Lo Stato ideale
Il mondo(inteso politicamente come Stato) ideale rappresenta il migliore ambiente tra tutti gli infiniti mondi che popolano la dimensione presente e l'altra dimensione. Esso è ottenibile solo e soltanto attraverso la perseveranza di un comportamento e di una condotta le quali facciano di un dato personaggio storico il proprio modello di vita, ovvero di Cristo, in quanto incarnazione non solo del Dio del bene, ma anche del bene stesso e della verità più pura. Ciò non implica che il popolo debba seguire meticolosamente le azioni di quel dato personaggio, e nella mia filosofia di Cristo. Deve prenderlo come esempio e adattarlo al pudore statale e alle leggi dello Stesso Stato, che a loro volta ben si applicano agli insegnamenti di quel modello. Un mondo ideale, più specificatamente inteso come Stato ideale, non può in modo alcuno essere laico, poiché la laicità crea inevitabilmente conflitti all’interno del medesimo. In uno Stato ideale si parla la stessa lingua, si professa lo stesso credo, così da ottenere una serie di medesimi principi e valori di carattere etico e morale comuni. Importante è inoltre la connessione tra credo e legge: chi viola la legge dello Stato seguendo i cardini di una religione diversa da quella statale viene esiliato. E mai sarà possibile che la religione statale violi la legge dello stesso. Ma la legge non è tutto. Occorre una guida spirituale che sia pure garante dei valori e dell’ordine pubblico, ché la legge da sola non basta. Non è dimostrabile il livello di verità del Cattolicesimo. È dimostrabile l’efficienza di un sistema Statale basato sugli stessi principi etici e morali, che pertanto ottiene l’ordine pubblico.
Entropia – Questione sul male(Sant’Agostino)
Al giorno d’oggi i filosofi vanno,in percentuale, sempre diminuendo. E ciò si evince da una tragica perdita dei veri valori, quelli dell’anima, e dei costumi, e del pudore. I filosofi debbono necessariamente prendere in mano il governo e guidare lo Stato ideale verso la giusta strada. I pensatori, gli umili osservatori ancora rimasti, hanno ereditato in qualche modo la virtù filosofica dagli antenati. E in loro è possibile trovare virtù filosofica. Ciò presuppone che si possa tornare indietro risalendo sino al primo uomo, il quale dispose sicuramente della virtù filosofica. Il primo uomo era estraneo al male. Quindi il male non è proprio dell’uomo, ma è stato acquisito in seguito, in quanto il primo uomo era saggio e filosofo. Da ciò si deduce come il bene abbia preceduto il male. In seguito, con l’aumentare della popolazione mondiale, è diminuita la percentuale dei filosofi. È per questo che si stabilisce un triste movimento verso la negatività, come una specie di “Entropia della mente” che a livello statistico dimostra quanto sia diminuita la quantità e l’influsso dei pensatori. E più cresceranno le popolazioni, meno peso avranno i pochi filosofi. Da ciò si evince come il Filosofo mantenga pienamente intatto il proprio pensiero solo e soltanto in solitudine, e la difficoltà di trasmetterlo agli altri. Da ciò si ricava come sia facile comunicare tra due esseri umani, e difficile lo è certamente tra molti.
Un ulteriore accorgimento viene fatto dalla seguente riflessione: essendo il primo uomo dotato di virtù, ed avendo l’uomo in seguito acquisito il male, allora si potrebbe così continuare all’infinito verso un mondo che presenterà prima o poi uomini tutti senza virtù, i quali sarebbero la chiara espressione dello Stato finale dell’entropia mentale. È senza ombra di dubbio un esito inquietante ma dalle basi sostanzialmente logiche: prima o poi accadrà. Compito del Filosofo è ritardare, rallentare e, se possibile, tentare di invertire di rotta il processo di entropia che sta tuttora avvenendo e che dimostra come la filosofia Messapica nutri una sostanziale sfiducia negli uomini a livello globale. Ma la degenerazione del pensiero puro dell’intelletto umano procede sostanzialmente lentamente: i Filosofi e la Chiesa possono, sulla base di veri e sani valori, contribuire alla riscoperta della Felicità, che precede tutto l’evolversi della Storia umana in quanto è da ricercarsi, nella sua completezza, prima della storia stessa.
