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#46
09-05-08 11:43
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Malfa ![]()
#46
09-05-08 11:43
Permettimi di sperare che tu ti sbagli.In ogni caso, a mio personale parere, se si sfogliano vecchi numeri di riviste di VG si trova una crescita media innegabile anche spesso non evidentissima e il futuro fa ben sperare. Direi che uno dei fenomeni che aiuterà di piu' in questo senso sarà la speriamo progressiva scomparsa dei titoli su PC che permetterà di eliminare il fardello delle dispute inconcludenti su grafica e prestazioni e costringerà tutti i recensori a scrivere di altri parametri.
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costanet ![]()
#47
09-05-08 11:58
Personalmente non ho mai posseduto una console ma sono convinto che uno dei deterrenti alla formazione di una critica matura sia proprio il PC che ha fatto focalizzare l'atteznioen piu' sul fattore tecnico che non sugli effettivi contenuti dei VG.
E, una critica seria, ha come presupposto base la condivisione dello stesso mezzo di fruizione soprattutto in un contesto interattivo laddove, oggi, l'esperienza videoludica puo' essere diversa a seconda delle macchine da gioco come se l'esperienza di un bel paesaggio dipendesse dall'auto con cui sono arrivato.
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pape ![]()
#49
09-05-08 12:25
Non posso darti torto. Ma anche qui, la colpa non è dello strumento (PC), ma di un pubblico poco propenso ad analizzare i giochi e tutto teso alle pippe mentali sulla grafica. Sarà anche che l'enorme diffusione della pirateria permette a tutti di avere ogni titolo a disposizione, e a giocarlo 10 secondi nell'attesa di installare il successivo download dal mulo.Personalmente non ho mai posseduto una console ma sono convinto che uno dei deterrenti alla formazione di una critica matura sia proprio il PC che ha fatto focalizzare l'atteznioen piu' sul fattore tecnico che non sugli effettivi contenuti dei VG.
E, una critica seria, ha come presupposto base la condivisione dello stesso mezzo di fruizione soprattutto in un contesto interattivo laddove, oggi, l'esperienza videoludica puo' essere diversa a seconda delle macchine da gioco come se l'esperienza di un bel paesaggio dipendesse dall'auto con cui sono arrivato.
Pape
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Guo Jia ![]()
#50
09-05-08 12:29
Sì, effettivamente la questione tecnologica si dovrebbe porre su un piano diverso rispetto a quello dei contenuti effettivi di un videogioco. E' come se giudicassi un film in base al fatto che sia stato girato con la 35 o la 70 millimetri, o - questo è forse un esempio più calzante - in base alla qualità degli effetti speciali: gli effetti della Industrial Light & Magic sono di ben altro spessore rispetto a quelli della Shiny Things, Inc ().
Ovviamente il video-gioco funziona in modo diverso rispetto alla pellicola: nel film la tecnologia è mero strumento di creazione dell'oggetto mediale, mentre il videogioco è (anche) la tecnologia stessa. E questo non riguarda solo il PC: la tecnologia cambia anche su console. Pensiamo a quel che ha fatto il Performance Analyzer per la Psx, o alla differenza tecnologica tra Wild Arms e Final Fantasy, tra Rage Racer e Gran Turismo. O a Lionheart per Amiga.
L'unico vantaggio delle console è la base hardware condivisa, fattore certo non sufficiente per cambiare le carte in tavola e modificare la percezione sociale del videogioco, al punto da generare una critica culturale dello stesso. No, il gioco su Pc continuerà ad esistere ed è un bene che sia così: il problema sta altrove, e le magagne hardware, per quanto fastidiose, non rappresentano neanche lontanamente la radice del problema.
I due piani, tecnologico e di contenuti, ripeto, dovrebbero restare distinti a livello recensorio/critico: ma non lasciamoci ingannare dalle discussioni da forum o dalla posta delle riviste dedicate ai vg, in quanto non è la sacrosanta dissertazione sulla funzionalità di un motore grafico a minare le basi di una maturazione del medium. Semmai, tale complessità pone nuovi problemi che è doveroso affrontare in quanto tali dalla critica stessa. Rimuoverli per comodità o per tendenza mimetica nei confronti di media già consolidati è un palliativo che risolve ben poco.
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Furious Angel ![]()
#51
09-05-08 12:31
Barbich #52
09-05-08 13:03
Mah, pensavo più al vecchio Edge, anche se molto spesso c'erano recensioni scritte così bene che dicevi vabbe' so' segaioli, però hanno il game design in testa, come priorità.
