Sam Fisher e i giochi di parole: la sua Conviction ci ha decisamente Convinto.
Il tempo passa per tutti, anche per gli eroi digitali. Qualche anno fa, in fondo, nessuno avrebbe immaginato che avremmo controllato un Solid Snake della terza età , o che Lara Croft sarebbe ufficialmente passata dall’essere la giovane fanciulla dei videogiochi alla “milf” poligonale per eccellenza. Insomma, il tempo passa sul serio, anche per Sam Fisher, protagonista della serie di Splinter Cell, quella che insieme a Metal Gear ha lanciato la moda dello stealth. Splinter Cell: Conviction ci presenta un Sam sulla cinquantina, brizzolato, simile a una specie di George Clooney incacchiato, ma senza Nespresso (d’altronde, Arpeggio non c’è mai fine. ndAlias).
Del resto, il vecchio Fisher di inverni ne ha visti parecchi, e a dirla tutta negli ultimi anni ha avuto anche qualche problemino di salute. Da un lato si è dovuto fare da parte per non rubare le luci della ribalta al suo nipotino Altair, e dall’altro ha visto un ciclo di sviluppo da incubo: Conviction fu annunciato anni fa, e poi sparì nel nulla, con una Ubisoft che dichiarava che il team si era rimesso al lavoro da capo, non soddisfatto dei risultati ottenuti. E come se non bastasse, la moda dello stealth ha perso mordente da anni e anche il precedente episodio non era esattamente emozionante. Eppure… c’è chi sa invecchiare con stile, e a quanto pare il nostro picchiatore silenzioso fa parte dei fortunati.

Conviction ha superato le nostre aspettative, sia dal punto di vista del gameplay sia da quello della trama. Non fraintendeteci: la trama è il solito polpettone fantapolitico con complotti e deliri da Tom Clancy, mentre le meccaniche di gioco orbitano intorno ai soliti elementi (buio, armi silenziate, uccisioni furtive). La vera chiave di lettura di questo Splinter Cell, però, non è tanto il “cosa”, ma il “come”.
Partendo dal presupposto che la struttura di base è la stessa, quel che è cambiato è il modo in cui viene presentata. La prima innovazione, la più evidente, riguarda l’interfaccia grafica, pensata per rimuovere i vari indicatori di luce e di rumore, affidando ai colori il compito di comunicare al giocatore se può essere visto o meno. Quando Sam è al sicuro dagli sguardi della guardie, infatti, lo schermo vira verso il bianco e nero, lasciando a colori solo gli elementi con cui il nostro eroe può interagire.
Oltre a questo dettaglio, Ubi si è inventata un altro paio di accorgimenti grafici, come l’ultima posizione nota, una sagoma che appare quando Sam riesce a tornare nell’anonimato dopo essere stato individuato. Indica il punto in cui le I.A. andranno a cercarlo, permettendo di pianificare trappole e agguati. Dulcis in fundo, con un sistema che ricorda i titoli di apertura di GTA IV, gli obiettivi delle missioni vengono direttamente proiettati sul mondo di gioco, comunicandoci occasionalmente anche i pensieri di Sam. È un sistema stiloso, bello da vedere, che elimina molte interruzioni di gioco facendo economia sui menu.
Le meccaniche di gioco, invece, sono rese più frizzanti da un sistema che permette di marcare dei bersagli, per poi ucciderli tutti, senza destare allarmi, con la semplice pressione di un tasto. Per guadagnare un singolo utilizzo di questa mirabolante abilità , Sam dovrà riuscire a effettuare un’uccisione in corpo a corpo (o una morte dall’alto), e dopo averla consumata dovrà ripetere da capo il procedimento. L’idea è semplice, ma conferisce un ritmo più intenso alle partite, e si presta bene anche alla campagna cooperativa. Sì, perché c’è una bella campagna cooperativa per due giocatori (leggete il nostro speciale pubblicato ieri. ndAlias) nella quale tutte le innovazioni di cui sopra vengono declinate in maniera interessante.

Va tutto a meraviglia, insomma, e l’unico vero “problema” riguarda la longevità . È vero che sia il single player sia il coop invogliano ad affrontare più volte le campagne, ma è difficile non notare la loro brevità : sette ore in singolo e quattro ore con un amico. Il gran totale è di undici ore, e considerando la qualità di Conviction dispiace che non ci possa essere qualche missione aggiuntiva. Certo, i contenuti sono tutti di prima qualità e mai nel corso della campagna si ha la sensazione di essere alle prese con un prodotto annacquato. Detto questo, però, se Ubisoft pubblicherà subito dei DLC a pagamento, saremo i primi a lamentarci. Splinter Cell: Conviction, è comunque un grande seguito, nonché uno dei migliori episodi della serie: se vi piacciono i giochi stealth, tappatevi il naso sulla durata e fiondatevi a comprarlo.







































