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#46
06-10-08 23:10
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sergio leonhart ![]()
#47
06-10-08 23:12
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FallComet ![]()
#49
25-10-08 16:25
Recensione "Paura e Delirio a Las Vegas"
L' altra sera, su consiglio di due miei compagni di università, ho guardato questo film, me ne sono immediatamente innamorato, è entrato nella mia personale top 3 dei film più belli di sempre, mi sembra quindi doveroso far conoscere questa opera a chi ancora non ha avuto modo di visionarla, assicurandosi quasi due ore di assoluto divertimento, coinvolgimento ma anche, e forse è la magica capacità che ha questo film di amalgamare questi tre aspetti, di far pensare.
Partiamo dal fatto che il titolo di questo film non è totalmente corretto.. Paura e disgusto a Las Vegas è la traduzione corretta di Fear and loathing in Las Vegas.. Ma paura e delirio vanno benissimo...
Infatti il film è delirante, claustrofobico, labirintico..un viaggio non-sense attraverso un'universo ai più incomprensibile.. e o si ama o si odia. Chi ama Paura e delirio a Las Vegas lo guarderà centinaia di volte e mai stanco continuerà ad aggiungere interpretazioni e visioni a questo film mistico...chi lo odia, al contrario, non arriverà alla prima metà del film non volendone sentire parlare mai più.. Ma qui non voglio fare una recensione.. ma bensì una citazione delle migliori frasi del film.. per chi come me pensa che questa non sia una sia una semplice pellicola ma un contenitore di emozioni, un biglietto per un viaggio attraverso lo stravolto mondo dello stupefacente(sia nel senso della droga negli anni 70/80 sia nel senso dell'incredibile.. perchè è questo per me.. incredibile)
Tra l' altro, e questa è una cosa tanto bizzarra quanto meravigliosa, questo film è tratto da una storia vera, anzi dal libro che lo stesso protagonista della storia, l' avvocato Raoul Duke (Interpretato da un epico Jonny Deep, con un altrettanto mastodontico Benicio Del Toro nei panni dell' avvocato Samoano Dr.Gonzo) ha scritto e del quale ora sono alla disperata ricerca...
Ecco dunque alcune delle citazioni migliori del film, le metto in spoiler per chi non volesse rovinarsi la sorpresa:
Spoiler:* Eravamo dalle parti di Barstow, ai confini del deserto, quando le droghe cominciarono a fare effetto. (Raoul Duke)
* Ricordo che dissi qualcosa tipo "Sento la testa leggera... vorresti guidare tu?" D'un tratto ci fu un terrificante ruggito intorno a noi, e il cielo si riempì di cose che sembravano enormi pipistrelli stridenti in picchiata sulla nostra macchina... e un voce urlava "Santo iddio cosa sono questi maledetti animali?!" (Raoul Duke)
* Inutile parlare di pipistrelli pensai... Il povero bastardo presto li avrebbe visti da solo. (Raoul Duke)
* Ordina delle scarpe da golf, o non usciremo vivi da questo posto! (Raoul Duke)
* Ti prego! Di a questi di tirare fuori le scarpe da golf!! (Raoul Duke)
* Come tuo avvocato ti consiglio di noleggiare una decappottabile velocissima e ti servirà della cocaina, un registratore per musica speciale, camicie di Acapulco, andartene da Los Angeles per almeno 48 ore, addio mio week-end, perché naturalmente dovrò venire con te. E in più dovremmo andarci armati anche, fino ai denti. (Avv. Gonzo, rivolto a Duke)
* Larry il selvaggio ha le ore contate! (Raoul Duke)
* [L'avv. Gonzo:] Ecco che se ne va. Uno dei prototipi di Dio, un mutante ad alta potenzialità neanche preso in considerazione per le produzioni di massa. Troppo strano per vivere e troppo raro per morire. (voce narrante)
* Etere diabolico... ti fa comportare come l'ubriacone del villaggio di un romanzo irlandese: perdita totale di ogni elementare capacità motoria, vista offuscata, niente equilibrio, lingua intorpidita. La mente si rifugia nell'orrore incapace di comunicare con la colonna vertebrale, il che è interessante perché ti permette di osservarti mentre ti comporti in quel modo spaventoso ma non puoi farci niente. (voce narrante)
* Fuoco! (Duke)
* L'etere stava svanendo, l'acido era sparito da un pezzo, ma la mescalina stava andando forte. (Duke)
* Hai visto!!?? un figlio di puttana mi ha spinto da dietro!!! (Avv. Gonzo)
* Guida tu. Guida tu! Non credo di essere a posto. (Avv. Gonzo)
* Trovare le droghe e le camicie, non era stato un problema. Ma La macchina e il registratore non erano facili da rimediare alle sei e mezzo di venerdì pomeriggio a Hollywood.
