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  1. vicallvicall è offline #31
    29-05-16 13:35

    Citazione devilheart Visualizza Messaggio
    Il plusvalore non è mio
    Lo è, tu se il valore d' uso, il borghese ti fornisce solo i mezzi con cui scambiarlo

    Senti, studiati come funziona l'economia e butta nel cestino le favolette comuniste. L'operaio ha bisogno di mezzi, strumenti e materie prime da lavorare. Queste hanno un costo che qualcuno deve coprire e quel qualcuno può essere solo il borghese
    Un libro di economia sono solo concetti astratti che mi dicono nulla, l' economia verà è altra cosa riguara i bisogni concreti dell' uomo, Marx è l' unco che ha spiegato come funziona realmente il processo lavorativo in sè indipendente da qualsiasi formazione sociale, perchè è assurdo pensare che il sistema capitalista sia una formazione sociale destinata a durare in eterno, nella galassia ci sono trilioni di paneti ammesso che ci sia vita come la nosta( cosa che può essere) usano tutti il sistema capitalista?

    Nel 2016 il servizi sono la fetta più importante dell'economia
    Se non ci fosse l' energia corllerebbe tutto il sistema economia, e l' energia e le macchine non le crei se non hai i mezzi materiali

    La mia visione è quella dove il proletario non avrebbe niente in mano senza i borghesi
    Il proletario ha solo la sfortuna di dover sopravvivere perhè i mezzi di sussistenza gli sono stati tolti, proprio per questo si trova a lavorare per il borghese che realmente non fa' nulla si ritrova solo gratuitamente la manodopera


    Io sono un borghese che sa fare X e lavoro per un borghese che sa fare Y. Per avere successo servono entrambe le cose, quindi ci mettiamo d'accordo e lavoriamo assieme
    Un sistema del genere non è destinato a durare in eterno, una volta che i rispettivi attori scoprono i rispettivi trucchi uno dell' altro si generano le crisi( come è sempre successo) perhè nel capitalismo non c' è armonia ma conflitto che viene solo momentaneamnet mascherato dalle rispettive concenienze del momento

    Sarò più esplicito: io sono un individuo e io sono quello che conta. Se per soddisfare il mio individualismo devo lasciare che la collettività crepi di fame in mezzo ad una strada allora lo faccio e sono pure contento
    Io penso invece che ci guadagnao tutti se stiamo tutti bene e nessuno muore di fame, questo è il compito della politica, non fare gli sporchi voleri della borghesia

    Le truppe sovietiche non hanno messo piede in Italia. Non hanno avuto alcun ruolo nella caduta del fascism
    I partigiani erano comunque alleati politicame con l' unione sovietica, USA e URSS erano alleati a quel tempo, in sostanza il vero movente delle due guerre mondiali era la lotta di classe

    I popoulisti puzzano di statalismo, che è un quasi-sinonimo di socialismo. Roba da cui stare alla larga
    per lenin i demagoghi erano il peggior nemico della classe operaia, non aveva tutti i torti, Grillo è lo stereotipo del borghese, quello che nonostante un sistema economico in putrefazione deve salvarlo a tutti i costi, non è un caso che alle amministrative le principlai candidate Appendino e Raggi sono borghesi, sebbene mascherate dalla loro faccia pulita


    https://twitter.com/c_appendino


    Non ci sono dubbi che i partiti populisti sono solo i spazzatura di destra perchè nascono affinchè i capitalisti possano continuare con le loro balle

    L'Unione Sovietica è comunismo, la Cina è comunismo, la Cambogia è comunismo, il Vietnam è comunismo, la Corea del Nord è comunismo, un sacco di stati africani sono comunismo. Questi sono stati dove si vive di merda. Noi stiamo bene perché siamo capitalisti
    Studia meglio la storia bisogna avere un metodo non in base ai pregiudizi, stati africano comunismo assurdo sono sempre stati il colonialismo della borghesia per mascherare le loro contraddizioni cioè fornire il benessere a unaparte del globo e sfruttare gli altri, corea del nord non è comunsimo, cambogia ti consiglio di informarti come sono suddivise le classi lì, c' è una fascia di popolazione ricca mentre il resto è povero( l' ho sperimentato io stesso avendo conociuto un cambogiano pieno di soldi), non conosco la storia el parittio comunista cambgiano ma presumo sia stata questa l origine del genocidio
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  2. vicallvicall è offline #32
    30-05-16 03:28

    Alcuni elementi di storia cambogiana


    Il Champa

    La storia della Cambogia è antica e ricca di complesse ed alterne vicende.
    Il Champa, antico regno Khmer, fu fondato nel II secolo all'epoca di Nokor Phnom nel Kampuchea.
    Il suo territorio corrispondeva alla parte centrale dell'attuale Vietnam. La sua popolazione veniva chiamata "Cham".
    Il Champa espresse una brillante civiltà nell'Asia del sud-est come testimoniano i monumenti di My Son.
    Al momento dell'apogeo d'Angkor e all'epoca in cui i francesi cominciavano la costruzione di Notre-Dame, il territorio khmer contava più di 15.000.000 di abitanti: si estendeva dal mar della Cina meridionale alle montagne di Birmania; ricopriva allora la totalità della Cambogia attuale, gran parte del sud Vietnam, l'intera Thailandia, una parte notevole del Laos e giungeva fino alla penisola malese.
    Oggi la Cambogia è il meno esteso degli stati della penisola indocinese. Conta appena 180.000 km2, comparativamente ai 236.000 km2 del Laos, ai 334.000 km2 del Vietnam ed ai 514.000 km2 della Thailandia.
    È evidente che il problema della Cambogia contemporanea non può essere affrontato in modo chiaro senza riferimenti al passato. L'estensione relativamente piccola della Cambogia contemporanea in rapporto a quella dell'epoca angkoriana, si spiega con la storia politico militare della penisola indocinese dopo la caduta dell'Angkor nel XIV secolo. Il periodo post-angkoriano, fu caratterizzato dalle invasioni e dalle deportazioni siamesi, nella parte occidentale del Kampuchea e dalle invasioni vietnamite, nella parte orientale, a partire dal XVII secolo.
    Se i quattro secoli successivi alla caduta d'Angkor costituirono un periodo oscuro, il fatto fondamentale di questa lunga sequenza storica fu la discesa a "forma di tenaglia" di queste due civiltà il cui contatto con gli Khmer, nel cuore della penisola, darà luogo a ricorrenti conflitti. Come ha fatto rimarcare Bernard Philippe Groslier: «Dopo la caduta d'Angkor fino ai giorni nostri il destino della cambogia sarà dettato dall'esterno».

    Nel 1471 i vietnamiti conquistano la capitale del Champa, Vijaya e la chiamarono Binh Dinh. Da quel momento il Champa decadrà fino a scomparire progressivamente in quanto nazione.
    I vietnamiti conquistarono tutto il territorio del Champa e assorbirono la popolazione Cham che si trovava a sud della capitale Vijaya.
    - 1611: Annessione della regione Phu Yen a sud di Qui Nhom.
    - 1653: Annessione della regione di Khanh Hoa (Kauthara in Cham) (1) nei pressi di Nha Trang e di Phan Rang (Padranga in Cham)
    - 1693: I vietnamiti assorbirono il Champa annettendo la regione di Phan Thiet.

    La razza Cham scomparve lentamente. Parallelamente alla loro conquista del Champa, i vietnamiti controllarono il Laos proseguendo la loro espansione in direzione del Kampuchea Krom (in Khmer significa «Kampuchea del sud»).

    Superficie degli stati della penisola indocinese:

    STATI--------------------SUPERFICE IN KM2
    Thailandia-------------------514.000
    Vietnam---------------------334.000
    Laos------------------------236.000
    Cambogia-------------------180.000

    Il Kampuchea Krom

    È quella parte del territorio del Sud Vietnam attuale costituito dalla regione occidentale del fiume Donai e il delta del Mékong. Questo territorio apparteneva al Kampuchea da più di 2.000 anni, ma già dall'inizio del XVII secolo i vietnamiti cominciarono a penetrarvi. Nel 1623 i vientamiti ottennero l'autorizzazione a praticare il commercio a Prey Nokor città che essi in seguito chiameranno Saigon.

    Momenti della lenta annessione

    1863-1954: sotto il regime coloniale francese i vietnamiti si impossessarono di altri territori di Kampuchea. Fu il periodo più drammatico per la nazione cambogiana che perse gran parte del suo territorio.

    Dal 1870 al 1873 i cambogiani persero la provincia di Raung Damrei (Tay Ninh), i territori di Peam Banteay Meas (Ha Tien), Moat Chrouk (Chau Doc) e Prasat Dap (Dong Thap).

    1890-1914: la provincia di Choeung Preah (Song Be).

    1929: i colonialisti francesi conquistarono la regione di Darlac (Dac Lac) cedendola ai Vietnamiti.

    1939: sul piano amministrativo la Cochincina fu riattaccata al Vietnam con le isole di Koh Trâl (Phu Quoc); Koh Russey (Hon Doc) e un certo numero di altre isole.

    Fino alla seconda guerra mondiale i Vietnamiti avevano annesso 65.000 Km2 di territorio del Kampuchea Krom, assorbendo circa un milione di abitanti del Kampuchea. Attualmente i Khmer Krom assommano a circa 4.000.000.

    La causa di questi continui atti di annessione del Vietnam nei confronti del piccolo popolo cambogiano trova le sue radici in cause economiche, geografiche ed etniche che più avanti analizzeremo.
    Per ora ci interessa sottolineare che la guerra anti-USA non attenuerà questi gravi contrasti, ma li accentuerà, soprattutto a guerra finita, quando le distruzioni, la mancanza di cibo, e le necessità della ricostruzione porranno la questione di chi avrebbe dovuto pagare il prezzo più alto della ricostruzione senza essere assorbito di nuovo dal paese più forte.
    Solo una direzione rivoluzionaria autonoma e lungimirante, aperta ad una concezione del socialismo rispettoso dell'autonomia dei popoli, avrebbe potuto risolvere in modo equilibrato questi problemi senza entrare in collisione con gli interessi di libertà delle nazioni più piccole.