Il modello di Stato: Lo Stato Teocratico, abbandono del danaro e “SIMILARISMO”
Il pensiero di Marco Zuccaro ha già esplicato come uno Stato dove regni perpetuamente la pace e la serenità tra gli esseri umani debba necessariamente NON essere laico, in quanto la convivenza di Religioni diverse prima o poi porterebbe inevitabilmente a degli scontri su uno o più aspetti di diversa natura dall’importanza più o meno considerevole, i quali sarebbero motivo di disordine e generazione di disagio all’interno dello stesso Stato. Marco ha ribadito più volte la sua fedeltà al Cristianesimo, credo che viene da lui considerato come la via di salvezza e di verità. E come tale, lo Stato ideale dovrà farne modello. Ma in uno Stato ideale non sarà la sola mentalità o la sola fede a garantire il perfetto equilibrio dello svolgersi all’interno del medesimo: Le leggi avranno il compito di coordinare e regolare nel miglior modo possibile la vita all’interno dello Stato. Sorge quindi spontanea una domanda: Chi stabilisce ed emana le leggi? Queste leggi dal valore importantissimo, da chi saranno gestite nel modo migliore, senza che ne risulti falsato il fine di giustizia? La filosofia Messapica affida alla CHIESA il compito di gestire, modificare e migliorare la giustizia, con la collaborazione di Funzionari popolari eletti direttamente dal popolo. Ma è necessario chiarire bene i termini con i quali vengono intesi l’istituzione della “Chiesa” o il gruppo del “popolo”.
Innanzitutto, uno Stato ideale deve combattere l’Entropia mentale che è presente all’interno del mondo. E per fare questo, deve necessariamente radunare i Filosofi sparsi per lo spazio terreno. Essi provvederanno, assieme alla chiesa, a dirigere le sorti del popolo. Ma un governo non deve essere né ricco né povero, secondo il pensiero messapico, poiché:
1)I Ricchi finirebbero col governare in base alle proprie esigenze, prima ancora di quelle del popolo
2)I Poveri, una volta saliti al potere, farebbero in modo di ottenere ricchezza, divenendo quindi ricchi e perseverando metodi governativi in grado di soddisfarli.
Marco vede quindi nel danaro una fonte di disordine, caos, scontri, battaglie, disguidi, incomprensioni, peccato. Ed uno Stato ideale avente il fine di vivere nella felicità non può permettersi di svilupparsi in un tale ambiente. Da ciò, la sentenza della Filosofia Messapica: un modello statale sostanzialmente privo di monete. La proposta suona come molto rivoluzionario e farebbe pensare ad un ritorno ai tempi antichi e prevalentemente privi di progresso.
In realtà occorre penetrare in modo profondo all’interno di una mentalità piuttosto complessa, quella dell’autore: Secondo egli l’uomo non ha bisogno del danaro, anzi deve disfarsene al più presto poiché la felicità si raggiunge tranquillamente senza di esso, che non la rende. Lo Stato deve provvedere alla distribuzione di materie prime diverse che devono essere fornite a tutti quanti. In cambio, i cittadini rispetteranno le leggi e contribuiranno alla vita dello stesso Stato e alla sua sopravvivenza.
Inutile dire che la tesi presenta diversi punti deboli che potrebbero essere sintomi di cedimento del modello statale messapico.
Ad esempio si potrebbe contestare a tale modello un’imparzialità nei confronti di chi lavora e chi invece non fa nulla per contribuire alla vita statale. Proprio per questo Marco Zuccaro specifica che il rapporto tra Stato e Popolo deve essere mantenuto saldamente in equilibrio e deve comporsi di una parte statale che garantisca Cibo, Medicina, Servizi e Lavoro al popolo, ed un’altra, composta dalla cittadinanza, la quale deve contraccambiare lo sforzo attraverso un costante impegno nelle proprie abilità. Il lavoratore di un dato mestiere lavora per la soddisfazione personale, non per il maligno desiderio di arricchirsi. Di fatti, lo Stato, quando egli avrà compiuto un certo tempo lavorativo, lo premierà con una moto, poi con un auto, saltuariamente con un viaggio e così via. Si assisterà al fenomeno che Marco ama definire come “SIMILARISMO”: ad esempio, non vi saranno auto di diversa potenza, poiché lo Stato provvederà a fornire le meno inquinanti a tutti i cittadini lavoranti e contribuenti della vita statale. E anche chi fornirà e costruirà auto, vedrà avere, dopo un certo periodo di tempo lavorativo, la propria auto appositamente creata per quello specifico destinatario, ma sostanzialmente uguale, o meglio simile, a tutte le altre. Non vi saranno differenza di prezzo né di costo, si provvederà alla produzione di auto tutte simili.
