Le commedie sono probabilmente il genere cinematografico piรน apprezzato e redditizio del mercato italiano. Senza scomodare i classici cinepanettoni (che quest’anno, con il ritorno della coppia Boldi – De Sica, sono tornati in auge), basti pensare ai film comici di Checco Zalone, Ficarra e Picone o Aldo, Giovanni e Giacomo, che per anni hanno riempito la nostra industria oltre ogni limite. Ma ci sono da fare delle dovute precisazioni: non tutti questi tipi di lungometraggi, nonostante siano quasi nella totalitร irriverenti, sono strutturati allo stesso modo. La geniale idea della trilogia di Smetto quando voglio, ad esempio, era un esperimento interessante che prendeva a piene mani dalle serie tv americane e dalla cultura pop e si differenziava dai suoi concorrenti. E proprio da qui dobbiamo partire per parlare di Non ci resta che il crimine, nuova opera di Massimiliano Bruno (Nessuno mi puรฒ giudicare, Viva l’Italia!) che tenta di fondere la commedia con l’action tipicamente poliziesco.
L’era del rock e della Banda della Magliana
Il regista, come dichiarato piรน volte nel corso delle interviste, si รจ ispirato ad una nota pellicola del nostro paese, Non ci resta che piangere (omaggiato anche nel titolo), con protagonisti Roberto Benigni e Massimo Troisi, mischiandola a Ritorno al futuro e a Romanzo Criminale. Il risultato? Un mix esilarante e frenetico che regala un simpatico spaccato dell’Italia degli anni ’80 (analizzando in particolar modo Roma), concentrandosi soprattutto sulla storia della tristemente nota Banda della Magliana, che sarร molto presente per tutta la durata della realizzazione. Il setting, il quale riprende i vestiti, le musiche, le macchine e tutti gli elementi appartenenti a quel mitico periodo, รจ davvero ben realizzato, ed evidenzia delle ricerche accurate effettuate dagli autori. E questo non รจ assolutamente scontato in prodotti di tale struttura, visto che spesso al centro delle vicende non รจ vi รจ il background, ma principalmente i dialoghi tra i vari personaggi. A rafforzare il microcosmo costruito, una strepitosa carrellata di riferimenti e citazioni, dall’uso di brani storici come I Was Made For Lovin’ You deiย Kiss o Figli delle Stelle di Alan Sorrenti, ad una serie di richiami diretti allo stile di vita e alle abitudini dell’epoca. A rendere vivo e dinamico lo scoppiettante palcoscenico, un cast di attori fenomenali composto principalmente da Marco Giallini, Edoardo Leo, Alessandro Gassmann, Gianmarco Tognazzi ed Ilenia Pastorelli, tutti incredibilmente convincenti e perfetti nelle varie parti assegnate, merito anche di una scrittura dei ruoli di buon livello. Vedremo, infatti, dei personaggi molto variegati: un antagonista cosรฌ cattivo da risultare comico, una avvenente donna che combatte per la propria emancipazione, un geniale cialtrone, un tenero ingenuo ed un insospettabile criminale. Altro aspetto di notevole interesse รจ da riscontare nella regia, che utilizzando split screen e primi piani, omaggia gli storici lungometraggi gialli che hanno segnato un’epoca. Passiamo ora in rassegna quelle caratteristiche sicuramente piรน deboli del girato, che sono da riscontrare principalmente nella parte narrativa.
La risata non sempre assicurata
Per quanto stiamo parlando ovviamente di una commedia, molti al giorno d’oggi si dimenticano cosa vuol dire far ridere. Certo, la battuta scontata e pilotata รจ sempre fonte d’ilaritร nel pubblico, ma se si sfrutta questo espediente piรน di una volta si rischia di risultare pesanti e ripetitivi. Ed รจ quello che accade nel lungometraggio, nonostante ci siano comunque dei momenti d’ilaritร ben pensati che fanno eccezione rispetto al resto. In ogni caso le gag, che facciano parte di alcuni dialoghi banali o di sequenze particolarmente geniali, mantengono comunque un’eleganza di fondo che non scade quasi mai sul volgare e il becero e questo รจ sicuramente da sottolineare. Un altro fattore decisamente non convincente รจ da riscontrare in alcune parti del copione, che sono troppo casuali nell’impostazione e, altre volte, non giustificate appieno. Difatti, anche se stiamo parlando di situazioni assolutamente surreali e fantastiche, la gestione dei fatti deve essere sempre realistica e motivata il piรน possibile e questo dovrebbe tecnicamente avvenire in qualsiasi caso che si tratti di una commedia o di un lungometraggio storico. Un esempio lampante di ciรฒ รจ il finale, forse un po’ troppo affrettato e non efficace al massimo, nonostante lascia aperta la prospettiva per un possibile sequel. Tuttavia, se si confronta quest’opera con altri suoi possibili rivali dello stesso genere cinematografico, questo film riesce a contraddistinguersi, grazie alle varie caratteristiche che abbiamo indicato nel paragrafo sopra. Sicuramente il sapersi differenziare dagli altri avversari รจ decisamente un valore aggiunto che va assolutamente riconosciuto al lavoro di Massimiliano Bruno e degli sceneggiatori Andrea Bassi (Tutto l’amore del mondo, Amore Oggi), Nicola Guaglianone (La Befana vien di notte, In viaggio con Adele) e Roberto Marchionni, in arte Menotti (Lo chiamavano Jeeg Robot, Benedetta follia).
Non ci resta che il crimine รจ decisamente un prodotto al quale il pubblico non รจ abituato, considerando tutti le varie sperimentazioni che sono state tentate all’interno della pellicola. Il lungometraggio segue il filone positivo di altre commedie che hanno saputo innovare questo stantio genere in Italia e riesce solamente in parte a coinvolgere i fruitori. Alcuni difetti, infatti, riscontrabili in alcuni passaggi della trama e nei dialoghi, abbassano un po’ il livello qualitativo della pellicola, che comunque รจ piรน che apprezzabile nel complesso. Consigliamo la visione a tutte le famiglie e a tutti quelli che vogliono divertirsi in maniera non canonica, con un’opera fuori dagli schemi dell’industria cinematografica italiana.












