    Una tendenza storica

    I francesi chiamavano il Kampuchea Krom «Cochincina», nome che deriva dalle parole vietnamite: CO - CHIN - XIN: «CO» significa signorina», «CHIN» è il nome di una ragazza, «XIN» vuol dire «domandare». «CO-CHIN-XIN» vuol dire dunque: «Signorina Chin Domanda».
    Nel XVII secolo, il re d'Annam della corte di Hué diede sua figlia in sposa al re Khmer Chey Chettha II (1618-1628). In cambio, il re annamita chiese nel 1623 l'autorizzazione ad aprire agenzie commerciali e ad amministrare il servizio delle dogane nella regione di Prey Nokor (Saigon). Su intervento della sua sposa annamita, Chey Chetta II finì con l'accettare.
    A decine di migliaia i vietnamiti si installarono in questa regione. La popolazione khmer fu praticamente espulsa e obbligata a ritirarsi nelle regioni interne. Nel 1699 l'esercito vietnamita si impossesserà della provincia di Prey Nokor (Saigon), Ba Ria (Phuoc Le), e di Campong Sraka Trey (Bien Hoa).
    I colonialisti francesi che governavano tramite intermediari assorbirono numerosi territori del Kampuchea e delle province di Raung Damrei (Tay Ninh) e di Choeng Preah (Son Be).
    I territori del Kampuchea furono erosi a tal punto che ciò che resta presenta attualmente la forma di un becco d'anatra. In queste province vivono ancora centinaia di migliaia di persone di nazionalità khmer. Sono khmer di origine, come quelli che vivono a Nord di Siemreap. Nella provincia di Choeng Preah (Song Be), ci sono numerosi villaggi khmer il cui nome è preceduto dalla parola «srok» o «sok». «Srok» significa villaggio. Per esempio, Srok Svay, Srok Daung, Srok Roung, etc. Nella provincia di Raung Damrei (Tay Ninh) e lungo il fiume Vaco ci sono numerosi villaggi khmer il cui nome non ha potuto essere trascritto correttamente dai vietnamiti a causa della loro pronuncia. Per esempio «Thnot» in khmer è diventato «Ta Not» in vietnamita; «Dâng Tong» è divenuto «Long Tung»; «Ktum», «Ka Tum»; «Kampong Rokar», «Logo»; «Kampong Kdei», «Samyoeur», etc.
    I procedimenti utilizzati dai vietnamiti sembra consistessero nell'acquisire i territori, premere sulle frontiere e stabilire carte geografiche di comodo. Queste iniziative erano favorite dalla presenza nel servizio del catasto di agenti vietnamiti. I francesi ratificavano.
    Nel 1966 le autorità di Hanoi e i vietcong organizzarono un piano per introdurre migliaia di residenti vietnamiti nel Kampuchea portando il loro numero da 600.000 a un milione. Nel 1967, progettarono di introdurre 200.000 residenti vietnamiti. In quel periodo il regime fantoccio di Thieu costruì i famigerati villaggi strategici in ogni zona del Sud-Vietnam. Per la messa in opera di questo piano venne scelto Hay So (2). Le autorità vietnamite inviarono i loro residenti lungo le rive del fiume Mekong e del fiume Bassac, risalendone il corso con barche verso Kampong Chhnang e Pursut fino ai grandi laghi del Tonlé Sap.

    La provincia di Pursat fu scelta come base principale della loro installazione. Nel distretto di Peam Chor, provincia di Prey Véng, zona Est, prima del colpo di stato del 1970, il 90% della popolazione era composta da vietnamiti. Nel 1971 rappresentavano il 90% della popolazione complessiva. (qui presumo sia un errore di stampa dato che la percentuale è la stessa, NdR)
    Lungo le rive del Mekong e del fiume Bassac, al livello dei distretti di Saang e Koh Thom, i vietnamiti vivevano ancora sulle loro imbarcazioni. In seguito, alcuni si stabilirono sulle rive del Mekong dedicandosi alla pesca e al commercio al dettaglio e spingendo la popolazione khmer verso la campagna.

    Se il Kampuchea Democratico, dopo il 1975, non avesse preso misure decise per ostacolare la continua penetrazione vietnamita, avrebbe perso completamente i distretti di Saang e di Koh Thom.
    Gli afflussi massicci dei vietnamiti che ci ricordano l'annessione forzata e progressiva dei sionisti della terra palestinese, si verificarono anche in altre province.
    Si spiega così l'ossessione khmer di essere assorbiti ed assimilati da questo flusso migratorio spesso provocato ad arte dai colonialisti, dal regime Thieu-Ky e dai dirigenti del Partito Comunista Vietnamita. Così, dopo il 1975, essi presero misure concrete per ristabilire i confini e porre fine all'espansione indiscriminata verso il loro territorio.
    Non si può dire che la lotta rivoluzionaria e la nuova egemonia aquisita dai rispettivi movimenti di liberazione nella lotta contro il colonialismo attenuasse queste contraddizioni economiche, demografiche ed etniche tra il Vietnam e gli altri popoli indocinesi.
    Dal 1946 al 1954 la «solidarietà rivoluzionaria» contro il colonialismo francese pose di nuovo il problema di una egemonia vietnamita che, se pur rispondente a condizioni oggettive, rifletteva la debolezza relativa del movimento rivoluzionario in altri paesi e conferiva al Vietnam un ruolo centrale, condizionando fortemente l'autonomia della naziona cambogiana che le precedenti annessioni vietnamite avevano ridotto al minimo.
    Il rischio era che la popolazione di 8 e più milioni di abitanti venisse completamente sommersa dai vietnamiti che continuavano a installarsi nel Kampuchea.
    Durante la dominazione francese, il numero dei francesi residenti in Kampuchea non superava i 10.000. Per esercitare il loro controllo essi avevano un «Residente supremo» a Phnom Penh, i «Residenti» in provincia e dei capi di servizi.
    C'era poi un contingente poco numeroso di soldati che formavano «la fanteria coloniale» e qualche francese nella «guardia indigena». Nelle piantagioni di caucciù, non c'erano che una decina di francesi che governavano il paese usando gli indigeni come intermediari.
    Naturalmente i vietnamiti riuscirono dal 1945 al 1954 a installarsi a più riprese nel Kampuchea perchè in questo periodo i khmer erano impegnati contro il colonialismo francese, e non avevano ancora sviluppato una posizione politica indipendente.
    Essi si appoggiavano sui vietnamiti, e non era chiaro perchè e per che cosa stessero facendo la rivoluzione. La presenza attiva dei cambogiani apparve quasi cancellata e i vietnamiti poterono gestire il movimento di resistenza khmer come cosa propria.


    I FATTORI DELL'ANNESSIONISMO VIETNAMITA

    Diversi sono i fattori che spingono il Vietnam a praticare una politica di annessione e di espansione nei confronti dei paesi confinanti.

    Il fattore economico:

    Il Vietnam è un paese povero. L'Annam, cioè il Vietnam, centrale, occupa una superfice di 148.000 Km2 circa, ma non possiede che piccole pianure sabbiose lungo le coste marittime. Dopo il mare non ci sono che rocce e poi montagne lungo la frontiera col Laos. Questa regione è poverissima. Dai tempi della colonizzazione, i francesi acquistavano un'intera famiglia a un prezzo che si aggirava dalle 20 alle 30 piastre e la spedivano per ferrovia nelle loro piantagioni di caucciù in Cochinchina e nel Kampuchea.
    Il Tonkino, o Vietnam del Nord, ha una superfice di più di 100.000 Km2, zona povera anche questa con alcune pianure lungo il fiume rosso e nel suo delta, ma la superfice è esigua in rapporto alla popolazione. Per di più il Nord Vietnam deve affrontare continuamente calamità naturali, inondazioni, siccità. La terra non è molto fertile e necessita di una grande quantità di concimi.
    Il regime del Nord Vietnam non è stato in grado di risolvere i problemi ereditati dal disastro di due inondazioni. A più di 15 anni dalla partenza dei francesi, solo una o due province possono ottenere un rendimento annuale di 7 t. di riso per ettaro. Quanto agli animali da tiro siamo sulla media di un bue o un bufalo ogni 4 famiglie. Qiesto è uno dei motivi che spingono i vietnamiti verso i territori di altri paesi.
    Verso il Nord non possono muorversi perchè hanno di fronte i cinesi. Ad Ovest ci sono le montagne. Di conseguenza da secoli si spingono verso Sud.
    Dopo aver inghiottito il Champa, arrivarono nel Kampuchea Krom e successivamente si diressero verso Nord-Ovest, cioè verso il Kampuchea, nelle province di Kratié, Kampong Chan, Avay Rieng, Prey Véng, Kandal, Takeo e Kampit, fino a Kampong Chhnang, Pursut e i grandi laghi del tonlé Sap.

    Il fattore politico:

    Questo fattore è rinvenibile nella storia del Vietnam dopo il periodo feudale, ma ha avuto un peso sempre maggiore nell'epoca attuale. Il fatto poi che i vietnamiti abbiano condotto una rivoluzione vittoriosa contro la superpotenza americana pagando un tributo altissimo di sangue e sofferenze ha dato loro un enorme prestigio nel sud-est asiatico e nel mondo.
    In questo periodo gran parte della comunità internazionale si è riconosciuta nella lotta dei vietnamiti. Il 68 in occidente ha avuto il Vietnam come potente riferimento ideologico e politico.
    I vietnamiti hanno usato l'appoggio internazionale per consolidare il loro progetto di egemonia nei confronti di degli altri popoli indocinesi.
    Già all'epoca questa ambizione dei vietnamiti era ben chiara ai cambogiani che la subivano poiché mancava una forza organizzata e autonoma che fosse in grado di portare avanti in modo indipendente la rivoluzione e conquistarsi sul campo il ruolo di avanguardia della rivoluzione.
    L'egemonismo vietnamita poteva assumere, in quel periodo, una coloritura di utopismo internazionalista per una palangenesi liberatoria che doveva coinvolgere tutto il sud-est asiatico dominato dal colonialismo e dal neocolonialismo. Questo porsi come «liberatori complessivi» poggiava naturalmente su una presenza vietnamita molto diffusa in tutti i paesi del sud-est asiatico.
    Se il Vietnam voleva quindi assolvere a questo ruolo egemonico in Indocina doveva per forza annettere il Laos e la Cambogia a meno che una nuova rivoluzione interna, una forte opposizione esterna e l'iniziativa comune della comunità internazionale non gli avessero impedito di realizzare questo progetto.

