Di mostre sui videogiochi ne stiamo vedendo a bizzeffe negli anni, ma ciò che ha in serbo il Victoria and Albert Museum per il mercato videoludico potrebbe diffondere con una fenomenale semplicità la cultura di un medium in costante crescita. Il nome della mostra, nota come Videogames: Design/Play/Disrupt, si concentrerà difatti, dall’8 settembre 2018 al 24 febbraio 2019, a rivelare tutti i retroscena dei titoli che hanno formato il videogioco nei decenni, incominciando dai prototipi e i lavori creativi iniziali per arrivare a una comprensione totale di quello che è lo sviluppo complesso e travagliato di un titolo, spesso ignorato da molti videogiocatori. Noi di GamesVillage siamo riusciti a immergersi nella mostra londinese di V&A, curata da Marie Foulston e Kristian Volsing, scoprendo un percorso culturale inedito su ciò che rappresenta oggi il videogioco.
La mostra, divisa in quattro sezioni, parte innanzitutto dalle ispirazioni nel design, nel lavoro creativo e nella creazione artigianali dietro una serie di titoli individuali, dalle nuove generazioni di designer a quelli indipendenti. Le fette più importanti dell’esibizione si concentreranno innanzitutto sulla lavorazione dei più importanti character design, passando poi per lati inediti del videogioco come una tuta adibita al motion capture, insieme alle animazioni create nel tempo e chiudendo il tutto con le note scritte dal direttore creativo di The Last of Us, Neil Druckmann, durante la realizzazione dell’ultimo capolavoro firmato Naughty Dog nella settima generazione videoludica.
La sezione successiva, invece, si sposta sui temi che da sempre hanno animato le discussioni tra i popoli, come i concetti razziali, la visione della sessualità e la geopolitica, mostrando sia delle interviste complete che degli stralci di opinioni dai creatori di videogiochi più influenti e discussi, tra cui troviamo Rami Ismail e Tanya de Pass. Una visione d’insieme semplicemente mozzafiato, che ci ha infine mostrato how do you Do it?, il lavoro semi autobiografico di Nina Freeman sulla scoperta della propria sessualità, e Phone Story di Molleindustria, un videogioco satirico su mobile che invece invita i giocatori a carpire tutti gli effetti negativi che lo stesso smartphone può causare ai cittadini in un mondo globalizzato.
La terza sezione si concentra inoltre sulla creatività che le community di videogiocatori, sia virtuali che reali, hanno espresso nel corso degli anni, superando il ruolo degli stessi designer nella costruzione di nuovi mondi. In questo caso, gli esempi citati son passati dalla fabbricazione del continente di Westeros, presente in A Game of Thrones, all’interno di Minecraft alla formazione di un pubblico vastissimo ai tornei di eSport legati alla League of Legends World Championships. Non vengono inoltre esclusi i cosplay e le fan art di appassionati che hanno voluto perfino trascendere il ruolo di co-creatori, andando a contribuire direttamente su un universo creativo realizzato precedentemente dal team.
Il finale, legandosi a quanto mostrato prima, sposta infine la visione del videogioco alla scena arcade fai da te, dove sono state mostrate delle strabilianti installazioni interattive, tra cui anche dei titoli provenienti dalla scena DIY. Giochi come Bush Bash (SK Games) venivano difatti provati in una Sedan tagliata a metà, dove un giocatore doveva sparare con un secondo compagno, che invece doveva stare alla guida del veicolo. Titoli con queste modalità non ci mostrano solo una crescita evidente del videogioco nei decenni, ma anche una creatività che non smette mai di fuoriuscire dall’appassionato del medium videoludico. In questo, ognuno di noi può contribuire alla sua maturazione come mezzo culturale. Lasciandovi al filmato di presentazione di Videogames: Design/Play/Disrupt, vi ricordiamo che la mostra di V&A comincerà ufficialmente da domani e proseguirà fino al 24 febbraio 2019.














































