Christof
Sì, sì, d'accordo... ma questo sarebbe potuto valere se ci fosse stata una minima disparità (chessò, un 7 a trama invece di 9)... qui stiamo parlando di un "voto molto basso" (o almeno così evinco da quello che scrive giopep) in confronto ad un "voto molto alto".
D'accordo che ci sia sempre un minimo di parzialità... ma qui non si capisce chi dei due sia stato meno imparziale o chi dei due lo sia stato di più! Insomma, io utente PC o PS2, che voglio sapere com'è la trama, mi ritrovo con da una parte un recensore che mi dice che è fantastica (tranne uno scadimento finale), ed uno che mi dice che è una mezza schifezza.
Secondo te, come faccio a capirci qualcosa? Devo fare come i romani e dire "In medio stat virtus"?
Houston, abbiamo un problema.
Mi pare evidente che la disparità di giudizio dipenda in massima parte dal parere del recensore sugli elementi, diciamo, "cinematografici" del gioco.
Che la realizzazione grafica, pur non eccellente (su PS2 si è visto ben di meglio), e la colonna sonora siano ottime siamo tutti d'accordo.
I difetti di giocabilità, longevità e via dicendo, quelli diciamo più oggettivi, sono sottolineati praticamente in tutte le recensioni che ho letto (vale a dire quelle su Internet e di alcune riviste britanniche, mi mancano quelle della concorrenza italiana), anche se viene loro dato più o meno peso a seconda del caso.
Da cosa dipende questo? Beh, ovviamente dal valore che il recensore attribuisce appunto al lato cinematografico di Fahrenheit. Del resto, è un po' quello che è accaduto con Killer 7, che difetti ne aveva, ma è stato promosso da tante riviste (compresa PSM che non gli ha messo 8 solo per la conversione da gamecube raffazzonata) proprio per il suo lato "artistico" (ricordo una rece di una rivista concorrente che diceva, sostanzialmente, "come gioco meriterebbe 8, ma gli diamo 9 per ciò che rappresenta").
Ora, se qualcuno di voi è solito leggere riviste di cinema o di musica, o in generale è solito frequentare forum o newsgroup in cui si discute di quegli argomenti, saprà fin troppo bene che la critica artistica è tutt'altro che una scienza esatta. Non fraintendiamo: ci sono regole in tutte le arti, anche il cinema ha una sua grammatica e delle sue leggi più o meno scritte che è bene rispettare e sulla base delle quali è possibile fare un lavoro di critica obiettiva, ma il gusto e la sensibilità personale entrano sempre e per forza in gioco. Nel momento in cui un videogioco si pone come prodotto maturo e, soprattutto, estremamente vicino ad altre forme espressive quali possono essere il cinema o la letteratura, beh, in quanto tale va giudicato.
Ovviamente, nel valutare Fahrenheit sotto questo aspetto, ci possono essere differenze nette, che possono ribaltare anche del tutto il giudizio finale. Quello che penso di Fahrenheit "film" l'ho già scritto e non ho problemi a ripeterlo: un'opera dozzinale, banale e volgare, che spreca ottimi spunti di partenza con una sceneggiatura davvero mediocre. Vuole essere un gioco "adulto", ma prova a farlo in maniera francamente triste, limitandosi a far vedere donne svestite e a sfiorare superficialmente e a sproposito tematiche difficili. Tutto questo senza citare il ridicolo cambio di registro del finale, che sfocia in una serie di combattimenti stile Matrix completamente fuori luogo e risolve l'intreccio in maniera davvero inconcludente (e su questo sono d'accordo praticamente tutte le recensioni che ho letto). Per non parlare, poi, della regia a malapena discreta, se confrontata con il superlativo lavoro visto per esempio sui due Metal Gear Solid per PS2. A questo, che già basterebbe in un gioco che basa quasi tutto il suo potenziale sul lato narrativo, si aggiunge un "lato ludico" ampiamente rivedibile, con un sistema di controllo parecchio deficitario e una serie di pecche che, ripeto, praticamente tutte le recensioni hanno rilevato.
Chiaro che chi ritiene lo script del gioco eccellente possa passarci sopra e giudicare comunque ottima l'opera di David Cage. Per me non è stato così e, sia chiaro, resterò della mia idea se anche dovessi essere l'unico grafico editoriale al mondo a trattare male Fahrenheit.