Siamo andati a vedere come procedono i lavori di Black Ops II e abbiamo provato per voi la modalità multiplayer.
Parlare del nuovo Call of Duty è sempre un po’ problematico. Un po’ perché quando una serie esce a cadenza annuale, si ritrova inevitabilmente nel centro del mirino (e, visto il genere, ci può anche stare), un po’ perché ormai questa saga ha raggiunto un livello di saturazione tale da risultare irreparabilmente antipatica. Si sa, quando uno vince sempre, alla lunga stanca: del resto, per quanto si possa voler male a questa epopea a base di piombo ed esplosioni, non si può negare il fatto che da sola copra buona parte degli introiti dell’intera Industry.
Con decine e decine di milioni di copie vendute, Call of Duty rappresenta probabilmente uno dei maggiori successi videoludici di tutti i tempi, una produzione che di anno in anno ha saputo ritagliarsi fette di mercato sempre più ampie, con un pubblico che a quanto pare continua a gradire una formula che in molti definiscono stantia e fine a se stessa. Probabilmente, mai nessun gioco nella storia ha creato una così profonda spaccatura fra i “forumer”, che per buona parte riversano litri di bile in centinaia di post al cianuro, e il pubblico della strada (chiamiamolo così, senza offesa per nessuno, sia chiaro), che invece se ne sbatte di tante polemiche e continua imperterrito a comprare ogni nuova edizione come se niente fosse.
A poco è servita l’uscita di un concorrente aggressivo e capace come Battlefield 3, che pur forte di un buon incasso, non è riuscito a intaccare l’egemonia della produzione targata Activision. Ero quindi abbastanza curioso di vedere, a un anno di distanza da Modern Warfare 3, cosa avrebbero tirato fuori i Treyarch per il secondo capitolo di Black Ops, considerando che il primo aveva generato più di un polverone. Dalla pessima versione PS3, tempestata di bug e convertita malamente, all’edizione PC, che soffriva di evidenti problemi di performance, di certo gli sviluppatori non hanno fatto un granché per farsi amare. Ma con Black Ops II l’intenzione è quella di arrivare al giorno dell’uscita con un titolo solido, affidabile e talmente ricolmo di feature da lasciare quasi stordito il giocatore che se lo ritroverà davanti. Parafrasando un ormai celebre motto, potremmo definirlo “il miglior Call of Duty di sempre”, ma ovviamente questa è tutta teoria: la pratica, si sa, è un’altra faccenda.
Guarda in HDLa modalità zombie si arricchisce di una storia.
Prima di passare al multiplayer, ci sono un paio di cose da dire sulla campagna in single. Benché sulla lunghezza i Treyarch non si siano sbilanciati, è evidente un tentativo di rendere il gioco più longevo e interessante, grazie a delle biforcazioni presenti nella sezione ambientata nel 2025. Come è noto, la storia raccontata in Black Ops II attraverserà diverse epoche, passando dagli Anni ’70 e ’80 fino al futuro prossimo, dove un cyberattacco ha ribaltato la borsa cinese, portando la Cina a bloccare l’esportazione della terre rare (alla base di tutta la componentistica elettronica) e aprendo una nuova Guerra Fredda con gli Stati Uniti. Ho potuto vedere in azione una sezione definita Celerium, dove il figlio di Alex Mason, David, a capo di una squadra di soldati supertecnologici, dava l’assalto a una sorta di bunker ben nascosto fra le montagne dello Yemen. L’atmosfera, un’incursione notturna sotto la pioggia, era decisamente notevole e comprendeva una scalata sulle rocce a base di guanti ultrafuturistici, salti da altezze improponibili e un’intera sezione in planata con la celebre tuta alare inventata dalla buon’anima di Patrick de Gayardon.
