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No.
Semmai il contrario.
Allora mettiamola così: tu sei un estraneo per me, non provo alcun sentimento nei tuoi riguardi e poco mi interessa che tu viva o muoia (è così per tutti qui sul forum, anche per quelli che cercano di consolarti, pochi cazzi). Quindi, in assoluta neutralità posso dirti: se vogliamo attenerci a quel bel principio che è il rasoio di Occam, la vita non è affatto una cosa immensa - anzi, è terribilmente semplice nelle sue dinamiche. Ti ripeto ancora una volta, la sofferenza fa male (fa male
e basta, come diceva Montanelli) e il piacere fa bene. Distingui come credi fra gioie\sofferenze fisiche o spirituali, tanto è una distinzione puramente fittizia. Per la gran parte degli esseri umani nella storia, il bilancio della vita è stato negativo (pensa agli schiavi romani o agli operai della rivoluzione industriale). Per un piccolo numero i piaceri hanno sopravanzato i dolori, se non teniamo conto del dolore connesso alla
possibilità della morte, che non è quantificabile. Ammesso e non concesso che tu esca dalla vita non in perdita (cosa, inutile girarci intorno, improbabile), tutto ruota intorno a come consideri questa possibilità. Se riesci a dimenticartene, a metterla in sottofondo, ad inventarti qualche filosofia della minchia per tenerla a bada, allora bene, puoi vivere felice e contento. Se non ci riesci dopo esserti scornato un bel po' provandoci, allora niente, non fai altro che prolungare l'agonia. Ma non pretendere che esista alcuna valutazione oggettiva sul valore elementare della vita, semplicemente perchè la si dovrebbe fare
dal di fuori. E i morti, si sa, non sono loquaci a riguardo. Quindi, veditela tu. L'unico consiglio che posso darti è di non avere paura, nè in un senso nè nell'altro, perchè di per sè è già doloroso.
edit: e vai da uno psichiatra serio. 70 euro all'ora, non al mese.