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  1. L'avatar di Oberon OberonOberon è offline #46
    31-10-07 11:18

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    Del resto l'evidenza è sotto gli occhi di tutti.

    Ballaman, Io, Asaf Durakovic, Ury Avnery abbiamo abbastanza foto da far tremare l'opinione pubblica occidentale.

    Il problema non esula dalle cazzate che sto postando.

    Non credo che tu sappia cosa succede in un ospedale iraqeno (io sì, grazie ad amici Iraniani), o cosa succede in Libano (coperto di uranio impoverito dopo l'attacco israeliano del 2006), e soprattutto del Kosovo.

    Quindi a differenza di te, mi pare che si dica che in questi luoghi si sia combattuta una guerra. C'è chi lo nega. E tu sarai uno di questi, ma la tua opinione per me vale meno di zero.



    Che tipo di inquinamento c'è in Iraq?
    Oltre la malnutrizione naturalmente...

    -------------------------------------------------------------------------------------

    Inoltre aggiungiamo:

    Ricerche attuali sulle conseguenze sanitarie delle armi all'uranio

    La maggiore contaminazione da radionucleidi ha avuto luogo nel 1991 durante la prima guerra del Golfo. L'uranio impoverito (UI) utilizzato nelle armi anticarro ha contaminato il territorio dell'Iraq esponendo cronicamente la popolazione ed i soldati alla polvere, ai vapori ed alle particelle in gas di UI. Un ristretto numero di soldati delle Forze della coalizione è stato ferito dagli scoppi di granate all'UI.

    Le armi all'UI contengono il 99,8% di U238 che emette il 60% delle radiazioni alfa, beta e gamma dell'uranio naturale. L'UI è un metallo pesante, 1,6 volte più denso del piombo. E' organotropo, ovvero si fissa su organi mirati, come il tessuto scheletrico, dove resta a lungo. Dissolvendosi lentamente, gli isotopi di uranio vengono eliminati. Se ne sono riscontate tracce nell'urina di vecchi combattenti della guerra del Golfo 10 anni dopo che erano state assorbite per inalazione o ferite da scoppio di granata. Studi sulla loro ripartizione nei tessuti provano l'accumulo di UI nelle ossa, nei reni, nel sistema riproduttivo, nel cervello, nei polmoni, cosa che innesca effetti genotossici, mutageni e cancerogeni, come anche alterazioni riproduttive e teratogene.

    Si è riscontrata una contaminazione interna da isotopi di UI presso vecchi combattenti britannici, canadesi ed americani della prima guerra del Golfo ancora 9 anni dopo la loro esposizione alla polvere radioattiva. Si sono ugualmente identificati isotopi da UI nei polmoni, fegato, reni e ossa di un vecchio combattente canadese nel corso della sua autopsia. Questi organi contenevano forti concentrazioni di uranio, a causa delle percentuali isotopiche che rivelano la presenza di UI. Studi effettuati nel 1991, anno della prima guerra del Golfo, sulle percentuali su tutto il corpo, suggeriscono la presenza di uranio nell'organismo e nell'urina di vecchi combattenti contaminati.
    Difficoltà logistiche e la controversia sull'UI hanno ritardato gli studi approfonditi fino al 1998, data in cui i veterani della prima guerra del Golfo furono sottoposti ad una analisi attraverso l’attivazione dei neutroni. Nonostante questo metodo sia dedicato al rintracciamento di piccole quantità di uranio, il suo uso precoce ha permesso di constatare una contaminazione importante. Questi studi sono stati presentati al congresso internazionale della Radiation Research Society, che ha avuto luogo a Dublino nel 1998.

    Le ricerche sperimentali sono continuate ricorrendo al metodo più moderno, la spettrografia di massa, alla Memorial University of Newfoundland (St John’s, Terre-Neuve, Canada) e più tardi al British Geological Survey (Nottingham, Inghilterra).

