del suo successore. L’arrivo su PS4 e Xbox One a fine 2016 è stato solo il primo tassello del processo di “ringiovanimento” dell’opera di Todd Howard e soci, volto ad introdurre alla serie quanti più nuovi utenti possibile. Fra pochi mesi, infatti, Skyrim sbarcherà anche su Switch, primo titolo del publisher statunitense a farlo e capostipite di una lunga serie. Il connubio fra una simile esperienza e la portatilità della console ibrida ci ha affascinato fin dal primo annuncio: per capire se l’esperimento funziona, qualche giorno fa siamo volati a Londra per testare con mano una versione quasi definitiva del gioco sull’ultima macchina Nintendo. Sarà ancora una volta tempo di tornare nelle gelide lande del continente a nord di Tamriel?
Dovahkiin in erba
Pad, o meglio, joy-con alla mano, ci siamo avventurati in una breve prova volta soprattutto a saggiare le potenzialità dei due piccoli controller in un titolo così vasto. In maniera simile a quanto fatto con Skyrim VR, infatti, Bethesda ha ben pensato di implementare nel porting per Switch alcuni controlli basati sul movimento. Diciamo soltanto alcuni perché non è possibile godersi l’intera esperienza in questo modo, com’è ovvio che sia: Skyrim è un titolo pensato e progettato in un modo del tutto diverso e proprio non riesce ad adattarsi ad una simile fruizione, neanche nelle attività che di per sé suggerirebbero l’utilizzo di un controller di movimento, come il tendere l’arco (operazione rivelatasi di una macchinosità al limite dell’ingiocabile) o lo scassinare un forziere, cosa che perlomeno viene gestita in maniera un po’ più intelligente e naturale. Dopo appena cinque minuti abbiamo cominciato seriamente a interrogarci su chi potrebbe divertirsi a giocare a Skyrim in questo modo, considerato anche che per la gran parte delle operazioni bisogna continuare a premere tasti anche con i due paddini estratti dal corpo centrale della console. E non veniteci a dire che in mobilità è comodo giocare così, alternandosi fra goffi fendenti menati a destra e a manca – si, si può fare anche questo – e l’improvviso ritorno ai controlli standard per navigare nei menu. Insomma, un disastro. Le principali novità proposte da Skyrim su Switch sembrano loro malgrado la brutta copia delle idee implementate su PlayStation VR (ed anche lì non è che funzionino proprio alla grandissima, anzi), al punto che dopo pochi minuti siamo stati tentati dal rimettere tutto insieme, giocando forse in maniera meno originale, ma ben più appropriata.
In tal modo abbiamo finalmente cominciato a riassaporare il vero Skyrim, anche se solo a sprazzi. Non ci è stato possibile provare il funzionamento dell’amiibo di Link, che permette di sbloccare il set dell’eroe Hylia per il proprio Dovahkiin, nè collegare la console ad uno schermo, in modo da saggiarne le performance in modalità docked, e ci siamo dunque lanciati in una prova tecnica della modalità handheld, che si è dimostrata complessivamente solida. Resta qualche problemino di ottimizzazione qua e là, ma il tutto è passabile di miglioramenti attraverso futuri update. Spiace però constatare che la versione Switch non è la Special vista su PS4 e One: al di là della comprensibile inferiorità tecnica, mancano alcuni effetti visivi che avrebbero impattato ben poco sulla fluidità, fra cui la meglio studiata palette cromatica. Al di là di tutto, però, uno dei problemi più evidenti della versione Switch risiede nel mancato adattamento della UI, che non è stata minimamente ottimizzata per lo schermo da 6,2 pollici della console. Alcune scritte sono davvero minuscole ed obbligano anche chi non ha mai fatto uso di un paio d’occhiali in vita propria ad avvicinarsi allo schermo per leggerle distintamente. A peggiorare ulteriormente le cose, non abbiamo trovato nessuna opzione che permettesse di ingrandirle. Immaginate poi di voler tornare a giocare in modalità tabletop, con i joy-con staccati. Ecco, forse è meglio non parlarne nemmeno.
Malgrado le potenzialità per una conversione fatta come si deve ci fossero tutte, anche impegnandoci non siamo riusciti a trovare alcun valido motivo per preferire la versione Switch di Skyrim alle altre, considerata anche l’imperdonabile assenza del supporto alle mod e i fastidiosissimi problemi che il maldestro adattamento si porta dietro. Il titolo di Bethesda non si presta bene – o quantomeno meglio di altri – neanche ad una sessione mordi e fuggi, il che lo rende pressoché superfluo anche come esperienza da considerare per una partita veloce in metro o in autobus. Forse in treno o in aereo e a joy-con rigorosamente saldi al loro posto la situazione potrebbe migliorare, ma per saperlo con certezza dovremmo portarlo con noi in uno dei nostri viaggi. Potreste decidere di dargli una possibilità soltanto se non avete mai giocato Skyrim su altre piattaforme (esiste qualcuno che non l’ha mai fatto?) e se vi intriga la possibilità di provarlo seduti comodamente nel bagno di casa, ma chi lo ha già giocato in passato – addirittura due volte su due diverse generazioni, come nel caso del sottoscritto – può tranquillamente rivolgersi altrove: la potenza espressiva di Switch non alberga qui, e dubitiamo fortemente che la prova finale fra poche settimane possa farci cambiare idea.










































