#91
03-01-08 16:26
cc84ars #91
03-01-08 16:26
estendendo lo sguardo, anche Lennon, allora, era un ingranaggio, magari di una raffinata macchina cagasoldi, ma pur sempre ingranaggio.
L'affrancarci o meno risiede nella nostra capacità di vortare tutto il nostro essere alla macchina o meno: fallimentare, a mio giudizio è la vita di chi si danna animo e corpo per raggiungere la posizione di "leva" o "bottone" per il solo piacere di avere tante ruote dentate che si muovono al proprio impulso.
Fallimentare è la vita della "ruota dentata" che pensa che il senso ultimo dellA propria presenza sulla terra sia quello di far andare avanti la macchina.
L'uscita di sicurezza, dunque, non è l'hobby o l'arte, ma la capacità e la consapevolezza di essere qualcosa di più rispetto a quanto si fa (per scelta, per necessità) per portare la pagnotta in casa...
questa consapevolezza assomiglia molto alla "spaventosa chiaroveggenza" di gozzano. Il massimo che si ottiene è sbattere sterilmente contro i muri, e scrivere pessime poesie quando si torna a casa dalle otto ore canoniche.
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beluz ![]()
#92
03-01-08 16:48
punti di vista. C'è chi scrive pessimi libri, ha detto addio al cartellino (in molti casi non l'ha mai timbrato in vita sua) ed è ricco sfondato. Il successo, per quanto piacevole ed ambito, non rende automaticamente le persone, gli artisti, gli intellettuali, gli scrittori, migliori. Ovviamente a mio avviso.
cc84ars #93
03-01-08 16:51
ed è quello che credo anch'io. Ma neanche essere uno scrittore da sgabuzzino senza successo ti rende migliore.punti di vista. C'è chi scrive pessimi libri, ha detto addio al cartellino (in molti casi non l'ha mai timbrato in vita sua) ed è ricco sfondato. Il successo, per quanto piacevole ed ambito, non rende automaticamente le persone, gli artisti, gli intellettuali, gli scrittori, migliori. Ovviamente a mio avviso.
FrankSpaghetti #94
03-01-08 17:17
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iamalfaandomega ![]()
#95
03-01-08 18:16
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IL CONTE ![]()
#96
03-01-08 19:26
Pessimi libri in che senso? Se vende vuol dire che soddisfa le utilità marginali dei consumatori, che decretano se è meritevole di successo o nopunti di vista. C'è chi scrive pessimi libri, ha detto addio al cartellino (in molti casi non l'ha mai timbrato in vita sua) ed è ricco sfondato. Il successo, per quanto piacevole ed ambito, non rende automaticamente le persone, gli artisti, gli intellettuali, gli scrittori, migliori. Ovviamente a mio avviso.![]()
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cerberus ![]()
#99
03-01-08 20:07
La consapevolezza è un presupposto per affrancarsi.estendendo lo sguardo, anche Lennon, allora, era un ingranaggio, magari di una raffinata macchina cagasoldi, ma pur sempre ingranaggio.
L'affrancarci o meno risiede nella nostra capacità di vortare tutto il nostro essere alla macchina o meno: fallimentare, a mio giudizio è la vita di chi si danna animo e corpo per raggiungere la posizione di "leva" o "bottone" per il solo piacere di avere tante ruote dentate che si muovono al proprio impulso.
Fallimentare è la vita della "ruota dentata" che pensa che il senso ultimo dellA propria presenza sulla terra sia quello di far andare avanti la macchina.
L'uscita di sicurezza, dunque, non è l'hobby o l'arte, ma la capacità e la consapevolezza di essere qualcosa di più rispetto a quanto si fa (per scelta, per necessità) per portare la pagnotta in casa...
