Ragionare intorno a Dio potrebbe sembrare, il più delle volte, a conti fatti, una perdita di tempo. Ma ci sono momenti in cui un uomo, o meglio l'uomo sensibile, il pensatore, si sente nudo di fronte alla grandezza del cosmo, e non può fare a meno di riflettervi. Ho visto questo topic, e non ho potuto fare a meno di pensare a Dio, alla vita dopo la morte, a quello in cui credo.
Non è facile per me giungere alla conclusione, dal momento che so benissimo di non poter sapere, non in questo. I miei pensieri si confondono continuamente: un giorno sono un ateo convinto di vivere lo spirito dionisiaco della vita, allegro e compiaciuto della sua potenza; il giorno dopo sono il messaggero di Dio, la guida delle anime pie, il primo tra i giusti. Dovrei trovare un equilibrio, ma non ci riesco.
L'unica sensazione che certamente mi coglie, se provo a darmi una qualche risposta, è un profondo sentimento d'angoscia, di inquietudine.
Penso che credere in Dio sia un po' avere una speranza sincera. Io voglio crederci: quando penso che morirò, che tutti quelli che conosco moriranno, che tutti quelli che mi conoscono e mi ricorderanno dopo la mia morte, moriranno anch'essi, mi sovviene alla mente, in modo limpido, l'idea condivisibile ch'io sia l'essere più insignificante dell'Universo. E provo a darmi pace con un senso non definito di giustizia: le anime che nel profondo, al di là d'ogni contesto pertinente il mondo reale, sono buone, è giusto che continuino ad esistere. E' una illusione, una nostalgia. Voglio credere che i giusti, i vinti di questo mondo, siano i vincitori dell'altro; voglio credere che un Dio esista, che un giorno tutto questo avrà un senso, che i miei nemici andranno all'inferno, che ci andrò io per non star loro vicini, anche se dovessi essere spedito in Paradiso a calci in culo.
La mia prigione è il mio corpo: sento di essere rinchiuso in uno spazio troppo piccolo per me. E' questa sensazione che potrebbe delineare l'esistenza di un'anima che vuole uscire, che non vuole arrendersi alle leggi biologiche, che andrà avanti dopo la morte.
Ma non mi sognerei mai di imporre la mia speranza al mio prossimo: c'è chi si accontenta dell'idea che la vita sia una sola, che sia solo questa, che tutto dopo finisca. Chi lo sa, magari loro saranno gli unici a cui non sarà data la possibilità di vivere in eterno; magari hanno ragione, ma a questo punto finirei col cadere in Pascal.
Sento di aver fatto un ragionamento a metà, perdonatemi.