L’inesorabile evoluzione del mondo esports europeo è ormai giunto alla sua agognata legittimazione. La storia è stata fatta, o meglio, è giunta anche da noi. La tanto bramata ascesa del panorama esportivo nostrano culmina con l’adesione di GEC all’Esports Europe (EEF). Nata per essere la prima Federazione ufficiale in quest’ambito, l’EEF comprende ben 23 società, ognuna rappresentante di uno stato membro dell’unione. L’obiettivo principe di tale impresa è la legittimazione e la divulgazione di un sistema esportivo omologato per tutti, di facile comprensione e che ne tuteli i valori. Per celebrare il momento abbiamo chiesto una speciale intervista a Giorgio Pica, CEO e Co-Founder di GEC, che per anni ha diretto il circuito italiano più influente e professionale sul suolo nazionale. La chiacchierata ci ha permesso un dialogo a 360 gradi su tutto il mondo esportivo pre e post federazioni. Pronti per un excursus nel cuore della competizione?

Ci parli un attimo della crescita del suo settore. Come si è evoluto Giochi Elettronici Competitivi (GEC) negli ultimi anni e quali ostacoli ha dovuto fronteggiare per divenire un punto di riferimento?
Ormai è da sei anni che esiste il progetto, e dalla sua nascita ad oggi abbiamo raggiunto numeri di spessore. Ad ora siamo il circuito più grande d’Italia; raggiungendo 80 mila tesserati, più di 150 società sportive iscritte ed abbiamo realizzato insieme oltre 1500 tornei. Questi sono ad ora i macro numeri di settore. Siamo nati per organizzare tornei, ma nel tempo ovviamente ci siamo variegati in tante attività. Oggigiorno rendiamo fruibili gli strumenti necessari per entrare nel mercato degli esports, per gestire e operare. Tramite una serie di tool, consulenze fiscali e legali, siamo ora fonte di aiuto per tutte le società e gli organizzatori. Il più grande ostacolo è stato creare qualcosa di nuovo, completamente. Senza l’aiuto di nessuno. Il primo torneo a cui ho partecipato è stato nel 2000, a 15 anni. Dalla passione e dal passatempo, ho notato una forte marea mutevole in quest’ambito e ho deciso di farne parte. Mi sono interrogato sulla possibilità di trasportarlo in Italia, ma all’inizio non c’erano squadre o tesseramenti attivi, e i tornei erano molto piccoli rispetto che ad ora. Ora abbiamo fatto enormi passi in avanti: se diamo uno sguardo al passato abbiamo scavalcato dei record incredibili. In cinque anni è cambiato tutto, è passata un’Era. L’obiettivo è stato quello di divenire credibili nel settore, pur essendo un gruppo di ragazzi. Il tempo e il lavoro hanno però ripagato tali risultati.
Una domanda di rito per tutti gli appassionati dell’ambito esport. Quali pensa siano le concrete problematiche che hanno influito sulla lenta progressione dell’esport in italia?
È un problema generico e principalmente economico. La crescita concreta del paese è pressoché statica, e a cascata ne risentono tutti gli altri settori. Il mercato ha una crescita quasi pari a zero: aziende che si trasferiscono, difficoltà di emergere e tanti altri fattori. Come può un nuovo ramo di mercato trovare terreno fertile e competere con altri paesi? Questo è il motivo principale. Purtroppo c’è anche grande scetticismo. Siamo poco avvezzi alle novità e non siamo grandi scommettitori. Le aziende italiane in genere sono molto restie ad aprire il portafoglio per qualcosa di fresco e innovativo. Altre aziende sono invece succursali di altre realtà europee e difficilmente provano il grande passo. Non c’è una vera e propria normativa emanata dal governo. Il nostro paese a livello legislativo è complicatissimo e ciò infittisce ulteriormente la libertà di proporre qualcosa di diverso. Siamo un miscuglio di tutto questo e la nostra crescita è lenta, ma anche inesorabile. L’importante è che essa esista e che sia palpabile. Finché il mercato cresce il progetto funziona e funzionerà.