    Il fattore militare:

    Questo fattore è la diretta conseguenza degli altri due. I vietnamiti vogliono avere una potente base militare in Indocina per realizzare i loro progetti di espansione nell'Asia del Sud-Est. L'organizzazione delle loro forze armate militari è funzionale a questo progetto.
    Si potrebbe obiettare che i vietnamiti non hanno la possibilità di costruire basi militari perchè non sono ricchi come gli americani. Le esperienze del passato hanno dimostrato che i vietnamiti, penetrando direttamente nei paesi confinanti hanno sviluppato attività politiche e creato addirittura una loro forza armata in questi paesi.
    Nel Kampuchea ad esempio, tra il 1946 ed il 1954, hanno a più riprese, messo in piedi un esercito composto di Khmer al loro servizio per usarli come strumento della loro politica di annessione. E quando nel 1964 sono tornati in Kampuchea hanno ripreso le loro attività con lo stesso scopo. Con una tale organizzazione armata, anche in altri paesi come il Laos, essi possono sviluppare le loro attività.
    Dal 1946 al 1954 i vietnamiti non sono venuti in Kampuchea in qualità di consiglieri, ma per dirigere tutti i settori della politica, dell'economia e dell'esercito. Erano segretari dei comitati provinciali e comandanti delle unità militari. Insomma controllavano tutti i settori della società cambogiana.
    Per questi motivi si può comprendere come il conflitto che oppone il popolo cambogiano al Vietnam non sia un ordinario problema di frontiera. Le radici di questo conflitto sono da ricercare nella politica di espansione e di annessione del Vietnam. Il metodo è stato la combinazione della penetrazione silenziosa con l'aggressione militare e diretta di questi ultimi anni.
    I vietnamiti hanno ereditato uno dei più potenti eserciti del mondo. Per mantenerlo, in funzione degli scopi che si propongono, devono spendere cifre astronomiche ed imporre tremendi sacrifici alla popolazione, soprattutto ai contadini.
    Può il Vietnam che non è un paese ricco e per di più alle prese con gravi problemi economici sostenere una tale spesa? Chi può dargli una mano per realizzare il suo progetto? l'aiuto sovietico e tedesco orientale a questo punto diventa decisivo.
    Stranamente oggi i vietnamiti devono riqualificare il loro esercito, cambiare la strategia ed il modo di combattere. Ciò pone problemi nuovi agli attuali dirigenti. Da esercito di popolo regolare e partigiano deve attrezzarsi per svolgere come nel caso della Cambogia e del Laos il ruolo di esercito di occupazione permanente in territorio straniero per una guerra di repressione e sterminio razziale.
    Le difficoltà dei vietnamiti sono enormi. Ad esempio non sono riusciti a controllare la piccola Cambogia quando hanno impostato lo scontro militare con i khmer rossi sul piano della guerra di guerriglia. I khmer rossi combattendo sul loro territorio in piccole unità riescono a mettere in continuo scacco i tentativi vietnamiti di controllare la campagna.
    E se l'invasione in grande stile ha permesso ai vietnamiti spostando lo scontro a livello campale, di occupare i più importanti centri urbani, non ha però consentito di occupare e tenere sotto controllo le campagne.
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  3. L'avatar di devilheart devilheartdevilheart è offline #33
    31-05-16 10:07

    Citazione vicall Visualizza Messaggio
    Lo è, tu se il valore d' uso, il borghese ti fornisce solo i mezzi con cui scambiarlo
    L'imprenditore mi fornisce i mezzi e l'ambiente per produrre. Per farlo, sostiene dei costi

    Un libro di economia sono solo concetti astratti che mi dicono nulla, l' economia verà è altra cosa riguara i bisogni concreti dell' uomo, Marx è l' unco che ha spiegato come funziona realmente il processo lavorativo in sè indipendente da qualsiasi formazione sociale, perchè è assurdo pensare che il sistema capitalista sia una formazione sociale destinata a durare in eterno, nella galassia ci sono trilioni di paneti ammesso che ci sia vita come la nosta( cosa che può essere) usano tutti il sistema capitalista?
    Non mi interessa la galassia. Su questo pianeta la storia ha dimostrato ampiamente che il sistema capitalista funziona bene e porta il benessere. Se non stai crepando di fame in mezzo ad una strada è merito del capitalismo

    Se non ci fosse l' energia corllerebbe tutto il sistema economia, e l' energia e le macchine non le crei se non hai i mezzi materiali
    Il settore terziario impiega più persone degli altri settori. Tanto mi basta

    Il proletario ha solo la sfortuna di dover sopravvivere perhè i mezzi di sussistenza gli sono stati tolti, proprio per questo si trova a lavorare per il borghese che realmente non fa' nulla si ritrova solo gratuitamente la manodopera
    La società si è evoluta. Se non ti piace, puoi tornare a zappare la terra e sostenerti con quello che coltivi

    Un sistema del genere non è destinato a durare in eterno, una volta che i rispettivi attori scoprono i rispettivi trucchi uno dell' altro si generano le crisi( come è sempre successo) perhè nel capitalismo non c' è armonia ma conflitto che viene solo momentaneamnet mascherato dalle rispettive concenienze del momento
    Le cose non vanno sempre bene. Semplicemente, nel comunismo le cose vanno sempre male

    Io penso invece che ci guadagnao tutti se stiamo tutti bene e nessuno muore di fame, questo è il compito della politica, non fare gli sporchi voleri della borghesia
    Mettiamola così, allora: io non sono disposto a sacrificare il mio profitto personale per far stare meglio la collettività

    I partigiani erano comunque alleati politicame con l' unione sovietica, USA e URSS erano alleati a quel tempo, in sostanza il vero movente delle due guerre mondiali era la lotta di classe
    Irrilevante. L'Unione Sovietica non ha avuto alcun ruolo in Italia

    per lenin i demagoghi erano il peggior nemico della classe operaia, non aveva tutti i torti, Grillo è lo stereotipo del borghese, quello che nonostante un sistema economico in putrefazione deve salvarlo a tutti i costi, non è un caso che alle amministrative le principlai candidate Appendino e Raggi sono borghesi, sebbene mascherate dalla loro faccia pulita


    https://twitter.com/c_appendino


    Non ci sono dubbi che i partiti populisti sono solo i spazzatura di destra perchè nascono affinchè i capitalisti possano continuare con le loro balle
    Lenin è tra i peggiori populisti della storia della sinistra. La cosa brutta è che è riuscito a conquistare uno stato intero

    Studia meglio la storia bisogna avere un metodo non in base ai pregiudizi, stati africano comunismo assurdo sono sempre stati il colonialismo della borghesia per mascherare le loro contraddizioni cioè fornire il benessere a unaparte del globo e sfruttare gli altri, corea del nord non è comunsimo, cambogia ti consiglio di informarti come sono suddivise le classi lì, c' è una fascia di popolazione ricca mentre il resto è povero( l' ho sperimentato io stesso avendo conociuto un cambogiano pieno di soldi), non conosco la storia el parittio comunista cambgiano ma presumo sia stata questa l origine del genocidio
    Conosco bene la storia. Loro hanno voluto fare il comunismo e hanno prodotto fame, morte e distruzione
    Rispondi con Citazione 

  4. vicallvicall è offline #34
    31-05-16 15:08

    Citazione devilheart Visualizza Messaggio
    L'imprenditore mi fornisce i mezzi e l'ambiente per produrre. Per farlo, sostiene dei costi
    Però lui ottiene un profitto grazie a te on il tuo lavoro che è maggiore rispetto ai costi che investe, la differenza è che i suoi costi dei li trova sotto mano mentre tu devi spendere dei giorni e delle ore( oltre alle spese giornaliere per il trasporto per far guaagnare le lobby petrolifere, secondo te perchè non si investe nel telelavoro?)

