Un film curioso questo, paradossalmente pubblicizzato come un film sui combattimenti clandestini, quando questi non sono che il pretesto per dare il via ad un'assurda corsa all'autodistruzione. Ha diviso critica e pubblico, anche se con il senno di poi ho il sospetto che sia stato spesso osannato o criticato pur venendo in buona parte frainteso.
La storia? Un medio borghese (Edward Norton), preso nelle sue piccole manie consumistiche, si "droga" di arredamento Ikea, accessori alla moda, abbigliamento firmato. Divorato da un'insonnia esasperata, insofferente alla propria situazione, inizierà a trovare conforto nel dolore di altri, finchè l'elemento destabilizzante, incarnato nella spettrale Marla (Helena Bonham Carter), non lo priverà anche di questa soddisfazione rinfacciandogli con la sola presenza la sua stessa menzogna.
Sempre più lacerato tra le oppressioni quotidiane e l'insonnia troverà un ideale compagno e mentore nel bizzarro Tyler Durden (Bradd Pitt).
Quasi per caso inizerà il gioco che darà vita così al "Fight Club" che dà il titolo alla pellicola. In una società in cui (parole dei protagonisti) "ciò che possiedi finisce col possederti" la valvola di sfogo arriverà dal pestaggio consenziente tra gente di ogni estrazione sociale, "combattendo per sentirsi vivi". Nella società dominata dal consumo, dove chi sei finisce sempre più spesso per coincidere con cosa possiedi, ecco la "catarsi" liberatoria: ciò che conta nel Fight Club è solo chi sei, come combatti per te stesso, come ti comporti. Gridare la propria rabbia verso la società, fare proseliti tra chi nutre la stessa insoddisfazione, diventa l'ordine del giorno. L'invito è ad annullare se stessi, a rinunciare ai nostri beni, che crediamo al nostro servizio ma che finisco con il dominarci.
Ma... sarà davvero così?
Presto i pugni si rivelano solo una scusa pretestuosa per svegliarsi, per darsi una scrollata. Ed inizia una vera e propria guerra guerra mediatica, che, complice un feroce spirito anarchico, punta a scuotere il sistema dalle fondamenta, più che a migliorarlo. Non si punta alla società ideale, solo alla "destabilizzazione" dell'attuale situazione di staticità, a costo di dover distruggere tutto ciò che è progresso e civiltà.
Ma SE la corrente rivoluzionaria a conti fatti fosse solo un ordinamento paramilitare di skinhead lobotomizzati ed ammansiti fino all'irrazionale e totale obbedienza? Se il gran filosofo e ispiratore del Movimento non si rivelasse essere altro che una proiezione, un doppio malvagio, della schizofrenia altrui? Se il vero movente di tutto non fosse alla fine altro che l'invidia, l'odio, il disprezzo per un sistema di valori che non si è riusciti a fare propri ? E l'ambizione finale null'altro che liberarsi dalla frustrazione, sfogandosi in modo anche violento ed annientando se stessi pur di non "vendersi"?
Molti hanno criticato questo film insinuando che proponga un modello estremamente negativo e faccia filosofia spicciola. Francamente non ritengo che ciò che la pellicola mostra sia ciò che propone alla società come soluzione, piuttosto che racconti semplicemente una storia di (stra)ordinaria follia.
Un pugno "morale" in pieno stomaco lpotrebbe essere lo sberleffo finale del film (il fotogramma "nascosto"), con il quale Fincher riesce a insinuare il sospetto che come il suo Tyler Durden era solito farsi beffe di ignari spettatori in un cinema, lui abbia provato a fare altrettanto con noi (anche se per
l'Associazione Culturale San Giorgio è satanismo, ma vabbè

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