Ludicious 2016: dalla I³ Game Jam arriva Stonebond: the Gargoyle’s Domain

«Quali sono i principali problemi della Svizzera? Non ci sono grandi progetti per problemi di soldi, non si sa gestire un grande progetto, non ci sono delle IP che nascono proprio dalla Svzzera, non ci sono grandissimi brand esclusi i giganti chiaramente. Quindi cos’è che possiamo fare? Pensiamo di poter usare la forza dell’Università». Decide di esordire così Rene Bauer, che organizza costantemente dei workshop per creare un videogioco che racconti la storia dei mercenari svizzeri, la forma militare che nel XV secolo ha reso grande la Svizzera e che ha dato alla maggioranza degli svizzeri un’occupazione. Rappresenta uno dei nuovi progetti dell’industria videoludica svizzera, che vuole ripartire con una propria grande IP che si basa sulla forza del Paese, che sta oggi iniziano ad avvicinarsi alle realtà internazionali della produzione videoludica.

Un altro grande progetto che il paese elvetico sta conducendo verso il successo è l’aggregazione di giovani talenti in gruppi di lavoro. Anche la Svizzera si è aperta alle Game Jam da diversi anni: tra l’altro il discorso è quanto mai attuale dato che la prossima settimana sarà il momento delle Game Jam in Italia, tra Roma e Milano, proprio come un anno fa, precisi come degli svizzeri. L’idea innovativa che però è stata lanciata della Svizzera francese è chiamata I³, un I al cubo, che sta a significare tre diversi concetti. «Con la creazione di nuove game jam abbiamo dato la possibilità di lavorare più velocemente, con più rapidità e con più successo a tutti quanti, soprattutto a chi della regione francese della Svizzera dimostrava di avere qualche carenza nel lavorare tutti insieme in gruppi molto grandi, da dieci persone in su. Da qui nasce la I³ Game Jam: “I” come “me”, “I” come “io in qualità di indipendente” e “I” come “io tra altre persone”, che insieme formano un I³. Tutti gli svizzeri devono capire come funziona lavorare tra di loro, abbiamo bisogno di unire tutti i vari artisti e programmatori per far sì che diventino dei developers capaci di organizzarsi nel futuro nell’industria videoludica».

«Le nostre regole sono che tutti possono creare e condividere i propri progetti per arrivare a un grande successo. Chiaramente l’obietivo finale è non solo creare qualcosa, ma soprattutto condividere le proprie idee e anche vivere le stesse emozioni durante la game jam, produrre un videogioco d’altronde significa anche creare dei ponti tra diversi membri, far sì che ci siano delle connessione, che si creino delle conoscenze tra di loro, e dare il proprio meglio nella scena di sviluppo. Ogni singolo creatore, in 48 ore, ha la possibilità di creare il proprio gioco. La prima I³ Game Jam ha visto la partecipazione di 26 persone, tutte divise in diversi ruoli, con qualche gruppo che aveva delle defezioni, se vogliamo essere sinceri: soltanto due che lavorano nell’area del suono, per esempio, molti pronti a lavorare sul codice, invece. L’aspetto più importante da comprendere è, al momento, che le persone non possono lavorare a casa, chiaramente, ma devono partecipare al lavoro all’interno di una stanza, tutti insieme: il nostro obiettivo è, come già detto, far sì che ci siano delle connessione, che si creino dei grandi rapporti. Nessuno ti costringe a rimanere anche tutta la notte, non sei prigioniero, ma non puoi andare a lavorare a casa e poi tornare con il lavoro ultimato all’ultimo giorno. Per avere la struttura necessaria abbiamo dovuto affidarsi a qualcuno che ci venisse incontro: abbiamo usato la struttura del Ceruleum studio. All’interno della struttura ci sono diversi spazi, diverse stanze che ci permettono di dare spazio sia agli artisti che a chi lavora al codice, ai programmatori, entrambe attrezzate per far sì che possano lavorare tutti insieme».

«Il tema della Game Jam è stato di reaizzare un prodotto che fosse giocabile in quattro persone in cui però due di queste devono vincere. Il team che ha vinto era composto da tre persone che arrivavano da diversi settori, da diverse realtà. Il concept ha dato vita a Stonebond: The Gargoyle’s Domain, che per ora è stato realizzato in piccolissime parti e può essere provato, dopo due giorni di lavoro, qui al Ludicious. Abbiamo fissato la release a maggio, quindi per adesso siamo ancora in fase embrionale, ma è bello vedere che prende corpo un progetto creato all’interno di una Game Jam. Pensiamo, però, già al futuro, perché la prossima si terrà a Fribourg e siamo già molto carichi».