Il regista Terry Gilliam, membro formale dei Monty Python, è stanco di parlare del suo ultimo film, L’uomo che uccise Don Chisciotte e in una recente intervista ha cambiato rotta alla discussione ad un argomento per lui più interessante. Il regista, reduce della critiche fatte a Black Panther per rappresentare una realtà lontana dai fatti e inneggiando a dei valori lusinghieri, ha confermato in una recente intervista le sue critiche al movimento #MeToo, nato nel 2009 come protesta alle molestie sessuali sulle donne, con occhio di riguardo per quelle subite sul posto di lavoro. L’argomento è di attualità ad Hollywood in seguito alla denuncia del produttore Harvey Weistein e al suo allontanamento dai circuiti cinematografici.
Come spiega Terry Gilliam “sono stanco, come uomo bianco, di essere accusato di tutto quello che non va nel mondo… Non ne sono colpevole!” ribadendo di essere stufo di parlare e pubblicizzare il suo ultimo film L’Uomo che uccise Don Chisciotte, ma piuttosto trova utile sollevare discussioni che possano avere un riscontro con l’attualità. In tal proposito parla di Angelica, personaggio del film, in relazione al movimento #MeToo.
Nell’era del #MeToo, ecco una ragazza che si assume la responsabilità del suo stato. Qualsiasi cosa accada nella sua vita, lei non accusa nessuno. Viviamo in un tempo dove c’è sempre qualcuno responsabile dei nostri fallimenti, e non apprezzo questo mondo di pensare. Io voglio persone capaci di prendersi le proprie responsabilità e non puntare costantemente il dito a qualcun’altro e dire “Tu hai rovinato la mia vita…”. Sì, ho detto che #MeToo è una caccia alle streghe… Sento che ci sia davvero molta gente, gente decente, o gente leggermente irritante, che si sta inebriando di quest’idea. È errato. Non amo la mentalità mafiosa. Queste persone sono arriviste.
Quando l’intervistatore cerca di parlare degli uomini bianchi che nascono con certi privilegi, Terry Gilliam controbatte spiegando che il problema è “semplificato”. Non contento continua, capovolgendo i ruoli di intervistatore e intervistato. “Quando annuncio di essere una ragazza di colore in transizione, la gente si offende. Perché?” Il giornalista coglie la stoccata del regista, che spiega ulteriormente il suo concetto.
Non mi piacciono i termini bianco o nero. Mi riferisco a me stesso come un uomo con poca melanina. Non sopporto il comportamento semplicistico o tribalistico che stiamo vivendo in questo momento. Adesso mi sto immergendo in acque profonde quindi devo avere fiducia di te… sto parlando di uomini accusati di tutto il male nel mondo perché sono bianchi. Quindi è meglio non essere un bianco. Ok, e dato che non trovo gli uomini sessualmente attraenti devo essere lesbica. Cos’altro posso essere? Mi piacciono le ragazze. Questi sono giusto alcuni step logici. Sto solo cercando di iniziarti a farti pensare. Vedete, questo è il mondo dove sono cresciuto, e con i Python noi potevamo fare queste cose, e non offendevamo la gente. Facevamo ridere la gente.
Terry Gilliam ha finito l’intervista affermando che “sono interessato alla diversità più di ogni altro, ma la diversità che faccia pensare al mondo, il che significa che puoi odiare quanto ho appena detto”. Il regista statunitense naturalizzato britannico spiega in conclusione di non apprezzare le persone e la cultura contemporanea di “attaccare altre persone che non sono come te” chiudendo poi “Amo argomentare. E se pensi di aver ragione, dovresti essere in grado di argomentare le tue idee”.









































