Atto unico, scena prima
Chiunque avesse visto quella casa, l'avrebbe giudicata abbandonata.
Troppo vecchia e malandata anche per i topi, e troppo lontana dalla città perchè il Comune la facesse abbattere, era uno spettacolo desolante: senza intonaco, le pareti avevano chiazze sparse di polvere da sparo; l'erba cresceva ingiallita fino all'altezza delle finestre opache; l'edera penetrava le finestre e fuoriusciva dai buchi nel tetto, come ago e filo avrebbero fatto su un vecchio cencio da rammendare.
La porta era serrata con assi di legno e lucchetti vari; nonostante l'aspetto trasandato generale della casa, era visibile che qualcuno si fosse dato la pena in tutti quegli anni di coprire le consunzioni del tempo. Una piccola porticina per gli animali presente in basso a destra era l'unica finestra sul mondo esterno: non era stata chiusa come tutto il resto, anzi, mancava anche di una cerniera, il che faceva pensare che nonostante tutto, qualche animale era stato capace di abitarla.
Ma Mariana sapeva che nessun animale viveva lì.
Non sapeva chi fosse, o che viso, voce, o occhi avesse; di lui -perchè era un uomo, lo sapeva- conosceva solo le mani, e ciò le bastava. Aveva visto quelle mani cambiare col passare del tempo.
Quando vent'anni fa aveva iniziato a portare il cibo al signor MoMo, ogni giorno quelle che uscivano in cerca del pasto erano mani affusolate, quasi femminili nel loro taglio; erano le mani di un giovane.
Come però la casa, un tempo una villetta antica piacevole alla vista (ma già da allora singolare), anche le mani avevano ceduto ai segni del tempo: le dite erano diventate prima tozze e scure, poi butterate e pallide; le unghie avevano forme molto irregolari, forme sempre diverse ogni volta; erano diventate, insomma, mani di un adulto, o di un vecchio.
MoMo era davvero diventato un vecchio.
Non sapeva che aspetto avesse, non sapeva quanto tempo fosse passato, ma sapeva che era ormai anziano. Probabilmente però, se qualcuno glielo avesse detto, lui non lo avrebbe capito; forse avrebbe chiesto di rimando cosa in realtà volesse dire "anziano".
O più semplicemente sarebbe rimasto zitto, a contemplare il vuoto, senza aver capito nulla. MoMo ormai non ricordava più nulla della lingua degli uomini, non ricordava le lettere, non ricordava i numeri, le figure, le leggi, le convenzioni.
Non ricordava le norme sociali, non ricordava l'organizzazione del calendario, si era persino scordato a cosa servisse, e probabilmente cosa fosse un orologio; aveva dimenticato l'uso di molti strumenti e di molti oggetti e utensili.
Aveva dimenticato quasi tutto: ricordava solo i concetti più basilari, come quelli di abito, di cibo, di riparo, di bisogno fisiologico, tutto ciò insomma che il fisico gli imponeva di ricordare - ma aveva dimenticato comunque che nome avessero queste idee.
Se qualcuno avesse saputo che era vivo, e che era lì, l'avrebbe per certo giudicato insano. E forse lo era, ma era innegabile che la mancanza di sanità di MoMo aveva certamente del puro.
I suoi metodi erano stati brutali, dopotutto, ma le sue intenzioni caste, e soprattutto, più che ragionevoli: lui voleva dimenticare.
Voleva dimenticare il mondo che gli avevano imposto di conoscere e reinventare un modo di vivere tutto personale, un modo di concepire senza più convenzioni o convinzioni. Voleva di nuovo imparare a comunicare, a camminare, a respirare, a lavarsi, ad acquistare, voleva imparare di nuovo tutto daccapo proprio come un bambino.
Ma facendolo a modo proprio, come più gli sarebbe piaciuto.
Mariana però ignorava tutto ciò.
Gli portava il cibo perchè non morisse di fame, senza conoscere le motivazioni che avevano chiuso il signor MoMo in casa. Ogni tanto fantasticava su chi fosse, e di colpo il vecchio diventava un fascinoso uomo, dall'aria vissuta di chi ne ha viste molte, o un pazzo, un pazzo troppo pericoloso anche per un centro specializzato, che qualcuno aveva relegato lì, e che quindi non andava liberato ma assecondato, o ancora un ricco eccentrico ritirato a vita privata, o un religioso in cerca di solitudine.
In vent'anni aveva ormai perso le speranze di saperlo, e probabilmente mai lo avrebbe saputo: gli occhi di chi aveva scrutato la facciata di quella casa milioni di volte, non potettero non notare che un giorno, finalmente, la porta era stata aperta.
Il signor MoMo era uscito.
...continua.