Come sempre, questa parte di gioco rimane estremamente spettacolare, seppur scriptata all’inverosimile, e nonostante il motore abbia i suoi begli anni sul gobbone, è quasi miracoloso quello che riesce a gestire a 60 frame al secondo. Ovviamente la versione che girava sulla TV da tanti pollicioni era quella Xbox 360, da sempre la “lead” e come tale quella più bilanciata (e ottimizzata) fra tutte. Da segnalare la presenza di alcune caratteristiche degne di Ghost Recon: Future Soldier, ovvero il camuffamento ottico che ci rende invisibili e la possibilità di vedere i nemici attraverso i muri.
Procedendo oltre, devo dire di essere rimasto positivamente colpito dalla modalità zombie. Non si tratta infatti del solito survival contro dozzine e dozzine di non-morti, bensì un ben più complesso e appagante gameplay, che unisce la frenesia tipica di Call of Duty, a uno story mode che si rifà un po’ a, tenetevi forte, Left 4 Dead. Che poi all’atto pratico ci riesca o meno è tutto da vedere, ma l’impressione generale rimane più che positiva. Il co-op fino a 8 giocatori (suddivisi in due squadre) sembra ben strutturato e non manca la possibilità di manipolare alcuni oggetti come strumenti di difesa (tipo una portiera trasformata in uno scudo antisommossa). Per la prima volta, inoltre, il motore grafico è quello della componente multiplayer e non quello della sezione single riadattato, cosa che ha permesso di implementare mappe decisamente più complesse e articolate.
Il nostro soldato può vedere i nemici dietro i muri ora.
Per quanto concerne invece il vero cuore di Black Ops II e di CoD in generale, ovvero la componente online multigiocatore, i fan della serie possono dormire tranquilli. Treyarch ha preparato una pletora di modalità da far impallidire qualsiasi concorrente, includendo ben nove varianti sul tema, perk a profusione, stemmi, un editor degli emblemi degno di Forza Motorsport, premi e chi più ne ha più ne metta. Non mancano neppure i cosiddetti Score Streak, che premieranno il giocatore per aver portato a termine determinati obiettivi e/o compiuto una serie di azioni.
Gli sviluppatori hanno voluto rassicurarci su un aspetto spesso molto dibattuto, ovvero lo squilibrio che si viene a creare fra niubbi, semi-esperti e hardcore gamer. Treyarch ha per questo suddiviso il gioco in compartimenti stagni, dove si potranno scontrare solo i giocatori che hanno raggiunto un determinato livello di esperienza. Non solo: è presente persino una modalità modello “patente di guida”, dove apprendere i rudimenti di gioco e migliorarsi di volta in volta contro altri giocatori e bot, in modo da arrivare più che preparati sul campo di battaglia. Grande enfasi è stata posta anche sul CODcasting, che permetterà di inviare in streaming la partita in corso sfruttando i canali live di YouTube, una caratteristica molto richiesta, specialmente dagli organizzatori di eventi eSports.
Siamo di fronte a una produzione davvero monumentale, ma come si comporta una volta preso in mano il pad? Beh, per quello che ho potuto vedere, all’atto pratico è davvero difficile distinguerlo dai suoi predecessori. Si tratta di una raffinazione di quanto visto fino a oggi, ma è evidente che Black Op
s II è stato costruito con l’intento preciso di soddisfare il “suo” pubblico e non fa davvero nulla per compiacersi i suoi detrattori. L’azione rimane sempre molto frenetica, ci sono molte più informazioni a video (ora potete capire chi è quell’infame che vi ha fatto 10 headshot di fila semplicemente inquadrandolo nel mirino), ma le mappe hanno sempre quel sapore di statico e immobile che ormai si fa fatica a digerire. Non c’è un muro che si sbricioli, non c’è una struttura che collassi, non vi sono variabili ambientali di alcun genere (tranne un treno che passa di tanto in tanto nel livello della stazione ferroviaria). E no, niente veicoli anche a questo giro, ma solo qualche drone (magra consolazione). Delusione magari no, ma un pizzico di disappunto ci sta proprio tutto.









