Il nuovo Edge, e di conseguenza GamePro, è molto più concentrato sul fare una rivista di videogiochi multiformato, e la sua forza critica sta nell'offrire una panoramica generale sull'industria. E' un tipo di analisi a metà tra il business e il game design. Non è i cahièrs du cinema, né lo vuole essere (possiamo aggiungere "per fortuna"?).
Credo che la critica militante d'un tempo sia morta sotto il peso della sua verbosità accademica. Ricordo, all'università, di aver letto libri di testo semplicemente incomprensibili, e mi sentivo un cretino perché dovevo rileggere le frasi tre volte... Ora posso affermare con sicurezza che erano semplicemente scritti male, quando non deliranti tout-court.
Molti studenti universitari si convincono così che la critica, per essere vera e militante, debba essere scritta in maniera astrusa. Se esprimi concetti puliti, non sembri affondare a sufficienza il coltello critico.
La critica videoludica arrancherà finché seguirà troppo pedissequamente questo modello anni Settanta di critica imperscrutabile. Fermo restando che, anche diventando comprensibile, interesserà una cerchia sempre più ristretta, più piccola di qualsiasi rivista economicamente pensabile e stampabile.
Penso di dirlo con cognizione di causa. Se vi capita tra le mani il mio libro "I mondi di Super Mario" (pubblicità), noterete un primo capitolo che sfocia spesso nell'illeggibilità. Poi il resto del volume è piuttosto pulito, e ne sono abbastanza soddisfatto, senza falsa modestia.
D'altro canto, quando parli di Super Mario, di certo non ti incunei a parlare di texture, dunque è tutto più facile. Non sapete che fatica su Xbox Magazine, che ha un po' un retrogusto PC in certi aspetti, per frenare i lettori inferociti che vogliono resoconti sul normal mapping e alla fine comprano i giochi in base alla grafica. Ok, "grafica" per loro è un misto di tecnica, atmosfera e ambientazione, ma resta il fatto che la povertà in termini di dinamica di gioco viene bypassata.
B.
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costanet ![]()
#53
09-05-08 13:08
Penso che fino a quando non leggeremo una recensione di questo tipo su una rivista di VG non avremo suoperato il problema. Riporto un articolo su GTA4 tratto da "Repubblica"
TECNOLOGIA & SCIENZA
InviaStampaEsce domani il quarto capitolo di "Grand Theft Auto", un vero fenomeno popolare
Ma anche discusso e attaccato, perfino da Hillary Clinton: è un'epidemia silenziosa
"Gta", perché ha tanto successo
il più violento dei giochi
Uscito nel 1997 ha sedotto i giovani scatenando l'ira di genitori e politici
di JAIME D'ALESSANDRO
ROMA - Arriva domani nei negozi il quarto, attesissimo, capitolo di "Grand Theft Auto", la violentissima serie di videogame targata Rockstar che da quando è apparsa, era il 1997, ha generato innumerevoli polemiche. Tanto che la sua storia ha finito per coincidere con quella dei giochi elettronici in generale: amati dal pubblico e detestati da politici e associazioni dei genitori. Ma è anche e soprattutto la storia di un successo planetario. Circa 70 milioni di copie vendute, più di quel che sono riuscite a fare le Spice Girls durante la loro intera carriera. Solo Super Mario, i Pokémon, la serie di The Sims e quella di Final Fantasy hanno fatto meglio.
Ma differenza di questi ultimi in "Grand Theft Auto" il sangue scorre a fiumi e si commettono crimini di ogni genere. Tanto che in Australia lo hanno vietato mentre negli Stati Uniti l'avvocato Jack Thompson, convinto che i vari Gta siano stati la causa scatenante di diversi omicidi commessi da adolescenti a partire dal 2003, ha più volte citato la Rockstar in giudizio. La stessa Hillary Clinton ha definito la serie Gta "un'epidemia silenziosa", ritenendola un gioco talmente pieno di " "violenza e scene di sesso da rendere il lavoro dei genitori molto più duro".
Viene allora da chiedersi cosa dirà domani la senatrice di New York, nonché candidata nelle primarie del Partito Democratico. "Grand Theft Auto IV" infatti se la prende direttamente con la sua città e con il sogno americano. Racconta la storia di un emigrante clandestino dell'Est Europa di nome Nico Bellic, arrivato nella Grande Mela (ribattezzata Liberty City) per cominciare una nuova vita. Ma la situazione è ben diversa da quella tratteggiata dal cugino Roman, che gli aveva promesso un'esistenza facile piena di agi in America, e Nico si trova a dover fare i conti con malavitosi russi, sfruttatori di prostitute, gangster alle prime armi, spacciatori di ogni tipo. Una umanità squallida che vive ai margini e che per "arrivare" non ha altra strada che la delinquenza. Il tutto raccontato con la solita dose di sarcasmo tipica della serie.