    Non mi interessa la galassia. Su questo pianeta la storia ha dimostrato ampiamente che il sistema capitalista funziona bene e porta il benessere. Se non stai crepando di fame in mezzo ad una strada è merito del capitalismo
    Non è merito del capitalismo am delle forze prouttive proletarie

    Il settore terziario impiega più persone degli altri settori. Tanto mi basta
    Nel capitalismo i settori sono in lotta e competizione tra loro e lo sviluppo in un dato settore può intralciare lo sviluppo in un' altro, oppure allargare la riproduzione in maniera tale che tutto viene trasofrmato in merce anche cò che prima non lo era

    La società si è evoluta. Se non ti piace, puoi tornare a zappare la terra e sostenerti con quello che coltivi
    No perchè attraverso la combinazione di elettricità e azoto puoi creare le condizioni di tutte le piante e quindi creare abbondanza senza vivere in un sistema capitalista, e comunque ritornare all' agricoltura bisogna considerare che i capitalisti dispongono di terreni migliori e più produttivi, con queste disparità è impensabile che la soluzione sia semplicemente zappare la terra

    Le cose non vanno sempre bene. Semplicemente, nel comunismo le cose vanno sempre male
    le cose che non avanno bene sono smepre prevedibili, si congelano forze produttive , le cose vanno sempre male semplicemente eprchè non viviamo in una società comunista nel quale le cose andranno sempre bene o almeno tutto sarà prodotto in base alle necessità della natura

    Mettiamola così, allora: io non sono disposto a sacrificare il mio profitto personale per far stare meglio la collettività
    E io ti ripeto che la collettività è u concetto astratto, non esiste la popolazione senza considerare il valore di scambio nel quale si producono le disuglianze, esistono lel classi non la collettività, e si sceglie solo da che parte stare

    Irrilevante. L'Unione Sovietica non ha avuto alcun ruolo in Italia
    Anche il nazismo era fascismo non ha fatto una guerra contro il fascismo? senza la spinta antifascista ( che non nasce dall' oggi al domani ma è un prodotto di iversi anni) non si sarebbe prdotto nulla, se si sono avuti più diritti rispetto a prima per qualche periodo in Italia bisogna solo ringraziare il maggior livello di cultura raggiunto e ciò è avvenuto per merito di Stalin

    Lenin è tra i peggiori populisti della storia della sinistra. La cosa brutta è che è riuscito a conquistare uno stato intero
    con la sua rivoluzione in tutti i paesi s' europa sono sorti moviementi e l' orario di lavoro è stato ridotto a 8 ore, l' unione sovietca è passato da paese contadino a paese avanzato, non era così incapace come politico al contrario di Grillo

    Conosco bene la storia. Loro hanno voluto fare il comunismo e hanno prodotto fame, morte e distruzione
    Ah perchè se la borghesia ti oprrime cosa pretendi? carezze e baci?
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  5. L'avatar di devilheart devilheartdevilheart è offline #35
    31-05-16 17:26

    Citazione vicall Visualizza Messaggio
    Però lui ottiene un profitto grazie a te on il tuo lavoro che è maggiore rispetto ai costi che investe, la differenza è che i suoi costi dei li trova sotto mano mentre tu devi spendere dei giorni e delle ore( oltre alle spese giornaliere per il trasporto per far guaagnare le lobby petrolifere, secondo te perchè non si investe nel telelavoro?)
    Grimnir2, riscrivilo in italiano

    Non è merito del capitalismo am delle forze prouttive proletarie
    Il capitalismo ha il merito di creare un'ambiente dove le persone, con le loro capacità, lavorano assieme per raggiungere i fini individuali

    Nel capitalismo i settori sono in lotta e competizione tra loro e lo sviluppo in un dato settore può intralciare lo sviluppo in un' altro, oppure allargare la riproduzione in maniera tale che tutto viene trasofrmato in merce anche cò che prima non lo era
    Non vuol dire niente. I settori non sono in lotta tra di loro. Esistono perché le persone hanno necessità diverse

    No perchè attraverso la combinazione di elettricità e azoto puoi creare le condizioni di tutte le piante e quindi creare abbondanza senza vivere in un sistema capitalista, e comunque ritornare all' agricoltura bisogna considerare che i capitalisti dispongono di terreni migliori e più produttivi, con queste disparità è impensabile che la soluzione sia semplicemente zappare la terra
    Io continuo a fare quello che ho fatto fino a questo momento: vivere bene

    le cose che non avanno bene sono smepre prevedibili, si congelano forze produttive , le cose vanno sempre male semplicemente eprchè non viviamo in una società comunista nel quale le cose andranno sempre bene o almeno tutto sarà prodotto in base alle necessità della natura
    Dillo ai proletari che Stalin ha mandato a morire in Siberia

    E io ti ripeto che la collettività è u concetto astratto, non esiste la popolazione senza considerare il valore di scambio nel quale si producono le disuglianze, esistono lel classi non la collettività, e si sceglie solo da che parte stare
    La collettività è una cosa concreta. è qualsiasi gruppo di persone con più di un elemento

    Anche il nazismo era fascismo non ha fatto una guerra contro il fascismo? senza la spinta antifascista ( che non nasce dall' oggi al domani ma è un prodotto di iversi anni) non si sarebbe prdotto nulla, se si sono avuti più diritti rispetto a prima per qualche periodo in Italia bisogna solo ringraziare il maggior livello di cultura raggiunto e ciò è avvenuto per merito di Stalin
    Il comunismo è contro la cultura che non è quella di stato. Abbiamo eliminato nazismo e fascismo. Ci manca solo da eliminare il comunismo

    con la sua rivoluzione in tutti i paesi s' europa sono sorti moviementi e l' orario di lavoro è stato ridotto a 8 ore, l' unione sovietca è passato da paese contadino a paese avanzato, non era così incapace come politico al contrario di Grillo
    E gli stati che sono stati alla larga dal comunismo hanno ottenuto progressi maggiori

    Ah perchè se la borghesia ti oprrime cosa pretendi? carezze e baci?
    La borghesia non mi opprime perché io faccio parte della borghesia
    Rispondi con Citazione 

  6. vicallvicall è offline #36
    01-06-16 10:41

    Citazione devilheart Visualizza Messaggio
    Grimnir2, riscrivilo in italiano
    Grimniri che? Dì piuttosto che non sai rispondere perchè sai che ho ragione su quel che ho detto

    Il capitalismo ha il merito di creare un'ambiente dove le persone, con le loro capacità, lavorano assieme per raggiungere i fini individuali
    Ma quale ambiente armonico, il lavoro che fai lo faresti prima se lo facessi tranquillamente a casa senza consumare stress e fatica per il trasporto, per andare dove? nel tempio dell' armonia? no è un luogo dove prende forma la differenziazione di classe, mentre almeno in casa eri libero, c' è chi guadagna chi più chi meno, chi fa' un lavoro migliore e chi invece deve pulire i cessi ( io farei fare questo lavoro ai borghesi), il borghese è padrone ella tua vita in quell' arco di tempo, lo sai perchè non c ' è il telelavoro? presumo sia perchè le imprese prendono proventi dalle lobby petrolifere

    Non vuol dire niente. I settori non sono in lotta tra di loro. Esistono perché le persone hanno necessità diverse
    Si ma all' inizio le necessità erano molto meno il capitalismo li ha moltiplicato, non lo vedi che la nostra epoca ci fa' stressare per cose vane e inutili? leggiti lo stato di natura di rousseau

    Io continuo a fare quello che ho fatto fino a questo momento: vivere bene
    Vuol dire che non hai realizzato il bene superiore

    Dillo ai proletari che Stalin ha mandato a morire in Siberia
    Voglio documenti, non che mi riepiloghi i morti in una guerra perchp i guerra si trattava, voglio ricordarti ch el' unione sovietica è diventato un granissimo stato controllato dai lavoratori( seppur nella forma limitata del capitalismo di stato) in cui la terra era loro mentre prima quella zona se la dividevano i proprietari terrieri

    La collettività è una cosa concreta. è qualsiasi gruppo di persone con più di un elemento
    uesti sono solo concetti astratti se non prendono forma concretamente nella natura, purtroppo la scienza borghee ti ripempie di cose astratte, di numeri ma non analizza le cose nelle sue radici

    Il comunismo è contro la cultura che non è quella di stato. Abbiamo eliminato nazismo e fascismo. Ci manca solo da eliminare il comunismo
    Infatti la cultura borghese è da eliminare dal momento che condice alla passività

    E gli stati che sono stati alla larga dal comunismo hanno ottenuto progressi maggiori
    Questo realmente solo con la sconfitta del fascismo e comunque evi anche ringraziare che c' era la competizione con il comunismo altrimenti te lo scordi i diritti civili, conla fine del comunismo infatti negli ultimi 20 30 anni abbiamo solo visto leggi che tutelano i borghesi e schiavizzano i proletari

    La borghesia non mi opprime perché io faccio parte della borghesia
    Io no e lotto contro di essa, per esserlo però evi controllare die mezzi i produzione, altrimenti sei solo un sottoproletario
    Rispondi con Citazione 

  7. L'avatar di devilheart devilheartdevilheart è offline #37
    01-06-16 12:24

    Citazione vicall Visualizza Messaggio
    Grimniri che? Dì piuttosto che non sai rispondere perchè sai che ho ragione su quel che ho detto
    Fai dei discorsi uguali a quelli che faceva un utente bannato a vita. Puzzi di fake. Comunque, non ti rispondo finché non riscrivi in modo comprensibile

    Ma quale ambiente armonico, il lavoro che fai lo faresti prima se lo facessi tranquillamente a casa senza consumare stress e fatica per il trasporto, per andare dove? nel tempio dell' armonia? no è un luogo dove prende forma la differenziazione di classe, mentre almeno in casa eri libero, c' è chi guadagna chi più chi meno, chi fa' un lavoro migliore e chi invece deve pulire i cessi ( io farei fare questo lavoro ai borghesi), il borghese è padrone ella tua vita in quell' arco di tempo, lo sai perchè non c ' è il telelavoro? presumo sia perchè le imprese prendono proventi dalle lobby petrolifere
    Nel mio lavoro il teleworking è possibile ed è anche incoraggiato. Io ho deciso di non lavorare a casa perché sono più contento di lavorare in ufficio

    Si ma all' inizio le necessità erano molto meno il capitalismo li ha moltiplicato, non lo vedi che la nostra epoca ci fa' stressare per cose vane e inutili? leggiti lo stato di natura di rousseau
    Le necessità sono in costante aumento dall'inizio della storia perché ogni individuo vuol stare meglio di prima

    Vuol dire che non hai realizzato il bene superiore
    Il bene superiore è il mio bene individuale

    Voglio documenti, non che mi riepiloghi i morti in una guerra perchp i guerra si trattava, voglio ricordarti ch el' unione sovietica è diventato un granissimo stato controllato dai lavoratori( seppur nella forma limitata del capitalismo di stato) in cui la terra era loro mentre prima quella zona se la dividevano i proprietari terrieri
    I gulag sono storia. L'Unione Sovietica era controllata dai funzionari del partito

    uesti sono solo concetti astratti se non prendono forma concretamente nella natura, purtroppo la scienza borghee ti ripempie di cose astratte, di numeri ma non analizza le cose nelle sue radici
    5 persone in una stanza sono già collettività. I proletari sono una collettivitò