A ben pensarci la metafora delle leve e degli ingranaggi non mi pare tanto calzante. Direi piuttosto che la società è un pò come la corrente di un fiume, se stai fermo ci pensa lei a condurti al mare, il che è senza dubbio una comodità. Ti affranchi nel momento in cui, consapevole che con due bracciate puoi fare una piccola deviazioncina, fai le due bracciate per goderti uno stagnetto, per vedere meglio in pescino, che altrimenti ti saresti perso.
Forse anche leggersi un libro potrebbe essere un modo per affrancarsi... seppur per un attimo e limitatamente ad un ambito, come può essere quello dello svago da divano. Il manager si affranca in ambito lavorativo/economico nel momento in cui a furia di bracciata si slega dalla corrente ed è libero di dire "da oggi basta", proseguendo la sua strada in modo indipendente; cosa che non può fare l'operaio, che non può affrancarsi, può solo uscire dall'acqua e rimanere fermo.
Insomma, credo ci si affranchi nel momento in cui si sfruttano i margini di libertà che ci sono concessi, pur rimanendo in acqua.
phantom lord #101
03-01-08 23:22
nulla di più facile,ma gli argomenti di dan brown hanno creato per un pò una tendenza incredibile
certi miei conoscenti che non si sognerebbero MAI di leggere comprarono il codice da vinci![]()
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beluz ![]()
#102
05-01-08 09:34
Un autore che vende molto è automaticamente un buon autore? Quanto ha venduto il libro con le barzellette su Totti? Concordo sul fatto che i consumatori ( del resto è ovvio) decretino con i loro acquisti chi o cosa sia di loro gradimento, ma non parliamo di meriti artistici o letterari, per piacere, sono altra cosa.
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beluz ![]()
#103
05-01-08 09:58
la metafora non è mia, ho riutilizzato l'immagine proposta dall'autore dell'intervento da me quotato.La consapevolezza è un presupposto per affrancarsi.
A ben pensarci la metafora delle leve e degli ingranaggi non mi pare tanto calzante. Direi piuttosto che la società è un pò come la corrente di un fiume, se stai fermo ci pensa lei a condurti al mare, il che è senza dubbio una comodità. Ti affranchi nel momento in cui, consapevole che con due bracciate puoi fare una piccola deviazioncina, fai le due bracciate per goderti uno stagnetto, per vedere meglio in pescino, che altrimenti ti saresti perso.
Forse anche leggersi un libro potrebbe essere un modo per affrancarsi... seppur per un attimo e limitatamente ad un ambito, come può essere quello dello svago da divano. Il manager si affranca in ambito lavorativo/economico nel momento in cui a furia di bracciata si slega dalla corrente ed è libero di dire "da oggi basta", proseguendo la sua strada in modo indipendente; cosa che non può fare l'operaio, che non può affrancarsi, può solo uscire dall'acqua e rimanere fermo.
Insomma, credo ci si affranchi nel momento in cui si sfruttano i margini di libertà che ci sono concessi, pur rimanendo in acqua.
Pur convenendo sull'oggettiva differenza, in termini di disponibilità di mezzi, tra la condizione del manager e quella dell'operaio, ritengo, tuttavia che le difficoltà nell'affrancarsi possano essere paradossalmente similari.
Per l'operaio come per il manager, considerati i diversi stili di vita ed il differente concetto di "priorità", il mollare tutto per volgersi altrove comporta rischi e fa emergere problematicamente la questione delle responsabilità verso altri (famiglia). Non dobbiamo ritenere semplice, per chi ha dedicato decenni alla conquista di una posizione sociale, rinunciare al benessere economico, ai privilegi, alle amicizie altolocate, alle ulteriori possibilità di carriera, per fare tutt'altra cosa.
FrankSpaghetti #105
05-01-08 12:10
concordo, però bisogna avere anche la consapevolezza di lasciar perdere se non si è all'altezza
quando dico che uno può sentirsi meglio e appagato (a prescindere da quello che pensano gli altri) seguendo le proprie passioni e magari trasformandole in una fonte di guadagno sottintendo che abbia talento.