* Passammo il resto della serata a ramazzare materiali e a stivarli nella macchina, poi ingurgitammo della Mescalina e andammo a nuotare
* Ne hai preso troppo bello... ne hai preso troppo... troppo. (Avv. Gonzo, rivolto a Duke)
* Noi siamo amici tuoi, non come gli altri... (Avv. Gonzo)
* Non fare Moby Dick con me. Io sono Achab. (Duke)
* Solo un altro sballato in un mondo di sballati. (Duke)
* Sto per diventare un quadrupede!!! Quadrupede!!! (Duke)
* Sappiamo cos'hai in mente. (Avv. Gonzo)
* Quelli di noi che erano stati in piedi tutta la notte non erano dell'umore giusto per caffè e frittelle, volevamo bere forte. Dopotutto eravamo la crema della stampa sportiva nazionale. (Raoul Duke)
* Strani ricordi in quella nervosa notte a Las Vegas. Sono passati cinque anni? Sei? Sembra una vita. Quel genere di apice che non tornerà mai più. San Francisco e la metà degli anni sessanta erano un posto speciale ed un momento speciale di cui fare parte. Ma nessuna spiegazione, nessuna miscela di parole, musica e ricordi poteva toccare la consapevolezza di essere stato là, vivo, in quell'angolo di tempo e di mondo, qualunque cosa significasse. C'era follia in ogni direzione, ad ogni ora, potevi sprizzare scintille dovunque, c'era una fantastica, universale, sensazione che qualsiasi cosa facessimo fosse giusta, che stessimo vincendo. È quello, credo, era il nostro appiglio, quel senso di inevitabile vittoria contro le forze del vecchio e del male, non in senso violento o cattivo, non ne avevamo bisogno, la nostra energia avrebbe semplicemente prevalso, avevamo tutto lo slancio, cavalcavamo la cresta di un'altissima e meravigliosa onda. E ora, meno di cinque anni dopo, potevi andare su una ripida collina di Las Vegas e, se guardavi ad ovest, e con il tipo giusto di occhi, potevi quasi vedere il segno dell'acqua alta, quel punto, dove l'onda infine si è infranta ed è tornata indietro. (voce narrante)
* Ti pagano per fotterti quell'orso? (Avv. Gonzo)
* Quando arriva a quella fantastica nota, dove il coniglio si stacca la testa con un morso.. voglio che tu getti quello schifo di radio nella vasca, con me, dentro!! (Avv. Gonzo, rivolto a Duke)
* Tu sei completamente deviato amico, ti farai esplodere nella parete, rimarrai stecchito in 10 secondi, verranno a chiedere spiegazioni a me sai. (Duke, rivolto a Avv. Gonzo)
* Chi l'ha detto? Chi è che vuole farti a pezzetti? Volevo solo farti una piccola Z sulla fronte. (Avv. Gonzo)
* La parola d'ordine è "una mano lava l'altra"... Quando te la senti dire, risponderai "non temo nulla". (Duke)
* L'acido gli aveva alterato i meccanismi. La prossima fase sarebbe stata probabilmente uno di quegli incubi introspettivi, diabolici e intensi. Quattro ore o giù di lì di disperazione catatonica. (Duke)
* Solo un altro orrendo profugo della generazione dell'amore.
