Stefano Lucchi
certo che bisogna intervenire, ma sui genitori, non sui videogiochi. Quando metti al mondo un figlio devi prenderti delle responsabilità, non puoi semplicemente parcheggiarlo davanti ad uno schermo (sia esso un monitor o una tv, non importa).fissare limiti che penalizzano anche chi non ne può nulla se altri sono incapaci a fare i genitori? Francamente non mi sembra un grande idea. Se uno non ha voglia/tempo/capacità di stare dietro ad un figlio, non lo fa (il figlio, intendo). Nel momento in cui nasce te ne devi prendere tutte le responsabilità, perchè un figlio non è una acquario di pesci rossi.
comunque, ripeto, questa discussione nasce dal presupposto che i videogiochi sono ancora considerati 'roba per bambini' che è un concetto sbagliato a monte.
Sarebbe la soluzione migliore, ma francamente è utopistica. Ci sarà sempre qualcuno che metterà al mondo i figli e magari poi non potrà/vorrà/sarà in grado di educarli e non solo nei paesi del terzo mondo, ma anche qui in occidente.
Poi chiaramente con le restrizioni sull'età ci andrebbero di mezzo anche ragazzi più maturi, ai quali non avrebbe molto senso limitare l'accesso ai videogames. Però più che un problema vero e proprio questo sarebbe un semplice fastidio, perchè sono certo che se un ragazzo è sufficientemente maturo potrebbe accordarsi coi genitori sui titoli da comprare e se i genitori hanno fiducia in lui potrebbero tranquillamente comprargli anche titoli 18+ e magari questa interazione genitori/figli intorno ai videogames potrebbe anche essere positiva.
Ovviamente ci sono tanti altri metodi per procurarsi un gioco, può prestartelo l'amico, puoi trovarlo per vie non legali, puoi acquistarlo sul web, magari da ebay.
Forse l'introduzione di un sistema di rating serio e che sia fatto rispettare potrebbe giovare al videogioco in generale, permettendo magari ai giochi "adults only" di esplorare strade nuove, più profonde, permettendo ai giochi di diventare più maturi, cosa che finora non è stata fatta perchè i videogames, come giustamente dici, sono visti come cose da bambini (e l'industria videoludica pare non abbia fatto molto per smentire questo inesatto pregiudizio).