Giannacco, campione italiano: “Da noi manca mentalità esport, ci arriveremo”

Nel corso di Lucca Comics & Games 2017 abbiamo intervistato Carlo Giannacco, uno dei più grandi campioni italiani nell’ambito degli esport. Un’opportunità possibile grazie a ESL, la grande lega esport che da anni connette tutto il popolo dei progamer, e che ha portato a Lucca gli International Esports Open Internazionali d’Italia. Si è trattato di un happening senza precedenti per il nostro paese, un torneo dove si sono sfidati i migliori giocatori di StarCraft del passato e del presente sul palco della Cattedrale, con un premio in palio di $ 16,000. Non solo, si sono affrontati nell’arena anche i campioni di Quake Champions e quelli di Overwatch. Con gli Internazionali d’Italia, i protagonisti del progaming sono arrivati anche nel nostro Paese.

Ora che il gaming competitivo è stato riconosciuto come sport dal CIO, non c’è momento migliore per parlare delle sue prospettive future. Ne abbiamo discusso con Carlo, in arte Cloud, che ci ha raccontato esperienza le ambizioni, personali ma anche legate all’intero settore.

Giannacco

L’esport ormai è esploso anche in Italia. Puoi raccontarci la tua esperienza e come hai iniziato in questo settore?
Sì! In realtà c’era già stato un boom dell’esport insieme a internet, ma poi è un po’ crollato. Adesso sta tornando più forte di prima! E niente, giocavo, ero forte e da lì sono andato, per diversi anni di fila, ai mondiali dei videogiochi. Giocavo per passione ed è in quel modo che è iniziata la mia carriera.

Qual è la tua esperienza come campione italiano, confrontandoti con un settore così internazionale, che all’estero, soprattutto in Asia, fa dei numeri così importanti?
È interessante perché, anche quando ho fatto il giocatore professionista dal 2010 al 2013 per Starcraft II, gli italiani sono sempre stati ben visti all’estero, e vorrebbero vederci anche di più! Lo dico perché, quando ho rappresentato l’Italia, ho sempre ricevuto un ottimo feedback. Il problema strano è che in Italia siamo il secondo paese più popolato in Europa… e non ci sono stati molti giocatori forti! Secondo la mia esperienza personale, i videogiochi sono sempre stati visti come una cosa negativa, quando in realtà la mia esperienza è stata positiva. C’è sempre questa mentalità, come se stessi perdendo il mio tempo, e credo che sia una cultura che tende a non accettare il nuovo in Italia.

Quali sono i titoli su cui stai gareggiando adesso e quali saranno i tuoi prossimi appuntamenti?
Adesso ho ripreso a giocare a Starcraft, ma in realtà ho smesso di fare il professionista nel 2013 per dedicarmi al poker, che è comunque una cosa simile! Molti giocatori di Starcraft sono diventati giocatori professionisti di poker. Però continuerò a streammare e a partecipare ai tornei, ma adesso sono un giocatore di altri titoli; come League of Legends, ma just for fun!

Dopo la dichiarazione degli scorsi giorni del COI (Comitato Olimpico Internazionale), come pensi che sta evolvendo questo settore anche in Italia? Vedi delle prospettive importanti di crescita? Beh, sì! Considerando che il Team Forge ha una casa dove viene ospitato il gruppo ed un altro team, e dove tutto quanto è spesato… C’è un evoluzione molto importante che si sta spostando verso il professionismo. Perché il professionismo c’è in Germania, c’è in Svezia, c’è in altri paesi, ma in Italia è sempre mancata la mentalità. Per fortuna adesso, anche se in ritardo, ci stiamo arrivando anche noi.

Come sei entrato nel team? Ci puoi raccontare qualche aneddoto su questo incontro? Qual è la tua esperienza in Team Forge?
Io sono entrato perché, appunto, ero un amico del proprietario di Team Forge. L’avevo conosciuto perché era un appassionato di Starcraft e, dopo averci parlato durante qualche cena, ha deciso di investire in questo mondo. Era appassionato e secondo lui aveva tante potenzialità. Ha scelto di fare le cose per bene, e non a caso nella casa a Cagliari ci sono tre coach, anche dalla Corea, che arrivano per aiutarci. È una cosa super organizzata. Purtroppo non ho avuto molto tempo per prepararmi, perché il mio lavoro è comunque impegnativo dal punto di vista del tempo, ma anche per problemi di salute. Le ultime due settimane le ho fatte però con loro ed è stata un’esperienza stupenda. Ci si proietta in un mondo in cui tutti lo vedono come una cosa da fare! Non come un lavoro, ma come il loro sogno. Probabilmente tornerò anche in futuro per dare dei consigli ai giovani, o forse anche come coach! Vedremo.

Nella tua esperienza, quali sono le caratteristiche che deve avere un pro gamer per diventare un campione e quali sono i consigli che puoi dare ad un ragazzo che vuole intraprendere questa carriera?
Vorrei precisare che in Italia ero un campione, sì, ma a livello internazionale non lo sono mai stato. Ho visto che tipo di percorso hanno fatto alcuni giocatori, anche nel poker, e sono sempre le stesse qualità: la perseveranza, cioè avere un obiettivo, sapere che è quello e fare di tutto per averlo. Non ci vuole nient’altro. L’intelligenza ed il talento velocizzano il processo, però il sacrificio ed il lavoro non vengono compensati da certe cose. Alla fine, sono la passione, la voglia di mettersi seriamente in gioco e dedicare la propria vita a questa cosa.

Faresti volentieri un’esperienza in Asia nell’ambito degli esport?
In realtà, io fui inviato in Corea nel 2009. Io ed un giocatore arrivammo in finale ad un torneo per andare in Corea. Lui vinse 3 a 2, ma era talmente vicina la performance tra la mia e la sua che mi dissero di venire tra qualche mese, in quanto non c’era il budget per mandare un altro giocatore. Dopo qualche mese chiamarono anche me, però avevo già visto in che modo si allenavano, ed era una vita da schiavi, dove veniva sacrificato il sonno. Il sonno è importante, anche per migliorarsi. Loro dormivano anche 5 ore per notte, e non facevano nient’altro. Era una vita assurda dal mio punto di vista… e venivi trattato bene, per carità! Però che tipo di schedule avrebbe avuto l’altro ragazzo? Quindi no, non ci andrei! Però, se una persona pensa di farcela, può essere un’esperienza formativa. Bisogna comunque sapere a cosa si va incontro.