* Qualcuno vuole dell'LSD? Ho qui tutto il necessario! Cerco solo un posto per cucinare!!. (Tizio sballato al Matrix)
* [Al convegno della polizia] "Riconosci i drogati, potrebbe salvarti la vita. Potresti non vedergli gli occhi perché hanno gli occhiali da sole, ma avranno le nocche bianchissime per la tensione interna...e i pantaloni incrostati di sperma per le continue masturbazioni quando non trovano una vittima da stuprare. Barcolleranno e balbetteranno se interrogati e non avranno rispetto per il tuo distintivo. Il drogato non ha paura di nulla: ti attaccherà senza motivo con ogni arma a portata di mano... Compresa la tua. Fa attenzione: qualsiasi agente che arresti un sospetto consumatore di marijuana deve usare immediatamente tutta la forza necessaria. Un colpo in tempo su di lui di solito lo evita... A te!" (Bumquist)
* Sono delle cazzate madornali! Mi trovi al casinò. (Avv. Gonzo)
* Ho visto questi bastardi in Easy Rider non credevo fossero veri, ce ne sono centinaia. (Avv. Gonzo al convegno dell'antidroga)
* In quella stanza c'erano prove di un eccessivo uso di quasi ogni tipo di droga conosciuta dall'uomo civile dal 1544 dopo cristo. (Duke)
* Il circo Bazooko è tutto quello che il mondo alla moda sarebbe al sabato sera se i tedeschi avessero vinto la guerra, è il Sesto Reich. (voce narrante)
* [Strafatto di adrenocromo] Sto per diventare un quadrupede!! Quadrupede!! (Duke)
* Avevamo due buste di erba, settantacinque palline di mescalina, cinque fogli di acido superpotente, una saliera mezza piena di cocaina, un'intera galassia multicolore di eccitanti, calmanti, scoppianti, esilaranti. E anche un litro di tequila, un litro di rum, una cassa di birra, mezzo litro di etere puro e due dozzine di fialette di popper. Non che per il viaggio ci servisse tutta quella roba, ma quando ti ritrovi invischiato in una seria raccolta di droghe, la tendenza è di spingerla più in là che puoi. (Duke voce narrante)
* Al mondo non c'è nulla di più irresponsabile e depravato di un uomo negli abissi di una sbornia di etere, e io sapevo che ci saremmo arrivati abbastanza presto. (Duke voce narrante)
Come già detto per me questo è uno di quei due o tre film che in tutto l'arco della vita ti colpiscono, ti segnano e ti rimarranno per sempre nel cuore, una di quelle opere per le quali impari i passi più importanti e le battute più divertenti a memoria, per poi sfoderarle con gli amici o nei momenti più adatti.
Voto: 9
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sergio leonhart ![]()
#50
26-10-08 17:54
visto che questo thread viene usato pochissimo è giunta l'ora di toglierlo dal TOP.
nosferatu83 #52
26-10-08 18:44
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sergio leonhart ![]()
#53
26-10-08 18:56
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Keys ![]()
#54
27-10-08 14:21
Titolo: The Air I Breathe
Produzione: Usa, 2007.
Uscita italiana: 5 settembre 2008
Regia: Jieho Lee
Cast: Forest Withaker, Brendon Faser, Sarah Michelle Gellar, Kevin Bacon, Andy Garcia.
Sarà la fotografia cupa di Walt Lloyd, ma l'aria che si respira per l'intera durata di The Air I Breathe è un'aria pesantemente negativa, intrisa di sconfitte all'interno di vite normali, di quotidiana tristezza, di sogni spezzati. Cupa, come un'immagine riflessa su un vetro rotto.
Un proverbio cinese divide la vita in quattro pietre ancestrali, ognuna a rappresentanza di una fondamentale emozione. Jieho Lee fa lo stesso: il film assume il ruolo dell'esistenza, i quattro personaggi presentati quello degli stati d'animo alla base di essa. Ci ritroviamo così di fronte a protagonisti senza nome la cui unica identità è l'emozione che rappresentano.
Happiness.
Forest Withaker è un'impiegato. Ha studiato tutta la vita credendo fermamente che l'avere un lavoro dignitoso ed una buona paga fosse la vera fonte di felicità. Felicità? A volte, raggiunto un obiettivo ci si accorge di aver forse intrapreso la strada sbagliata, di aver portato avanti un progetto che più che felice, rende solo temporaneamente appagati. "Talvolta rischiare tutto è l'unica carta che hai". E' nel bagno del suo ufficio quando, senza volerlo, i suoi colleghi gli presentano una di quelle occasioni di fronte a cui il destino ti pone poche volte nella vita. E' rischiando che si raggiunge la vera felicità? O essa è semplicemente dinanzi ai nostri occhi, in qualsiasi momento, perchè si nasconde nelle azioni che compiamo quotidianamente? "Hai una bella casa, un buon lavoro, sei perbene. Ed hai mandato tutto all'aria. Perchè?". Difficile biasimare il "non lo so" di Forest, difficile dare una risposta a queste domande.
Pleasure.
Quanto può essere utile prevedere un futuro già scritto? Essere testimoni di qualcosa che sta per avvenire e non poter modificare il corso degli eventi? Parecchio, se sfrutti questa dote per investire denaro. Molto, se devi continuamente ricordare alla gente di pagare i debiti all' l'elegante "uomo d'affari" Andy Garcia. Poco, però, se hai appena previsto una disgrazia. "E qualche volta le cose che tu non puoi cambiare, finiscono per cambiare te". E' questo ragionamento ad aver cambiato il modo di pensare e di agire di Brendan Faser. Quello che era un ragazzino pronto a mettere la sua dote al servizio di un amico, ha presto imparato a sfruttarla per anteporsi alle mosse dei vari individui che, qua e là, devono i soldi a "Dita". L'unico piacere, forse, in una vita del genere, è scoprire che a volte ci si sbaglia. Che non andrà come si immagina. Che le cose possono cambiare. E che siamo noi a poterle modificare.
