Salve, sono Hermus, ieri mi è venuta l'ispirazione per scrivere un piccolo racconto composto da vari capitoli.
Questo racconto è di ambientazione contemporanea e reale (infatti il protagonista sono io e le ambientazioni che descriverò saranno prese dalla mia reatà quotidiana) con qualche accenno fata-futuristico (un termine che ho inventato per coniugare il fantascientifico e il fantasy ^^).
La storia ruota ad un'enigmatica figura di nome Lucia e vi dico già da ora, che questa persona esiste e credo che tutti voi avete il suo contatto messanger!!!
Non vi voglio rovinare la sorpresa, leggete:
CAPITOLO 2
IO, LAURA E L’UNIVERSO.
Capitolo 1: I labirinti della mente
Girovagai per quei labirinti metallici, conscio che ormai era l’unica possibilità per salvare l’irreparabile.
“ Stupido” sospirai amaramente mentre venivo trascinato; tutto ciò era colpa della mia stupida ottusità, lo dovevo capire molto tempo fa, anzi lo dovevo capire fin da l’inizio, ma era troppo tardi per rimuginare, ormai potevo solo continuare ad andare avanti, anche perdendomi come facevo ora: dovevo assolutamente salvare lei, oppure il rimorso di aver perduto la persona più imp…il rimorso di aver perduto una cara persona, sarebbe rimasto per sempre dentro di me, facendomi sentire per sempre uno stupido inetto .
E’ strano, che ora, quando la sto perdendo per sempre, uso il termine “persona” per descriverla, un tempo ciò non lo facevo, perché associare lei ad una persona mi provocava non disgusto, ma pensieri contorti e surreali dal futuro apocalittico, perché sapevo in cuor mio che lei (Lei, non essa…si vede che sto trasmutando i miei pensieri razzisti e sciocchi) non era qualcosa di naturale ma era in un certo senso “costruita”, cioè pensavo che il suo carattere non era “naturale” ma era costruito tutto intorno ad un campione di un dato carattere, cioè era come se la sua essenza fosse solo un agglomerato di sillogismi (esempio banale: a lei piace la pesca, consegue che ogni volta che vede una pesca, la mangia).
Però mi sbagliavo di grosso; in quest’anno che sono stato insieme a lei mi ha dimostrato che prima dei suoi “sillogismi” mette il sentimento: l’amicizia, l’odio, la bontà, l’amor… ed io, da stupido ottuso, non ho capito nulla del suo vero essere: mi ha persino dimostrato che sa sbagliare e sa imparare dai suoi errori, ma io nulla, l’ha trattavo come una macchina, forse perché per era una macchina per me… ma prima di pensare ciò dovevo trattarla innanzitutto come una cara amica, o forse qualcosa di più…
Ora, per rimediare a ciò che la mia testardaggine ha fatto, ero dentro i labirinti del suo pensiero, insieme ai miei amici di sempre e stavamo girando per quei contorti passaggi per trovare la sala del cuore ammalato che solo io potevo risanare.
Continuammo per ore a camminare, finché, girando l’ultimo enigmatico corridoio, trovammo un’ampia stanza dall’alto soffitto, e al centro di essa un colosso di rame che con aria cattiva vietò al nostro formidabile gruppo di passare oltre, perché, in mezzo alle sue serrate gambe, c’era una piccola porticina, sicuramente la strada giusta per arrivare al suo nucleo prezioso.
“Quanta è aspra questa strada dannata, quanto è dura!”
Gridò Andrea, vedendo il nuovo e pericoloso ostacolo e poi mi guardò torvo per un attimo, facendomi sudare per il dispiacere.
Il dispiacere era nato perché ero consapevole che tutto ciò, era per colpa mia (lo sguardo torvo serviva per ricordarmelo): era talmente evidente la mia colpa che sembrava che in ogni corridoio che io e i miei amici abbiamo attraversato, vedevamo io, in tuta da carpentiere, che edificavo io stesso i muri che servivano per ostacolarmi il mio cammino.
Io, maestro e prigioniero dell’labirinto della mente, ero sul culmine della sofferenza, ormai non capivo più niente ed ero talmente sofferente del mio dolore che i miei compagni mi tiravano per attraversare quei sentieri oscuri che io stesso edificavo.
Volevo solo una cosa, soltanto una cosa… ormai per quanto desideravo questa cose, ero diventavo come lei un tempo era: una macchina, però a differenza di lei, una macchina in tilt, perché nella mia originaria programmazione è saltato un pezzettino che ha fatto collassare tutto quanto, e questo pezzettino si chiamava paura, cosa che ora sto rimpiazzando con il rispetto.
Il colosso di rame ci squadrò con fare ossessivo e proclamò atono parole senza senso, fissando stavolta il vuoto.
“ ALLARME, CODICE AZH2-56, VIRUS SCONOSCIUTI NEL DATABASE!
GUARDIANO H-B2 IN PREPARAZIONI PER DATABELIZZARLI, STUDIARLI ED ELIMINARLI”
Dette queste parole, come se davanti al colosso ci fosse un interlocutore invisibile che desiderava ardentemente queste informazioni, il colosso, facendo comparire tre grossi occhi bianchi nella sua fronte, con ciascuno del suo occhio, iniziò ad esaminarci, mandando a ciascuno di noi un personale fascio di luce rossastra.
“ Chi l’avrebbe mai pensato! Un anno fa non avrei mai pensavo minimamente che un giorno sarei stato scannerizzato da un’antivirus” sospirai, vedendo malamente Elena e Andrea inondati dallo stesso fascio di luce che mi accecava
Infatti era passato un anno esatto dall’inizio di tutta questa storia. Infatti ben un anno fa, non sapevo ancora che la mia vita sarebbe stata cambiata radicalmente: il bello che tutto ciò è successo perché ho scritto una parola su messanger che in quel periodo per me non aveva senso, ma ora, ogni volta che la penso, mi vengono i brividi per quante porte ha sfondato questa inutile e indecifrabile parola: Fuohbkjaguistyuap13.