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  1. L'avatar di Lucy.Monostone Lucy.MonostoneLucy.Monostone è offline #16
    20-05-08 00:45

    Atto unico, scena seconda





    Nessuno mai seppe perchè infine MoMo scelse proprio quel giorno per abbandonare la sua fortezza di solitudine.
    Forse era stato il battere della pioggia sul tetto, che lo riportava ai ricordi dei turni di guardia nelle piovose foreste orientali; o forse era stato il desiderio a spingerlo.
    Ma il desiderio di MoMo, se fosse stato quello il motivo dell’abbandono della sua santa causa, era necessariamente diverso da tutti gli altri desideri degli altri uomini. Egli aveva il Desiderio, i mortali più d’un desiderio: la differenza stava nella qualità. Il desiderio di MoMo era spinto da necessità, e riguardava tutte le cose, ma nessuna in particolare; si sentiva, insomma, manchevole di tutto, pur non volendo nulla.
    Gli altri uomini invece, pensò, desideravano tutto pur non avendone bisogno. Bramavano futilità, idolatravano le cose effimere, si davano al cibo, alla passione; MoMo, pur avendone conosciuto il digiuno, non ne sentiva la mancanza (ma il perché sarà sempre ignoto; se fossero i motivi da attribuire alla disabitudine al vizio, o ad un’ effettiva voglia di distaccarsi da piaceri di passaggio).
    Sotto la pioggia, quasi del tutto ignudo, e affamato, poteva esser paragonato ad un infante ancora avvolto nella placenta; e forse così era, e così si sentiva, un neonato, che del mondo non aveva da scoprire, ma da inventare.
    Quindi, per prima cosa ripudiò l’utero materno; egli era nato, mai più vi sarebbe ritornato in quel casolare ai confini della civiltà, se non nei sogni o da spettro.
    Non appena ebbe pensato questo, il casolare scomparve, ma MoMo mai lo seppe, giacchè mai più si voltò a guardarlo.
    Il suo sguardo era invece proiettato verso i palazzi della civiltà che erano sbocciati ai piedi della collina.
    Non vi era abituato. Non era abituato al punto che riusciva a vedere i rumori, ora. E sentire i passi di persone convinte di vivere, ma che in realtà erano morte già da un pezzo.
    Lungo il tragitto che l’avrebbe condotto dai suoi simili (anche se MoMo mai avrebbe usato questa parola per definirli), ebbe tempo di pensare; pensò che aveva grosse probabilità di fallire, dapprima; e in un secondo momento si consolò nel capire che non avrebbe mai fallito, semplicemente perché non stava giocando nessuna partita.
    Cosa aveva sperato di fare, dunque? Non lo ricordò. Per egoismo, ne fu certo; o per diventare un modello da imitare, forse. In ogni caso, l’avrebbe scoperto una volta arrivato alla Città.
    Anche se ormai aveva perso ogni cognizione del tempo, e dei modi per misurarlo, ben ricordava che il giorno diventava notte ogni qual volta il sole spariva oltre l’orizzonte, lasciando il posto al buio (una grande fobia che l’uomo aveva provveduto a vincere non solo con la luce, ma anche col rumore); e nonostante gli sembrava di aver camminato per una quantità di tempo sufficiente da permettere al cielo di oscurarsi, il sole non dava segni di cedimento, ed anzi, solo ora MoMo si accorse che era sempre rimasto fisso a quell’altezza.
    Era dunque un sogno? Aveva realmente lasciato il suo nido?
    No, doveva essere sveglio. Sogni non ne faceva più, ormai aveva dimenticato tutto quello che gli era concesso sognare.
    “Non è un sogno, mortale. Non lo è.”, tuonò una voce che sembrava provenire da ogni direzione, e che MoMo stranamente comprese subito. “Sei sveglio, credi a me, mortale. Ma qui il tempo non passa. Prima che la luce ceda il posto alla tenebra, avrai incontri da fare, e cose da conoscere.
    Hai rinnegato le tue origini di uomo; preferisci quindi strisciare sul tuo ventre come un serpente? O nuotare nei mari, preda dell’uomo?
    “No! Non ho mai rinnegato le decisioni prese da un Dio; la mia colpa è aver abiurato i frutti dei semi che malvagi contadini avevano piantato in me. E’ forse una colpa rinnegare le iniquità?”
    Rispose la voce: “…bene. Se tutto va per il meglio, ci incontreremo, uomo.”.
    Dopo di che tutto tacque; e finalmente il clamore della vita che scorreva poté essere di nuovo udito.
    Adesso MoMo se ne rese conto: altro non poteva trovarsi che in un sogno; nulla di quello che era accaduto era reale, neppure la casetta di legno che era appena apparsa alla sua sinistra, o che forse c’era sempre stata e nessuno aveva mai notato.
    Timoroso, MoMo entrò, senza bussare, un po’ perché non credeva di doverlo fare; un po’ perché appunto, credeva di essere in un suo sogno, dove tutto gli era permesso.
    Entra, giovane visitatore, entra pure!”, recitò una voce proveniente dall’interno. Non si chiese nemmeno come mai tutti parlassero una lingua a lui comprensibile, e come facesse l’uomo nella casa a sapere che egli esitava sul suo uscio.
    Entra pure, giovane visitatore, siediti presso la mia umile casetta.
    Sarai affamato: non ho che un panino ed un melograno da offrirti, però. Spero ti basti.
    Preso da quel desiderio di tutte le cose, che ormai sembrava sempre più insaziabile quanto giusto, MoMo si sedette presso la tavola del padrone di casa, e sotto i suoi occhi attenti, bevve il suo vino e mangiò il suo cibo.
    Finito il frugale pasto, l’uomo, con una barba rossa come il cielo che infiamma al tramonto, iniziò a parlare: “Straniero, so tutto di te. Non c’è bisogno che tu chieda, poichè non ti è dato sapere.
    Chi sei?
    “Io sono la Povertà; sono il più umile dei miei fratelli, ma non il meno felice; sono chiamato con molti nomi: lo Zoppo, il Mendico, il Caritatevole.
    Io abito ogni povero di questa civiltà, ogni giorno vivo nei loro occhi speranzosi e muoio nei loro letti di sogni.”
    “Sei forse il protettore dei buoni a nulla e dei perdigiorno, anche?”
    “Lo sono, mio malgrado. C’è bisogno di qualcuno che li protegga da coloro che possono offrire modi terribili per riempire una giornata vuota.”
    “Bene. Grazie, Caritatevole, è necessario che riprenda il mio viaggio.”
    “Non vuori riposare?”
    “Riposerò dopo”, rispose MoMo, “quando ne avrò bisogno”.
    Effettivamente MoMo aveva riposato così tanto negli ultimi tempi che avrebbe difficilmente sentito la stanchezza di quel viaggio; e, a passo lento, si rimise in cammino giù per la collina.

