Paper Beast Folded Edition Recensione: ritorniamo nel mondo di carta

Paper Beast Folded Edition

Dopo diverso tempo dalla nostra recensione della versione VR dell’amatissimo Paper Beast, noi di GamesVillage.it siamo ritornati con un altro articolo di analisi. Questa volta, però, il videogioco in questione è Paper Beast Folded Edition. Per chi non lo sapesse, la fruizione non è altro che una rivisitazione dell’originale, dato che non aveva un supporto per gamepad o mouse.

Tutti coloro che già avevano acquistato il primo capitolo otterranno gratuitamente l’ultima aggiunta. L’esclusiva PC è acquistabile direttamente dalla pagina ufficiale di Steam, al prezzo di 16.99 euro. Tuttavia, in futuro verrà reso disponibile anche per PS4, considerando anche il fatto che inizialmente è uscito per PlayStation VR. Adesso è il momento giusto per farci un pensierino, visto che è in corso uno sconto del 10% per celebrare la sua pubblicazione sul mercato internazionale. Ma ora basta con le chiacchiere e tuffiamoci nello stupendo mondo di carta, ideato da Eric Chahi, il quale vede il ritorno all’interno della game industry dopo circa dieci anni. Sarà riuscita questa rivisitazione a fare giustizia all’originale, oppure ci siamo davanti ad un lavoro con alcune sbavature?

Paper Beast

Paper Beast: più di un semplice gioco

Chi ha già letto la nostra recensione sul primo Paper Beast sicuramente conosce già ciò che staremo per dire. Tuttavia, non possiamo far altro che ribadire ancora una volta dell’importanza che il titolo ha assunto all’interno del medium del Videogioco. Infatti, l’opera multimediale interattiva in questione assume la nomenclatura sopracitata solo di nome. A conti fatti, però, ci troviamo catapultati in un’esperienza unica, letteralmente.

Come lo stesso creatore ha annunciato ai tempi dell’uscita di Paper Beast, l’avventura che ci viene proposta su schermo non è altro che il frutto del suo estro artistico, riportato sul nostro schermo. Durante il nostro cammino all’interno del mondo cartaceo, in cui vivono solo animali fatti del materiale citato, non ci verrà fornita alcuna spiegazione sul perché siamo lì o cosa dovremmo fare.

Le emozioni che abbiamo provato sono state molteplici. Innanzitutto, dobbiamo ammettere di esserci sentiti smarriti all’inizio. Proprio perché dal nulla, letteralmente, ci siamo imbattuti in queste terrificanti bestie che, in realtà, ci vogliono solo mostrare il loro universo. Sebbene questo tipo di fruizione non sia adatto a tutti, anzi, probabilmente soltanto pochissimi giocatori apprezzeranno la lentezza e la mancanza di contesto del titolo, crediamo che la sua esistenza stessa sia essenziale per l’evoluzione del Videogioco. In un mondo che cerca sempre di più di stigmatizzare ciò che noi, d’altro canto, riteniamo molto più importante di un semplice “passatempo”, avere tra le infinite fila di indie disponibili un’opera d’arte di questo tipo rafforza sempre di più l’ideologia che i videogiochi non sono più gli stessi di prima.

Insomma, inutile dirlo, ma apprezziamo ancora le sparatorie frenetiche di DOOM Eternal, oppure l’azione intrepida offerta da Assassin’s Creed, ma dobbiamo anche ammettere che il medium è capace di fare ben più di questo. Trasmettere emozioni, soprattutto quando si ha il vantaggio della componente interattiva, non è mai stato così semplice. Nel caso di Paper Beast, riusciamo a percepire gli stati d’animo che Eric Chahi ha voluto comunicarci senza nemmeno l’utilizzo di dialoghi o colonne sonore.

Paper Beast

Un mondo immobile, ma in continua evoluzione

L’avevamo già anticipato in precedenza, ma il focus principale di Paper Beast è indubbiamente incentrato sul mondo di gioco. Dalle stesse immagini presentate nell’articolo, è possibile osservare come all’interno delle lande desolate in cui vagheremo c’è una grande varietà di tonalità di colori. Ed è solo da questi ultimi che riusciremo a capire la pericolosità del luogo in cui ci troviamo e le emozioni che tutti gli animali della zona stanno provando in quel momento. Lo stesso gameplay, se proprio vogliamo chiamarlo così, è basato sull’apprendimento delle varie zone. Verremo guidati dalle mistiche figure di carta, a volte aiutati da esse e viceversa. Come ogni universo, i pericoli di certo qui non mancano. Sicuramente non parliamo di pericolose orde di alieni pronte a farci la pelle, bensì dell’ambiente circostante, così affascinante ma ostile.