    Le due serie di studi hanno confermato concentrazioni e percentuali isotopiche di UI più elevate nel 67% dei campioni. La prima presentazione, basata su dati della spettrometria di massa, è stata fatta al congresso europeo di medicina nucleare che ha avuto luogo a Parigi nel 2000. Le ricerche hanno progredito continuamente, dal riscontro e misura dell'UI nei vecchi combattenti fino alla valutazione attuale degli effetti clinici della contaminazione da uranio presso i veterani della prima guerra del Golfo, dei civili iracheni, dei soldati e dei civili dei Balcani, dei civili afgani e, più recentemente, della striscia di Gaza e della Cisgiordania.

    L'UI, scoria debolmente radioattiva dell'arricchimento isotopico dell'uranio naturale, è stato identificato come agente contaminante presente nelle zone di conflitto militare menzionate. Il suo ruolo nella genesi della sindrome della guerra del Golfo è stato oggetto di controversie continue. Le prove ben documentate della tossicità chimica e radiologica degli isotopi di uranio sono state oggetto recentemente di un gran numero di ricerche e di rapporti scientifici sui loro effetti organotossici, mutageni, teratogeni e cancerogeni.
    Studi recenti della biodistribuzione tra gli animali di laboratorio, nel corpo dei quali erano state impiantate palline di UI, hanno confermato i risultati dei precedenti studi di biodistribuzione secondo cui i reni e le ossa sono obiettivi colpiti dagli isotopi di uranio, come altre zone del sistema linfatico, respiratorio, riproduttivo e nervoso centrale.

    Da quasi due secoli, si conoscono gli effetti tossici dell'uranio in materia di chemiotossicità renale, che sono stati confermati da studi recenti sulle cellule renali in vitro.

    Gli studi riguardanti gli effetti dell'UI sul sistema nervoso centrale hanno confermato la sua stagnazione nelle zone dell'ippocampo. In più si sono osservate modificazioni elettro-fisiologiche del sistema nervoso nelle aree in cui erano state impiantate palline di UI.
    Effetti mutageni potenziali da contaminazione interna da UI sono stati recentemente suggeriti dalla correlazione temporanea tra uranio impiantato e espressione oncogena dei tessuti , così come da una instabilità gnomica
    La trasformazione neoplastica degli osteoblasti umani in una coltura cellulare contenente UI conferma il rischio di cancro provocato dall'UI. Ciò corrisponde a quello che si sa dei rischi cancerogeni che fa correre l'UI alle cellule bronchiali, come anche alle valutazioni quantitative recenti - determinate dal carico polmonare durante l'inalazione degli aerosol - dei rischi cancerogeni subiti dai polmoni dei vecchi combattenti della prima guerra del Golfo. Il rischio era valutato applicando il metodo di Battelle di simulazione di liquido polmonare interstiziale e l'analisi di campioni d'urina di 24 ore di un veterano contenente 0,150 mg di UI nove anni dopo l'esposizione per inalazione. Si è verificato che il carico polmonare corrispondesse a 1,54 mg di UI al momento dell'esposizione , con una dose di radiazioni alfa di 4,4 millisieverts (mSv) durante il primo anno e di 22,2 mSv dieci anni dopo l'esposizione. Questi valori oltrepassano le dosi d'inalazione massimali tollerabili di UI e giustificano nuove ricerche sulla possibilità di modificazioni cellulari maligne in seno ai polmoni.

    Questi dati umani sono molto importanti quando li si considera alla luce delle recenti prove degli effetti mutageni delle particelle alfa sulle cellule della matrice e le instabilità cromosomiche delle cellule del midollo osseo umano dovute alla radiazioni alfa.

    L'instabilità cromosomica dovuta alle particelle alfa spiega chiaramente gli effetti mutageni osservati nei veterani britannici della guerra del Golfo positivi all'UI, come ha mostrato recentemente lo studio su linfociti periferici presentato all'università di Brema.
    Questo risultato corrisponde a quello di studi anteriori sulle instabilità cromosomiche provocate da una debole dose di particelle alfa, comparate agli effetti identici all'irradiazione da fotoni.
    Gli studi sulle particelle alfa ed i recenti progressi dell'irradiazione da microfasci delle cellule di mammiferi permettono di valutare precisamente il percorso di una particella unica attraverso il nucleo cellulare e di misurare il suo effetto cancerogeno.

