Labyrinth Legend Recensione: Dungeon Crawler old school

Labyrinth Legend è un titolo letteralmente fuori dal tempo, che ci riporta ad un’epoca in cui, più che grafica pompata ed effetti speciali, contava la sostanza, la giocabilità pura e quasi spartana, che prevaleva su tutto il resto. Il gioco, ammettiamolo, è tra le produzioni più interessanti tra quelli recentemente pubblicate dall’infaticabile NIS America. Un Dungeon Crawler duro e puro, senza fronzoli, che, grazie alla sua impostazione da titolo consumato della vecchia scuola, unita a blandi elementi ruolistici, riesce a coinvolgere fin dalla prima partita. L’essenziale è invisibile agli occhi, si dice, eppure per divertirsi spesso basta questo, una serie di labirinti da esplorare, cappa, spada, magia, ed un pizzico di nostalgia.

A volte è bello abbandonarsi alla purezza della vecchia scuola

Labyrinth Legend, che abbiamo testato nella sua conversione per Nintendo Switch, è in realtà una produzione che nasce nel 2019 per i sistemi Mobile, originariamente ideato infatti per sistemi Android e iOS, e che, l’anno successivo, è stato traghettato anche verso i lidi popolari dei Personal Computer Windows e gli elitari Apple Mac, ottenendo un buon successo anche sul canale digitale Steam, che trovate a questo LINK. Al momento di sbarcare su console il publisher NIS America ha scelto l’ammiraglia ibrida di Nintendo, dove, per ora, il titolo si trova in esclusiva console. Ma non escludiamo che, per la sua natura di entry level semplice e spartano, possa prima o poi arrivare anche su PlayStation ed Xbox, benché, al momento, queste versioni non siano previste. Una cosa che colpisce subito, purtroppo in negativo, è il mancato supporto al touch screen, che invece sarebbe stato davvero utile, specie per la gestione dell’inventario e per le operazioni secondarie. Nonostante questo, il port è di buona fattura, e il titolo non deve mancare assolutamente nella collezione di chi ama il genere, mai troppo lodato, a cui appartiene. Labyrinth Legend è infatti un Dungeon Crawler RPG dichiaratamente ispirato alla vecchia scuola, fin troppo, dirà qualcuno, e capace di mescolare sapientemente rodate meccaniche ruolistiche classiche con elementi da Hack and Slash puro. Il tutto incastonato in un perfetto gameplay da Dungeon Crawler senza fronzoli ed orpelli superflui, arricchito solo da un canonico tema fantasy, anch’esso ispirato agli ormai lontani, ma splendenti ludicamente, anni novanta. Per apprezzare al meglio il titolo bisogna essere predisposti ad abbracciare la filosofia spartana, dove il gioco puro prevale sul resto, anche a costo di una ripetitività endemica del genere stesso, ed una linearità forse troppo accentuata. Per contro, i dungeon vengono generati in maniera procedurale ad ogni nuova partita, quindi la longevità, con questo piccolo escamotage, si alza notevolmente. Una partita a Labyrinth Legend, di tanto in tanto, è quindi un piacevole diversivo, magari come pausa da una delle tante blasonate produzioni tripla A di Nintendo, in questo caso specifico, o titoloni di alto spessore in generale. Il gioco ha una realizzazione che definire onesta è riduttivo, perché riesce ad essere coinvolgente, pur con tutti i limiti che mutua dal suo stesso genere. Alla fine è come quando i Gregorian, con il loro primo Long Playing del 1991, Sadisfaction, volevano solo reiterare l’idea di base di Michael Cretu, che aveva appena ideato il progetto Enigma. Nulla di nuovo sotto al sole, quindi, ma senza dubbio una produzione solida, ben realizzata e, cosa più importante di tutte, coinvolgente e divertente. Cosa volete di più?

