1988 – Di questi tempi, nessuno si sorprende più di fronte ad un titolo che faccia dell’approccio stealth il suo elemento portante. Si può anzi affermare che la maggior parte degli action game presenti sul mercato attuale garantisca la possibilità di giocare a nascondino col nemico. Prima che la rinascita mediatica di Metal Gear sdoganasse il culto dello spionaggio tattico, i titoli orientati ad esplorare le potenzialità di quest’approccio potevano tuttavia contarsi sulle dita di una mano, due delle quali occupate, peraltro, dalle prime due storiche iterazioni del succitato brand Konami.

Per trovare una degna variazione sul tema, si dovette in tal senso attendere il 1988, anno in cui la vecchia Infogrames ultimò i lavori sul qui presente Hostages. Un po’ Rainbow Six, un po’ Syphon Filter e il resto Solid, quello che qualche burlone dell’epoca non esitò a definire come “simulatore di testa di cuoio” ci vedeva al comando di una squadra speciale impegnata nel salvataggio di un gruppo di burocrati tenuti in ostaggio da un manipolo di terroristi all’interno di un’ambasciata.

Divisa in differenti sezioni, la missione consisteva di un’iniziale fase action volta al piazzamento strategico di tre cecchini nei pressi dello stabile, cui faceva seguito una fase più tattica in cui ci saremmo dovuti preoccupare di fornire adeguata copertura ai colleghi incaricati di effettuare il blitz vero e proprio. Non appena questi ultimi fossero penetrati nell’edificio, il gameplay avrebbe infine virato verso una formula third person shooter più tradizionale, con i vari membri del plotone impegnati nell’eliminazione degli ostili.

Caratterizzato da un comparto grafico d’impatto che vedeva sprite disegnati con cura aggredire gli stage al ritmo di animazioni che all’epoca era legittimo definire straordinarie, Hostages si faceva chiaramente notare per la versatilità del suo gameplay, ma anche e soprattutto per l’elevato coefficiente di difficoltà che caratterizzava lo sviluppo dell’avventura. Il minimo passo falso – si trattasse anche solo di essere colpiti di striscio o mancare uno dei bersagli preposti – sarebbe difatti bastato a compromettere l’intero assalto e costringerci a ripetere l’intero excursus da capo.

Molto apprezzato dalla stampa specializzata che non mancò di sottolinearne il pioneristico format, Hostages si guadagnò rapidamente un coriaceo stuolo di cultori e con essi la possibilità di trovare collocazione su un’ampia rappresentanza di sistemi casalinghi. Tra le varie versioni distribuite – alcune delle quali presentavano monicker diverso a seconda della distribuzione territoriale, come ad esempio Hostage: Rescue Mission, Operation Jupiter e Rescue: The Embassy Mission – le edizioni Amiga 500, Atari ST ed MSX fecero la parte del leone nelle rispettive classi di bittaggio: buona anche la prova del NES, unica console figurante nel lotto conversioni.
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Riviviamo ora i momenti chiave del cult game targato Infogrames in un accattivante longplay!









