    Nonostante che i meccanismi di mutagenesi e gli effetti cancerogeni delle particelle alfa inalate restino oscuri, si è osservato che basse dosi di particelle alfa possono provocare modificazioni cromosomiche nelle cellule umane normali.
    Le implicazioni pratiche di questi studi sono importanti, tenuto conto del fatto che più del 10% di tutti i decessi per cancro negli Stati Uniti sono dovuti ad un deposito polmonare di particelle alfa.
    E sono particolarmente importanti a ragione dell'instabilità genomica delle cellule bronchiali umane provocata dalle cellule alfa, che è ben documentata. Le cellule polmonari umane si sono rivelate più sensibili agli effetti nocivi delle particelle alfa che quelle della maggior parte degli animali di laboratorio. La valutazione quantitativa del rischio radiologico consecutivo all'inalazione di gas disperso in particelle liquide di uranio deve prendere in conto sia i meccanismi di deposito delle particelle e la loro eliminazione attraverso il trasporto nei linfonodi polmonari e tracheobronchiali, attraverso la barriera alveolo-capillare o l’espettorazione, attraverso il sistema rinofaringeo o gastrointestinale.

    Il modello di eliminazione delle particelle (ICRP-66) permette la valutazione più moderna del deposito delle particelle di uranio e della loro eliminazione così come la valutazione degli aerosol di uranio inalato e la loro dosimetria interna. Lo studio situa l'incertezza al massimo ad una misura di particelle da 0.5-0.6_m.

    I polmoni restano la porta d'entrata principale degli isotopi di uranio nell'organismo, i tessuti scheletrici essendo l'obiettivo finale. Studi molto recenti sull'esposizione cronica al minerale d'uranio naturale apportano argomenti a favore dei rischi di tumori polmonari benigni come anche maligni. Studi attuali indicano ugualmente che l'UI può causare danni ossidativi al DNA catalizzando il perossido d'idrogeno e comportando reazioni dell'acido ascorbico. La morte cellulare provocata dalle radiazioni, le alterazioni cromosomiche, le trasformazioni cellulari, le mutazioni e la carcinogenesi sono essenzialmente la conseguenza delle radiazioni depositate nel nucleo cellulare. Le radiazioni di debole livello potrebbero provocare un'instabilità genomica senza effetti d'incremento di dose evidenti, rendendo impossibile un'estrapolazione da effetto di dose elevata ed accentuando l'importanza delle conseguenze in prossimità delle radiazioni di particelle alfa di debole livello.
    Scambi di segmenti di cromosomi omologhi a dosi variabili possono provocare modificazioni del nucleo, che si traducono in mutazioni genetiche interagendo col citoplasma cellulare. Questi effetti nocivi sono contro l'idea per cui deboli dosi non possono provocare alterazioni genetiche.

    Fonte: Uranium Medical Research Center (Washington D.C.)
    E' inutile che continui a sparare parole al vento.
    La radioattività è misurabile (e per U238 è misurata in circa 12,4 kBq/g).
    Tale quantità pone l'U238 a livello più basso di radioattività.
    In secondo luogo, ripeto, la pericolosità per l'ambiente è data non tanto dall'attività naturale (che comunque è bassa) ma dalle concentrazioni nei comparti ambientali.
    Ti ho più volte detto che l'uranio impoverito è pericoloso nella forma di aerosol con concentrazioni ridottissime, altissima trasportabilità (centinaia di km o migliaia di km) e radioattività praticamente nulla.
    In questa situazione la radioattività provocata dall'UI non risulta nemmeno distinguibile da quella di fondo indotta da fallout atomico degli anni 60' sottoforma di isotopo radioattivo del cesio.
    Ripeto: NON PARLARE DI COSE CHE NON SAI.
    Documentati ed evita di fare disinformazione di bassa lega.
    Rispondi con Citazione 

