L’ FPS in se è un genere sportivo, un’evoluzione grafica del gioco “spara alle anatre”, in pratica un poligono di tiro visivamente attraente, ne più ne meno di questo. Porci delle domande su questo tipo di gioco sarebbe come chiederci perché nei platform si deve saltare da una piattaforma all’altra per raggiungere il punto B; non lo si potrebbe fare inseguendo uno scopo più altro del riuscire a superare il “vuoto” sottostante? Certo, però in questo caso dovremo prima di tutto slegarci dall’idea di “genere” così com’è concepita oggi, cioè liberarci del concetto “azione come fine” che definisce di fatto il tipo di gioco.
Facendolo, la domanda sulla coscienza dello sparare alle anatre avrebbe senso, perché si utilizzerebbe la combinazione prima persona + arma in contesti diversi da quello sportivo. Già si è visto qualcosa, ma per ora l’evoluzione è ancora allo stato embrionale e soprattutto si basa troppo sull’ampliare l’idea di base del punteggio (invisibile ma presente), piuttosto che fare qualcosa di realmente nuovo. È come se per evolvere i film d’azione si pensasse di dare un’anima ai soldati uccisi da uno Schwarzenegger anni ’80, anziché pensare di ideare da zero un Salvate il Soldato Ryan: in entrambi i casi ci sono soldati e armi, ma il fine è un altro, quello di rendere partecipe la tua persona e il tuo animo anziché tentare di vincere l’indice d’oro.
Detto questo credo che molti desiderino la nascita di generi nuovi, che stimolino sensazioni più nobili, che ci permettano di porci delle domande e trovare risposte più profonde di quella che ci chiede dove sia il prossimo "nemico-sagoma" da far fuori. E chi vuol continuare a sparare e basta, continuerà ad avere i suoi shoot'em up in prima persona come i giochi di navicelle arcade dei cabinati; gli altri si dedicheranno ad un Eve Online.