    ...continua.
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  2. FrankSpaghetti #17
    20-05-08 00:47

    bei momenti
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  3. [Christian Cage][Christian Cage] è offline #18
    20-05-08 01:00

    Sei stato, per caso, ispirato da colui che porti in firma?
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  4. L'avatar di MIGLIOMAN MIGLIOMANMIGLIOMAN è offline #19
    20-05-08 01:26

    Citazione Lucy.Monostone Visualizza Messaggio
    Voleva dimenticare il mondo che gli avevano imposto di conoscere e reinventare un modo di vivere tutto personale, un modo di concepire senza più convenzioni o convinzioni. Voleva di nuovo imparare a comunicare, a camminare, a respirare, a lavarsi, ad acquistare, voleva imparare di nuovo tutto daccapo proprio come un bambino.
    Ma facendolo a modo proprio, come più gli sarebbe piaciuto.
    che bello

    Citazione Lucy.Monostone Visualizza Messaggio
    No, doveva essere sveglio. Sogni non ne faceva più, ormai aveva dimenticato tutto quello che gli era concesso sognare.
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  5. L'avatar di Lucy.Monostone Lucy.MonostoneLucy.Monostone è offline #20
    20-05-08 10:34

    Citazione [Christian Cage] Visualizza Messaggio
    Sei stato, per caso, ispirato da colui che porti in firma?
    No, Sandman non c'entra nulla...è una storia che ho in mente da prima di conoscere quel fumetto.
    Poi si capirà dalla piega che adesso prenderà la storia, in ogni caso, e di come questo incontro non sia stato casuale - ovviamente.
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  6. L'avatar di avatarz avatarzavatarz è offline #21
    20-05-08 23:06

    La notte è finalmente arrivata.
    Bello, bellissimo. Mi piace.

    L'unica cosa che mi dispiace è che siamo su Dailyrando. Qui ogni cosa bellissima è destinata all'oblio ._.

    P.S.: l'ho scoperto da poco, ma bokassa sta organizzando un contest letterario in Art Radar. Se non lo sapevi già, che ne dici di partecipare? (non so se sono proprio il più adatto alla propaganda, ma più siamo meglio è )
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  7. L'avatar di Lucy.Monostone Lucy.MonostoneLucy.Monostone è offline #22
    20-05-08 23:15

    Citazione avatarz Visualizza Messaggio
    La notte è finalmente arrivata.
    Bello, bellissimo. Mi piace.

    L'unica cosa che mi dispiace è che siamo su Dailyrando. Qui ogni cosa bellissima è destinata all'oblio ._.

    P.S.: l'ho scoperto da poco, ma bokassa sta organizzando un contest letterario in Art Radar. Se non lo sapevi già, che ne dici di partecipare? (non so se sono proprio il più adatto alla propaganda, ma più siamo meglio è )
    Un contest letterario, addirittura ?
    No, non lo so...non credo di essere pronto, ancora...
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  8. L'avatar di avatarz avatarzavatarz è offline #23
    20-05-08 23:18

    Citazione Lucy.Monostone Visualizza Messaggio
    Un contest letterario, addirittura ?
    No, non lo so...non credo di essere pronto, ancora...
    beh, contando che ci partecipo io, penso possano partecipare tutti
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  9. L'avatar di FieldyK5 FieldyK5FieldyK5 è offline #24
    20-05-08 23:47

    Citazione Mario47 Visualizza Messaggio
    ma perchè imperversano tutti questi racconti su daily?

    quanto cazzo ti quoto.....
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  10. AsheartAsheart è offline #25
    21-05-08 00:25

    Citazione Mario47 Visualizza Messaggio
    ma perchè imperversano tutti questi racconti su daily?
    Citazione FieldyK5 Visualizza Messaggio
    quanto cazzo ti quoto.....
    Perchè esiste gente su dailyrando che piuttosto che commentare con un "lolasdrotfl" un video dimmerda su youtube tira fuori la propria fantasia e crea opere piacevoli come quella che sta componendo Adriano.
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