  2. L'avatar di Vorador VoradorVorador è offline #47
    31-10-07 17:26

    Citazione Oberon Visualizza Messaggio
    E' inutile che continui a sparare parole al vento.
    La radioattività è misurabile (e per U238 è misurata in circa 12,4 kBq/g).
    Tale quantità pone l'U238 a livello più basso di radioattività.
    In secondo luogo, ripeto, la pericolosità per l'ambiente è data non tanto dall'attività naturale (che comunque è bassa) ma dalle concentrazioni nei comparti ambientali.
    Ti ho più volte detto che l'uranio impoverito è pericoloso nella forma di aerosol con concentrazioni ridottissime, altissima trasportabilità (centinaia di km o migliaia di km) e radioattività praticamente nulla.
    In questa situazione la radioattività provocata dall'UI non risulta nemmeno distinguibile da quella di fondo indotta da fallout atomico degli anni 60' sottoforma di isotopo radioattivo del cesio.
    Ripeto: NON PARLARE DI COSE CHE NON SAI.
    Documentati ed evita di fare disinformazione di bassa lega.
    Quindi la tua parola vale più di un centro ricerche su questo argomento?
    Rispondi con Citazione 

  3. L'avatar di Oberon OberonOberon è offline #48
    31-10-07 17:52

    Citazione Vorador Visualizza Messaggio
    Quindi la tua parola vale più di un centro ricerche su questo argomento?

    Non so dove tu abbia preso quell'articolo.
    In genere chi parla per percentuali senza fornire CIFRE, non sa di cosa parla o non vuol dare riscontro agli altri di ciò che va dicendo (è una tecnica banale usata spesso da Berlusconi e dai suoi lacché). E la parte in cui si accenna a mutazioni trasmissibili alla prole non fornisce dati.
    Io voglio le misure.
    E quell'articolo non le fornisce per il semplice fatto che misure in tal senso dimostrerebbero una attività coperta da quella di fondo. Le particelle alfa sono presenti anche nell'acqua del tuo rubinetto, ORA, e sono dovute a fallout atomico vecchio di decenni.
    Il resto dell'articolo parla di patologie che ho citato anch'io.
    Stranamente per un articolo di questo tipo, non cita le influenza delle ipotetiche particelle alfa sui meccanismi di correzione genetica delle aberrazioni (meccanismi affinati dall'evoluzione e presenti in tutti noi). Tali meccanismi infatti reagiscono male alla radioattività. Ed altrettanto male a condizioni di vita disagiata (povertà, malnutrizione, infezioni croniche)....
    Si torna a ciò ce giustamente diceva Cerberus.
    La radioattività non c'entra nelle aberrazioni genetiche della prole. E quell'articolo non dimostra un bel nulla dato che non dice nulla in proposito.
    Specifico per l'ennesima volta: NON sto dicendo che l'uranio impoverito sia innocuo. DICO che la sua pericolosità NON E' QUELLA ESPOSTA IN QUELLE FOTO.
    Chiaro?

    QUI un articolo serio.
    Rispondi con Citazione 

  4. SamFisher-92 #49
    31-10-07 18:42

    Non sarà tanto la radioattività, fatto sta che fa male. Può comunque danneggiare un feto e farlo nascere malformato.
    Secondo me il parlamentare è tornato a casa dicendo "quest'uranio l'hanno impoverito e ora l'accusano pure".
    EDIT: se è l'inquinamento il responsabile delle malformazioni allora vi chiedo: l'uranio impoverito non è forma d'inquinamento?
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  5. L'avatar di Vorador VoradorVorador è offline #50
    31-10-07 18:58

    Citazione Oberon Visualizza Messaggio
    Non so dove tu abbia preso quell'articolo.
    In genere chi parla per percentuali senza fornire CIFRE, non sa di cosa parla o non vuol dare riscontro agli altri di ciò che va dicendo (è una tecnica banale usata spesso da Berlusconi e dai suoi lacch&#233. E la parte in cui si accenna a mutazioni trasmissibili alla prole non fornisce dati.
    Io voglio le misure.
    E quell'articolo non le fornisce per il semplice fatto che misure in tal senso dimostrerebbero una attività coperta da quella di fondo. Le particelle alfa sono presenti anche nell'acqua del tuo rubinetto, ORA, e sono dovute a fallout atomico vecchio di decenni.
    Il resto dell'articolo parla di patologie che ho citato anch'io.
    Stranamente per un articolo di questo tipo, non cita le influenza delle ipotetiche particelle alfa sui meccanismi di correzione genetica delle aberrazioni (meccanismi affinati dall'evoluzione e presenti in tutti noi). Tali meccanismi infatti reagiscono male alla radioattività. Ed altrettanto male a condizioni di vita disagiata (povertà, malnutrizione, infezioni croniche)....
    Si torna a ciò ce giustamente diceva Cerberus.
    La radioattività non c'entra nelle aberrazioni genetiche della prole. E quell'articolo non dimostra un bel nulla dato che non dice nulla in proposito.
    Specifico per l'ennesima volta: NON sto dicendo che l'uranio impoverito sia innocuo. DICO che la sua pericolosità NON E' QUELLA ESPOSTA IN QUELLE FOTO.
    Chiaro?

