I calci nei denti, parte seconda.
Mi piace mettere in chiaro le cose.
I casi sono due: o non avete giocato Demon’s Souls e desiderate mettervi alla prova direttamente con questo Dark Souls, oppure avete sperimentato il primo e – molto comprensibilmente – non vedete l’ora di buttarvi sulla nuova micidiale sfida firmata From Software. Se fate parte della prima schiera, fermatevi qui. Davvero, non c’è motivo per rovinarsi la sorpresa. Saperne di più ora non vi darà nulla, anche perché il gioco dovreste farlo vostro a prescindere e gustarvi da zero una stupenda esperienza a base di mostri terribili, ambienti fantastici e gesta eroiche (le vostre, o almeno si spera). Tutte le immagini e i filmati usciti sinora vi hanno già privato di una fetta del fascino di scoprire tutto da soli. Invece, è a coloro che attendono impazienti Dark Souls, dopo aver dominato il capostipite, che mi rivolgo con questa anteprima. E non si tratta di un’anteprima classica, ma del resoconto delle prime due o tre ore di gioco effettive, dal punto di vista di uno che, al pari vostro, ha salvato il mondo di Demon’s Souls e, non contento dei lividi che ancora dolgono, si è buttato nella nuova impresa.
Come la prima volta, anche a ‘sto giro tutto parte da un simpatico tutorial. Un tutorial alla Demon’s Souls, però, di quelli che se metti un piede in fallo cadi da una montagna e ti sfracelli, che se volti le spalle al non morto sbagliato vieni maciullato, che se rimani un secondo di troppo a fissare l’enorme bruto con la clava… insomma, ci siamo capiti. Per darmi qualche chance ho scelto di partire con un Cavaliere, certo lento ma pure corazzato al punto giusto. In sede di creazione del personaggio si può anche prendere un singolo oggetto magico minore con cui partire. Ho scelto un anello che alza leggermente la barra dei punti ferita. E me ne sono pentito subito. Dovevo prendere la chiave per aprire i lucchetti più semplici. Maledizione! Comunque, nella prima sezione non c’è nulla di troppo complicato; bisogna solo fare attenzione a qualche zombie e recuperare in fretta scudo e spada. Poi bisogna vedersela col boss. Avete presente quello che vi schiantava all’entrata di Demon’s Souls e vi mandava al Nexus senza passare dal via? Ecco, qui c’è suo cugino, ma con una sottile differenza. Se in Demon’s Souls la sconfitta era certa e si trattava quasi di un pretesto narrativo, in Dark Souls dovete ucciderlo. Ma non subito. Prima spada e scudo (ricordate?). Poi passate dall’alto e gli piombate sul capo con una nuova fighissima mossa che permette di colpire il bestio di turno infliggendo danni considerevoli. Certo non muore subito, ma la mossa aiuta per aprire le danze col piede giusto.
Dopo il boss finisce il tutorial e si scoprono subito alcune novità. L’eroe non muore per mano del primo boss (tecnicamente si parte che l’eroe è già morto, ma non voglio confondervi troppo le idee), e soprattutto non si va al Nexus. Non c’è nessun Nexus. Ma ci sono i falò. Sì… il tiepido calore del buon vecchio fuoco da campo, vicino al quale ci si può sedere per riposare le stanche ossa, per spendere le anime e passare di livello e pure per tornare in vita, se lo desiderate. Ok, ora ve le confondo per benino: si parte da non morti, con quel briciolo di coscienza sufficiente a differenziarvi dai non morti senz’anima che spuntano come funghi dappertutto, e si torna ad avere il sangue che pulsa nelle vene solo se si dispone di Punti Umanità. Basta spendere un Punto Umanità (vicino a un falò) e il nostro eroe torna vivo, tra l’altro aumentando le possibilità di rinvenire oggetti in giro durante l’esplorazione. E poi (da vivi) si può anche spendere un altro punticino – che sono rarissimi, chiaro – e ravvivare il falò, incrementando le dosi di pozioni curative nella fiaschetta dell’eroe. Ah sì, quasi mi dimenticavo: non esistono più le erbette mediche del primo gioco, ma c’è una fiasca da cui potete bere, a patto di avere delle dosi. E l’unico modo per riempire la borraccia è quello di riposare attorno al falò. Tutto chiaro? La cosa davvero importante è di ricordarsi che il falò è bello e buono, mentre tutto il resto di Dark Souls vuole farvi la pelle.
Dopo aver lasciato il tutorial ecco che si piomba nel mondo di gioco vero e proprio. Un mondo ostile (neanche dovrei dirlo) e anche bello vasto con un mucchio di ramificazioni che uno potrebbe imboccare a caso, sperimentando a piacere. E, in effetti, è proprio possibile darsi all’esplorazione, limitata solo dai mostri di potenza variabile che rischiate di incontrare. Dall’ingresso, per fare un esempio concreto, è possibile scendere un ripido sentiero verso un luogo lugubre e inospitale, oppure accedere a un cimitero pieno di lapidi rovesciate e ossa che biancheggiano sul terreno; infine, semi nascosta dalla vegetazione, c’è una mulattiera che s’inerpica sul fianco esposto di una montagna. Che fare? Dove andare? Non voglio rovinare il gusto della scoperta a nessuno, e comunque si finisce ben presto per tentarle tutte, procedendo con le dovute precauzioni… che non bastano mai. L’impatto grafico è davvero notevole ed è un piacere poter osservare dalla cima di un picco parte dei territori visitati, e gran parte dei luoghi ancora avvolti dal mistero.
Come e più di Demon’s Souls, il nuovo “survival fantasy” di From Software ti acchiappa con scenari ispiratissimi, capaci di stregare all’istante, nonostante un livello di difficoltà estremo. E proprio come in passato, anche Dark Souls è difficilissimo ma non punitivo, impegnativo ma non sadico (be’, forse un po’ sadico lo è). Qui mi fermo, in attesa di poter provare l’esperienza completa, anche col beneficio della connessione online.








































