Love, Death & Robots Recensione

Love, Death & Robots

Suona la sveglia: appena alzato, armato di penna e di belle speranze entro sulla piattaforma digitale del nuovo millennio, con l’attenzione tutta rivolta sull’ultimo titolo originale di casa Netflix fra quelli pubblicati negli ultimi mesi. Il colosso dell’intrattenimento ha indubbiamente rinnovato in maniera drastica il proprio catalogo, presentando contenuti dalla qualità sempre più elevata. Il mastodontico Black Mirror, la serie distopica più apprezzata degli ultimi anni dagli amanti della fantascienza; il poetico Stranger Things, che ha conquistato il mondo con i suoi avvincenti protagonisti; infine, il recente successo di The Umbrella Academy, tutto concorre a rafforzare l’evidente supremazia della società americana quando si parla di servizi di streaming legati all’intrattenimento televisivo. Coraggiosi esperimenti nell’ambito dell’intrattenimento come Bandersnatch hanno più volte esposto sotto i riflettori il lampante successo di Netflix, che si conferma come un ambizioso trionfo di creatività e provocazione. L’ultima di queste è Love, Death & Robots: una curiosa serie di 18 cortometraggi animati, ognuno a sé stante e dipinto da mood artistici assai ramificati. Un lunga serie di mini opere curiose ed uniche tra di loro ora si susseguono senza sosta, ma come valutarle?

Love, Death and Robots 08012019

A primo impatto non si può che rimanere a bocca spalancata di fronte all’eclatante livello artistico presentato, che si frammenta a sua volta in circa 10 stili di animazione diversi. Dal disperato bisogno di raccontare una storia e limitati dall’impresa di rendere pochi minuti di filmato quantomeno elettrizzanti, il regista sacrifica il continuum temporale per plasmare la sua opera più volte.

Love.

La serie antologica non è sicuramente un prodotto per tutte le età, data la massiccia presenza di scene di violenza e nudo, ma adatto a tutte le menti. Velati messaggi morali e un crudo pessimismo si celano dietro un susseguirsi di ambientazioni variopinte: ognuno gonfio di sentimenti contrastanti. All’inizio di ogni episodio la slot machine creativa dell’autore si attiva per noi e libera delle controverse pillole di vita, che si trasformano in mondi distopici. Tra incubi radicati nella società moderna e disturbanti specchi della realtà, l’opera si smonta, lasciando sulla pelle brividi e sussulti di stupore. L’intrattenimento è assicurato e non vi stancherete mai della serie, specialmente perché vi somministerà a piccole dosi adrenalina e laceranti drammi d’attualità. Sebbene non vi sia un unico filone narrativo a sorreggere i cortometraggi, spesso si fa riferimento a visioni post apocalittiche del futuro della razza umana, addolcite da sceneggiature coinvolgenti e mai confusionarie. Un Black Mirror in versione animata se vogliamo, ma forte di un’abissale diversificazione grafica, che ne agevola scorrevolezza e vitalità.

Love, Death and Robots 08012019

L’intima ironia di Tim Miller è un valore aggiunto per tutta la durata della visione di Love, Death & Robots e può essere usata come la chiave di lettura ideale per scavare affondo nella serie. Scombussolante e travolgente, il percorso che culmina nella rivelazione finale dell’episodio di turno si annida nelle profondità sensibili dello spettatore.

Death.

Il valore aggiunto, che i contrastanti mood d’animazione regalano all’esperienza visiva, risulta essere ampiamente di buon gusto e azzeccata al tipo di contesto decantato. Non sarà affatto difficile lasciarsi ammaliare dopo solo pochi episodi assaggiati, spesso merito di protagonisti carismatici e complessi, anche se non sempre memorabili. Sta di fatto che il messaggio trasmesso al termine dell’episodio sfiora con delicatezza l’inconscio dello spettatore, che in pochi secondi dalla fine rimane atterrito dalla genialità di composizione. Perfino dove si potrebbe urlare al no sense vi è lo spazio per aprire una finestra di dialogo e dibattito su quanto riportato, gli strumenti di lettura in fondo ci sono tutti e nulla, in tutti i 18 episodi, è lasciata al caso. Ci stara comunque possibilità a nostro avviso di far germogliare qualche dettaglio in più in alcuni degli episodi più complessi, ma rispettiamo la scelta dell’autore e ci limitiamo a contemplarne le sfaccettature.

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Comicità, fantascienza e terrore muovono i fili dietro il palcoscenico di Love, Death & Robots, recitando sotto mentite spoglie gli orrori sepolti della razza umana.

Robots.

Laddove una buffa combriccola di robot o uno yogurt parlante sembrano snellire la tensione degli episodi precedenti, è paradossalmente dai loro dialoghi che emergono le più amare verità. Chi invece non se la sente di soffermarsi troppo sulla filosofia della serie non si disperi: l’esplosività scenica dei cortometraggi e l’aggressiva sceneggiatura proposta non vi annoieranno mai. Proprio perché i cortometraggi sono i portavoce di stili molti distanti tra di loro, il tutto può essere digerito in più momenti e senza impegno, ma vi sfidiamo a resistere al suo magnetismo. L’eterogeneità dell’esperienza dissiperà presto lo scetticismo che (ammettiamo) ci aveva frenato all’inizio. Il regista ci prova in tutte le salse a catture l’attenzione dello spettatore e raramente fallisce nel suo intento anche perché, qualora perdessimo il filo, potremmo sentirci spaesati nelle battute finali. Netflix riesce a sorprendere anche questa volta, è inutile negarlo. Superato lo scetticismo iniziale la serie antologica Love, Death & Robots sboccia per curiosità e innovazione. Sebbene non goda di un filone narrativo unico, la lunga serie di cortometraggi proposta è sempre avvolgente e di raffinata potenza artistica. Attingere da numerosi stili di animazione diversi poteva essere un azzardo, ma invece impreziosiscono il mood dell’episodio, contribuendo al magnetismo stilistico dell’intero progetto. La scheggiatura risulta in larga parte incalzante: una ricetta che però richiede la massima attenzione dello spettatore per la sua riuscita.

Tra scenari affascinanti e un diroccato pessimismo umano, Love, Death & Robots brilla per efficacia e coinvolgimento, lasciando più volte a bocca aperta. Costruito sulle basi di una filosofia aperta e alleggerito da una leggera patina di autoironia, ogni singolo corto regala attimi di riflessione, ma anche di puro godimento. L’unico peccato è forse il mancato approfondimento di alcuni protagonisti di notevole spessore tra gli episodi più complessi e l’eccessivo no sense di una manciata di questi, ma non basta per destabilizzare l’opera. Love, Death & Robots è a tutti gli effetti il cadavre exquis dell’animazione moderna: senza regole e con stili follemente distinti, eppure nel suo insieme un’opera indimenticabile.

Sebbene abbia un nome così letterario, sin dalla tenera età egli matura un interesse per il genere RPG e quello fantasy, al punto tale da sognare di farne parte. Avete presente quei bambini che emulano l’onda energetica? Ecco, il suo sogno è invece quello di entrare nella realtà virtuale per lanciare lui stesso magie ai suoi nemici! Se non gli piace qualcosa, attenti, vi farà assaggiare la potenza degli elementi!