"Nico è disconnesso dal punto di vista umano, nel senso che non conosce quasi nessuno", spiega a Repubblica Dan Houser, un trentaquattrenne oggi miliardario che undici anni fa arrivò a New York da Londra con poche sterline in tasca per fondare con il fratello e un amico la Rockstar. "Deve quindi costruirsi da capo una rete di rapporti. Come è successo a me e a mio fratello quando siamo arrivati negli Usa. E questa condizione di solitudine è un aspetto fondamentale di Gta IV. Anzi: è una delle novità più importanti".
In una New York riprodotta per filo e per segno, non si va quindi solo in giro a sparare e a rubare macchine o altri veicoli per conto di questo o quel boss. Ma si tenta anche di instaurare qualche legame d'amicizia o qualche rapporto sentimentale andando a bere o a cena fuori, frequentando il bowling, la rimessa di Roman, locali notturni più o meno equivoci. C'è perfino una versione posticcia di Internet, con tanto di siti web per cuori solitari, e si usa di continuo il cellulare e la macchina fotografica integrata. Senza dimenticare le tante emittenti televisive e ovviamente la miriade di stazioni radio da ascoltare in automobile.
La presenza delle radio è uno dei tratti distintivi di "Grand Theft Auto", in questo quarto capitolo le stazioni sono ben 18 e trasmettono talk show e musica di ogni genere diventando di fatto la colonna sonora più ampia mai realizzata per un gioco elettronico. E se poi un determinato brano dovesse piacere a chi gioca, può comprarlo direttamente sul Web (quello vero). Del resto i tre fondatori della Rockstar, appena finito il liceo, i primi passi nel mondo del lavoro li hanno mossi proprio in una etichetta discografica, la Bmg.
"La nostra software house nacque dall'idea di fare dei videogame un mezzo maturo per un pubblico maturo", spiega Dan Houser "Partendo dai film e dai serial televisivi come "I Soprano" invece che dalle solite ambientazioni fantasy viste e straviste che andavano di moda. Trarre spunto dal mondo reale, come si fa in tv o al cinema, per costruire una serie di giochi diversi Ecco perché "Grand Theft Auto IV", ancor più dei capitoli precedenti, va oltre la semplice gangster story. E' un mondo digitale da esplorare e nel quale si può semplicemente vivere dimenticandosi della trama principale" ".
Un mondo dove però di sangue se ne versa ancora tantissimo. Che la profondità della trama, vera o presunta che sia, convinca la Clinton o l'avvocato Thompson è dubbio. Anzi, improbabile. Perché in "Grand Theft Auto IV" si commettono efferatezze di ogni genere, come nei passati capitoli della serie. L'unica magra consolazione, per le tante associazioni di genitori convinte che Gta sia un vero pericolo, sta nel fatto che in questo quarto episodio non si diventa dei boss malavitosi di caratura internazionale. Non c'è alcun finale scontato. E il protagonista, Nico, non diventa più potente. E' un gioco realistico anche da questo punto di vista.
(28 aprile 2008)
Non a caso una recensione cosi' poteva uscire solo per un gioco disponibile solo su console. Su una rivista di Vg ci saremmo sognati una cosa del genere, il dibattito sarebbe stato sulla fluidità, sui problemi con i chip AMD rispetto a Nvidia, sui frame al secondo, sulle problematiche stantie delle conversioni console-pc, basta vedere le recensioni degli altri GTA.
Indubbiamente non abbiamo visto nessuna recensione cosi' neppure sulle riviste di cosole ma , appunto, torniamo al discorso di prima, alla mancanza di "scuole critiche" di VG, ma se è vero che l'uniformità della piattaforma non è condizone sifficiente è condizione necessaria.
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pape ![]()
#54
09-05-08 13:23
Ribadisco: il problema sta nel pubblico, non nella critica. Se avessimo pubblicato un articolo come quello di Jaime su GMC (o XMU, o PSM) ci saremmo solo attirati le ire dei lettori. Non certo perché Jaime scrive male, tutt'altro, ma perché tutti ci avrebbero detto qualcosa del tipo "ma non si riesce a capire un c***o! (stile Mosconi) è bello o è brutto il gioco? Non avete detto niente sulla trama, né sulla grafica blas bla bla.Non a caso una recensione cosi' poteva uscire solo per un gioco disponibile solo su console. Su una rivista di Vg ci saremmo sognati una cosa del genere, il dibattito sarebbe stato sulla fluidità, sui problemi con i chip AMD rispetto a Nvidia, sui frame al secondo, sulle problematiche stantie delle conversioni console-pc, basta vedere le recensioni degli altri GTA.
