Discussione: La vecchia vecchina

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  1. FrankSpaghetti #16
    01-05-08 15:49

    Citazione Lord Narva Visualizza Messaggio
    Tu sei un ottimo acquisto...
    lo è

    Citazione GFSan Visualizza Messaggio
    Quoto, vecchina sempre nei nostri cuori.
    lo è
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  2. L'avatar di GFSan GFSanGFSan è offline #17
    01-05-08 15:54

    Citazione FrankSpaghetti Visualizza Messaggio
    Prima di andare in pensione ero una bottana.
    è meravigliosa la soddisfazione con cui scrive quella parola.
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  3. L'avatar di Oya.D.M. Oya.D.M.Oya.D.M. è offline #18
    01-05-08 16:31

    Citazione FrankSpaghetti Visualizza Messaggio
    ...ut tuto, ut celeriter, ut iucunde curet


    Conobbi una vecchia, in un cafè di Parigi. Allora ero giovane e ricordo che mi colpì quello che aveva ordinato... un normalissimo gelato al cocco ma non in un cono o in una coppetta ma bensì in un cavolfiore magistralmente intarsiato in modo che fungesse da contenitore. Mi invitò a casa sua, "per bere un goccetto" - mi disse. Quando entrai nella stanza ammobiliata trovai la vecchia stravaccata sulla sua poltrona. "Entra, entra pure, accomodati qui" - mi indicò il suo gatto. Il felino mi guardò implorando pietà, io mi avvicinai e gli sussurrai nell'orecchio sinistro che avrei solo finto di sedermi e solo per non indispettire la vecchia. "whiskey con ghiaccio, per me. grazie". Prese la bottiglia dalla credenza, il ghiaccio dal frigorifero e mi versò da bere. Senza muoversi dalla poltrona. Mi raccontò le sue allucinazioni, del suo attaccapanni arrugginito che aveva riposto accanto al forno e che all'intrasatto cantava I sing under the rain. Mi disse che aveva trascorso tutta la vita, enfatizzando all'inverosimile con gli occhi e la mimica facciale quel tutta, su quella poltrona. Allora io, colto da un raptus di intellettualismo giovanile, esclamai "Ah, viva la santità dell'ozio!". Ella mi guardò prima di scoppiare di ridere. "AHAHAHAHAHAHA, ma quale santità dell'ozio! Prima di andare in pensione ero una bottana. Sessant'anni di servizio, ho iniziato a dodici anni", e mentre me lo diceva, ridendo, mi mostrava il meccanismo attraverso il quale la poltrona si trasformava in un comodo letto. Poi tutto a un tratto smise di ridere, il suo volto si oscurò. Accarezzò la sua poltrona come se fosse stata viva mentre gli occhi inesorabilmente le si inumidivano... "Se solo John potesse parlare, ne avrebbe di storie di raccontare..."

    John? JOHN?! Quella vecchia pazza non solo aveva dato un nome alla sua poltrona ma l'aveva chiamata pure John! Bevvi il mio wishkey tutto d'un sorso e fuggii via inorridito. Dopotutto avevo solo sei anni. Centoquarantasei, per la precisione.

    Ut tuto, ut celeriter, ut iucunde curet... guarire con mezzi sicuri, al più presto e allegramente... avevo dimenticato quella vecchia, quella vecchia che non voleva guarire, che si era abbandonata a se stessa. Beveva, usava sostanze allucinogene e, almeno da quello che lasciava trapelare il pelo sporco e trasandato, aveva una relazione con il suo gatto.

    Ma la vecchia del racconto di Oya, l'Albatro di Milano, ha fatto riaffiorare nella mia mente quel gelido ricordo. I personaggi di Oya, come qualcuno ha fatto giustamente notare, sono perseguitati da una sinistra ossessione. Della ricerca, vero. Ma anche della guarigione. Costoro, ai quali è impossibile essere sereni, si angustiano, si adoperano, si affannano. Osservate con quanto zelo, con quanta inspiegabile, abominevole passione, la vecchia si ostina nella ricerca del proprio buonsenso. E quando lo ritrova? Dinanzi alla morte. Che sia dunque la Vedova Nera l'estremo farmaco, l'estrema cura oltre la quale l'essere umano intravede il miraggio della guarigione?


