Battlefield V: i personaggi femminili sono lì per restare

Battlefield 5

L’evento di lancio per il trailer di Battlefield V avvenuto questa settimana ha sicuramente acceso l’entusiasmo di tutti gli appassionati di sparatutto nel mondo. L’ambizioso progetto DICE di ricostruire la seconda guerra mondiale in maniera realistica ed innovativa è sulla bocca di tutti, ma la fama si accompagna sempre alle critiche.

Tra gli elementi che hanno scatenato più scalpore c’è sicuramente la presenza di un personaggio femminile nel trailer di gioco e sulla copertina. Molti si sono lamentati della scelta, sostenendo che sacrificasse l’accuratezza storica in favore della parità di genere “politically correct”. La risposta a queste elucubrazioni arriva nientemeno che da Oskar Gabrielson, general manager di DICE che ribadisce le scelte fatte.

Il Tweet di Gabrielson è lapidario, non lascia spazio a repliche: “Prima di tutto fatemi mettere in chiaro una cosa. Le scelte dei giocatori e i personaggi femminili giocabili sono qui per restare”

Successivamente, il General Manager di DICE ha pubblicato qualche altro Tweet, sottolineando come “il nostro impegno come studio è quello dare tutto quello che possiamo per creare giochi che siano inclusivi e vari.” ha poi aggiunto che “Noi(DICE) vogliamo che Battlefield V rappresenti tutti coloro che erano parte della più grande tragedia nella storia umana, e dare la possibilità ai giocatori di scegliere e personalizzare i personaggi con cui giocare.”

Con piani ben chiari per il futuro di Battlefield V, non c’è stata esitazione nella risposta alle critiche da parte di Gabrielson. Tralasciando i commenti maligni di chi si pronuncia contrario ad un “forzato politically correct”, con un po’ di ricerca è possibile scoprire che diverse donne presero parte al conflitto, basti pensare al reggimento Jhansi, parte dell’esercito indiano all’epoca sotto il dominio inglese, composto interamente da donne.

Non solo, la direzione britannica per le operazioni speciali in breve SOE (Special Operations Executive) era composta da molte donne tra cui anche Odette Sansom, pilota che, dopo essersi lanciata nella Francia occupata con il suo paracadute venne catturata e torturata nei campi di concentramento tedeschi.

L’intero contesto della guerra è poi, specie per l’Italia, un momento di risveglio dell’identità femminile. Presto impiegate come sostitute nei posti di lavoro e nei ruoli organizzativi le donne si assumeranno responsabilità impensabili prima di quel momento. Conosceranno la loro forza e modificheranno il loro peso sociale, prendendo posto negli spazi pubblici dove l’assenza degli uomini sarà occasione per la scoperta personale delle proprie capacità.

Ebbero anche un ruolo fondamentale durante la resistenza, la rete sociale formatasi per scambiare indumenti cibo e medicine era gestita quasi interamente da donne, per non parlare delle staffette, donne che si assumevano l’incarico di consegnare armi, messaggi e pacchi clandestini per la resistenza partigiana, fino ad arrivare a quelle che imbracciarono fisicamente i fucili al fianco degli uomini nascosti nei rifugi di montagna.

Tutto questo, senza considerare il fatto che senza il contributo di figure come le mondariso (o mondine) sarebbe stato impossibile far fronte alla necessità di cibo, divenuta un problema serio durante il conflitto.

Inutile discuterne, l’idea di rappresentare una seconda guerra mondiale senza la partecipazione femminile è una battaglia persa su tutti i fronti. Che fossero mondine, piloti, soldati, staffette o partigiane, le donne furono protagoniste del conflitto, al punto da modificare per sempre il loro ruolo nella società. I personaggi femminili sono qui per restare.