E lo stesso si dica per tutti gli altri benefici, dagli accessori manuali agli elettrodomestici. Tutti simili. Lo Stato terrà conto del tempo lavorativo effettuato e premierà con questi accessori, i quali, se ancora perfettamente funzionanti, saranno conservati di generazione in generazione, evitando inutili sprechi(a meno che non si presenti la reale necessità di dover disporre di più beni dal medesimo compito). Ma viene dunque da domandarsi: Se un cittadino volesse acquisire un bene al posto di un altro? Egli lo può benissimo fare, purché segnali e motivi le proprie intenzioni allo Stato, il quale provvederà a fornirgli ciò che vuole. Di contro però, l’acquisizione di un bene(come ad esempio un televisore) porterà allo slittamento in termini di tempo dell’acquisizione di tutti gli altri. In altre parole, nel momento in cui si chiede allo Stato un bene, lo Stato tiene conto del contributo lavorativo in termini temporali effettuato e fa in modo che nessuno possa avere “Tutto e subito”. Anzi, provvederà in tal modo ad evitare gli sprechi inutili della produzione, la quale viene ritenuta da Marco ampiamente soddisfacente da consentire che tutti gli uomini dello Stato abbiamo almeno una cosa simile in ogni settore della vita.
Sorge però un altro quesito: Gli sport e l’arte, che sostanzialmente portano solo ad uno “spreco” e un dispendio di risorse senza che si possa ottenere vantaggio in ricambio, vengono “banditi” dal modello di Stato Messapico? Assolutamente no, in quanto sport e arte hanno un proprio valore che va valorizzato con un ricambio, quello da parte dello Stato, con cibo, medicina, servizi(tra i quali ovviamente anche d’istruzione) e beni. Verrebbe però da muovere un’accusa ulteriore allo stato messapico: Tutti infatti, almeno teoricamente, potrebbero spacciarsi per “Artisti” ed ottenere i benefici dello Stato egualmente. A questo problema, Marco risponde così:
“ Lo Stato garantirà Servizi primari a tutti i cittadini lavoratori. Ed organizzerà in maniera appropriata anche il MODO in cui tale garanzia verrà messa in atto. Basandosi sul tempo lavorativo svolto, lo Stato offrirà beni (di carattere simile) prima di tutto a coloro i quali hanno lavorato più degli altri. In secondo luogo, a coloro i quali hanno contribuito, più degli altri, alla buona condotta ed ad un buono sviluppo dello stesso Stato. Inoltre, verranno istituiti dei limiti in percentuale massima per date professioni. Nessuna professione spiccherà visibilmente su tutte le altre, poiché tutti i cittadini, nonostante le proprie attitudini, finirebbero col mirare a quella sola professione”.
In altre parole, chi contribuisce maggiormente al buono sviluppo dello stato, potrà godere dei suoi benefici prima di altri i quali, pur svolgendo una regolare attività, non aiutano in maniera efficiente lo stesso Stato. In questo modo, Professioni quali Politico, Artista, Musicista ecc porteranno ad una lenta gratificazione(accostata, ovviamente, dalla distribuzione dei beni primari, GARANTITI A TUTTI I CITTADINI).
È interessante notare due accorgimenti:
- Il modello statale messapico in un certo senso “Costringe” il cittadino ad avviare una certa professione, al posto di un’altra, principalmente perché la ama.
Tutte le professioni sono perlomeno inquadrate sullo stesso piano(Non essendoci denaro). Ma Ciò non implica certo una eguale gratificazione. Di Fatti, Premi statali quali viaggi, auto, ecc saranno consegnati ai produttori(e ai ricercatori in campo scientifico, e ai medici)in un tempo INFERIORE rispetto alla stessa consegna verso gli Artisti, i Politici, i Governanti(e quindi gli stessi FILOSOFI e La Chiesa), proprio perché contribuiscono maggiormente alla vita e al progresso statale, e vanno quindi premiati.