    QUI un articolo serio.
    Ho capito una costa, qui si parla di statistiche e numeri.

    Quindi sei un ingegnere.

    Quindi parlare con un ingegnere equivale parlare a un muro.

    Statisticamente parlando, naturalmente.

    OMS

    Uranio impoverito (fonte OMS)

    L’uranio (U) è un minerale, debolmente radioattivo, presente in natura come miscela di 3 isotopi (U238, U235 e U234) di cui l’U238 è il più abbondante. L’uranio naturale è presente nelle rocce, nel suolo, nell’acqua e perfino nel corpo umano (90 microgrammi). La sua tossicità non dipende dalla radioattività, ma dall’essere un metallo pesante.


    L’uranio impoverito è una forma di uranio che contiene minori quantità di U235 e U234 ed ha una radioattività pari al 60% di un’eguale quantità di uranio naturale.


    Potenzialmente l’uranio impoverito è chimicamente e radioattivamente tossico. Gli organi bersaglio sono principalmente reni, polmoni, ossa.


    L’esposizione all’uranio impoverito può avvenire tramite contatto, inalazione di particelle sospese nell’aria, ingestione di acqua o cibo contaminato. I bambini portandosi spesso le mani alla bocca facilmente ingeriscono anche la terra contaminata.

    .


    Armi all’uranio impoverito

    L’uranio impoverito è usato nella fabbricazione di armi e munizioni perché è molto pesante. Infatti, la sua densità è quasi il doppio di quella del piombo. Esso penetra quindi molto più efficacemente di altri metalli nel bersaglio e fornisce una migliore difesa se si trova nella composizione delle pareti dei carri armati. Un altro ‘vantaggio’ non trascurabile è che, essendo un prodotto di rifiuto della lavorazione del combustibile per le centrali nucleari, oppure una scoria in uscita dalle stesse, i costi di produzione di questo metallo sono bassi in proporzione agli altri costi militari, poiché i rifiuti della lavorazione dell’uranio per scopi bellici (e civili) non costano più nulla.


    L’esplosione di un proiettile all’uranio impoverito (UI) crea altissime temperature che letteralmente “ardono vie” le persone che si trovano vicine al luogo d’impatto. Inoltre il 20% di un proiettile all’uranio impoverito si trasforma in un aerosol di gas e polveri dopo l’impatto con un bersaglio. Dal 50% al 96% delle particelle di uranio nell’aerosol diventa respirabile. La maggior parte delle polveri rimane entro 50 metri dall’esplosione, una piccola percentuale può essere dispersa e portare particelle di uranio fino a 42 Km di distanza. Le polveri inalate o ingerite direttamente o tramite alimenti contaminati possono creare a lungo termine effetti dannosi alla salute, anche se gli studi finora effettuati non sono considerati conclusivi.


    Come tutti i metalli pesanti l’UI è tossico è può indurre l’insorgenza di tumori, anche se non si conoscono la dose e la durata di esposizione necessari per produrre questo effetto.


    Negli Stati Uniti e in Giappone i siti utilizzati per testare i proiettili all’UI sono stati identificati come contaminati, ne è ristretto l’accesso e in alcuni casi si è provveduto a decontaminare il suolo. Invece non vi sono quasi mai segnalazioni dove l’uranio impoverito è stato utilizzato nei bombardamenti e i siti non sono mai stati decontaminati.