Tutti gli amanti del mondo dell’arte avranno già notato della cura nei dettagli ad ogni accostamento di colore. L’armonia creata dal team di sviluppo Pixel Reef è così perfetta che è possibile provare una moltitudine di emozioni semplicemente guardando il cielo. L’azzurro del cielo, il quale ci mette di buon umore, viene subito interrotto dalle nuvole rossastre, che invece ci pongono in uno stato d’angoscia. Un ottimo lavoro, che denota ancora una volta la visione vincente di Eric Chahi. Dopo la sua prima creazione, Another World, non potevamo che aspettarci altro da Paper Beast Folded Edition.

Paper Beast

Un gameplay nella norma, ma comandi da rivedere

Dalle premesse fatte nei precedenti paragrafi, è ovvio constatare che il target di riferimento di Paper Beast, e di conseguenza della Folded Edition, siano tutti coloro che sono alla ricerca di un’esperienza. Ragion per cui, il gameplay del titolo risulta molto semplice e senza sfide necessariamente complesse. L’elemento di difficoltà principale è dato dalla risoluzione dei puzzle. Questi ultimi, sono solitamente molto intuitivi e semplici da completare. Tuttavia, a differenza della versione VR, non abbiamo gradito la gestione dei comandi. Infatti, diviene molto complesso muoversi nell’ambiente e gestire la manipolazione degli oggetti con efficienza.

Inoltre, più di una volta abbiamo notato dei micro-lag mentre spostavamo lo schermo. La cosa più strana è che non si trattava di cali di frame, visto che il titolo richiede relativamente poche specifiche per funzionare, bensì di una struttura di input da rivedere. Muovere il proprio mouse, o controller, per ultimare gli enigmi è paradossalmente la parte più difficile del processo. Le poche opzioni di personalizzazione della sensibilità ci hanno anche costretto a modificare internamente le impostazioni della nostra periferica, altrimenti restavano sempre troppo basse.

Un’altra piccolezza, che invece avremmo preferito ci fosse, è la mancanza di aggiustamento del volume dell’audio. Sì, saremo costretti a fruire per tutto il tempo alla frequenza che il gioco ha impostato di base. E sì, ci sono alcune sezioni in cui il rumore diventa talmente assordante che abbiamo dovuto, anche qui, provvedere manualmente a impostare il tutto. Capiamo perfettamente che questa possa essere una scelta stilistica, al fine di far immergere l’utente il più possibile, ma crediamo anche che personalizzare le proprie preferenze sia essenziale per godersi tutto ciò che ci viene presentato su schermo.

Ci dispiace dirlo, ma Paper Beast Folded Edition dal lato “giocoso” lascia davvero a desiderare, se comparato all’originale. Tuttavia, non neghiamo il fatto che l’esperienza di base resta una delle più suggestive e emozionali a cui abbiamo potuto assistere negli ultimi tempi. Speriamo vivamente che gli sviluppatori risolvano tutte le problematiche legate agli input poiché sono l’unica pecca che abbiamo registrato nel corso della nostra analisi.

Noi di GamesVillage, così come in passato, abbiamo ampiamente apprezzato l’esperienza offerta dai ragazzi di Pixel Reef. Ancora una volta, il mondo cartaceo di Paper Beast è riuscito a trasmetterci un tripudio di emozioni e, soprattutto, ci ricorda ancora una volta di come il medium del Videogioco è capace di tramandare stati d’animo e vere e proprie forme d’arte sul nostro schermo. Peccato per la gestione fallace dei comandi e le poche opzioni di personalizzazione messe a disposizione, visto che rovinano abbastanza la fruizione. Inoltre, sicuramente questo titolo è riservato ad una piccola nicchia di utenti. Il nostro consiglio, attualmente, è di ripiegare sulla versione VR. Altrimenti, Paper Beast Folded Edition resta sempre un buon indie, ma con qualche sbavatura tecnica.

Appassionato di videogiochi dalla tenera età di 5 anni, passando per diversi generi fino ad arrivare ai titoli eSports, coltivando una vera passione per la competizione e tutto ciò che la riguarda, soprattutto nell'ambito degli sparatutto in prima persona.