La Liga 'libera' campioni africani
Saranno comunitari, un altro vantaggio
La Spagna fa un altro passo deciso verso una supremazia calcistica che rischia di diventare imbarazzante, almeno per quanto riguarda il mercato. Sull'onda di una pressione targata Real, la Federcalcio iberica ha deciso di considerare comunitari i giocatori africani, in virtù di un accordo tra la Ue e i Paesi di provenienza. A questo punto, si liberano posti da extracomunitario che verranno coperti con altri campioni.
La situazione appariva già rosea, quantomeno rispetto allo scenario italiano. Meno tasse da pagare sugli stipendi e, dunque, come sottolineato più volte da Galliani, una capacità maggiore di attrarre i campioni del pallone; una quantità di liquidi che fa arrossire persino i 'paperoni' della nostra serie A. Da sabato, poi, un nuovo vantaggio, tutt'altro che trascurabile. Messa sotto pressione dal Real Madrid di Ramon Calderon, alla caccia di Drogba e non solo, la Federcalcio spagnola ha infatti varato una nuova norma che equipara ai giocatori comunitari i campioni originari dell'Africa. La liceità del provvedimento trae il suo fondamento da una accordo stipulato dall'Unione europea e l'Associazione dei Paesi africani, caraibici e del Pacifico (Acp), ratificato nel 2006 dal parlamento. In base alla nuova legislazione spportiva spagnola, "i calciatori di quei Paesi che giocano nella Liga, così come quelli tesserati in futuro, verranno considerati come quelli provenienti dai Paesi dell'Unione". Parole di Jorge Carretero, portavoce della federazione, che suonano come una sinfonia alle orecchie di Real, Barça e delle altre 'spendaccione' del pallone al di là dei Pirenei.
Le conseguenze sono, chiaramente, invasive del mercato del calcio. Come primo effetto, l'annuncio dato da Carretero convertirà lo status dei vari Diarra, Eto'o, Tourè e compagnia, portandoli a 'comunitari' di diritto. Una modifica che apre scenari interessanti già per l'immediato futuro, ma soprattutto sembra volere lo scontro frontale con l'idea di Blatter che prevederebbe sei 'indigeni' per ogni club. In questo modo, infatti, la liberalizzazione spagnola estenderebbe a ben 79 Paesi la possibilità di esportare giocatori considerati comunitari, con effetti benefici sul 'mercato' africano ma con il rischio di creare una voragine tra la Spagna e gli altri campionati europei.