Shin Shishioh
Fermo restante che fare una tesi su questo argomento in un liceo, con la commissione esterna (quindi con il rischio di trovarsi qualche sessantenne convinto che i videogiochi siano il male del mondo e fonte dell'alienazione giovanile), è una cosa abbastanza rischiosa e anche difficoltosa perchè bisogna ricreare necessariamente collegamenti con le varie materie
Concordo su tutta la linea, senza contare che anch'io se dovessi essere commissario d'esame non apprezzerei una trattazione su questi temi che non fosse fatta in un'ottica strettamente monografica e come spaccato di un contesto più ampio, esattamente come accade nel trattare qualsiasi tema storico, artistico o letterario.
Coi miei correligionari cattolici poi mi capita spesso di dover combattere contro i pregiudizi legati ai vg come veicoli di contenuti legati all'occultismo, con lo scontro quasi comico fra il gusto giapponese per il citazionismo esasperato (e spesso condotto in modo assolutamente privo di senso, solo per poter dire "ehi, il nome del powahcattivo è un rimando alla kabbalah, il mio gioco spacca!") della tradizione cabalistica, gnostica, filosofica e teologica e chi in occidente sopravvaluta questi rimandi facendone il fulcro dell'analisi di opere altrimenti prive di interesse.
Purtroppo la chiusura verso i vg, ormai rimossa dalle generazioni under 40 in contesti come Milano, si trova ancora in parecchi ambiti accademici, dove non si riesce ad avere sufficiente agilità mentale da concepirli come un semplice medium, per quanto caratterizzato da una componente d'interazione maggiore che in altri casi, capace di veicolare contenuti di vario valore.
Purtroppo molti concordano in eccesso con Mc Luhan nel sostenere che un dato medium caratterizzi in modo forte il contenuto, mentre imho per quanto il medium possa connotarlo e dotarlo di componenti aggiuntive, talora fondamentali, il messaggio mantiene un suo carattere unico a prescindere dal come venga veicolato.
E'inevitabile comunque che i vg vengano completamente sdoganati col passare del tempo, ed il lavoro di Bittanti in Cattolica in Italia rappresenta un primo passo accademico, per altro seguito da numerosi altri nell'ambito di seminari di cdl come scienze della comunicazione.