Indubbiamente non abbiamo visto nessuna recensione cosi' neppure sulle riviste di cosole ma , appunto, torniamo al discorso di prima, alla mancanza di "scuole critiche" di VG, ma se è vero che l'uniformità della piattaforma non è condizone sifficiente è condizione necessaria.
Detto ciò, ci tengo a sottolineare che il mio ideale di recensore videludico è il mio caro amico Neko: fresco, arguto e in grado di comunicare a grandi menti così come al populino più becero... è perfetto. Ma è troppo intelligente per poter lavorare su una rivista di VG: nessuno lo apprezzerebbe, in questo misero mondo.
http://www.numerozero.it/videogiochi...esident-evil-4
http://www.numerozero.it/videogiochi/446/wii-sports
Pape
Barbich #55
09-05-08 13:29
Però mettiamoci d'accordo: quello di Jaime non è una recensione, e non è nemmeno un pezzo di analisi critica. E' un validissimo articolo divulgativo, scritto con competenza (Jaime è un giocatore, e lo si vede subito), ma non lo chiamerei una "recensione critica". Tra un buon articolo tecnico e un buon articolo di costume, credo che se parliamo di critica videoludica dobbiamo scegliere una terza via, che si concentra sull'analisi del game design come hub centrale, a cui sono collegati, a mo' di livello di gioco, tutti gli altri aspetti del medium videogioco.Penso che fino a quando non leggeremo una recensione di questo tipo su una rivista di VG non avremo suoperato il problema. Riporto un articolo su GTA4 tratto da "Repubblica"
TECNOLOGIA & SCIENZA
InviaStampaEsce domani il quarto capitolo di "Grand Theft Auto", un vero fenomeno popolare
Ma anche discusso e attaccato, perfino da Hillary Clinton: è un'epidemia silenziosa
"Gta", perché ha tanto successo
il più violento dei giochi
Uscito nel 1997 ha sedotto i giovani scatenando l'ira di genitori e politici
di JAIME D'ALESSANDRO
ROMA - Arriva domani nei negozi il quarto, attesissimo, capitolo di "Grand Theft Auto", la violentissima serie di videogame targata Rockstar che da quando è apparsa, era il 1997, ha generato innumerevoli polemiche. Tanto che la sua storia ha finito per coincidere con quella dei giochi elettronici in generale: amati dal pubblico e detestati da politici e associazioni dei genitori. Ma è anche e soprattutto la storia di un successo planetario. Circa 70 milioni di copie vendute, più di quel che sono riuscite a fare le Spice Girls durante la loro intera carriera. Solo Super Mario, i Pokémon, la serie di The Sims e quella di Final Fantasy hanno fatto meglio.
Ma differenza di questi ultimi in "Grand Theft Auto" il sangue scorre a fiumi e si commettono crimini di ogni genere. Tanto che in Australia lo hanno vietato mentre negli Stati Uniti l'avvocato Jack Thompson, convinto che i vari Gta siano stati la causa scatenante di diversi omicidi commessi da adolescenti a partire dal 2003, ha più volte citato la Rockstar in giudizio. La stessa Hillary Clinton ha definito la serie Gta "un'epidemia silenziosa", ritenendola un gioco talmente pieno di " "violenza e scene di sesso da rendere il lavoro dei genitori molto più duro".
Viene allora da chiedersi cosa dirà domani la senatrice di New York, nonché candidata nelle primarie del Partito Democratico. "Grand Theft Auto IV" infatti se la prende direttamente con la sua città e con il sogno americano. Racconta la storia di un emigrante clandestino dell'Est Europa di nome Nico Bellic, arrivato nella Grande Mela (ribattezzata Liberty City) per cominciare una nuova vita. Ma la situazione è ben diversa da quella tratteggiata dal cugino Roman, che gli aveva promesso un'esistenza facile piena di agi in America, e Nico si trova a dover fare i conti con malavitosi russi, sfruttatori di prostitute, gangster alle prime armi, spacciatori di ogni tipo. Una umanità squallida che vive ai margini e che per "arrivare" non ha altra strada che la delinquenza. Il tutto raccontato con la solita dose di sarcasmo tipica della serie.
