Sebbene l'utilità di un confronto simile perplima anche me, ognuno è libero di proporre qualsiasi tipo di confronto improponibile che voglia, se ha la curiosità di conoscere i pareri in merito della gente che fequenta la sezione.
Il punto è, che non capisco in cosa consista questo raffronto: si parla di stile?
Ogni cosa ha un suo stile, dal gameplay al design di scenari e personaggi, ost, narrazione, ecc.
E, se dobbiamo prendere degli antipodi per ogni scelta stilistica di sicuro ne mancano molti, e comunque le scelte non mi paiono le più ottimali.
Tanto valeva limitarsi a chiedere "che ne pensate a riguardo di questi 3 titoli?", tanto è evidente che il topic, volenti o nolenti, non può che ridursi a questo.
Non me la sento di fare un confronto, dico solo la mia sul mio pallino:
Che FF7 abbia dato il via a tutto un filone di JRPG che metteno l'accento sulla spettacolarizzazione di sequenze cinematiche, personaggi cool e fondali in pre-render col pallino del dettaglio maniacale perchè-si a me tange poco, sinceramente.
Così come continuo a ritenere Matrix un film riuscito sebbene alcune tecniche di ripresa, così come la sua seminalità nello stile, abbiano a mio avviso massacrato il cinema d'azione dell'ultimo decennio, a partire dai seguiti stessi di quel film sconfinando nel il videludo, compilation di FF7 compresa.
Delle scelte stilistiche adottate in FF7 ho apprezzato molte cose.
Ho letteralmente adorato il modo con cui è stata ideata e resa palpale la dicotomia tra scenari idilliaci, rappresentazione del benessere e dell'armonia tra l'uomo e la natura, e quelle ambientazioni decadenti e angoscianti, allegoria del disagio e della scelleratezza dell'uomo non più in grado di vivere in armonia con la natura.
Quanto detto sopra non è altro che un topos dell'immaginario sci-fi, ma ad avermi colpito e affascinato è proprio la sua resa finale, pur con i suoi alti e bassi.
Si passa dal passaggio di consegne tra la caotica e oscura Midgard con la serena e accogliente Kalm Town, in cui si ha letteralmente l'impressione di essere arrivati in un nuovo mondo, che i cieli oscuri di Midgard per tutta la prima parte nemmeno lasciavano intravedere, si continua arrivando in un paesino anch'esso apparentemente classico e armonioso, ma sovrastato da una imponente cittadina di stampo milatare fortificata, che ricopre l'armonia perduta di Junon con la sua ombra e il baccano infernale della fanfare che scandisce ancora una volta i ritmi caotici che regolano la vita al di sopra di essa.
Si finisce poi godendo a sprazzi di scenari idilliaci, che culminao con l'onirica città perduta, luogo splendido che sembra unire in se le forme e le strutture incontaminate più belle ritrovate fin a quel punto del gioco, risultando un luogo quasi paradisiaco e ideale, salvo tradire poi, splendidamente sottolineata dal fantastico tema di Uematsu, tutta la sua melanconica desolazione, memoria di un armonia tra l'uomo e la natura ormai perduta per sempre, che stride così marcatamente con la sua apparenza idilliaca al punto da lasciare lo spettatore in uno stato di forte straniamento e inquietudine.
Nulla di originale a ben vedere, ma fin ora per me è la miglior rappresentazione di questo contrasto che abbia visto in un videogioco. Ho amato anche constatare come il gioco riesca a creare un forte legame emotivo tra i personaggi (e il giocatore) e i trasandati scenari dei settori di Midgard, che, dopo le ore centrali del gioco, si rivisitano quasi con piacere e nostalgia, nostalgia accentuata astutamente dal distacco forzato che viene imposto per la stragrande maggioranza delle ore di gioco.
Inoltre, a differenza di altri giochi, trovo particolarmente sensato e motivato l'eccesso nei dettagli usato per la realizzazione dei fondali, che servono per accentuare volutamente il caos di cui ho più volte parlato, o il rigoglio degli scenari che ne fanno da contrasto. Fermo restando che tutto questo dettaglio non va a discapito della visione d'insieme, della coerenza, e talvolta dell'armonia degli stessi fondali. A differenza di quanto non capita in giochi come FF9 o altri lavori di Maniba, che a differenza di Noara o chi altri hanno curato gli scenari di FF7, a mio avviso si lascia troppo andare la mano perdendosi un po' nella visione d'insieme.
Trovo anche coerenti i personaggi, ci vedo meglio il look aggressivo, per alcuni tamarro, di un Cloud o di un Barret nel loro contesto che non l'immacolata freschezza e dolcezza dei tratti che caratterizzano i visi dei protagonisti di Xenogears, per dire, che eppure ha momenti e ambientazioni non meno crude di quanto visto in FF7, anzi, tutt'altro.
Per quanto riguarda le sequenze cinematiche, imho contribuiscono in modo ottimale a rendere quel senso di stupore, spaesatezza, e angoscia ancora più palpabile.
La tamarragine della compilation è solo una derivazione della mania di Nomura per Gackt e della piega (piaga) a cui è andato incontro il cinema d'azione di massa negli ultimi anni. Non certo una naturale evoluzione di FF7.