    Infatti la cultura borghese è da eliminare dal momento che condice alla passività
    La cultura comunista invece conduce al gulag

    Questo realmente solo con la sconfitta del fascismo e comunque evi anche ringraziare che c' era la competizione con il comunismo altrimenti te lo scordi i diritti civili, conla fine del comunismo infatti negli ultimi 20 30 anni abbiamo solo visto leggi che tutelano i borghesi e schiavizzano i proletari
    Ringrazio solo che il PCI non abbia mai vinto le elezioni

    Io no e lotto contro di essa, per esserlo però evi controllare die mezzi i produzione, altrimenti sei solo un sottoproletario
    E io mi diverto a guardare la mia polizia che ti prende a manganellate
    Rispondi con Citazione 

  8. vicallvicall è offline #38
    01-06-16 13:24

    Citazione devilheart Visualizza Messaggio
    Fai dei discorsi uguali a quelli che faceva un utente bannato a vita. Puzzi di fake. Comunque, non ti rispondo finché non riscrivi in modo comprensibile
    Non sono un fake non ti preocupare e non ripeto 2 volte la stessa cosa

    Nel mio lavoro il teleworking è possibile ed è anche incoraggiato. Io ho deciso di non lavorare a casa perché sono più contento di lavorare in ufficio
    Bene questo conferma che non bisogno del borghese per fare il lavoro, il fatto che vuoi andare in ufficio significa solo che anche tu vuoi diventare borghese

    Comunque dimmi che lavoro fai e che ruolo ha avuto il borghese nel tuo lavoro così almeno ti dico i più sul modo in cui ti sfrutta

    Le necessità sono in costante aumento dall'inizio della storia perché ogni individuo vuol stare meglio di prima
    No sono i borghesi a stabilire le necessità spesso in contrasto con il nostro vero essere

    Il bene superiore è il mio bene individual
    Ma anche qui l' astrattezza che pretende di elemnare la natura

    I gulag sono storia. L'Unione Sovietica era controllata dai funzionari del partito
    i borghesi hanno fatto molti più morti nei secoli nel quale ha dominato

    5 persone in una stanza sono già collettività. I proletari sono una collettivitò
    E isoliamo il borghese che si piglia il plusvalore i queste 5 persone, questo è il comuismo dire le cose come stato, che dietro 10 persone che lavorano c' è un borghee che accumula tutti i loro sforzi, inutile criticare al collettività se dietro c' è una classe che la consuma


    Ringrazio solo che il PCI non abbia mai vinto le elezioni
    partito borghese, i meschini borghesi purtroppo mettono le mani anche sul comunismo, se ci fosse stato vero comunismo i borghesi sarebbero spariti
    E io mi diverto a guardare la mia polizia che ti prende a manganellate
    Tanto le vere rivoluzioni accaon pr ongiunzioni astrali, una volta che c'i sarà una congiunzione astrale positiva i proletari avranno abbastanza convinzione e forza e per i borghesi non c' è più speranza
    Rispondi con Citazione 

  9. L'avatar di devilheart devilheartdevilheart è offline #39
    02-06-16 09:21

    Citazione vicall Visualizza Messaggio
    Non sono un fake non ti preocupare e non ripeto 2 volte la stessa cosa
    Se scrivi in modo incomprensibile e non vuoi riscrivere allora non aspettarti una risposta

    Bene questo conferma che non bisogno del borghese per fare il lavoro, il fatto che vuoi andare in ufficio significa solo che anche tu vuoi diventare borghese

    Comunque dimmi che lavoro fai e che ruolo ha avuto il borghese nel tuo lavoro così almeno ti dico i più sul modo in cui ti sfrutta
    Non bisogno . Ti dispiace scrivere in italiano vero? Io non devo diventare borghese. Io sono borghese. Cosa faccio sono affari miei . Ti basta sapere che non è un lavoro che posso fare autonomamente da solo

    No sono i borghesi a stabilire le necessità spesso in contrasto con il nostro vero essere
    Le necessità sono in costante aumento da ben prima che esistesse il concetto di "borghese"

    Ma anche qui l' astrattezza che pretende di elemnare la natura
    Io sono io e conosco i miei bisogni meglio di chiunque altro. Questo è un concetto molto contreto

    i borghesi hanno fatto molti più morti nei secoli nel quale ha dominato
    Ma per una buona ragione

    E isoliamo il borghese che si piglia il plusvalore i queste 5 persone, questo è il comuismo dire le cose come stato, che dietro 10 persone che lavorano c' è un borghee che accumula tutti i loro sforzi, inutile criticare al collettività se dietro c' è una classe che la consuma
    Critico la collettività perché la collettività non capisce un cazzo di come funziona l'economia

    partito borghese, i meschini borghesi purtroppo mettono le mani anche sul comunismo, se ci fosse stato vero comunismo i borghesi sarebbero spariti, tornati nelle fogne
    Tutti i comunisti pesano che il loro sia il comunismo vero. Hanno portato fame, morte e distruzione ovunque abbiano raggiunto il potere

    Tanto le vere rivoluzioni accaon pr ongiunzioni astrali, una volta che c'i sarà una congiunzione astrale positiva i proletari avranno abbastanza convinzione e forza e per i borghesi non c' è più speranza
    Peccato. Poteva nascere una discussione interessante, anche se ciclica. Passo e chiudo
    Rispondi con Citazione 

  10. vicallvicall è offline #40
    02-06-16 11:09

    Peccato. Poteva nascere una discussione interessante, anche se ciclica. Passo e chiudo
    Non conosci l' astrologia disciplina congetturale male reale, è dimostrato che tutte le rivoluzioni accadono per qualche congiunziona astrale

    Critico la collettività perché la collettività non capisce un cazzo di come funziona l'economia
    l' economia è stata creata proprio per servire la classe dominante non come scienza indipendente, unica isciplina che ha questa natura
    Rispondi con Citazione 

  11. vicallvicall è offline #41
    02-06-16 12:13

    Citazione vicall Visualizza Messaggio
    Non conosci l' astrologia disciplina congetturale male reale, è dimostrato che tutte le rivoluzioni accadono per qualche congiunziona astrale



    l' economia è stata creata proprio per servire la classe dominante non come scienza indipendente, unica isciplina che ha questa natura
    Io sono io e conosco i miei bisogni meglio di chiunque altro. Questo è un concetto molto contreto
    Nello stato di natura vivevamo infatti senza i bisogni che ci ha tramesso la civilità

    Le necessità sono in costante aumento da ben prima che esistesse il concetto di "borghese"
    Infatti sono stati causati dalla civilità

    Io non devo diventare borghese. Io sono borghese.
    Allora se lo sei si spiegano tutte le risposte, e conferma che il comunismo è una dottrina autentica perchè è odiata solo ai borghesi, i sottoproletari solaitamente stanno dalla parte del più forte, e se in unì epoca storica i più fori sono i comunisti cambiano casacca
    Rispondi con Citazione 

  12. vicallvicall è offline #42
    02-06-16 17:50

    Nel 2015 aumentati i morti sul lavoro

    Pochi giorni prima che il 1° Maggio scorso il capo dello Stato Mattarella ipocritamente deponesse una corona di fiori al monumento delle Vittime sul Lavoro, presso la sede dell'Inail in piazzale Giulio Pastore a Roma, l'Istituto stesso, che si occupa di infortuni sul lavoro, lanciava “L'Inail open data”, rivelando delle cifre estremamente preoccupanti. Nel 2015 rispetto al 2014 sono aumentati del 16,15% gli infortuni mortali sul lavoro, arrivando a ben 1.172, a fronte dei 1.009 del 2014. Ben 163 incidenti mortali in più l'anno scorso. L'istituto precisa inoltre che le statistiche del 2015, in particolare sugli incidenti mortali, hanno ancora carattere provvisorio, essendo oggetto di istruttorie giudiziarie. A questa mattanza si aggiungono i 184 infortuni mortali verificatisi in Italia nei primi 4 mesi del 2016, essendo la denuncia pubblicata a fine aprile.