"Nico è disconnesso dal punto di vista umano, nel senso che non conosce quasi nessuno", spiega a Repubblica Dan Houser, un trentaquattrenne oggi miliardario che undici anni fa arrivò a New York da Londra con poche sterline in tasca per fondare con il fratello e un amico la Rockstar. "Deve quindi costruirsi da capo una rete di rapporti. Come è successo a me e a mio fratello quando siamo arrivati negli Usa. E questa condizione di solitudine è un aspetto fondamentale di Gta IV. Anzi: è una delle novità più importanti".
In una New York riprodotta per filo e per segno, non si va quindi solo in giro a sparare e a rubare macchine o altri veicoli per conto di questo o quel boss. Ma si tenta anche di instaurare qualche legame d'amicizia o qualche rapporto sentimentale andando a bere o a cena fuori, frequentando il bowling, la rimessa di Roman, locali notturni più o meno equivoci. C'è perfino una versione posticcia di Internet, con tanto di siti web per cuori solitari, e si usa di continuo il cellulare e la macchina fotografica integrata. Senza dimenticare le tante emittenti televisive e ovviamente la miriade di stazioni radio da ascoltare in automobile.
La presenza delle radio è uno dei tratti distintivi di "Grand Theft Auto", in questo quarto capitolo le stazioni sono ben 18 e trasmettono talk show e musica di ogni genere diventando di fatto la colonna sonora più ampia mai realizzata per un gioco elettronico. E se poi un determinato brano dovesse piacere a chi gioca, può comprarlo direttamente sul Web (quello vero). Del resto i tre fondatori della Rockstar, appena finito il liceo, i primi passi nel mondo del lavoro li hanno mossi proprio in una etichetta discografica, la Bmg.
"La nostra software house nacque dall'idea di fare dei videogame un mezzo maturo per un pubblico maturo", spiega Dan Houser "Partendo dai film e dai serial televisivi come "I Soprano" invece che dalle solite ambientazioni fantasy viste e straviste che andavano di moda. Trarre spunto dal mondo reale, come si fa in tv o al cinema, per costruire una serie di giochi diversi Ecco perché "Grand Theft Auto IV", ancor più dei capitoli precedenti, va oltre la semplice gangster story. E' un mondo digitale da esplorare e nel quale si può semplicemente vivere dimenticandosi della trama principale" ".
Un mondo dove però di sangue se ne versa ancora tantissimo. Che la profondità della trama, vera o presunta che sia, convinca la Clinton o l'avvocato Thompson è dubbio. Anzi, improbabile. Perché in "Grand Theft Auto IV" si commettono efferatezze di ogni genere, come nei passati capitoli della serie. L'unica magra consolazione, per le tante associazioni di genitori convinte che Gta sia un vero pericolo, sta nel fatto che in questo quarto episodio non si diventa dei boss malavitosi di caratura internazionale. Non c'è alcun finale scontato. E il protagonista, Nico, non diventa più potente. E' un gioco realistico anche da questo punto di vista.
(28 aprile 2008)
Non a caso una recensione cosi' poteva uscire solo per un gioco disponibile solo su console. Su una rivista di Vg ci saremmo sognati una cosa del genere, il dibattito sarebbe stato sulla fluidità, sui problemi con i chip AMD rispetto a Nvidia, sui frame al secondo, sulle problematiche stantie delle conversioni console-pc, basta vedere le recensioni degli altri GTA.
Indubbiamente non abbiamo visto nessuna recensione cosi' neppure sulle riviste di cosole ma , appunto, torniamo al discorso di prima, alla mancanza di "scuole critiche" di VG, ma se è vero che l'uniformità della piattaforma non è condizone sifficiente è condizione necessaria.
B.
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Paolo Paglianti ![]()
#56
09-05-08 13:49
Personalmente non ho mai posseduto una console ma sono convinto che uno dei deterrenti alla formazione di una critica matura sia proprio il PC che ha fatto focalizzare l'atteznioen piu' sul fattore tecnico che non sugli effettivi contenuti dei VG.
E, una critica seria, ha come presupposto base la condivisione dello stesso mezzo di fruizione soprattutto in un contesto interattivo laddove, oggi, l'esperienza videoludica puo' essere diversa a seconda delle macchine da gioco come se l'esperienza di un bel paesaggio dipendesse dall'auto con cui sono arrivato.
non è l'esempio piu' calzante. è piu' decidere di spendere 500 euro per un lettore Blu-Ray, 1200 per un TV al plasma, e gustarsi un determinato film al 100% delle sue potenzialità, invece che 50 euro per un lettore VHS e 150 per un TV catodico a 14 pollici.
c'e' allora da augurarsi che spariscano i lettori blu-ray? oppure c'e' da chiedersi se, dovendo recensire un film, bisogna provarlo sul secondo "sistema" perchè è accessibile a (quasi) tutti?