Sorrow.
Trista non è la solita faccetta carina, lei ha qualcosa da dire, pur essendo la solita diva bella brava e bionda. Cosa la rende non ordinaria, tuttavia non lo sa. Mentre cerca una risposta a questa domanda, s'imbatte però in altre risposte. Forse non è poi così felice, non è poi così ricca, non ha poi così tanti amici come le appariva. Nel tentativo di scoprire cos'ha in più degli altri, si accorge invece di ciò che non ha, e tenta di rimediare a questa mancanza. E' nelle cose ordinarie la vera felicità: tra quattro mura, nell'amare ed essere amati, nell'avere un figlio. Distaccarsene porta solo alla tristezza.
Love.
Può un uomo avere come solo scopo nella vita quello di amare? Kevin Bacon ha amato fin dall'età di dieci anni ed ora il suo amore è rivolto alla donna del suo migliore amico. Situazione che potrebbe portare a conseguenze disastrose, ma che in questo caso diventa l'unica via di salvezza per tutti. Dimostrare quest'amore non attraverso gli ordinari gesti. Dimostrare come l'amore può essere la soluzione a qualsiasi problema. Paradossalmente, è questo lo scopo di un uomo che in tutto quest'amore, non ha nessuno affianco.
Sviluppato bene nelle prime due storie, incontriamo un Forest Withaker magnfico nella sua interpretazione, in grado di dare parola anche alle goccie di sudore. Difatti è soprattutto grazie a lui se l'opera si mostra promettente ed emozionante sin dalle prime immagini. Non sfigura nemmeno Brendan Faser, che nel suo essere enigmatico risulta un personaggio con parecchio carisma. Entrambi accompagnati dalla propria voce, che nel narrare tira fuori quelle che poi sono le citazioni più interessanti e di cui ho appena fatto uso. Sarà questa voce narrante che nei due episodi successivi è introdotta in dosi minori o viene a mancare completamente, fatto sta che questo primo lungometraggio dell'americano Jieho Lee perde i punti che aveva guadagnato a suo favore tutti nel finale: anonimo in alcuni casi, forzato in altri.
Occasione persa, idea sfruttata discretamente, con tutti i meriti dovuti in ogni caso ad un regista esordiente ed ad una musica azzeccata ed evocativa. Un vero peccato, perchè The Air I Breathe sarebbe potuto essere davvero un ottimo titolo, mentre resta non altro che un film sufficientemente piacevole.
Recensione pubblicata sul mio blog: Cinema per un quindicenne.![]()
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Il Morandini ![]()
#55
27-10-08 15:20
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sergio leonhart ![]()
#56
27-10-08 15:22
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sergio leonhart ![]()
#59
28-10-08 23:36
abbiamo deciso Il Morandini e io di toglierlo dal TOP per il fatto che non veniva mai usato.
ci sono pause fin troppo lunghe da una recensione all'altra.
prima di quelle di ottobre, l'ultima risale ad agosto e prima di quelle di agosto ci sono post risalenti a maggio. Andiamo, pause di 2-3 mesi a recensione sono' troppo lunghe per un topic al top. per farti capire, prova ad andare alla prima pagina e leggi la data:
dal 5-09-2007 sono state postati solo 59 post di cui un bel po non sono neache neanche recensioni
Anche se non è al top mica sparisce il topic eh
Inoltre si è preferito liberare uno spazio per dei prossimi top.
La prossima volta usiamo gli mp![]()
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Keys ![]()
#60
01-11-08 02:40
Ed Wood - Tim Burton
Titolo: Ed Wood
Produzione: USA, 1994.
Genere: Biografico.
Regia: Tim Burton
Cast: Martin Landau, Johnny Depp, Patricia Arquette, Sarah Jessica Parker, Lisa Marie, Juliet Landau, Bill Murray, Vincent d'Onofrio.
Non so voi, ma io accingendomi a guardare un film che si prometteva di raccontare la vita di quello che è definito "il peggior regista del mondo", non mi aspettavo certo di ritrovarmi qualcosa di così emozionalmente bello tra le mani. Per la seconda volta (vidi prima Big Fish) Burton si distacca dalle sue ormai celebri fiabe macabre, e riesce ad emozionare nel raccontare una storia fantastica nella sua normalità. Viene dunque da chiedersi se il regista abbia proprio bisogno di mantenere il suo singolare stile in tutti i film, quando se poi se ne distacca il risultato è questo.