    Proiettili all’UI sono stati utilizzati in Iraq (1990), in Bosnia-Herzegovina (1994-95), in Kossovo e Serbia (1999). Studi sembrano confermare la correlazione tra esposizione a polveri di UI e alcune malattie, ma l’argomento è molto controverso. Il governo iracheno ha ribadito più volte che l’uranio impoverito sarebbe responsabile di un incremento di tumori tra la popolazione e malformazioni dei feti. Da uno studio su quattro ospedali di Mosul, capitale del governatorato di Ninevah, condotto prima e dopo la guerra, risulta che la frequenza di cancro si è quintuplicata, con prevalenza di cancro ai polmoni, al seno, alla pelle, al fegato, oltre a linfomi e leucemie. Tuttavia gli effetti sulla popolazione civile non possono essere stimati con la necessaria completezza, a causa dell’isolamento scientifico cui è sottoposto il paese, però, si stima che siano morti almeno 50.000 bambini nei primi otto mesi del 1991 per malattie come cancro, affezioni ai reni e malformazioni genetiche. Nell’aprile 2001 l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il governo iracheno si sono accordati per condurre nuovi studi sui possibili legami tra UI ed incremento dei tumori e delle malformazioni.
    -----------------------------------------

    Ma non dice il contrario di quello che dici tu?

    Oppure anche l'OMS non utilizza dati sufficienti?

    Inoltre aggiungo anche questo: http://www.leculture.net/du-doc.pdf
    Rispondi con Citazione 

  6. L'avatar di Oberon OberonOberon è offline #51
    31-10-07 19:13

    Citazione Vorador Visualizza Messaggio
    Ho capito una costa, qui si parla di statistiche e numeri.

    Quindi sei un ingegnere.

    Quindi parlare con un ingegnere equivale parlare a un muro.

    Statisticamente parlando, naturalmente.

    OMS

    Uranio impoverito (fonte OMS)

    L’uranio (U) è un minerale, debolmente radioattivo, presente in natura come miscela di 3 isotopi (U238, U235 e U234) di cui l’U238 è il più abbondante. L’uranio naturale è presente nelle rocce, nel suolo, nell’acqua e perfino nel corpo umano (90 microgrammi). La sua tossicità non dipende dalla radioattività, ma dall’essere un metallo pesante.


    L’uranio impoverito è una forma di uranio che contiene minori quantità di U235 e U234 ed ha una radioattività pari al 60% di un’eguale quantità di uranio naturale.


    Potenzialmente l’uranio impoverito è chimicamente e radioattivamente tossico. Gli organi bersaglio sono principalmente reni, polmoni, ossa.


    L’esposizione all’uranio impoverito può avvenire tramite contatto, inalazione di particelle sospese nell’aria, ingestione di acqua o cibo contaminato. I bambini portandosi spesso le mani alla bocca facilmente ingeriscono anche la terra contaminata.

    .


    Armi all’uranio impoverito

    L’uranio impoverito è usato nella fabbricazione di armi e munizioni perché è molto pesante. Infatti, la sua densità è quasi il doppio di quella del piombo. Esso penetra quindi molto più efficacemente di altri metalli nel bersaglio e fornisce una migliore difesa se si trova nella composizione delle pareti dei carri armati. Un altro ‘vantaggio’ non trascurabile è che, essendo un prodotto di rifiuto della lavorazione del combustibile per le centrali nucleari, oppure una scoria in uscita dalle stesse, i costi di produzione di questo metallo sono bassi in proporzione agli altri costi militari, poiché i rifiuti della lavorazione dell’uranio per scopi bellici (e civili) non costano più nulla.


    L’esplosione di un proiettile all’uranio impoverito (UI) crea altissime temperature che letteralmente “ardono vie” le persone che si trovano vicine al luogo d’impatto. Inoltre il 20% di un proiettile all’uranio impoverito si trasforma in un aerosol di gas e polveri dopo l’impatto con un bersaglio. Dal 50% al 96% delle particelle di uranio nell’aerosol diventa respirabile. La maggior parte delle polveri rimane entro 50 metri dall’esplosione, una piccola percentuale può essere dispersa e portare particelle di uranio fino a 42 Km di distanza. Le polveri inalate o ingerite direttamente o tramite alimenti contaminati possono creare a lungo termine effetti dannosi alla salute, anche se gli studi finora effettuati non sono considerati conclusivi.


    Come tutti i metalli pesanti l’UI è tossico è può indurre l’insorgenza di tumori, anche se non si conoscono la dose e la durata di esposizione necessari per produrre questo effetto.