e preciso che l'esempio è volutamente estremo, non voglio dire che le console siano peggiori o migliori del PC. sono un'esperienza diversa e complementare.
non giocherei mai a Scene it! su PC, in "cameretta", cosi' come non giocherei Oblivion (tanto per parlare dei soliti titoli) con un joypad potendo giocarlo su PC con mouse e tastiera - ed è solo questione di gusti personali, sia chiaro.
ciao
P
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Paolo Paglianti ![]()
#57
09-05-08 13:57
in realtà, le "scuole critiche" ci sono; ma è un altro discorso.Penso che fino a quando non leggeremo una recensione di questo tipo su una rivista di VG non avremo suoperato il problema. Riporto un articolo su GTA4 tratto da "Repubblica"
...
Non a caso una recensione cosi' poteva uscire solo per un gioco disponibile solo su console. Su una rivista di Vg ci saremmo sognati una cosa del genere, il dibattito sarebbe stato sulla fluidità, sui problemi con i chip AMD rispetto a Nvidia, sui frame al secondo, sulle problematiche stantie delle conversioni console-pc, basta vedere le recensioni degli altri GTA.
Indubbiamente non abbiamo visto nessuna recensione cosi' neppure sulle riviste di cosole ma , appunto, torniamo al discorso di prima, alla mancanza di "scuole critiche" di VG, ma se è vero che l'uniformità della piattaforma non è condizone sifficiente è condizione necessaria.
parlando della recensione di Jaime, è un pezzo molto bello, indubbiamente, ma adatto a un pubblico che non è interessato specificatamente ai videogiochi; i suoi lettori, milioni di lettori, sono equamente interessati alla politica, al cinema, alle auto, ai televisori, alle veline, al calcio e a tante altre cose. Ergo, i videogiochi devono essere raccontati cosi'.
dubito che un appassionato di videogiochi, di quelli che fanno la fila per prendere GTA IV il "day one", e hanno a casa l'Xbox dal natale del 05 senza badare al prezzo, abbiano scoperto dell'uscita di GTA IV da Repubblica. E Jaime non vuole certo descrivere il gioco e giudicarlo per i giocatori, ma interessare e coinvolgere chi potrebbe essere interessato "ma non lo sa".
probabilmente - è una mia opinione - pensi che la sua sia una recensione da imitare in quanto non leggi spesso, sulle riviste specializzate, dei testi simili, che raccontano piu' le emozioni e l'atmosfera che il dettaglio grafico. ma in realtà, se comprassi PSM, xbox o GMC e trovassi recensioni simili, la rivista sarebbe parzialmente inutile, in quanto non ti descriverebbe il tipo di gioco che hai di fronte e per cui spenderesti 60 euro.
Magari, la cosa migliore sarebbe avere entrambe; e, modestamente, posso dirti che su molte delle nostre riviste ci proviamo, a comunicare anche le emozioni oltre la "fredda" analisi da rivista specializzata. e spesso, immancabilmente, il risultato sono crociate sul mezzo punto o sul fatto che non si è detto esplicitamente che il tal gioco ha il sistema di controllo di Tomb Raider XI o il mirino di Counter Strike 3.
ciao
P
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costanet ![]()
#58
09-05-08 14:11
No ma la tecnologia non deve essere presupposto per un discorso critico, attenzione qui parliamo di critica recensoria e non di progresso dei VG.
Reputo "Il settimo sigillo" un capolavoro, ma lo penso sia che lo veda su un file AVi su un mp4, sia su un DVD sia su un VHS sbiadito del 1986.
Ma se dovessi giudicare Oblivion un capolavoro con un pc del 1986 non avrei nemmeno modo di verificarlo. Ora è chiaro che, rispetto ad altri settori, il VG è dipendente dalla tecnologia e in certa misura mai si potrà prescindere, ma un conto è avere un settore PC dove la prima cosa che si va a vedere sono i box dei requisiti hardware, un conto le console che , quanto meno, hanno un minimo di vita naturale e, in certi casi, con certi giochi, si puo' abbozzare un discorso critico che travalichi il settore.
