Imago Storm
oh, bhe avevo immaginato... e comunque devo ringraziare ad ogni modo te e Jurambalco, perchè grazie a te ho deciso di modificare l'ordine dei racconti (ora Icaro precede Asterione - e oltretutto inconsciamente dovevo averlo già pensato, visto che se guardi in "Minosse" l'ordine in cui gli altri tre son citati è sempre "Dedalo, Icaro, Asterione

) e grazie a Jurambalco ho mutato il titolo in "Una storia del Labirinto"
quindi grazie lo stess! :P
Figuriamoci, commentare serve a questo
Comunque ne approfitto per postare la mia storiella fuori concorso.
Mi sono ispirato ad una storiella di Moebius tuttavia non l'ho modificata più di tanto proprio perchè fuori concorso. premesso questo, posto.
Ballade
Questa storia è una libera trasposizione dell’omonimo fumetto di Moebius in chiave letteraria. Non prendetevela per la scarsa originalità.
“Da un gradino d’oro… fra i cordoni di seta, i veli grigi, i velluti verdi e i dischi di cristallo che anneriscono come bronzo al sole. Vedo la digitale schiudersi su un tappeto di filigrane d’argento, di occhi e di chiome… Monete d’orogiallo sparse sull’agata, colonne di mogano sostengono una cupola di smeraldi, bouquet di raso bianco e di sottili verghe di rubino circondano la rosa d’acqua. Simili ad un dio dagli occhi azzurri e dalle forme di neve il mare e il cielo attirano alle terrazze di marmo le tante rose giovani e forti.
Ahh… che magnifica giornata!”
In groppa ad un’enorme gallinaceo senza piume né ali, andava riparandosi con un ombrellino rosa il giovane Yok. Era sceso dalle montagne ed ora avanzava in groppa al suo bellanoide nella grande foresta variopinta e lichenosa.
Dall’alto dei rami veniva osservato da una giovane donna-fauno. Essa era minuta di statura, agraziata nelle forme e totalmente nuda. Dalla chioma bionda raccolta in una coda spuntavano due piccoli corni bianchi. Appeso ai fianchi con una cordicella stava un leggero zufolo.
Ella disse: “ ma guarda questo pulcino delle montagne, questo piccolo bagnante partito solo all’avventura e che attraversa la mia bio-foresta recitando rimbaud”.
Il giovane Yok si allontanava nel frattempo lungo il sottobosco e la donna fauno prese a seguirlo piroettando tra i rami, le foglie e le liane.
Presto cala la notte ed il giovane Yok si rifugia in una grotta lungo le pendici di un monticello. Toglie la bardatura al suo grande bellanoide e mentre sorge la luna accende un fuoco con i rami secchi che si trovavano li intorno.
Anche la donna fauno si è fermata; è su di un ramo e si staglia contro la tonda luna. Pensa a quanto è stupido quel giovanotto: le fiamme del suo fuoco attireranno sicuramente qualcosa dalla foresta.
Ecco difatti spuntare all’improvviso un enorme euchinus panorpiano. Anche Yok se ne accorge e preso un ramo infuocato si appresta a difendersi, anche se sa di non avere scampo. E così è: mentre si affanna a sbattere sul muso del mostro il bastone, i riflessi delle fiamme ballano sugli sgargianti vestiti del giovane.
La donna fauno allora prese lo zufolo e suonò la melodia che da sempre placa l’euchinus. La ragazza ha vent’anni appena, è abile nella corsa sui rami muschiati, si nutre di frutti che crescono spontaneamente e tutto ciò che vive nella bio foresta conosce il suo linguaggio. Si cala dunque fino alla grotta mentre la bestia si allontana e si rivolge al giovane Yok.
“Buonasera piccolo pulcino delle montagne… è stato il tuo fuoco ad attirare l’euchinus dal cervello di farfalla…”
“Ed era me che esso voleva… Che ne dici di una tazza di Bang bello caldo, piccola donna fauno?”
Ed entrarono nella grotta a bere e parlare.
Yok narrò delle sue intenzioni e Loona, questo era il nome della donna fauno, sorrise.
“Non ridere, Loona- disse Yok- Lassù, tutto il clan dell’orso-mosca ha fatto lo stesso sorriso quando ho annunciato che avrei girato il mondo, che avrei attraversato la bioforesta, percorso la savana, che sarei giunto all’oceano-dove-cala-il-sole… Vieni loona!... Smetti di sorridere… pensa alle meraviglie del mondo… si parla di immensi bastimenti che navigano e volano, si parla di città, loona, di città umane!”
“Voi pulcini di montagna, in groppa ai vostri tacchini, con tutti quei vestiti, cappelli, scarpe… perché dovrei seguire un idiota bardato come te?”
Qualche giorno dopo il bellanoide con in groppa il giovane Yok galoppava sotto il sole della savana.
“Hai fatto bene a venire Loona… guarda com’è bella questa terra! E qui si trovano i grandi branchi di ballanoidi come il mio… Ne cattureremo uno anche per te.”
“Puoi smettere di fare progetti, pulcino delle montagne”
Si fermarono, la donna fauno scrutava l’orizzonte.
“Che dici? Cos’hai visto, Loona?”
Alle spalle avevano il profilo delle grandi montagne grigie, ai lati la gialla distesa della savana. Anche davanti, ma li, dove stava indicando Loona si vedeva sollevarsi dal terreno una nube di polvere. Aspettarono e dopo poco anche Yok potè distinguere una fila non indiana di uomini, intervallata da qualche grande carro metallico, procedere incessante verso di loro.
“Che meraviglia, loona: degli umani!” più numerosi del clan dell’orso-mosca al completo… e là… una macchina leggendaria!”
“O povero pulcino… ogni filo d’erba di questa savana già prevede la nostra fine violenta… Ho paura della morte!...”
Improvvisamente degli spari: ragazzo, ragazza e tacchino vennero trapassati da una serie di proiettili del tipo “kleer tak 59”, assolutamente letali a quella distanza. Il sangue sgorgò e i corpi caddero distesi sull’erba. Intanto l’esercito vi passava sopra.
Dal carro armato sbucò un soldato e si rivolse ad uno degli uomini a piedi: “Hey Roico… cos’erano quegli spari?”
“Niente, pandithiano. Tutto tranquillo. Avanziamo, avanziamo: nessuna resistenza da parte del nemico…”
Avanzarono.
Il rimando all’ “Etica” si incontra nel finale poiché essa è totalmente assente.