Per lei che ha vissuto attivamente i momenti caldi della creazione del primo organo europeo esportivo della storia, cosa l’ha colpita di più al momento della nascita ufficiale e di quali giovamenti godranno effettivamente i player in seguito a tale accadimento?
L’organo è appena nato, quindi il suo processo evolutivo avverrà gradualmente. Mi ha colpito moltissimo vedere molte realtà diverse convergere verso un unico scopo. GEC era lì per rappresentare l’Italia, ma c’erano altre federazioni di spicco tra i vari paesi aderenti. Eravamo uniti per lo stesso motivo e sedevamo allo stesso tavolo per discutere democraticamente sul futuro dell’esports europeo. Per prima cosa è stato delineata la struttura dell’organo e la funzione. L’idea è stata quella di creare una rappresentanza unica, che potesse emanare un regolamento eguale per tutti. Senza questo progetto, ogni federazione avrebbe battuto sentieri diversi, invece creare una linea unica aiuta e aiuterà organizzatori e giocatori. Oltre che a svolgere il ruolo di garanti e divulgatori del mondo esports, prepareremo ulteriori novità per la promozione di quest’ambito. Non vediamo l’ora di poterci lavorare.
Ci muoviamo sempre tra domande attualissime. I dati ci descrivono un importante aumento di giocatrici in ambito esport, e in Europa l’Italia vanta tra le proprie fila un buono numero di donne che competono ai massimi livelli. Tale crescita è stata presa in considerazione dalle federazioni? Pensa che potranno aumentare i tornei di genere misto?
È una domanda complessa e tale eventualità deve essere presa in considerazione. Vi è una forte presa di coscienza sui dati recenti, ma il processo di assimilazione è ancora lungo. Fare un elenco di elementi discriminatori è un lavoro titanico ora come ora, ma è un’idea chiara nella mente di tutti. I tornei di genere misto tendenzialmente potrebbero prendere piede pian piano e ci sarà più apertura mentale. Non so sinceramente se il passaggio sarà graduale, ossia prima lega femminile e poi mista, ma è un’idea che presto potrebbe trovare il suo seguito. Il parere delle giocatrici, anche in merito alle dichiarazioni rilasciate da tante pro player è discordante: non tutte vogliono i tornei misti, quindi si sta cercando il giusto compromesso. Siamo sicuri comunque che si combatterà contro ogni fonte di discriminazione.

I grandi traguardi delle piattaforme streaming come Twitch hanno aiutato la diffusione e la fidelizzazione degli esport nelle case di tutti. Quali medium ritiene fondamentali in futuro per la crescita esporiva? E come dovrebbero essere educati ad ascoltare tali richieste?
Le piattaforme di streaming hanno sicuramente cambiato la percezione e la prospettiva dell’esport da venti anni a questa parte. I tornei di videogiochi ci sono sempre stati ma, se hanno ora questa risonanza, è solo grazie a servizi live di larga diffusione. Con la crescita degli spettatori e la richiesta di vedere sempre più partite, è nata la figura dello streamer, professionista e non. Tra fruitori competitivi e content creator, il medium streaming ha divorato le tendenze e un’enorme fetta di mercato. Questo è stato il contributo fondamentale per la crescita degli esports. Come devono essere educati non è compito nostro ed è una domanda complessa. Non possiamo imporre regole ai content creator o ai giocatori ma, come ogni forma d’arte, si tratta di qualcosa di poliglotta. Ci sono dei garanti che devono far rispettare dei regolamenti ad hoc per rendere tali servizi adatti a tutti le fasce d’età, e sono sicuro che ci sarà sempre maggiore tutela al riguardo.
Non so se ha seguito il caso Google Stadia, Game Now e simili. Ritiene che competere ad alti livelli richiederà sempre e comunque un hardware fisico, o pensa che un futuro di totale digitalizzazione sia possibile?
Quando competi ad alti livelli hai una squadra e degli sponsor da rispettare. Bisogna avere le migliori attrezzature sul mercato e, quando partecipi a una competizione, sono quelle che trovi per le postazioni. Si può arrivare a una digitalizzazione totale, ma sarà certamente un processo lungo che sarà fortemente condizionato dalle nuove tecnologie. Le piattaforme streaming più che altro ora mirano alla fetta di utenza dei casual player, quindi al massimo solo una loro evoluzione potrà abbracciare anche l’hardcore.
Con quest’ultima domanda è tutto. Ringraziamo Giorgio Pica per la disponibilità e per aver risposto alle domande più calde del mercato moderno. Speriamo che in futuro l’Esports Europe possa dar luce a eventi e traguardi sempre più all’avanguardia e che l’Europa possa trovare il suo spazio sul palcoscenico competitivo mondiale.










