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Guo Jia ![]()
#59
09-05-08 14:19
Certamente si tratta di un articolo di fattura considerevolmente superiore all'omologo che ho letto ieri sul sito del Corriere. Ma si tratta, in ogni caso, di un articolo di quotidiano, da pagina culturale (ed è già un progresso che, ogni tanto, venga dedicata una mezza paginetta ad un game designer o ad un gioco cntroverso). Che, per inciso, poteva riguardare un gioco per console - GTA - come per Pc - The Sims - senza alcun discrimine che non sia quello della diffusione di pubblico.Penso che fino a quando non leggeremo una recensione di questo tipo su una rivista di VG non avremo suoperato il problema. Riporto un articolo su GTA4 tratto da "Repubblica"
TECNOLOGIA & SCIENZA
InviaStampaEsce domani il quarto capitolo di "Grand Theft Auto", un vero fenomeno popolare
Ma anche discusso e attaccato, perfino da Hillary Clinton: è un'epidemia silenziosa
"Gta", perché ha tanto successo
il più violento dei giochi
Uscito nel 1997 ha sedotto i giovani scatenando l'ira di genitori e politici
di JAIME D'ALESSANDRO
ROMA - Arriva domani nei negozi il quarto, attesissimo, capitolo di "Grand Theft Auto", la violentissima serie di videogame targata Rockstar che da quando è apparsa, era il 1997, ha generato innumerevoli polemiche. Tanto che la sua storia ha finito per coincidere con quella dei giochi elettronici in generale: amati dal pubblico e detestati da politici e associazioni dei genitori. Ma è anche e soprattutto la storia di un successo planetario. Circa 70 milioni di copie vendute, più di quel che sono riuscite a fare le Spice Girls durante la loro intera carriera. Solo Super Mario, i Pokémon, la serie di The Sims e quella di Final Fantasy hanno fatto meglio.
Ma differenza di questi ultimi in "Grand Theft Auto" il sangue scorre a fiumi e si commettono crimini di ogni genere. Tanto che in Australia lo hanno vietato mentre negli Stati Uniti l'avvocato Jack Thompson, convinto che i vari Gta siano stati la causa scatenante di diversi omicidi commessi da adolescenti a partire dal 2003, ha più volte citato la Rockstar in giudizio. La stessa Hillary Clinton ha definito la serie Gta "un'epidemia silenziosa", ritenendola un gioco talmente pieno di " "violenza e scene di sesso da rendere il lavoro dei genitori molto più duro".
Viene allora da chiedersi cosa dirà domani la senatrice di New York, nonché candidata nelle primarie del Partito Democratico. "Grand Theft Auto IV" infatti se la prende direttamente con la sua città e con il sogno americano. Racconta la storia di un emigrante clandestino dell'Est Europa di nome Nico Bellic, arrivato nella Grande Mela (ribattezzata Liberty City) per cominciare una nuova vita. Ma la situazione è ben diversa da quella tratteggiata dal cugino Roman, che gli aveva promesso un'esistenza facile piena di agi in America, e Nico si trova a dover fare i conti con malavitosi russi, sfruttatori di prostitute, gangster alle prime armi, spacciatori di ogni tipo. Una umanità squallida che vive ai margini e che per "arrivare" non ha altra strada che la delinquenza. Il tutto raccontato con la solita dose di sarcasmo tipica della serie.
"Nico è disconnesso dal punto di vista umano, nel senso che non conosce quasi nessuno", spiega a Repubblica Dan Houser, un trentaquattrenne oggi miliardario che undici anni fa arrivò a New York da Londra con poche sterline in tasca per fondare con il fratello e un amico la Rockstar. "Deve quindi costruirsi da capo una rete di rapporti. Come è successo a me e a mio fratello quando siamo arrivati negli Usa. E questa condizione di solitudine è un aspetto fondamentale di Gta IV. Anzi: è una delle novità più importanti".
In una New York riprodotta per filo e per segno, non si va quindi solo in giro a sparare e a rubare macchine o altri veicoli per conto di questo o quel boss. Ma si tenta anche di instaurare qualche legame d'amicizia o qualche rapporto sentimentale andando a bere o a cena fuori, frequentando il bowling, la rimessa di Roman, locali notturni più o meno equivoci. C'è perfino una versione posticcia di Internet, con tanto di siti web per cuori solitari, e si usa di continuo il cellulare e la macchina fotografica integrata. Senza dimenticare le tante emittenti televisive e ovviamente la miriade di stazioni radio da ascoltare in automobile.
La presenza delle radio è uno dei tratti distintivi di "Grand Theft Auto", in questo quarto capitolo le stazioni sono ben 18 e trasmettono talk show e musica di ogni genere diventando di fatto la colonna sonora più ampia mai realizzata per un gioco elettronico. E se poi un determinato brano dovesse piacere a chi gioca, può comprarlo direttamente sul Web (quello vero). Del resto i tre fondatori della Rockstar, appena finito il liceo, i primi passi nel mondo del lavoro li hanno mossi proprio in una etichetta discografica, la Bmg.
