«E’ una sconfitta per tutti noi, per me soprattutto che l’ho scelto. Bisognerebbe riuscire ad avere il tempo di lavorarci, su un giocatore, di aspettarlo. Non ci siamo riusciti. Lo confesso: non avevo mai tagliato un giocatore dopo sette partite». Marco Atripaldi sorrideva amaro, ieri, quando ha ufficializzato il taglio di Dermarr Johnson: dopo neanche due mesi se ne va chi era stato definito il crack dell’anno, colui che era arrivato «a miracol mostrare» si è rivelato un flop.
«Non è una buona notizia - riconosce onestamente Atripaldi - Johnson è un giocatore di grande talento, che qui si è sempre impegnato, capitato al posto sbagliato nel momento sbagliato, cioè con peculiarità tecniche e fisiche non facilmente conciliabili con il basket europeo, almeno in prima battuta. Magari fra qualche mese sarà diverso, ma oggi non avevamo alternative».
Sicuri che abbia dato il meglio di sé? Da fuori non pareva «Il suo impegno non si discute». Ma voi con quali criteri criteri l’avevate scelto? «Cercavamo un’ala offensiva, un tiratore con discrete doti difensive, che si inserisse in un gruppo nuovo e soprattutto italiano, cioè quello che è l’anima della squadra, assieme a stranieri “europei” come Austin e Chalmers, più Mensah. Lui doveva essere in sostanza quel quid in più. La sua sfortuna è che avrebbe dovuto salvare la patria già dalla prima partita, avere un ruolo che non era pronto a ricoprire».
Dermarr come l’ha presa? «Diciamo non male. Nella mentalità americana, fa parte delle regole del gioco».
Atripaldi, Johnson è l’unico errore di mercato? «Credo proprio di sì, ma qui vorrei puntualizzare. Dopo Siena è nato uno psicodramma che continua anche oggi, ma io sinceramente non voglio buttare via tutto, anche perché teniamo conto di un particolare di cui non parla nessuno: la Benetton finora si è allenata pochissimo causa infortuni e ritardi di condizione, da agosto questa è la prima settimana con quattro allenamenti di fila. Pensiamo a Mordente, la nostra guardia titolare: solo adesso ha iniziato a recuperare. Avevamo quattro nazionali, Austin ingrassato, abbiamo regalato un americano a tutti. Vi assicuro che avere sette giocatori nuovi su dieci non è uno scherzo, siamo all’anno zero in tutti i sensi. E badate che non intendo mendicare scuse, la verità è che siamo 2-5 e da qui bisogna ripartire. Punto e a capo».
Pentito di qualcosa? «Non rinnego nulla. Ovvio che il taglio di Johnson, ex stella Nba destinata ad aumentare il nostro tasso qualitativo, non fosse prevedibile, però sono ottimista, vedo la squadra in crescita, migliorabile. Domenica abbiamo una gara importante e difficile contro Roma, il momento è delicato, sarebbe bello che il pubblico ci desse una mano. Ne avremmo tanto bisogno».
Dermarr Johnson, tagliato virtualmente dopo la sconfitta con Cantù, è già il passato: il suo sostituto per ora è Rodrigo De La Fuente, 31 anni, 2 metri, ultime 10 stagioni a Barcellona, di cui è stato capitano, e tre settimane estive passate proprio con i casual, ad integrare una rosa a quel tempo ridotta all’osso. Siccome nel frattempo è restato libero la Benetton, visto anche che conosce bene l’ambiente e martedì inizia l’Uleb, ha pensato di ingaggiarlo, in attesa che arrivi il titolare del ruolo. C’era anche Malaga che lo voleva, ma lui ha scelto Treviso: è arrivato ieri sera ed oggi si aggregherà alla squadra. De La Fuente, giocatore d’esperienza internazionale con caratteristiche soprattutto difensive ed in grado di dare una mano subito, resterà qui a tempo indeterminato, un mese come tre, oppure tutta la stagione: dipenderà dalle esigenze della squadra, soprattutto da chi arriverà al posto di Johnson. La società a questo proposito ha già iniziato a sondare il terreno, soprattutto fra i tagli Nba dove per Atripaldi «c’è già qualche nome interessante, ma dipenderà dagli stimoli che avrà, dal prezzo e dalle caratteristiche tecniche».
Al posto di Johnson la Benetton, avendo un altro visto, potrebbe ingaggiare due stranieri: se qualcuno pensa che Chalmers potrebbe fare la fine di Dermarr si sbaglia, parola del giemme: «Uno come lui con Atsur, Mordente e Soragna ce lo possiamo permettere. E il Chalmers visto contro Rieti o quello dei primi due quarti a Milano penso sia un elemento fondamentale».