Labyrinth Legend: una gradita cosmesi anni novanta

Labyrinth Legend è sviluppato in cooperazione dai due studi Shinobi Games, creatore della versione originale, e Regista, con una buona sinergia d’insieme. Nonostante alcuni limiti evidenti, può vantare quel fascino vintage che riesce a catturare l’attenzione del pubblico fin da subito. Non solo degli appassionati di Retrogaming, sia chiaro, anche se pare evidente che il target della produzione siano proprio gli appassionati dei cari vecchi sistemi a sedici bit, ovvero il blasonato nonno dello Switch, il Super Nintendo, ma anche, per analogia, i cari vecchi Mega Drive, Commodore Amiga e NEC PC Engine, per citare solo i più celebri. Il comparto audiovisivo, infatti, pare esattamente mutuato da quella indimenticabile epoca. Con in più la feature di portarselo comodamente in tasca. La grafica, in particolare, realizzata con il classico stile bitmap, strizza l’occhio alle classiche produzioni dei bei tempi andati, con animazioni, personaggi, caratterizzazioni di nemici ed ambientazioni, rigorosamente oldschool. La colonna sonora, parimenti, presenta melodie classiche, a volte forse un po’ anonime, è vero, ma calzanti al genere, ed effetti sonori fin troppo tradizionali. Se vi piace il vintage, sappiatelo subito, amerete alla follia questo gioco, nato anziano e fiero di esserlo. A questo punto vi chiederete di cosa parla la storia di Labyrinth Legend. Ebbene, come era lecito aspettarsi, la trama è veramente ridotta all’osso, e racconta di una semplice spedizione eroica per recuperare un misterioso tesoro, superando un enorme labirinto, diviso in dungeon multi piano, con tanto di boss finale, popolati da mostriciattoli classici assortiti. Il bestiario che presenta questo Dungeon Crawler RPG vecchia scuola, infatti, è tra i più stereotipati mai visti, con slime, demonietti, maghetti malvagi, scheletrini e orrori assortiti, tutti rigorosamente provenienti dal passato del genere. Una nota positiva per i Boss di fine livello, davvero evocativi.

Girovagare nel Regno di Kanata è davvero appagante, ed il supporto al Nintendo Switch Pro Controller rende il tutto più agevole. Ogni labirinto è inoltre rigiocabile, per aumentare l’esperienza, Boss compresi. Durante le partite, a volte, sembra di star giocando ad un grande classico come il leggendario Gauntlet, opera somma del 1985 ideata da Ed Logg per il mercato Arcade, e convertita da ATARI praticamente per ogni sistema coevo esistente. Ovviamente, se non ci fosse l’escamotage dei dungeon generati in maniera procedurale, ovvero con labirinti diversi per ogni partita successiva alla prima, il titolo si esaurirebbe in un paio di pomeriggi, ma questi sarebbero tra i più appassionanti di sempre, ed il valore della produzione, nonostante quello che si possa pensare è elevata. Non si tratta certo di poca ispirazione e citazionismo senza capo ne coda, ma di una precisa scelta stilistica di NIS America, da sempre tra i publisher più legati al gaming di stampo classico. Anche la scelta del personaggio, tra le classi disponibili, fin troppo tradizionali, aderisce alla vecchia scuola, ed ecco che propone eroi abili con la spada piuttosto che maghi a loro agio con le pozioni alchemiche, ma tutto questo è semplice contorno. L’importante è scegliere, parlare con quei pochi abitanti dell’unico villaggio, che fa da hub tra un labirinto e l’altro, e partire per la nostra nobile missione. L’eroe della nostra partita, per la cronaca, è il personaggio con le orecchie lunghe e la coda da procione, a cui abbiamo dato il nome evocativo di Toposky. Una volta, lo sappiamo, ci si divertiva anche solo così. Allora di battaglia in battaglia si accresce la nostra esperienza, esattamente come in qualunque RPG classico. Il corposo menu aiuta i giocatori a gestire il comodo inventario, che offre armature, pozioni guaritrici, magie, armi primarie e secondarie, oltre che diversi oggetti più o meno fatati, come gli anelli indossabili, capaci di influire sui parametri del personaggio, tra cui attacco, difesa, agilità, quoziente intellettivo etc. Un titolo classico, fin troppo retrò ma che, proprio per questo, riesce a farsi amare facilmente dai nostalgici inguaribili.

Piattaforme: Nintendo Switch, Android, iOS, PC , Apple
Sviluppatore: Shinobi Games, Regista
Publisher: NIS America
Data d’uscita: 18 gennaio 2022

Certo, bisogna amare il genere per poter essere soddisfatti da un titolo di impostazione così retrò, ma anche le nuove generazioni dovrebbero, secondo noi, dargli una possibilità. Divertimento sopra ogni cosa, azione pura e quasi catartica, per un titolo che cita i capisaldi del genere in maniera semplice ma fiera. Quasi un classico degli anni novanta, uscito però ai giorni nostri. Labyrinth Legend, dietro alla sua impostazione semplice e spartana, nasconde una solidità ludica davvero curata e divertente. Capace di far appassionare anche il giocatore più restio alla vecchia scuola. Un meraviglioso reame in pixel art ci attende. Il classico, del resto, non passa mai di moda.

VOTO: 7

Super Fabio Bros, al secolo Fabio D'Anna (ma non diteglielo: ancora soffre perché Facebook lo ha costretto a usare il suo vero nome), è un collezionista leggendario di videogiochi nonché super esperto di retrogaming. Ha organizzato due edizioni della mostra ARCHEOLUDICA ed è Responsabile della Collezione al museo VIGAMUS, ha collaborato con i portali specializzati Games Collection e Retrogaming History. Adora Super Mario, Pac-Man e le sue adorabili cagnoline. L'obiettivo finale della sua vita è possedere tutti e 2047 i modelli di PONG esistenti. Attualmente è a quota 69.... quindi augurategli lunga vita e prosperità.