"La nostra software house nacque dall'idea di fare dei videogame un mezzo maturo per un pubblico maturo", spiega Dan Houser "Partendo dai film e dai serial televisivi come "I Soprano" invece che dalle solite ambientazioni fantasy viste e straviste che andavano di moda. Trarre spunto dal mondo reale, come si fa in tv o al cinema, per costruire una serie di giochi diversi Ecco perché "Grand Theft Auto IV", ancor più dei capitoli precedenti, va oltre la semplice gangster story. E' un mondo digitale da esplorare e nel quale si può semplicemente vivere dimenticandosi della trama principale" ".
Un mondo dove però di sangue se ne versa ancora tantissimo. Che la profondità della trama, vera o presunta che sia, convinca la Clinton o l'avvocato Thompson è dubbio. Anzi, improbabile. Perché in "Grand Theft Auto IV" si commettono efferatezze di ogni genere, come nei passati capitoli della serie. L'unica magra consolazione, per le tante associazioni di genitori convinte che Gta sia un vero pericolo, sta nel fatto che in questo quarto episodio non si diventa dei boss malavitosi di caratura internazionale. Non c'è alcun finale scontato. E il protagonista, Nico, non diventa più potente. E' un gioco realistico anche da questo punto di vista.
(28 aprile 2008)
Non a caso una recensione cosi' poteva uscire solo per un gioco disponibile solo su console. Su una rivista di Vg ci saremmo sognati una cosa del genere, il dibattito sarebbe stato sulla fluidità, sui problemi con i chip AMD rispetto a Nvidia, sui frame al secondo, sulle problematiche stantie delle conversioni console-pc, basta vedere le recensioni degli altri GTA.
Indubbiamente non abbiamo visto nessuna recensione cosi' neppure sulle riviste di cosole ma , appunto, torniamo al discorso di prima, alla mancanza di "scuole critiche" di VG, ma se è vero che l'uniformità della piattaforma non è condizone sifficiente è condizione necessaria.
Il quotidiano ha le proprie leggi e le proprie convenzioni editoriali, il proprio formato e, non ultimo, un target profondamente diverso da quello di una rivista come GMC o GamePro. Su una rivista di Vg il taglio e la caratura di un articolo che trattasse di temi etici, ideologici od estetici relativi ad un videogame sarebbero profondamente diversi (ma per questo ci sono gli speciali, o gli articoli che, per così dire, si focalizzano sul game piuttosto che sul play). E' naturale, poi, che in altre sedi si parli di compatibilità hardware o di bug, o che la recensione in sè si allontani dall'iperuranio dell'Ideale per avvicinarsi alle tasche dei lettori ed al formato della guida all'acquisto. Del resto, in una rivista di cinema non esistono rubriche dedicate a fattori meramente tecnici, come le recensioni di qualche nuovo lettore o le disamine della qualità visita della riedizione di film in bianco e nero?
Certo, i termini della questione sono diversi quando si parla di videogiochi. Ma non schiacciamo le specificità del medium videoludico per sindrome di inferiorità. L'uniformità hardware è una bella cosa, comoda, ma non è né condizione sufficiente né necessaria per una maturazione della critica e del pubblico, che devono progredire in interdipendenza tra loro e in rapporto allo sviluppo tecnologico stesso, in un contesto di multimedialità assoluta (altrimenti oggi staremmo ancora a disquisire sulla teoria dell'ipertesto o sulla qualità del parser dell'ultima text adventure, ti pare?).
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#60
09-05-08 14:26
Non penso sia proprio cosi' o almeno non solo.
Indubbiamente il pubblico per cui si recensisce ha il suo peso, e anche il fatto, che ho sottolineato fin dall'inizio, che chi gestisce una rivista di VG non ha nessun appoggio da ministeri della cultura e affini, ma lo ha anche la formazione e la mancanza di una "coscienza critica recensoria" e consapevolezza di appartenere ad una scuola critica che nopn c'è, di chi scrive sulle riviste.
Quando si leggono, come è successo tempo fa sulla testata gemella, nelle news, a proposito della famosa iniziativa di Rutelli presso la commissone europea, commenti da parte di una persona che recensisce da molti anni, frasi la cui sintesi si concludeva con la considerazione che il danno consisteva in un ritardo nella distribuzione dei VG, c'è poco da commentare e da porre basi per discorsi critici.
Il punto è anche che i recensori, come dicevo, si sono formati sul campo e conservano come "imprinting" le stesse forme mentali che avevano da semplici videogiocatori.
Quindi è un po' una situazione da comma 22, un cane che si morde la coda, che secondo me si potrà superare solo tramite intervento esterno (vale a dire morte del pc e standardizzazione delle piattaforme come condizone prima)