elettrodado
Era giorno di interrogazioni, e quando l'insegnante aprì il registro, fu come se ne uscisse un'aria metifica, un odore di tomba scoperchiata.
- Oggi interroghiamo... - disse. Seguì una pausa raggelante.
Il futuro del paese si rattrappì, alcuni in posa fetale, altri tappandosi le orecchie, altri scomparendo sotto il banco, altri guardandosi negli occhi come a implorare reciproco aiuto, perchè in quel momento tutti erano uguali, un povero sparuto branco di uccellini davanti al fucile puntato.
- Zeffirini! - sparò il fucile.
Le membra si decontrassero e i visi si distesero, molti sorrisero scambiandosi carramelle. Tutti guardarono poi Zeffirini, l'uccellino colpito, che si dirigeva con le alette basse verso la cattedra, mentre un'unica voce sembrava accompagnarlo, solidale, nel suo cammino: Cazzi tuoi, sfigato.
Questo è un pezzetto tratto da un racconto (Un cattivo scolaro) del libro L'ultima lacrima di Stefano Benni. Mi ha tantissimo ricordato l'atmosfera che si respirava ai miei tempi. Ora, mi chiedevo se anche oggi è ancora così o meno. Che dite? Ciò che si vede sui TG della scuola moderna fa più presagire che l'uccellino sia quello col registro in mano..
Non saprei, Elettroio, pure me son vecchio. Inoltre ai "miei" tempi ero ciuccio e quindi non mi preoccupavo mica tanto della figura che avrei fatto in un'interrogazione
PS
Ma Benni scrive "di interrogazioni" senza elidere?