    Negli Stati Uniti e in Giappone i siti utilizzati per testare i proiettili all’UI sono stati identificati come contaminati, ne è ristretto l’accesso e in alcuni casi si è provveduto a decontaminare il suolo. Invece non vi sono quasi mai segnalazioni dove l’uranio impoverito è stato utilizzato nei bombardamenti e i siti non sono mai stati decontaminati.


    Proiettili all’UI sono stati utilizzati in Iraq (1990), in Bosnia-Herzegovina (1994-95), in Kossovo e Serbia (1999). Studi sembrano confermare la correlazione tra esposizione a polveri di UI e alcune malattie, ma l’argomento è molto controverso. Il governo iracheno ha ribadito più volte che l’uranio impoverito sarebbe responsabile di un incremento di tumori tra la popolazione e malformazioni dei feti. Da uno studio su quattro ospedali di Mosul, capitale del governatorato di Ninevah, condotto prima e dopo la guerra, risulta che la frequenza di cancro si è quintuplicata, con prevalenza di cancro ai polmoni, al seno, alla pelle, al fegato, oltre a linfomi e leucemie. Tuttavia gli effetti sulla popolazione civile non possono essere stimati con la necessaria completezza, a causa dell’isolamento scientifico cui è sottoposto il paese, però, si stima che siano morti almeno 50.000 bambini nei primi otto mesi del 1991 per malattie come cancro, affezioni ai reni e malformazioni genetiche. Nell’aprile 2001 l’Organizzazione Mondiale della Sanità e il governo iracheno si sono accordati per condurre nuovi studi sui possibili legami tra UI ed incremento dei tumori e delle malformazioni.
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    Ma non dice il contrario di quello che dici tu?

    Oppure anche l'OMS non utilizza dati sufficienti?

    Inoltre aggiungo anche questo: http://www.leculture.net/du-doc.pdf
    Dove sarebbero i dati che correlano le malformazione dei feti alla radioattività? Lì parla di tossicità chimica (cita i reni) e gli effetti cancerogeni.
    Forse non hai capito: devi postare le prove che le foto che TU hai linkato siano riconducibili ad aberrazioni genetiche INDOTTE dalla radioattività derivante da uranio impoverito. Non devi postare notizie sull'allarme sanitario ad esso collegato dato che non è in discussione la pericolosità dell'uranio impoverito. Sono in discussione le tue strampalate correlazioni corredate da set fotografico strumentalizzante.
    Infine: non sono un ingegnere. E cerca di leggere meglio ciò che gli altri scirvono. Se traviserai di nuovo il senso di quello che dico (e contesto) dovrò smettere di parlare con te.
    Rispondi con Citazione 

  7. SamFisher-92 #52
    31-10-07 19:22

    Citazione cerberus Visualizza Messaggio
    Ho fatto paragoni?
    Mi è stato chiesto quali altri fattori possono concorrere alla nascita di bambini soggetti a malformazione, ed ho fatto un esempio di come l'inquinamento possa essere un fattore rilevante.
    ma perchè non è anche l'uranio impoverito inquinamento?
    Rispondi con Citazione 

  8. L'avatar di Oberon OberonOberon è offline #53
    31-10-07 19:29

    Citazione SamFisher-92 Visualizza Messaggio
    ma perchè non è anche l'uranio impoverito inquinamento?
    Certo.
    Il punto è che la pericolosità sanitaria ed ambientale dell'uranio impoverito è nell'aerosol di polveri sottilissime (nanometri) non nella bassa radioattività.
    Entrambi gli aspetti sono inquinanti ambientali; tuttavia l'aspetto sanitario legato al primo punto è di gran lunga quello più importante.
    Le patologie correlate sono riconducibili a questo tipo di inquinamento non ad un inquinamento da radioisotopi.
    Rispondi con Citazione 

  9. SamFisher-92 #54
    31-10-07 19:34

    radioattivo o no è sempre causa di certe cose o sbaglio?
    (ho editato il messaggio di prima e ci ho messo un po' di tempo quindi avete scritto prima di me)
    edit: nn si è modificato, scusate sto avendo problemi cn il forum oggi.
    Rispondi con Citazione 

 
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