Uchi Mata! Puro Judo, nudo e crudo

1986 – Con il gotha degli sviluppatori impegnato a sviluppare titoli che celebrassero Karate, Ninjutsu e King Fu, il caro vecchio Judo non ha mai goduto di chissà quanta visibilità in fatto di videogame.

Uchi Mata venne inizialmente distribuito su C64 nel 1986, salvo poi approdare su Spectrum ZX, Amstrad CPC ed MSX nel corso dell’anno successivo.

Per molti versi riconducibile anche alle macchinose dinamiche alla base della disciplina, la rappresentanza di progetti incentrati sulla  “Via della Cedevolezza” avrebbe anzi sfiorato cifra zero… Se solo Andrew Walker e Paul Hogdson non avessero  realizzato Uchi Mata.

Graficamente parlando, Uchi Mata offriva uno spettacolo essenziale, ma decoroso, con grandi sprite a dominare la videata di gioco. Sufficientemente efficaci, le animazioni beneficiavano del supporto di ben 400 frame per lottatore!

Distribuito sui principali Personal Computer di fascia 8Bit a partire dal 1986, il titolo in questione si rapportava all’arte marziale trattata con marcato piglio simulativo: lasciando fuori dal tatami ogni eventuale sfumatura arcade, il suo gameplay prediligeva difatti un approccio tattico e riflessivo, reo di lasciare ben poco spazio ad eventuali errori di valutazione.

L’HUD del gioco permetteva all’utente di avere sotto controllo un vasto numero di statistiche tra cui il coefficiente di tenuta della presa del nostro alter ego sullo Judogi del suo avversario, il quadro completo delle tecniche utilizzabili e i punteggi assegnati dall’arbitro.

Oltre all’obbligo di gestire le riserve di stamina a disposizione del proprio lottatore, l’utente avrebbe dovuto così valutare accuratamente  la posizione dei suoi piedi prima di tentare qualsiasi tecnica di controllo o proiezione. Il tutto senza per questo tralasciare anche  la gestione delle fasi difensive, cadute comprese, e l’opportunità di ricorrere a manovre illegali col rischio di beccarsi una sonora sanzione arbitrale!

Col palese intento di istruire i neofiti, gli sviluppatori pensarono bene di accompagnare l’esecuzione delle manovre più incisive con un sottotitolo che ne indicasse il nome. Ecco, per l’appunto, una sontuosa “Uchi Mata”.

Come prevedibile, un modello di gioco tanto articolato non aveva grandi chance di far presa sul grande pubblico. A fronte della sua invidiabile complessità, Uchi Mata venne pertanto spazzato via da concorrenti ben più appetibili, quali The Way of the Exploding Fist e International Karate Plus.

Rissa tra carcerati: un immagine non certo edificante della versione Spectrum ZX del gioco, che dal punto di vista meramente grafico ricordava l’edizione MST tanto quanto quella Amstrad CPC somigliasse alla controparte C64.

L’infausta sorte toccatagli non cancella tuttavia la piccola grande impresa realizzata dai suoi sviluppatori, i quali, servendosi soltanto di un pugno di Kb, seppero conferirgli uno spessore ancora oggi invidiabile.

Nato e cresciuto sulle pagine di Game Republic dove ha diretto per generazioni la sezione Time Warp, Gianpaolo Iglio ama il retrogaming e lo considera una seconda vita. O una seconda amante. Ha scritto un libro sulle avventure Sierra e insegna Game Journalism e Storia del Videogame alla VIGAMUS Academy con Metalmark.