A questo punto è bene fare un quadro generale della situazione.
Da diversi anni (una quindicina) l'università italiana sta subendo una pesante flessione. A causa di necessità di mercato che non prevedevano lo sfruttamento ampio della ricerca universitaria, a causa della mancanza di importanti progetti di ricerca internazionale, il governo italiano si è accorto che per le necessità dell stato italiano i soldi spesi per l'università pubblica erano troppi... sembra strano, ma a quanto pare l'Italia non ha bisogno di grandi cervelli, quando invece l'università italiana ha sempre prodotto grandissime menti, sempre molto apprezzate all'estero. E poiché questo bisogno di cervelli non c'è si è pensato di ridimensionare l'università italiana sia nei fondi che nell'ordinamento didattico.
Il sistema 3+2 ha un suo perché: visto che le aziende italiane hanno spesso bisogno di giovani laureati a cui assegnare incarichi di minima responsabilità (pagati poco), la laurea di primo livello teoricamente avrebbe potuto portare più giovani velocemente nel mondo del lavoro, e avrebbe diminuito le spese dello stato, visto che la rata che paghiamo per l'università pubblica è solo una piccola parte di quello che l'università spende per noi.
Ma a questo punto si sono accorti tutti che tale sistema non ha funzionato, perché una larga maggioranza di studenti fa ancora tutti e 5 gli anni, visto che le prospettive lavorative per un laureato in 5 anni sono maggiori.
Quindi il nuovo maxiemendamento è un po' una "risposta alla risposta": praticamente scompaiono ricercatori e insegnanti di ruolo, lavorano tutti e insegnano tutti, rimane solo la figura del docente a contratto, come tanti se ne vedono nelle università italiane: persone pagate per insegnare fuori sede, perché le università che li assumono non possono permettersi nuovi posti di ruolo. E queste persone (basta assistere a qualche loro lezione) sono tutt'altro che motivate nell'insegnamento... sono i ricercatori che devono insegnare, perché l'insegnamento non è la semplice comunicazione di una serie di regole vecchie di decenni: un ricercatore insegna quello che vive ogni giorno, e questo lo porta a un maggiore entusiasmo nell'insegnamento.
Insomma, pian piano l'università si sta trasformando in una fabbrica di cervelli mediocri, che vengono sparati nel mondo del lavoro, nella maggior parte dei casi senza alcuna sicurezza di cosa potranno fare (noi di ingegneria magari siamo abbastanza fortunati in questo senso).
Ma l'università non è una fabbrica, l'università vive sulla ricerca, la ricerca è la cosa più importante e non si può smantellare così... non è una questione di fondi, che comunque non ci sono, è una questione di "presa di coscienza": molti laurati abbandonano l'università per lavorare, magari hanno agganci, magari voglio esercitare la libera professione, ho magari hanno un impianto sotto casa che da loro lavoro... Ma molti studenti, come me, vogliono avere il diritto alla ricerca, e con questo maxiemendamento (che fa davvero ridere per tutte le incongruenze che presenta, alcune davvero colossali) la ricerca come la conosciamo noi (anzi, come la conoscevamo, visto che è da più di 10 anni che è MOLTO difficile riuscire a ottenere un posto fisso di ricercatore, si va avanti a assegni biennali) praticamente non esisterà più. Esisterà l'impiegato che fa ricerca per un'azienda privata, e intanto va a insegnare per rimpinguare il suo curriculum.
Ma per fortuna molti si stanno mobilitando: nella mia università c'è stata una settimana di assemblee che, pur non avendo permesso di fare lezione a chi voleva farla (larga maggioranza), comunque ha portato alla nascita di un certo sentimento e di una certa preoccupazione in molti, soprattutto studenti.
Personalmente mi ha dato abbastanza fastidio non fare lezione, anche perché a ingegneria abiamo il trimestre, e Dio solo sa quanto siano massacranti i nostri ritmi didattici: ma dopo aver letto il maxiemendamento mi sono reso conto che è meglio perdere una settimana di lezione (e basta, dalla settimana prossima faremo lezione regolarmente, e oggi in assemblea ho votato per terminare già oggi l'occupazione di un'aula della facoltà che è occupata da diversi giorni) e aprire gli occhi su quello che sta succedendo, piuttosto che fare lezione e continuare a essere ignoranti.
E lo dico rivolgendomi a quelli che hanno intenzione di proseguire la carriera universitaria, di studiare quello che piace loro, di fare ricerca costruttiva sula disciplina che hanno imparato ad amare con gli anni universitari.
Ma dopo tutto una mia prof. (che in questi giorni ha regolarmente partecipato alle assemblee, aderendo appieno alla protesta) oggi mi ha detto: "quando un ragazzo mi chiede cosa fare dopo la laurea specialistica, non posso far altro che dirgli di fuggire all'estero".