    Il problema delle morti bianche purtroppo è ben più vasto di quanto i numeri citati rivelino. Esiste infatti l'intero terribile capitolo dei decessi per amianto. Ben 6.000 in Italia ogni anno, fra tumori polmonari, malattie correlate e mesoteliomi.
    Che vi sia certamente una scarsa o nulla attenzione alla salute e alla sicurezza dei lavoratori italiani lo dimostrano anche altri dati, riguardanti un periodo più recente. Crescono infatti in generale le malattie professionali nel 2016. Nel periodo gennaio-marzo, corrente anno, sono state 15.871 le denunce di malattia professionale. Si è in sostanza registrato un aumento del +4,6% rispetto al periodo gennaio-marzo 2015.
    Ma tornando alle “morti bianche”, secondo l'Inail, l'incremento 2015 di infortuni è "un dato preoccupante, che interrompe l'andamento positivo nel periodo di riferimento 2010-2014, quando si era registrata una flessione del 24,21%". Cosa succede? E' possibile che l'estrema flessibilità imposta dal Jobs Act e i massacranti turni di lavoro abbiano inciso su questo incremento?
    Infatti è proprio in questa direzione che bisogna andare a guardare. Un dato interessante per capire è il fatto che la Toscana, una volta più avanzata in tema di sicurezza sul lavoro e una delle prime regioni in termini di investimenti in sicurezza è diventata adesso una delle regioni con il più alto numero di morti sul lavoro (109 nel 2015). La prima deduzione logica è che non investendo più in sicurezza anche quelle regioni che una volta erano più avanzate stanno tornando indietro.
    Altro dato da tenere a mente è che gli infortuni mortali sul lavoro sono aumentati contestualmente all'aumento delle ore lavorate. Non siamo ancora al livello pre crisi, ma registriamo che a un minimo incremento di lavoro è corrisposto un abnorme incremento di incidenti mortali.
    Questo può voler dire solo una cosa: vi è un abuso del ricorso al lavoro superprecario e supersfruttato, come previsto nelle nuove forme contrattuali del Jobs act. Nei giorni scorsi l'Inail stesso, che a detta di molti sindacalisti non svolge fino a fondo il suo ruolo di supervisione e prevenzione, aveva lanciato l'allarme sull'abuso dei voucher, generalizzati nel 2012 dal governo Monti e utilizzati ormai in modo selvaggio in quasi tutti i settori lavorativi, dal primario, agricoltura, alle industrie, al terziario. soprattutto nei servizi. Si stanno estendendo a macchia d’olio. Nel solo 2015 l’incremento è stato del 66%.
    Questi voucher sono diventati addirittura un meccanismo per coprire il lavoro nero. Si sono verificati casi di lavoratori immediatamente “regolarizzati” tramite voucher pochi secondi prima della visita dell'ispettore o, situazione ancora più infame se possibile, di lavoratori in nero immediatamente “regolarizzati” tramite voucher non appena subiscono un incidente.
    Nel 2012 gli incidenti di lavoratori retribuiti con i ticket erano stati 436, nel 2014, contestualmente all'estensione di questa forma “contrattuale”, gli incidenti si sono triplicati, arrivando a circa 1.400. Per il 2015 non ci sono ancora i numeri definitivi, ma tutto fa pensare che siano in crescita esponenziale. In crescita purtroppo anche le morti bianche dei voucheristi che si sono triplicate due nel 2013, sei nel 2014.
    Ciò era prevedibilissimo. A cosa poteva portare se non a questo, ci chiediamo, il supersfruttamento dei voucheristi, ma anche con il fatto che i padrone non sono più interessati a investire nella sicurezza e nella formazione dei “neo-assunti”, poiché hanno a disposizione milioni di potenziali lavoratori da spremere finché è necessario e poi estrometterli dal lavoro, senza pagare nulla.
    Lo abbiamo detto a chiare lettere che le recenti controriforme dei diritti dei lavoratori, che hanno azzerato ogni tutela, avrebbero portato ad una vera e propria macelleria. Ne è responsabile in primo luogo Renzi, che ha sulla coscienza tutti questi lavoratori morti, infortunati o ammalatisi.
    Renzi va avanti per la sua strada, fregandosene anche del moltiplicarsi delle morti sul lavoro. Ma è la lotta di classe e di piazza che sviluppandosi deve porsi la questione di rispedire al mittente tutte le controriforme del diritto del lavoro fin qui approvate e fermare al più presto questo governo neofascista di macellai in camicia bianca.
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  13. vicallvicall è offline #43
    03-06-16 16:05

    L'arte e la grafica della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria sono un esempio da seguire per sostenere la lotta di classe contro il capitalismo e per il socialismo

    La Grande Rivoluzione Culturale Proletaria (GRCP) ha avuto il merito di dare un grande sviluppo alla grafica politica legando in maniera stretta la linea politica all'arte. Il proletariato e gli studenti che in massa lottavano contro la cricca revisionista di Liu Shaoqi e Deng Xiaoping, presero in mano direttamente il lavoro di propaganda politica per tradurlo in immagini dirette ed efficaci secondo le indicazioni di Mao: “..la letteratura e l'arte entrino a far parte integrante dell'intero meccanismo della rivoluzione, operino come una potente arma per unire ed educare il popolo, per colpire e annientare il nemico e aiutino il popolo a combattere compatto il nemico. ” (Mao, dal Discorso di apertura alla conferenza di Yenan sulla letteratura e l'arte . Maggio 1942. Opere scelte ed it. volume III pag.68). E mettendo in pratica ”l'unità tra la politica e l'arte, l'unità tra il contenuto e la forma, l'unità tra il contenuto politico rivoluzionario e la forma artistica possibilmente perfetta. Le opere che mancano di qualità non hanno forza, per quanto progressiste siano dal punto di vista politico. ”(Ibidem,pag.89)
    Mao per primo aveva dato l'esempio lanciando il suo dazebao (giornale murale scritto a grandi caratteri), “Fuoco sul quartier generale! ”, durante i lavori dell'Undicesima sessione plenaria dell'VIII CC del Pcc. Aveva lanciato questa parola d'ordine e unito politica e arte. A cominciare dalla scelta del titolo che è anzitutto una potente immagine capace di chiamare alla mobilitazione le Guardie rosse e milioni di rivoluzionari come poi accadde.
    I dazebao quindi si arricchirono in maniera determinante con la grafica politica che divenne via via di alto livello e sempre più efficace.
    Nelle città come nelle campagne ogni spazio pubblico per l'affissione vedeva i dazebao accompagnati sempre da immagini di lavoratori e Guardie rosse in lotta che invitavano a tenere alta la bandiera del pensiero di Mao, a colpire i dirigenti e i quadri di partito revisionisti e borghesi, a studiare il marxismo-leninismo e a portare fino in fondo la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria (GRCP).
    Pur essendo stati usati in Cina anche in precedenza, i “dazebao” durante la GRCP divennero lo strumento principale per permettere alle masse popolari di esporre pubblicamente e sottoporre alla discussione generale le rispettive posizioni eludendo il controllo e la censura, specie a Pechino, imposti dalla cricca revisionista di Liu Shaoqi e Deng e dal responsabile della stampa e propaganda del PCC. Oltre ai dazebao si diffusero anche le realizzazioni artistiche affisse come manifesti. Nella maggioranza dei casi erano autoprodotti dai vari gruppi rivoluzionari, anche con mezzi di fortuna, ma rivelavano un'inedita inventiva e creatività rivoluzionari che avevano la capacità di unire le tecniche tradizionali a uno stile grafico rivoluzionario che rompeva con quella stampa di partito senz'anima a cui si affidavano i revisionisti.
    All'inizio la grafica era spesso realizzata con i pennelli, utilizzando il colori rosso e nero oppure con stampi di legno. In un tempo relativamente breve furono realizzate anche delle mostre per far conoscere a livello di massa questi manifesti e spingere all'emulazione allo scopo di elevare ancora di più il livello politico e artistico. In questa pagina ci limitiamo ad alcuni esempi ricordando che altre di queste opere sono state pubblicate su “Il Bolscevico” n.1 del 2014, n. 33 del 2015, n.1-2-21-22 del 2016. Quando fu possibile furono realizzati poi manifesti e stampe a più colori e diffuse in milioni di copie per coprire le richieste di tutte le masse rivoluzionarie del paese.
    Come non ricordare a questo proposito il dipinto “Mao sulla strada per Anyuan” che ristabiliva la verità storica sulla organizzazione dello sciopero dei minatori fatta da Mao mentre il Pcc in mano a Liu Shoqi e Deng Xiaoping l'attribuiva allo stesso Liu Shaoqi. Divenne un manifesto-simbolo e le richieste furono tali che ne furono stampate 900 milioni di copie confermando la lungimiranza di Mao in merito all'unità tra politica e arte.
    La grafica era molte volte il frutto di discussioni politiche e di lavoro collettivo e realizzata frequentemente da vere e proprie commissioni di lavoro create all'interno dei vari gruppi di Guardie rosse e nelle unità di produzione dei lavoratori e dei contadini.
    La partecipazione diretta dei “padroni dei tempi ”, come li chiama Mao, cioè gli operai, i contadini e i soldati, portò alla realizzazione di manifesti che vedevano rappresentavano come protagonisti e soggetti centrali proprio gli operai, i contadini e i soldati dell'Esercito popolare di liberazione impegnati nel sostenere il pensiero di Mao e la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria. È forse una delle poche volte nella storia del movimento operaio internazionale, dalla Grande Rivoluzione d'Ottobre, che i lavoratori sono i protagonisti-soggetti dei propri manifesti oltre che ispiratori degli artisti rivoluzionari.
    A questo proposito ricordiamo che nel novembre 1966 più di ventimila di questi lavoratori rivoluzionari impegnati nel campo della letteratura e dell'arte confluirono a Pechino da tutte le parti del paese per dimostrare il loro appoggio e impegno a lavorare fino in fondo per la Grande Rivoluzione Culturale Proletaria, rispondendo all'appello di Mao: “la cultura rivoluzionaria è per le larghe masse popolari una potente arma rivoluzionaria. Prima della rivoluzione prepara ideologicamente il terreno; durante la rivoluzione è un settore importante, anzi essenziale, di combattimento, sul fronte generale della rivoluzione ” (Mao,“Sulla nuova democrazia” . Gennaio 1940. Opere scelte ed it. Vol, II).
    La Grande Rivoluzione Culturale Proletaria ha influenzato anche sotto l'aspetto della grafica rivoluzionaria i movimenti politici rivoluzionari di tutto il mondo e in Italia la Grande Rivolta del 68.
    I marxisti-leninisti e più in generale i rivoluzionari italiani impararono a usare le nuove tecniche per stampare in proprio, fecero largo uso di manifesti manoscritti e si sforzarono di dare una buona forma artistica alla loro propaganda in maniera da tale da risultare più incisivi.
    I primi quattro pionieri del PMLI colsero subito questo aspetto e, pur poveri e privi di mezzi tecnici, dettero vita a una stampa e propaganda efficace e ben curata dal punto di vista grafico. La compagna “Lucia” Nerina Paoletti fu la prima artefice della linea grafica dell'allora OCBI (m.l.) (l'Organizzazione da cui nascerà il PMLI) e con cartoni intagliati, lettere disegnate con le sagome per fare i titoli, barattoli di tempera da muro nera e rossa e pennarelli contribuì a ideare e realizzare in scantinati e nella sede centrale numerosi manifesti e dazebao. Poi arrivò anche la stampa con la serigrafia (altra tecnica di stampa che in quegli anni poteva essere realizzata in proprio). Successivamente fu possibile stampare tutto il materiale di propaganda politica ma la linea indicata da Mao e sviluppata durante la GRCP di tenere saldamente uniti il contenuto politico e l'arte non è mai stata abbandonata e ancora oggi ogni lavoro grafico deve tenere alto il livello, evitare lo stile stereotipato e corrispondere alla linea del Partito.
    Mentre il PMLI è l'erede e continua a ispirarsi, sia pure con un suo stile peculiare, alla grafica creativa della Grande Rivoluzione Culturale Proletaria, oggi la Cina revisionista e fascista di Xi Jinping l'ha radicalmente rinnegata e affossata. Ecco perché vogliamo pubblicare uno squallido manifesto del 1992 che riporta quest'“edificante frase” di Deng: “Dobbiamo fare di più e fare meno chiacchiere vuote”. Una dimostrazione plateale di quanto essa sia lontana anni luce dalla Cina di Mao.