-Lo stato può controllare la produzione di tutto. Tutto ciò che viene prodotto viene consegnato allo Stato che lo riconsegna nuovamente al popolo, distribuendo il tutto nella maniera più equa possibile. Il che risolve, in uno stato ideale, il problema delle armi e della droga, definitivamente abolite nella circolazione all’interno dello Stesso Stato. In particolare la droga verrà abolita e vietata per legge. Le armi invece saranno prodotte in numero costantemente controllato e consegnate SOLO ed ESCLUSIVAMENTE agli enti di difesa statale in ambito interstatale.
Un ultimo dubbio che manca ancora di un chiarimento è senza dubbio il seguente: la questione dei disoccupati. Se una parte della popolazione risulta essere disoccupata, allora come procedere? Per prima cosa, è bene precisare che lo Stato garantirà materie prime indispensabili alla sopravvivenza a tutti, lavoratori e non. Ma procederà verso questi ultimi accogliendoli in appositi centri e provvedendo alla scoperta di una occupazione sufficientemente adatta alle loro tendenze la quale può portare a recarsi anche al di fuori dei confini dello Stato. Lavorare è però un DIRITTO ed un DOVERE del cittadino dello Stato, ed è per questo che, superato un certo limite di tempo, lo Stato non può fare altro che rifiutarsi di concedere materie prime quotidiane al disoccupato. Alcuni potrebbero pensare che questo sia un aspetto troppo “duro” della concezione Messapica del lavoro e dello Stato, ma Marco Zuccaro spiega come sia “NECESSARIO” affinché a nessun cittadino passi per la testa di NON LAVORARE, che diventa quindi, a tutti gli effetti, un divieto di legge.
Inoltre, non tutti potranno “spacciarsi per artisti”, poiché saranno istituiti dei numeri di percentuale massima oltre i quali sarà illecito spingersi. Anche questo parametro appare certamente discutibile ma necessario, in quanto uno Stato non può fondarsi su di una cittadinanza fatta di Pittori o Musicisti, i quali, pur possedendo un proprio valore, non contribuiscono tuttavia alla produzione. E di fatti Marco sembra “Sconsigliare legalmente” la via artistica(almeno per una piccola parte), asserendo che i beni statali saranno forniti in un tempo maggiore per i cittadini che scelgono queste professioni.
Da notare infine il ruolo della Chiesa, che diviene a tutti gli effetti una comunità apostolica priva di corruzione e intenti economici(e di fatti anche ad essa saranno “Rialzati” i limiti di tempo lavorativo).
Grazie a questa concezione e a questo modello di Stato, a Marco Zuccaro pare di annientare alcuni dei problemi fondamentali che caratterizzano le organizzazioni e le istituzioni statali. Di seguito verrà trattato l’approvvigionamento alimentare e il metodo con cui si istituisce e si regola il governo, e come e da chi si compone.
Approvvigionamento alimentare – Schede – Contabilità
Lo stato ideale garantisce dei punti di distribuzione alimentare per la cittadinanza. Ma ogni cittadino deve pur avere un punto di riferimento che segnali allo Stato le sue spese. In effetti, ad ogni cittadino che abbia completato gli studi(Si veda il paragrafo sull’ISTRUZIONE) viene rilasciata una speciale scheda contabile con la quale si dichiarano, presso tutti i punti dotati di apposita strumentazione, le proprie spese e i propri investimenti. Questa scheda vale solo per le spese minori quali i beni alimentari, o altri generi di carattere simile e dal dispendio di “Valore economico”(e non dispendio economico) relativamente basso, poiché sarà lo stesso Stato ad assicurare un auto(ad esempio) al cittadino, secondo il metodo del SIMILARISMO, punto importantissimo del pensiero filosofico Messapico. Tramite questa scheda lo Stato riconosce in tempo reale le spese di un cittadino e fa in modo di bilanciare queste “uscite” statali con uno slittamento(semmai ce ne fosse bisogno) dei beni materiali verso lo stesso cittadino. In altre parole, presi due cittadini che praticano la stessa professione, e preso atto che il primo consumi più alimenti e altri beni dal basso “Valore economico” del secondo, allora quest’ultimo riceverà i beni maggiori(come ad esempio un auto)da parte dello Stato in un tempo inferiore al primo, secondo un senso di equità e giustizia. Vi è da dire però che molti lavoratori hanno, per un motivo o per un altro, bisogno di un bene come l’auto. Perciò tutti i cittadini possono richiedere un bene primario come l’auto in anticipo, e lo Stato concederà loro tale bene, tenendo però conto del valore economico di ogni auto simile ed impedendo che il cittadino possa richiedere tutti i beni che vuole. In particolare, oltre le tre concessioni, legalmente motivate e dimostrate da reali necessità, non è possibile andare, poiché un cittadino potrebbe richiedere simultaneamente un auto, una moto, una barca ecc prima ancora di aver contribuito con il proprio lavoro allo Stato, accumulando una serie di debiti che creerebbero un paradosso secondo cui la somma dovuta dal cittadino verso lo Stato si colmerebbe in un tempo nettamente maggiore all’arco di vita di un essere umano. Ogni uomo ha la sua scheda e con essa dichiara l’acquisizione dei beni primari, che sono comunque garantiti dallo Stato in maniera pressoché completa: solo l’abuso creerebbe i presupposti di uno slittamento temporale dei beni maggiori(si prenda nuovamente, come esempio, l’automobile, la quale però può essere concessa, come si è detto, in anticipo sulla base di necessità reali e dimostrate legalmente). Viene a crearsi così un sistema contabile molto complesso, che deve essere sorvegliato e garantito da enti speciali.
