"Maledizione, deve esserci!" pensò fra sè e sè K.
Ed effettivamente lo trovò.
Un uomo, che al momento del suo omicidio doveva essere addormentato, era seduto in poltrona con un proiettile in fronte.
E il Sorriso stampato in faccia.
- settima parte-
L'ambulanza arrivò già dopo pochi minuti.
Nel frattempo, Clara aveva iniziato a far fruttare le sue (scarse, a dir la verità

conoscenze di paramedicina, senza l'ausilio di Kalvin però, che sembrava essersi volatilizzato.
Era in totale stato di confusione: vedeva la pozza di sangue al di sotto della donna diventare sempre più larga, sempre di più, fino ad arrivare ad imbrattarle le calzature e il cappotto panna che giaceva abbandonato sul suolo, tolto per concedersi più libertà di movimento nel soccorrere la moribonda.
"Kalvin, dove diavolo sei!?" urlò, invano.
Dopo averla fatta distendere sul fianco, aveva iniziato a tentare di fermare le perdite di sangue usando le stringhe delle proprie scarpe come lacci emostatici di fortuna; adesso cercava di non farle perdere i sensi schiaffeggiandola, e facendole inalare grandi quantità di aceto che aveva trovato in una credenza.
"Resisti, cavolo, resisti!". La donna sembrava lottare davvero strenuamente per rimanere in vita, ma pareva conservare un po' di forze, ancora. Dopotutto, erano passati pochi minuti dalla sua aggressione, e non aveva perso tanto sangue da esserle fatale.
Non ancora, se i soccorsi non fossero arrivati a breve.
E proprio quando le prime sirene si poterono sentire, accadde qualcosa di inaspettato: la donna parlò.
"
C-c-c..ame..ra". Una parola sola, che a dir la verità Clara aveva anche stentato a comprendere bene. Dopo di che fu caricata sull'ambulanza, e sparì dalla vista della signorina Gesmundi.
-
K aveva ormai perso il conto di quanto tempo era passato da quando avevano sentito lo sparo.
In realtà, se avesse guardato l'orologio si sarebbe potuto rendere conto che erano passati solo una manciata di minuti, dieci al massimo; ma adesso aveva cose più importanti a cui badare.
La chiave del suo scoop, forse, era seduta davanti a lui in un maglione cachi a rombi neri.
Su cui, si accorse, stava colando il sangue che iniziava a fuoriuscire dal foro che il proiettile gli aveva procurato in fronte.
K notò che aveva gli occhiali per terra, frantumati; il libro che evidentemente stava leggendo doveva esser volato per tutta l'area della stanza, conficcandosi nel vetro della finestra; ad una delle mani mancavano due dita, anche se il tutto era mascherato da una garza; non fosse stato per questi elementi, la stanza era in ordine quasi perfetto, segno che il killer dei sorrisi doveva essere un professionista.
"Dannazione, ti prenderò, puoi starne certo".
All'improvviso K si accorse che aveva la risposta che cercava: ormai non era più una questione di scoop, era anche il suo senso di giustizia che reclamava la cattura di quel sadico omicida.
Se solo avessero avuto più prove...
-
Il primo ministro Domino Tanner era un uomo di abitudini. Formale, impeccabile, diplomatico in ogni occasione, non amava i cambiamenti. Tutto doveva essere sempre in ordine, inoltre.
Era un bisogno di ordine, il suo, che alcuni definivano patologico; e probabilmente quasi lo era. Si era sviluppato come un morbo sin dall'infanzia, in ribellione al caos che i suoi genitori provvedevano a creare.
E proprio ritendendo coloro che l'avevano cresciuto, sfamato, educato due...
scavezzacollo, aveva provveduto a tagliare i ponti con loro subito dopo la nomina.
Qualsiasi giornalista, o semplice ficcanaso, che si fosse dato la pena di scavare nel suo passato per tirare fuori scheletri degni di notizia, non sarebbe potuto risalire ad una madre alcolizzata ed egemone e ad un padre troppo debole.
E tutte le volte che i suoi impegni lo portavano ad apparire in pubblico, temeva che qualcuno di indesiderato si facesse vivo; cosa che, fatta eccezione per una vecchia fiamma, non era ancora successa.
Nè sperava che succedesse, non a pochi giorni dall'approvazione del disegno di legge
Anthaeus.
-fine settima parte-