Secondo lo studio “Lights, Camera, Action” gli spettatori di oggi sono molto più impazienti

È uno studio condotto sul pubblico Inglese per conto di MasterCard, partner ufficiale del festival di Cannes, a rivelare che la generazione britannica di Netflix tende ad interrompere la visione se non è catturata dai primi 14 minuti di film. Stiamo parlando dell’83% degli spettatori.

Sempre secondo questo studio chiamato “Lights, Camera, Action”, il modo migliore per attirare l’attenzione del popolo della Gran Bretagna è dare il via agli eventi con una scena accattivante e carica di azione. La possibilità di scorrere tra film differenti offerta da Netflix propone agli spettatori la libertà di selezionare tra un’intera libreria di film, se l’inizio non fosse di loro gradimento non esiterebbero a cambiare.

La colonna sonora svolge inoltre un ruolo fondamentale nella scena di apertura. Almeno per il 30% degli spettatori inglesi. Film come La febbre del sabato sera ed Il Re Leone hanno portato rispettivamente al 9% e 7% di spettatori del campione ad indicarli come i film con le loro sequenze di apertura preferite.

L’immediatezza svolge dunque un ruolo fondamentale nel successo di un film rilasciato sulla piattaforma di streaming. Lo studio mette in luce uno degli effetti avuti sul mondo del Cinema dall’arrivo dello streaming diretto su piattaforme come Netflix. Se la notizia vi apparisse strana sappiate che non unica nel suo genere. Una simile analisi era stata svolta dalla Ohio State University nell’ambito però della musica, il colpevole questa volta Spotify.

Lo studio in questione analizzava le intro strumentali di diverse canzoni degli anni ’80 paragonandole ai successi moderni veicolati dall’epoca Spotify. La durata media di una intro musicale è passata da 20 a 5 secondi nel giro di trent’anni. Il ricercatore Léveillé Gauvin attribuì la differenza a quella che lui chiama “Attention Economy”, passare alla successiva canzone è semplice e gratuito, le canzoni a disposizione sono praticamente infinite, è necessario attirare l’attenzione degli ascoltatori al più presto.

Lo studio pubblicato dalla Ohio State University approfondisce poi l’argomento sostenendo che sono moltissimi fattori ad influenzare l’evoluzione della musica, assolutamente non riassumibili nel tasto Skip, tuttavia secondo Gauvin, i nuovi servizi di streaming hanno contribuito.

Che sia la fine dei film dagli inizi lenti e delle intro strumentali complesse? Difficile dirlo, tuttavia il parallelismo tra i due studi porta allo stesso risultato: nel mondo dello streaming istantaneo non c’è molto spazio per le “perdite di tempo”.