Una Teocrazia “leggera” ed una legge ferrea – Kalliterocrazia
Lo stato ideale non deve confondere la teocrazia come viene intesa al giorno d’oggi con quella che invece risiede nel pensiero Messapico. Infatti, pur ergendosi intorno alla Chiesa, lo Stato ideale deve comunque basarsi sulle decisioni dei filosofi posti al potere, di saggi e sapienti che devono collaborare con la stessa Chiesa, che diviene quindi l’ente primario di conservazione e protezione dei valori morali e dei principi etici. Si crea dunque una stretta connessione tra la legge e la Chiesa, ma non per questo ciò che dice la Chiesa equivale necessariamente e in tutti i casi alla legge. Di fatti, saranno istituiti quattro organi legislativi:
-300 Maestri
-300 Romantici
-400 Chierici
-100 Cittadini scelti a caso ad ogni decisione importante presa dal governo: essi variano di volta in volta, ma coloro che vengono scelti devono possedere la cittadinanza e non devono avere nessun tipo di precedente penale. Chi ha infranto la legge non può votare.
Questi organi saranno eletti direttamente dalla cittadinanza, ma chi ha infranto la legge non può votare. Per i chierici sarà la Comunità apostolica a scegliere chi mandare in rappresentanza. La parte politica sarà autonoma, e nel momento in cui il popolo chiederà ai suoi rappresentanti di approvare un nuovo decreto, il parere contrario della Chiesa varrà sino ad un certo punto in quanto ci si ritroverebbe in una situazione di 700 voti favorevoli contro 400 contrari. Ma se il popolo si spaccherà in due parti allora spetterà alla Chiesa, in base ai valori etici e morali, stabilire il da farsi. Il ruolo della Chiesa è complementare a quello della Fazione politica, e viceversa. Nessuno è immune dall’errore, e in nessuno dei due deve esserci umiltà e non presunzione. I filosofi, per loro natura, saranno umili e non pretenderanno di avere ragione ma la continueranno a cercare in maniera costante. Non vi sarà l’immunità parlamentare poiché la legge è uguale per tutti e tutti devono far riferimento alla legge, nessuno escluso. La politica deve tenere la Chiesa vicina al popolo, la Chiesa deve tenere il popolo vicino ai veri valori.
Le legge è molto ferrea poiché chi compie il male sa di compierlo. Infatti, nello Stato ideale l’istruzione dovrà essere garantita ed obbligata a tutti i cittadini, e all’interno dell’istruzione sarà riservato uno spazio importante alla stessa legge. Tutti i cittadini devono conoscere l’ordinamento che regola lo Stato, in modo da poter essere cosciente in modo completo di cosa è ritenuto giusto e cosa è ritenuto sbagliato da tutti, non solo da un uomo che emana una legge ma da tutta la politica e dalla Chiesa, che collabora con la prima secondo comuni principi di legge morale, la quale ci perviene dalla parola di Dio e non da quella dell’uomo. Chi viola la legge viene escluso dal voto della società, e rischia l’esilio.
È così che si giunge a quella che Marco definisce più precisamente una kalliterocrazia, un potere nelle mani dei migliori, che sono i filosofi e la Chiesa, il loro rapportarsi e la loro collaborazione reciproca.
