Outland – Anteprima

Ecco come trasformare Ikaruga in un platform. [Hands-On]

Se possedete una PlayStation 3 di certo non vi suonerà nuovo il nome Housemarque. Anzi, è probabile che sia uno dei vostri sviluppatori preferiti, visto che ha dato i natali a due titoli assolutamente di primo piano per PSN. Ci riferiamo, ad esempio, a Super Stardust HD, che per lungo tempo è stato il gioco più scaricato sul network Sony, grazie a una giocabilità elevatissima e una grafica davvero favolosa, con continui miglioramenti e ottimizzazioni nel corso degli anni (è stato uno dei primi a implementare la stereoscopia 3D, tanto per dire). Di recente, poi, è stato introdotto Dead Nation, forse un filo meno riuscito, ma di certo tutt’altro che disprezzabile, soprattutto ora che è uscita la patch per attivare l’utilissima chat vocale nelle partite in co-op.
Si tratta, se guardiamo bene, di due titoli piuttosto diversi e in questo senso i finlandesi sono proprio da premiare, perché invece di adagiarsi sui successi facili, hanno preferito buttarsi in nuove esperienze. Ma se le produzioni fin’ora citate avevano qualche elemento in comune (sparare e muoversi, cercando di non finire contro un asteroide o divorati da un’orda di zombie), con Outland siamo di fronte a qualcosa di completamente diverso e unico.

Prima di tutto ci troviamo al cospetto di un platform game a scorrimento multidirezionale, con tanto di parallasse, come ai bei tempi dell’Amiga. Poi, particolare non da poco, si tratta del primo titolo multipiattaforma a opera di Housemarque, che fino a ora ha sempre avuto una sorta di contratto con Sony, mentre per la pubblicazione di Outland si è affidata a Ubisoft. Gioiscano quindi i possessori di Xbox 360: a questo giro anche loro potranno godere delle prodezze videoludiche proveniente dal nord Europa.

Una cosa è certa, Outland è tutt’altro che un gioco scontato e la sua natura apparentemente vecchio stile non deve trarre in inganno: ci preme sottolineare fin da subito le particolari scelte stilistiche adottate, con un fondale in primo piano fondamentalmente nero ed elementi di contorno più dettagliati e animati a rendere gli sfondi vari e interessanti. Non da meno le animazioni, con un protagonista che salta, combatte e più in generale si muove in maniera coinvolgente e fluida, con alcuni tocchi di classe piacevoli (tipo quando si trova sul bordo di una piattaforma e agita le braccia per rimanere in equilibrio). Le mappe paiono piuttosto vaste, ricche di segreti e di aree esplorabili solo dopo aver trovato determinati poteri, con i quali poter sbloccare specifici meccanismi o superare ostacoli apparentemente invalicabili.

Ma il vero fulcro del gioco sta nel cosiddetto effetto Ikaruga. Per chi fosse a digiuno di shoot’em up, stiamo parlando di una vera e propria leggenda nel campo: uno sparatutto a scorrimento verticale caratterizzato dal fatto che spesso e volentieri ci si ritrova con lo schermo letteralmente ricoperto di proiettili e l’unico modo per schivarli consiste nel mutare fra due “polarità”. In pratica il giocatore può cambiare il proprio status fra blu e rosso, in modo da assorbire i colpi del medesimo colore: se però ci si scontra con un proiettile di tonalità opposta, non ne può che conseguire un abbassamento dell’energia. Inutile dire che in alcuni momenti questa alternanza raggiunge dei livelli folli, costringendo a vere e proprie magie anche l’hardcore gamer più convinto.
Non preoccupatevi però… Outland non arriva a questi livelli di delirio e per la maggior parte del tempo è un’esperienza piuttosto tranquilla, almeno nelle fasi iniziali, ma di tanto in tanto vi metterà alla prova. Del resto gli Housemarque sono noti per la loro impronta “vecchia scuola” e potete star certi che in alcuni passaggi avrete di che sudare.

Oltre ai vari attacchi che potremo subire, proposti nella medesima formula (pallini rossi e blu), non mancheranno fasi platform che si baseranno sullo stesso principio, con piattaforme trasparenti che diventeranno solide nel momento in cui passeremo da una cromia all’altra. Insomma, anche se l’idea è stata scippata a piene mani da Treasure, l’implementazione è indubbiamente originale e apparentemente ben strutturata.
Per adesso siamo rimasti piuttosto soddisfatti da quel che abbiamo giocato, quindi non possiamo che attendere con piacere la versione finale, abbastanza rassicurati da quanto abbiamo potuto vedere fino a questo momento sulla bontà del titolo Housemarque.