    1 giugno 2016


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  14. vicallvicall è offline #44
    20-06-16 23:33

    La posizione di Stalin circa l’insurrezione in Italia dopo il 1945

    REDAZIONE NOICOMUNISTI

    Vanno fatte alcune precisazioni in merito alla “mancata presa del potere nel primo dopoguerra da parte del Pci”.

    La situazione internazionale: l’URSS usciva da un tremendo conflitto, l’armamento nucleare USA, l’esperienza della durissima sconfitta in Grecia al tentativo di presa del potere da parte del Partito Comunista, la politica quantomeno “ambigua” della Jugoslavia di Tito, la presenza di truppe USA, la possibilità di un intervento di truppe francesi e inglesi.
    Il PCI era sì molto forte ma non disponeva di armi sufficienti, di un servizio di informazioni ecc (vedere nell’articolo i rilievi di Stalin)
    Quindi non è che il PCI abbandonò l’idea della presa del potere per ragioni revisionistiche ma per considerazioni strategico militari

    In questo caso, la critica rivolta a Togliatti non deve essere incentrata tanto sull’abbandono dell’idea dell’insurrezione ma sul fatto che egli se ne servì per spingersi fino alla progressiva e totale eliminazione dal PCI, di tutti gli elementi provenienti dalla lotta partigiana.
    alvaro
    Il tenente Alvaro e alcuni partigiani che poi saranno membri della Volante Rossa

    DA UN ARTICOLO INEDITO SULLA QUESTIONE DELL’INSURREZIONE ARMATA E DEL PCI DI DAVIDE SPAGNOLI

    “Dal 12 al 14 dicembre 1947 Pietro Secchia, all’epoca Vicesegretario del PCI e responsabile dell’Ufficio Organizzazione, è a Mosca per una serie di incontri con Zdanov e con Stalin. Il 1947 è un anno estremamente duro per il PCI. Il I maggio, come abbiamo visto, avviene la strage di Portella della Ginestra, il 2 giugno De Gasperi espelle i comunisti dal governo. Sempre in giugno continua l’attacco armato nei confronti del PCI e delle sue sedi in Sicilia, in luglio viene formata una fitta rete di organizzazioni reazionarie parafasciste, e falsi raggruppamenti comunisti e socialisti che hanno lo scopo di fare da agenti provocatori contro la sinistra. Il nuovo governo De Gasperi fa piazza pulita di tutti i partigiani entrati nella pubblica amministrazione e in novembre viene rimosso il prefetto di Milano Ettore Troilo, l’ultimo proveniente dalla Resistenza. In tutta Italia i comunisti vengono espulsi dai luoghi di lavoro e gli ex fascisti tornano ad occupare i posti che già detenevano durante il regime di Mussolini. Si moltiplicano anche gli atti di violenza della polizia – nella quale sono fortemente presenti gli ex fascisti – nei confronti degli operai in lotta. Quindi quando Secchia giunge a Mosca il PCI è sottoposto da mesi ad un forte attacco. Durante i colloqui moscoviti Secchia, il 12 dicembre 1947, interroga Stalin chiedendogli « […] Voi ritenete che adesso la situazione internazionale sia tale che si debba evitare nel momento attuale di trasformare la lotta in guerra civile? ».

    Vale la pena leggere con attenzione quanto Stalin risponde a Secchia due giorni dopo, il 14 dicembre, « Noi riteniamo che adesso non si debba adottare la linea dell’insurrezione, ma bisogna essere pronti, nel caso il nemico attacchi. Sarebbe bene rafforzare le organizzazioni dei partigiani italiani, accumulare più armi. Sarebbe bene avere un proprio servizio di informazioni, che possa procurare notizie sui piani del nemico. Bisogna farlo, in modo che il nemico non colpisca a sorpresa. Bisogna introdurre qualcuno nei quartier generali e negli organi dirigenti dell’avversario. Se questo è difficile, allora si deve stringere conoscenza con persone che hanno notizie sul lavoro dei quartier generali e degli organi dirigenti dell’avversario. In una parola, bisogna non essere ciechi, ma avere occhi, avere un servizio di informazioni. […] Il compagno Stalin ripete che, così, in primo luogo bisogna avere un servizio di informazioni,preparare i quadri ad esso necessari, e in secondo luogo bisogna avere un servizio di sicurezza. Dal servizio di sicurezza, in seguito, può svilupparsi una forza armata, se sarà necessario. Inoltre bisogna avere propri uomini nelle forze armate del governo e nella polizia. […] » (1)

    Stalin, che di insurrezioni s’intende per davvero e conosce profondamente il PCI e i suoi dirigenti, dice apertamente a Secchia che i comunisti italiani sono troppo lontani dall’avere la struttura, l’organizzazione e la massa critica anche solo per poter pensare all’insurrezione. Il Partito Comunista di Togliatti, come abbiamo visto, è proiettato in direzione opposta, e infatti Stalin sottolinea come siano deboli le organizzazioni dei partigiani, scarse le armi, inesistenti il servizio informazione, la penetrazione negli apparati dello Stato e il servizio di sicurezza. Quindi la svolta di Salerno, e con essa il Partito nuovo, non sono un espediente propagandistico finalizzato a nascondere le vere intenzioni insurrezionali dei comunisti, ma rappresenta la reale e concreta trasformazione del PCI che si appresta a difendere la fragile democrazia conquistata con le armi, dandosi, per prima cosa, quella prospettiva politica di lungo respiro che farà del PCI il grande difensore della Repubblica nata dalla Resistenza. Altro che insurrezione, dice Stalin a Secchia, in questo dando un implicito riconoscimento di grande capacità politica a Togliatti, il futuro campo di battaglia per i comunisti italiani sarà la difesa della democrazia, costata al popolo italiano e alle forze democratiche e al PCI in particolare, un prezzo enorme(2). E nonostante la repressione e le provocazioni di De Gasperi, il Partito comunista sarà il vero fulcro dello sviluppo della democrazia italiana. Dunque anche sul piano militare il PCI non aveva preparato niente per la prospettiva dell’ora x dell’insurrezione armata.”

    Va aggiunto che Pietro Secchia all’epoca era vice segretario del PCI e responsabile dell’Ufficio quadri, il che significa che era lui che aveva in mano tutta la dirigenza intermedia del PCI, quindi quando Stalin gli dice che non ci sono le condizioni per andare avanti, si riferisce al suo operato, visto il grado e il ruolo che Secchia ricopriva nel PCI. Secchia, non va dimenticato, ha commissariato tutte le federazioni dell’Emilia-Romagna, escludendo dal ruolo e dal grado tutti, ripeto tutti, i segretari coinvolti nella Resistenza. La federazione di Forlì, ad esempio, è stata commissariata dal 1947 al 1956!!! E la decisione fu presa proprio da Secchia!!!
    Inoltre Secchia resterà nei ruoli sopra citati fino all’inizio del gennaio 1955.

    (1) Dagli archivi di Mosca. L’Urss, il Cominform e il PCI. 1943-1951, Carocci 1998, p. 287

    (2) Ibidem, p. 289-290

    https://noicomunisti.wordpress.com/2016/06...a-dopo-il-1945/

    Meno male che stalin non c' entrava con la resistenza
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  15. vicallvicall è offline #45
    24-06-16 20:19

    Ai ballottaggi sui sindaci del 19 giugno 2016
    Quasi metà dell’elettorato diserta le urne. I nuovi sindaci hanno una debole base elettorale
    A Napoli il record della diserzione col 64%. La destra riversa i suoi voti sul M5S. Renzi ammette la sconfitta ma non se ne va. L’ambizioso De Magistris votato solo da meno di un quarto degli elettori
    Il vero cambiamento lo può realizzare solo il socialismo e il proletariato al potere

    Dopo il 1° turno del 5 giugno, 126 comuni italiani, di cui 20 comuni capoluogo di provincia, per un totale di oltre 8 milioni e mezzo di elettori, il 19 giugno sono stati chiamati di nuovo alle urne per la scelta del sindaco al ballottaggio. Il dato più significativo sul piano politico ed elettorale, anche se per lo più ignorato dai partiti e dai media del regime neofascista, è l’ennesimo successo dell’astensionismo. Ignorare questo dato rende falsa e distorta ogni analisi del voto elettorale. Complessivamente non si è recato alle urne infatti quasi la metà dell’elettorato che ne aveva diritto, ossia il 49,5%, con un incremento rispetto al 1° turno del 9,4%.