L’istruzione – Certificato di garanzia
Come sappiamo, nessun cittadino dello Stato viene mantenuto se egli non contribuisce con un ricambio lavorativo che contribuisce alla vita della comunità. E ciò è possibile solo nel momento in cui il cittadino viene istruito. Difatti, l’istruzione è obbligatoria, e sarà imposta alla cittadinanza come un dovere ed un diritto di garanzia verso tutti: infatti, a seguito degli studi “Scolastico-Statali” volti a fornire al cittadino una solida base culturale oltre che un appoggio stabile per i valori morali, attraverso l’insegnamento della stessa legge, vi saranno gli studi “Specialistico-professionali”, utili ad accogliere i cittadini verso la professione che più li ha colpiti. L’istruzione e la presenza della legge stessa in essa, sono caratteri fondamentali dello Stato ideale Messapico. E pertanto si istituisce l’obbligo di questi studi sino a che il cittadino non li completa: dopo gli studi professionali infatti viene rilasciato un certificato di garanzia sul lavoro, volto ad assicurare la competenza e le capacità professionali del cittadino. Un lavoratore trovato senza tale certificato di garanzia sarà processato penalmente dai tribunali di Stato. Un cittadino che non riesca a terminare gli studi in maniera soddisfacente e che si attardi di oltre 5 anni con essi, non verrà più mantenuto dallo Stato. È un provvedimento severo ma inevitabile, dato che, senza di esso, tutti i cittadini, facendo a meno della giusta istruzione e delle giuste competenze, potrebbero in linea teorica essere sia mantenuti dallo stato che essere condotti sul posto di lavoro, con generale diminuzione della qualità, della garanzia e della sicurezza dello stesso(si pensi all’importanza dei campi scientifici, tecnologici, ecc..)
Come si raggiunge uno Stato ideale che NON sia laico? Tolleranza religiosa
Uno dei punti sui quali si potrebbero muovere più critiche nel modello Messapico di Stato è senz’altro quello dell’eccessiva coesione interna a tutto svantaggio di un dialogo con il mondo internazionale. Marco lo sa bene, ed è per questo che inserisce all’interno dei contenuti della sua filosofia il concetto di Tolleranza religiosa: Egli è ancora convinto che uno Stato ideale e perfetto sia caratterizzato da una cittadinanza che nella sua totalità esprima pareri diversi che poggiano però su valori, principi e fede comune; per questo asserisce più volte che uno Stato perfetto non è certamente laico, ma professa lo stesso credo in qualunque sua regione. Ora viene spontanea una domanda: Come comportarsi nei confronti di coloro i quali non sono Cristiani? Uno Stato ideale basato sulla legge morale e sul valore assoluto della legge, uguale per tutti, non può certamente bandirli a priori senza che essi abbiano infranto l’ordinamento di Giustizia: sarebbe un paradosso che dimostrerebbe l’incoerenza degli insegnamenti dello Stato stesso, basato sulla giustizia e sull’eguaglianza(e da ciò, l’abolizione del denaro). In realtà, Il problema della laicità risiede nel fatto che un credo diverso da quello Statale difficilmente rimane costantemente corretto verso la legge. Per cui se la legge civile e statale vieta l’adozione del velo poiché segno di un sospetto attentato terroristico, di contro religioni che professano il velo imporranno ai credenti di non abbandonare l’usanza in favore della tradizione religiosa. Si entra dunque in contrasto. Il problema della laicità è piuttosto complesso ed è per ovviare a queste complicazioni che Marco ipotizza uno Stato non laico. Ma esso si può raggiungere solo attraverso l’integrazione di tutti i laici. I non cristiani, in altre parole, devono avere la possibilità di stare a contatto con le credenze dello Stato, in modo da valutare gli insegnamenti di tutte le religioni e poter scegliere a quale dedicarsi. Solo in questo modo, attraverso la visione del Cristianesimo, un laico può decidere di cambiare eventualmente il proprio credo. E un altro laico in nessun modo può ostacolare tale scelta. Infatti, i laici che violeranno la legge saranno esiliati dallo Stato, poiché intolleranti in fatto religioso. Bisogna promuovere assolutamente la tolleranza religiosa, primo passo verso la realizzazione di un progetto di Stato composto da una cittadinanza che vive in armonia.
Bandire a priori dallo Stato tutti i laici significherebbe dar loro motivo di odio verso il Cristianesimo e di rafforzamento del proprio credo, che il Cristianesimo riconosce come errato.
