Capitolo 5 – La strada verso il passo
I cavalli incidevano i passi in una strada fatta di terra battuta; oltre a rendere il viaggio più agevole per i loro padroni ora trasportavano un'attrezzatura abbastanza semplice per affrontare la scalata delle montagne: quattro coperte pesanti per proteggere gli avventurieri dal freddo più altre tre per i destrieri, qualche tessuto di Iacra [1], ideale per affrontare le intemperie e per assemblare una tenda calda, e un sacco di pane e carne secca.
Era tarda mattinata quando lasciarono il villaggio alla volta del passo, il quale era raggiungibile entro 2 giorni di cammino: il dì era sereno con qualche nuvola che ogni tanto diminuiva la luce della Splendente Fanciulla [2] :la via che percorrevano aveva uno spazio manto erboso che la separava di qualche chilometro dai verdi boschi di conifere circostanti; la pendenza in salita era all'inizio impercettibile, ma quando ogni tanto uno dei cavalieri si voltava indietro si rendeva conto di quanto gradualmente essi si alzavano di altitudine rispetto alla valle.
Il Cinghiale che Sapeva Troppo stava seduto con aria fiera innanzi al monaco e quasi si sentiva un imperatore nel percorrere quella strada con tanto di scorta al suo seguito, strada che qualche settimana prima aveva percorso da solo, con un'ansia folle temendo che qualcuno lo seguisse sin dalla capitale. Nel frattempo il pio Breznev sospirava nel vedere le distanti e innevate vette di Angergion sapendo che prima o poi sarebbe passato attraverso esse dopo così tanto tempo, da quando una volta rivestito del proprio abito a Elbeluial venne spedito a Githlabêth per proclamare il proprio culto a della gente tanto era fedele alle proprie tradizioni da non essere così propensa ad accettare una religione straniera, anche perché nelle terre cosiddette selvagge vi erano pochi templi dedicati a Sharaat Kol e solo pochi tra i pochi erano in condizioni sufficientemente decenti da attirare a sé gli umili pagani che sottratti ufficialmente dei loro antichi culti esercitavano nelle loro case i pochi e semplici riti che fino a qualche generazione fa erano così diffusi e rispettati. Era una rivoluzione religiosa che riguardava principalmente i ricchi e i benestanti perché da essi era partita, proprio dall'imperatore stesso, Oznorts I, che in un viaggio diplomatico in Oriente rimase affascinato dalle credenze del luogo tanto da ritornare in patria completamente trasformato, e trasformando essa così come egli stesso. Erano passati ormai 150 anni da quella metamorfosi lenta e stentata ed era chiaro che non sarebbe giunta al proprio compimento sperato dai cul-tisti, era sufficiente che salisse al potere un sovrano fedele alle discendenze pagane del continente, ma era al contempo cosa assai difficile in quanto gli eredi venivano iniziati sin da piccoli al culto di Sharaat Kol.
Skop e Ornitorinco erano invece persone ben più volgari e rustiche di Breznev; compagni di giochi sin dall'infanzia [3] esercitavano, come già accennato, il nobile mestiere del maniscalco: Skop aveva ereditato la fucina dal nonno, così come l'arte e la passione, e assieme al suo fedele assistente univano il lavoro al diletto inventando tra loro stravaganti storie che puntualmente erano inserite nel diario personale di Skop. Con il tempo facevano spesso incontri con nobili di passaggio i quali spesso utilizzavano come moneta di scambio ricevute e azioni commerciali, documenti che Skop altro non attendeva che scambiarli in denaro sonante, cosa impossibile in un paese così distante da centri abitati importanti, ma che ora se li era portati via con sé nella speranza di poter trarne il giusto guadagno. Ornitorinco era un paio d'anni più giovane di Skop, ma non sembrava all'apparenza, anche perchè era molto sviluppato fisicamente molto più del compagno in quanto prediligeva con piacere le mansioni e i compiti più pesanti.
Senza dubbio il personaggio che in quel momento più destava la loro curiosità era Il Cinghiale, che tanto desiderava mantenere il segreto sui dettagli del proprio passato di mago della Cerchia di Cristallo e che riteneva più giusto svelare al momento e nel luogo più opportuno, a Elbeluial: in principio egli desiderava allontanarsi da essa con tanta disperazione, ma ora che aveva appreso le vicende di Githlabêth sembrava deciso a chiarire questa faccenda con una preoccupazione che superava di molto la paura dei suoi temuti inseguitori.
Verso il tardo pomeriggio il cavallo di Ornitorinco inciampò, il suo ferro si era rotto e necessitava di essere riparato: cosa da poco per un maniscalco esperto come Skop, il quale era capace di cavarsela anche senza bisogno della propria fucina, grazie soprattutto al martello ereditato dal nonno che tanto agilmente usava nel riaggiustare chiodi e ferri; quel martello doveva avere sicuramente qualche proprietà magica in quanto sembrava apparentemente rendere più malleabile il ferro che batteva; Skop non lo sapeva ma Il Cinghiale lo sospettava in quanto non a caso era anche un mago non da poco, che non vedeva l'ora di riacquistare il proprio aspetto, ma soprattutto i suoi poteri.
Finito il lavoro Skop ammirava soddisfatto il tramonto dietro le montagne: ormai era tardi per continuare a proseguire, era molto più consigliabile fermarsi lì per la notte per poi riprendere il cammino il giorno successivo nella speranza di attraversare il passo entro il tramonto del domani.
Ormai erano infatti alle pendici delle montagne e non era opportuno affaticare i cavalli più del dovuto. Una volta fatta una cena razionata, montarono un paio di tende improvvisate e stesero le calde coperte sui cavalli e su Camillo per proteggerli dal freddo dell'oscurità; per essere ancora più sicuri Skop e Ornitorinco si alternarono nella notte nel fare la guardia, temendo inaspettati eventi, ma furono fortunati visto che essa passò tranquilla e silenziosa e tutti la mattina successiva si ridestarono rifocillati e pronti a proseguire alla volta del passo.
[1] Un tessuto naturale dalle note proprietà isolanti.
[2] Ciò che noi chiamiamo volgarmente Sole.
[3] E compagni di giochi tutt'ora.