    Sopra la media nazionale si sono collocati i comuni della Campania col 59,4%, della Calabria col 51,2% e della Liguria col 50,6%.
    Fra i comuni capoluogo il record assoluto va a Napoli col vertiginoso 64% di elettori che hanno disertato le urne, incrementandolo del 18,2% rispetto al 1° turno. E vola l’astensionismo anche a Caserta (63,8%) città alla quale spetta anche il record dell’incremento fra il 1° e il 2° turno, +34,7%, Brindisi (58,5%, +26,6%), Crotone (54,1%, +25,3%) e Trieste (52,6%, +6%)
    E ci riferiamo solo alla componente dell'astensionismo costituita dalla diserzione dalle urne alla quale andrebbero aggiunte le altre due componenti del voto annullato e lasciato in bianco.
    L'aumento dell'astensionismo fra il primo e il secondo turno non è un dato semplicemente fisiologico perché in passato lo scarto non era così consistente e comunque varia da città a città proprio perché l'elettorato non è più statico e sempre più sceglie consapevolmente di astenersi per punire questo o quel candidato, questo o quel partito parlamentare. In genere, la peggio tocca al governo uscente.
    In questa tornata l’astensionismo assume un significato ancor più importante, non solo perché erano chiamati alle urne gli elettori di città del calibro di Roma, Milano, Torino, Bologna, Napoli, Cagliari, Trieste, ma anche perché il M5S, ormai forte di un quinquennio di trascorsi elettorali e parlamentari, si è presentato all’elettorato come concreta e trasversale alternativa al bipolarismo fra “centro-sinistra” e “centro-destra” che ormai caratterizzava il confronto elettorale negli ultimi due decenni. Una nuova trappola politica ed elettorale che però solo in parte è riuscita a drenare l’astensionismo.
    La diserzione è più massiccia nei grossi centri, per esempio nei comuni capoluogo, rispetto ai comuni più piccoli dove evidentemente il controllo esercitato dalle istituzioni e dai partiti parlamentari, ma anche dalle cosiddette “Liste civiche” e dai singoli candidati sull'elettorato è maggiore e più capillare.

    Sindaci senza base elettorale

    Tutti i sindaci eletti in questa tornata elettorale, ivi compresi quelli del M5S a Roma e Torino o l’arancione De Magistris a Napoli, risultano avere una debole base elettorale. Se si prendono in considerazione tutti gli elettori che avevano diritto al voto, e non già solo i voti validi, i neosindaci nella stragrande maggioranza sono stati eletti da circa un terzo dell'elettorato e anche meno. Il che di fatto li delegittima e li sfiducia in partenza.
    Limitandoci ai comuni capoluogo: Virginia Raggi (M5S) a Roma e Chiara Appendino (M5S) a Torino vengono elette rispettivamente col 32,6% e il 29,1% degli elettori delle proprie città. Non meglio va al PD. Verginio Merola viene confermato sindaco di Bologna col 27,9% dei consensi. Stesso discorso per Michele De Pascale a Ravenna (27,6%) e Andrea Gnassi a Rimini che pur eletto al primo turno può contare solo sul 31,9% degli elettori.
    Massimo Zedda (Sel) viene confermato sindaco di Cagliari a capo di una coalizione di “centro-sinistra” col 29,7% degli elettori.
    I sindaci meno votati sono Angela Carluccio a capo di una lista civica di “centro” eletta a Brindisi col 19,9% e Carlo Marino del “centro-sinistra” eletto a Caserta col 21,5% degli elettori.

    De Magistris

    Poi c’è il caso eclatante dell’ambizioso, demagogo e spaccone sindaco arancione di Napoli, Luigi De Magistris che è stato eletto solo dal 23,6% degli elettori, meno di un quarto dei napoletani che ne avevano diritto. Egli ha vantato una presunta “vittoria schiacciante” che confermerebbe l’esperienza napoletana quale modello non solo per le altre città, ma addirittura per il governo nazionale e persino da esportare a livello internazionale. La verità è che De Magistris che pure è abile affabulatore e maestro in demagogia e populismo di falsa sinistra, rispetto alle elezioni del 2011 che lo elessero per la prima volta, lascia per strada ben 78.823 voti e ben 9 punti percentuali. E’ vero che fra il primo e il secondo turno ha guadagnato 13.127 voti, soprattutto da parte di elettori del M5S, ma occorre ricordare che nel 2011 fra il 1° e il secondo turno ne guadagnò addirittura 136.427.
    In cinque anni di governo il demagogo di Palazzo San Giacomo non è riuscito a convincere gli elettori astensionisti a votarlo, e si tratta soprattutto di elettori di sinistra. E questo nonostante nella presente tornata De Magistris fosse stato appoggiato e votato dai falsi comunisti e trotzkisti di ogni risma, compreso il partito filo terrorista dei Carc che pure a livello nazionale aveva dato indicazione di votare M5S. In ogni caso De Magistris è un bluff perché non è riuscito nemmeno in minima parte a risolvere i problemi delle periferie, del lavoro e della camorra.

    M5S

    E’ indubbio che il M5S può registrare una netta vittoria. Vince 19 ballottaggi su 20. Al ballottaggio in questi venti comuni ottiene 940.270 voti, ossia quasi il doppio di quelli presi al primo turno, quando i voti erano stati 471.136. In base all’analisi dei flussi elettorali tali vittorie sono comunque dovute in gran parte al fatto che la destra ha riversato i suoi voti sul M5S quando questo è andato al ballottaggio col “centro-sinistra”. E’ successo così a Roma e Torino. Al contrario, quando la sfida era tra “centro-sinistra” e “centro-destra” i voti del M5S sono andati soprattutto in soccorso di Lega Nord e Forza Italia come è successo a Bologna, Grosseto, Novara. È ormai provato che grazie al suo trasversalismo e dopo aver dato prova, laddove hanno in mano le città, ma anche in parlamento, di essere sostanzialmente dei “moderati” tutti interni al sistema, laddove riescono ad arrivare al ballottaggio, seppure in svantaggio, riescono poi a ribaltare il risultato del 1° turno e a vincere grazie alla convergenza dei voti del “centro-destra”.
    Così il M5S ha attualmente il vento in poppa. Grillo addirittura annuncia con boria: “È un giorno storico, da oggi cambia tutto. Ed è solo l’inizio”, lasciando intendere che il M5S punta dritto al governo centrale del Paese. Mentre gli altri leader, Di Maio in testa, sono già alla ricerca della benevolenza dei media nazionali e internazionali, dell’alta finanza e degli industriali, nonché del lasciapassare dei governi degli altri paesi europei e mondiali. Staremo a vedere alla prova dei fatti cosa rimarrà di questi proclami. La cosa certa è che l’elettorato italiano ormai non firma più cambiali in bianco e molto presto chiede il conto delle promesse fatte e non mantenute.

    Renzi e PD

    Fino a due anni fa anche Renzi aveva il vento in poppa, e oggi le sue vele si stanno già sgonfiando.
    Renzi e il PD sono stati costretti a incassare due colpi pesanti come la sconfitta di Roberto Giachetti a Roma e soprattutto di Piero Fassino a Torino che era dato per vincente sicuro. E si possono consolare solo con vittorie risicate a Milano e Bologna. Il bilancio finale dice che prima di queste elezioni il “centro-sinistra” aveva in mano 20 comuni capoluogo su 25 mentre ora gliene rimangono solo 8, 3 assegnati al primo turno e 5 al ballottaggio. Al “centro-destra”, che ne aveva 4 e pur ridotto ai minimi storici, ne vanno ora 10 anche se pesano le sconfitte di Milano, di Caserta e soprattutto di Varese, la città simbolo della Lega Nord. Al M5S vanno 3 comuni, oltre a Roma e Torino ha vinto infatti il ballottaggio a Carbonia. Tre sono i successi di liste civiche di “centro” e uno, Napoli, va alla lista arancione di De Magistris.
    Renzi ha ammesso la sconfitta, eppure non solo non se ne va ma cerca di leggere il risultato elettorale come un consenso dell’elettorato a quel “cambiamento” di cui lui stesso si proclama principale artefice.
    La verità è che l'elettorato di sinistra ha voluto punire il governo Renzi in primo luogo attraverso l'astensionismo e poi votando candidati e alleanze opposte a quelle del governo e del PD, com’è il caso di Sesto Fiorentino. E questo non è per il nuovo duce di Palazzo Chigi un buon viatico né per il referendum sulla controriforma costituzionale di ottobre prossimo, né per le prossime elezioni politiche. Tant’è che c’è già chi mette in discussione l’Italicum fascistissimum per prevenire una sonora sconfitta del PD e di Renzi in occasione delle elezioni per il parlamento italiano.

    Il vero cambiamento

    “Centro-sinistra”, “centro-destra”, Movimento 5 stelle, chiunque abbia prevalso sull'altro, alla fine la musica è e rimarrà sempre quella del capitalismo.
    Già in passato la borghesia ha alimentato delle grandi aspettative politiche ed elettorali che poi alla luce dei fatti si sono dimostrate solo una grande illusione e un grande inganno. Perché alla prova dei fatti se non si mette in discussione il capitalismo, il suo sistema economico, sociale, istituzionale, statale e militare, la sua politica interna, le sue alleanze politiche e militari internazionali, a cominciare dalla Ue e dalla Nato, non è possibile produrre alcun cambiamento sostanziale nelle condizioni di vita e di lavoro della classe operaia, delle masse popolari, giovanili e femminili italiane.
    Il vero cambiamento non passa certo né dal trasversale Movimento 5 Stelle, né dalla “rivoluzione governante” di De Magistris, né, tantomeno, da esponenti più o meno nuovi del “centro-sinistra”, per lo più fatti a misura e somiglianza di Renzi.
    Milioni di elettori lo hanno già oggettivamente compreso scegliendo l'astensionismo. Bisogna che maturi ora la coscienza fra le elettrici e gli elettori di sinistra, che occorre usare l'astensionismo come un voto dato al socialismo. Ci si può astenere per motivi diversi e i più disparati, tutti legittimi e efficaci, per esprimere il proprio dissenso verso i partiti parlamentari, le istituzioni rappresentative borghesi e i governi centrale, regionali e locali. Ma l’astensionismo che fa più male e lascia il segno più profondo è quello espresso consapevolmente e apertamente come voto dato al al socialismo. Perché è con questo voto che l’elettorato di sinistra si impegna a spendere le proprie preziose energie per l’avvento del socialismo e per la conquista del potere politico da parte del proletariato, che è la madre di tutte le questioni, e senza la quale non è possibile alcun vero cambiamento.
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