LadyTraSh
Io spesso mi pongo alcuni quesiti. Ovvero:
La paura nasce di fronte all'ignoto o abbiamo paura solo di qualcosa che già supponiamo che "esista"?
Solo gli ignoranti hanno paura?
Ignorante non significa stupido. Chi non sa darsi delle risposte può provare paura, quindi è la mancanza di certezze a crearla?
Che senso ha dire: "No, questo è impossibile che accada." quando non abbiamo la benchè minima certezza che ciò sia vero?
E il nostro cervello? Le nostre illusioni?
Si può morire di terrore anche per autosuggestione?
Cosa significa reale? Se io m'illudo di vedere un mostro che mi insegue e terrorizzata mi lancio dal settimo piano cosa significa? La paura è controllabile per chi non sa più in cosa credere?
La paura è una debolezza? O è fondamentale?
Come si può combattere il terrore?
Io di paura ne ho molta, e a queste domande al momento non so dare risposta.
Questo argomento così impostato è interessante, anche se piuttosto complicato. Anche a me capita di pensarci e i risultati sono appunto ambigui, contraddittori. Diciamo che forse la verità sta nel mezzo.
La paura nasce da un “se”, che viene costruito attingendo da tutta una serie di ipotesi conosciute.
Si ha paura perché s'ignora, ma non si tratta di non conoscere le possibili conseguenze dei fatti negativi, piuttosto dal non sapere se accadranno e nel caso, quale (dei possibili fatti negativi ipotizzati) sarà la fonte del nostro dolore e quale la loro entità.
La paura come tutte le sensazioni viene manifestata materialmente, chimicamente, e come tutte le cose che vengono sentite attraverso un corpo materiale (diverso da individuo ad individuo) è imprecisa, “imperfetta” e come tale è difficile definirla in modo assoluto, dire cioè se la sua presenza e quantità sia un pregio o un difetto.
In linea generale è il tenerla ad un livello medio l'obiettivo da raggiungere, quella condizione in cui risulta esser utile nel giusto modo.
Convivere con la paura si può dire che è come avere a che fare con i freni di un'auto, che possono risultare un aggeggio negativo sia se poco per formanti, perché ci permettono di andar troppo veloci con conseguenti pericoli di schianto, sia se troppo efficaci, perché se premuti a fondo impediscono di muoversi, di poter usufruire del mezzo.
Questo in teoria, poi il metterlo in pratica non è che sia così semplice. Spesso il mio organismo ne produce una quantità eccessiva, solitamente la riconosco come tale e perciò faccio di tutto per ignorarla; spingo sull'acceleratore sentendo l'odor di bruciato dei freni, è dura, è una situazione fastidiosa, ma se non faccio così è finita davvero.
Mettiamo in testa che siamo in un corpo “difettoso”, spesso inadatto a contenerci del tutto, che spesso ci rende la vita difficile, ma anche che è l'unico strumento che ci permette di viverla. Perciò “
customizziamolo”, addestriamolo affinché, perlomeno, ci permetta di andare avanti in modo dignitoso, un passo alla volta per arrivare alla fine e vedere che c'è.