1986 – Con il gotha degli sviluppatori impegnato a sviluppare titoli che celebrassero Karate, Ninjutsu e King Fu, il caro vecchio Judo non ha mai goduto di chissà quanta visibilità in fatto di videogame.

Per molti versi riconducibile anche alle macchinose dinamiche alla base della disciplina, la rappresentanza di progetti incentrati sulla “Via della Cedevolezza” avrebbe anzi sfiorato cifra zero… Se solo Andrew Walker e Paul Hogdson non avessero realizzato Uchi Mata.

Distribuito sui principali Personal Computer di fascia 8Bit a partire dal 1986, il titolo in questione si rapportava all’arte marziale trattata con marcato piglio simulativo: lasciando fuori dal tatami ogni eventuale sfumatura arcade, il suo gameplay prediligeva difatti un approccio tattico e riflessivo, reo di lasciare ben poco spazio ad eventuali errori di valutazione.

Oltre all’obbligo di gestire le riserve di stamina a disposizione del proprio lottatore, l’utente avrebbe dovuto così valutare accuratamente la posizione dei suoi piedi prima di tentare qualsiasi tecnica di controllo o proiezione. Il tutto senza per questo tralasciare anche la gestione delle fasi difensive, cadute comprese, e l’opportunità di ricorrere a manovre illegali col rischio di beccarsi una sonora sanzione arbitrale!

Come prevedibile, un modello di gioco tanto articolato non aveva grandi chance di far presa sul grande pubblico. A fronte della sua invidiabile complessità, Uchi Mata venne pertanto spazzato via da concorrenti ben più appetibili, quali The Way of the Exploding Fist e International Karate Plus.

L’infausta sorte toccatagli non cancella tuttavia la piccola grande impresa realizzata dai suoi sviluppatori, i quali, servendosi soltanto di un pugno di Kb, seppero conferirgli uno spessore ancora oggi invidiabile.











