La verità è una sola e ad essa lo Stato deve tentare di condurre. D’altro canto il laico, qualora non volesse cambiare durante la gioventù il proprio credo religioso, può a ben diritto rimanere all’interno dei confini statali, a patto che contribuisca al lavoro e soprattutto, non violi la legge. Se all’interno dello Stato il velo viene considerato come possibile indizio di un attentato terroristico, allora tutti, cristiani e non, devono adattarsi e rispettare questo articolo. Lo stato offre sostentamento, in cambio chiede contributo lavorativo e rispetto della Legge. In questo contesto appare chiaro come la stessa legge abbia un fine ben preciso, che è quello di promuovere nella cittadinanza la virtù, l’eccelsa condotta dell’essere umano all’interno della comunità. E una condotta giusta sarà possibile se anche la Chiesa parteciperà all’educazione dei cittadini, ai quali comunicherà l’importanza del Bene e del Giusto; e allo stesso tempo inviterà alla Santa messa tutti gli uomini, senza distinzione di pelle, credo o altro. Ma non può certamente obbligare a professare una fede diversa da quella in cui si crede; può solo “invitare” a farlo.
Dottrina legislativa del bene: Il lavoro e il non-lavoro; “Mito delle attitudini”
In uno Stato dove regni la pace sarà indispensabile far valere la legge. Essa è ad imitazione della legge morale, la quale ci perviene direttamente dal Dio del bene ed è a sua volta ad imitazione del bene. Ma che cosa è il bene? Per ora la Filosofia messapica si limita a dire che esso è principalmente VITA. E in quest’ottica appare chiaro come la legge, essendo ad imitazione di un qualcosa, la legge morale, che è a sua volta imitazione del bene, il quale è vita, non potrà non essere ad imitazione nient’altro che della stessa vita. Per cui, assodato questo principio, chi non rispetta la legge nuoce prima di tutto alla vita stessa, e va pertanto considerato come “strumento del male”. Tutti coloro che violano la legge vengono definiti nel sistema messapico come “Stolti”. E a partire da essi, discendendo verso il basso, si assiste all’azione del Dio del male. La violazione della Legge non porterà mai vantaggio alla vita comune dello Stato. Ad esempio, l’obbligo di allacciare la cintura abbraccia prima di tutto un livello morale, uno legislativo, ed uno benefico riconducibili tutti quanti ad un principio: la vita. Chi non allaccia la cintura non favorisce la vita propria e quella altrui. E così si intenda per tutta la legge nel suo complesso(si noti ad esempio il divieto, da parte dello Stato, della distribuzione di tutte le sostanze che possano nuocere alla vita e alla salute, come la droga o le stesse sigarette, che sono illegali).
Viene così a costituirsi una dottrina legislativa apposita che abbraccia l’astratto valore del bene, qui inteso principalmente come “vita”. Ed un governo sano deve disporre di una legge che garantisca la vita di tutti. I limiti temporali oltre i quali il disoccupato non viene più mantenuto dallo Stato sono necessari affinché il non-lavoro di un cittadino nuoci al lavoro di un altro. In altre parole, un cittadino che non lavora fa in modo di dimezzare il risultato e la rendita del lavoro di un suo simile. Di fatti la produzione di una certa quantità di una qualunque sostanza viene diminuita dal non-lavoro di un cittadino, ma il mantenimento non varia, in quanto hanno bisogno di mangiare sia il cittadino che lavora sia quello che non lavora. E sarebbe contro la vita non fornire da mangiare al cittadino che non lavora, ma questo entro un certo limite di tempo. Infatti, il cittadino senza lavoro si rivolgerà allo Stato che farà realmente di tutto affinché egli trovi un’occupazione utile alla produzione(di fatti i non-lavoratori verranno indirizzati principalmente verso la produzione, verso un contributo importante per la vita di tutti all’interno dello Stato). MAI e poi MAI lo Stato toglierà il sostentamento ad un disoccupato prima di aver fatto tutto il possibile per indirizzarlo ad una occupazione. Teoricamente parlando, uno Stato ideale si compone di una cittadinanza completamente lavorativa e ben bilanciata. Se infatti fossero tutti Chierici, o tutti Artisti, o tutti Produttori, assisteremmo alla rovina dello Stato nei primi due casi, alla tristezza di vita nel terzo(in quanto se fossero tutti produttori non ci sarebbe nessuna possibilità di divertimento, il quale è molto importante all’interno della vita di uno Stato sereno e felice).