Hollywood mostra orgogliosa le sue stelle, pronta a brillare della luce dei divi che abitano quelle strade. Sotto questa superficie d'acqua luminosa, però, c'è anche un fondale. Un fondale abitato da quei registi che non riescono - e qui la metafora è involontaria - a far emergere le proprie idee, e da quegli attori che pur di lavorare si prestano a recitare in qualsiasi progetto gli capiti a tiro. Un ambiente squallido, oscuro e sconosciuto. Come può tutto ciò mostrare il vero valore sentimentale della settima arte? Risposta banale ma d'effetto: con Burton, permettetemelo, tutto è possibile, anche rialzare la figura del "peggior regista di tutti i tempi" dai bordi di un marciapiede, levarle con accurati gesti della mano la polvere che ha sulla giacca, ed affermare con convinzione: "Tu sarai amato dal pubblico, che tu ci creda o no". Già, perchè nel raccontare come Edward D. Wood jr. infrange ogni regola del buongusto e del perchè venga considerato il peggiore nel suo campo, Burton riesce a tingere la sua figura in bianco e nero con splendide rappresentazioni di amicizia e ingenuità che fanno di Ed l'incarnazione dell'amore per il cinema. I risultati poi, di quest'amore, non importano, l'importante è cosa c'è dietro. Il suo primo lavoro, Glen or Glenda, è una mediocre pellicola sui transgender, progettata appositamente per dare in pasto al pubblico ciò che vuole: qualche nudo, buon trash e arrivederci. La pellicola, che si prometteva mediocre, ha però oltrepassato quel sottile limite che divide il trash dall'inutilità vera e propria. Ed si fa trasportare dalla sua mania di indossare vestiti da donna, infilando troppi sentimentalismi in una storia che già si prometteva scarsa di suo. I giudizi sono diversi ma viaggiano entrambi sullo stesso binario per eloquenza: questo film è una merda - questo film è uno scherzo. Mi soffermo a questo punto su una delle battute per me cruciali della pellicola. Un breve scambio di parole via telefono tra il produttore della Screen Classics e Wood, al termine del succitato lavoro. Due frasi rapide "Perchè nessuno vuole vedere quella merda!" urla il primo, ed a questo punto la risposta dell'ottimo Depp - e della voce affidatagli dal doppiaggio, personalmente apprezzata - nella sua scontatezza è spiazzante e profonda. "Ehi, non parlare così del mio film!". Un difesa tenue, convinta ma inguenua allo stesso tempo. Ed non è in grado di capire perchè il suo lavoro non sia apprezzato, l'amore per le pellicole da lui partorite gli offusca completamente la vista, non permettendogli una critica oggettiva. Esattamente come l'amore di un genitore nei confronti di un figlio lo porta spesso a travisare completamente la realtà dei fatti, a favore di un'immaginaria dimensione dove la propria creatura non può essere dissimile dalla perfezione. L'apice di una dichiarazione d'amore a quest'arte che ci mostra come la passione, nella realtà come nella finzione, non ha per forza bisogno di espressioni limpide, ma può anche essere un'opaca opera da quattro soldi. E' il pensiero che conta.
L'amore cede poi il posto all'amicizia, quella che nasce tra il regista e l'ormai spenta stella Bela Lugosi- "ma non è morto?!" -, famosissimo divo dell'horror nelle trapassate decadi. Quasi per caso i due si incontrano, Ed è un grande fan dell'attore e nel suo tradizionale essere ossessivo e appiccicoso, riesce a strappargli un passaggio in auto ed una successiva collaborazione ai suoi tre lungometraggi. Difatti non è solo Glen or Glenda l'unica perla del worst director ever: ci porterà anche spasso nella fantascienza e nell'horror con La sposa del mostro e Piano 9 dall'Interspazio, spaziando da riprese della durata di 4-5 giorni ad attori e scenografie di fortuna, per terminare anche con il furto notturno di qualche effetto speciale che troppo denaro richiedeva al suo modesto budget.
Burton fa del peggior regista di tutti i tempi una persona sensibile, giovane e candida, trasformando persino i suoi pochi lavori in veri e propri oggetti di culto, oggi rivalutati. Al resto ci pensano Johnny Depp e Martin Landau, premiato con l'Oscar per la paurosa interpretazione di Lugosi. Il definitivo bianco e nero, che fa rimpiangere solo quelle che dovevano essere i colorati costumi e scenari delle varie produzioni, sancisce in conclusione quello che è l'ennesimo gioiellino, e molto probabilmente uno dei più splendenti, regalatoci dallo story teller di Burbank.
Recensione pubblicata qui: http://cinemaperunquindicenne.blogspot.com/