    Oya, un eroe dei nostri tempi. Un sagace che, come un messia senza sandali, è venuto tra noi per indicarci la via.
    Meraviglioso, Meraviglioso.
    La ringrazio, lei riesce a farmi perdere la conoscenza con i suoi scritti, specie quando i gatti parlano.
    E lo fanno, diamine, lo fanno.
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  4. FrankSpaghetti #19
    01-05-08 16:48

    Citazione GFSan Visualizza Messaggio
    è meravigliosa la soddisfazione con cui scrive quella parola.
    a roma la chiamerò in quel modo.
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  5. FrankSpaghetti #20
    01-05-08 19:32

    Citazione Oya.D.M. Visualizza Messaggio
    Meraviglioso, Meraviglioso.
    La ringrazio, lei riesce a farmi perdere la conoscenza con i suoi scritti, specie quando i gatti parlano.
    E lo fanno, diamine, lo fanno.
    perfettamente
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  6. Signor.giuseppe #21
    01-05-08 19:37

    Citazione FrankSpaghetti Visualizza Messaggio
    ...ut tuto, ut celeriter, ut iucunde curet




    Conobbi una vecchia, in un cafè di Parigi. Allora ero giovane e ricordo che mi colpì quello che aveva ordinato... un normalissimo gelato al cocco ma non in un cono o in una coppetta ma bensì in un cavolfiore magistralmente intarsiato in modo che fungesse da contenitore. Mi invitò a casa sua, "per bere un goccetto" - mi disse. Quando entrai nella stanza ammobiliata trovai la vecchia stravaccata sulla sua poltrona. "Entra, entra pure, accomodati qui" - mi indicò il suo gatto. Il felino mi guardò implorando pietà, io mi avvicinai e gli sussurrai nell'orecchio sinistro che avrei solo finto di sedermi e solo per non indispettire la vecchia. "whiskey con ghiaccio, per me. grazie". Prese la bottiglia dalla credenza, il ghiaccio dal frigorifero e mi versò da bere. Senza muoversi dalla poltrona. Mi raccontò le sue allucinazioni, del suo attaccapanni arrugginito che aveva riposto accanto al forno e che all'intrasatto cantava I sing under the rain. Mi disse che aveva trascorso tutta la vita, enfatizzando all'inverosimile con gli occhi e la mimica facciale quel tutta, su quella poltrona. Allora io, colto da un raptus di intellettualismo giovanile, esclamai "Ah, viva la santità dell'ozio!". Ella mi guardò prima di scoppiare di ridere. "AHAHAHAHAHAHA, ma quale santità dell'ozio! Prima di andare in pensione ero una bottana. Sessant'anni di servizio, ho iniziato a dodici anni", e mentre me lo diceva, ridendo, mi mostrava il meccanismo attraverso il quale la poltrona si trasformava in un comodo letto. Poi tutto a un tratto smise di ridere, il suo volto si oscurò. Accarezzò la sua poltrona come se fosse stata viva mentre gli occhi inesorabilmente le si inumidivano... "Se solo John potesse parlare, ne avrebbe di storie di raccontare..."



    John? JOHN?! Quella vecchia pazza non solo aveva dato un nome alla sua poltrona ma l'aveva chiamata pure John! Bevvi il mio wishkey tutto d'un sorso e fuggii via inorridito. Dopotutto avevo solo sei anni. Centoquarantasei, per la precisione.



    Ut tuto, ut celeriter, ut iucunde curet... guarire con mezzi sicuri, al più presto e allegramente... avevo dimenticato quella vecchia, quella vecchia che non voleva guarire, che si era abbandonata a se stessa. Beveva, usava sostanze allucinogene e, almeno da quello che lasciava trapelare il pelo sporco e trasandato, aveva una relazione con il suo gatto.



    Ma la vecchia del racconto di Oya, l'Albatro di Milano, ha fatto riaffiorare nella mia mente quel gelido ricordo. I personaggi di Oya, come qualcuno ha fatto giustamente notare, sono perseguitati da una sinistra ossessione. Della ricerca, vero. Ma anche della guarigione. Costoro, ai quali è impossibile essere sereni, si angustiano, si adoperano, si affannano. Osservate con quanto zelo, con quanta inspiegabile, abominevole passione, la vecchia si ostina nella ricerca del proprio buonsenso. E quando lo ritrova? Dinanzi alla morte. Che sia dunque la Vedova Nera l'estremo farmaco, l'estrema cura oltre la quale l'essere umano intravede il miraggio della guarigione?




    Oya, un eroe dei nostri tempi. Un sagace che, come un messia senza sandali, è venuto tra noi per indicarci la via.

    Lei è un bellissimo.
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