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  1. L'avatar di Paolo Paglianti Paolo PagliantiPaolo Paglianti è offline #76
    09-05-08 16:05

    Citazione costanet Visualizza Messaggio
    Mi spiego andando a memoria e, proprio per non fare nomi, prendiamo il tuo caso. Sei uno dei piu' apprezzati recensori di GMC come dimostrano i feedback sul forum che recensisce indifferentemente diversi tipi di giochi ma direi, correggimi se sbaglio, soprattutto giochi di guida come esperto di settore. Ti senti pero' un caposcuola o, in alternativa, appartenente chesso' ad una ipotetica corrente che faccia capo, per dire uno, a Simone Bechini o Toniutti che un tempo recensivano giochi di guida e di cui, in qualcher modo, ti faresti continuatore?
    personalmente, ritengo che le "scuole" siano di artisti, non di critici. E negli ultimi anni, abbiamo visto la "scuola" di GdR di Lord British fare proseliti, ovvero SH che hanno sviluppato giochi ispirandosi a Ultima 4 o Ultima 7.

    non credo esistano "scuole" di critici; magari è cosi' in letteratura, ma in generale credo che la funzione della critica, applicata a un media "consumistico" come il VG (o la musica, o i film, o i romanzi contemporanei) sia quella di descrivere un determinato titolo ai potenziali giocatori/ascoltatori/lettori/ecc. Da questo punto di vista, esistono delle linee editoriali.

    CC84ars scrive su GMC perchè l'ho "scoperto" su questo forum (come altri). Ha dimostrato di saper scrivere molto bene, e di conoscere i giochi; e abbiamo scoperto di avere la stessa opinione su determinati aspetti dei giochi. Scrivendo per GMC, sa che i voti vanno da 3 a 9; e che quando un gioco è brutto o poco divertente, prende 5, non 7 e mezzo. E sa che quando scrive per GMC deve parlare nel testo del gioco, di come è fatto, delle emozioni che genera, e se è un'evoluzione, un clone o un ritorno al passato.

    ergo, CC84ars appartiene alla "scuola di GMC", al limite, non certo alla mia (poveretto, che male ti ha fatto? ).

    detto questo, su GMC scrivono persone che hanno "registri linguistici" molto lontani, come Vincenzo o Quedex o Alberto o Raffaello o (tutti gli altri).

    cia

    P

  2. L'avatar di Paolo Paglianti Paolo PagliantiPaolo Paglianti è offline #77
    09-05-08 16:08

    Citazione pape Visualizza Messaggio
    Ah, ok, ora comprendo. Ma ti dirò, ritengo un bene questo. Niente da dire agli ottimi Bechini e Toniutti, ma non li considererei maestri. Leggendoli ho imparato tante cose, conoscendoli altre ancora, ma preferisco che emerga la mia di personalità, prendendo spunto da ciò che mi piace dei loro lavori, e le distanze da ciò che non ritengo interessante.

    Sarà che io sono contrario al concetto di "scuola di pensiero". Adoro Umberto Eco, ma ritengo che i suoi seguaci, proprio per la foga di seguirne la scuola, abbiano solo fatto disastri. E se per Eco la semiotica non è solo una parola sul dizionario, per alcuni suoi seguaci è un termine da usare costantemente, spesso a sproposito, insieme ad altre parole che forse faranno effetto su qualche ignorantello che non le conosce, ma che personalmente mi fanno solo sbadigliare.

    Pape

    per esempio, quando Pape scrive cose del genere, è lui il maestro di GMC
    ciao
    P

  3. cc84ars #78
    09-05-08 17:49

    Citazione costanet Visualizza Messaggio
    Penso che fino a quando non leggeremo una recensione di questo tipo su una rivista di VG non avremo suoperato il problema. Riporto un articolo su GTA4 tratto da "Repubblica"

    Non a caso una recensione cosi' poteva uscire solo per un gioco disponibile solo su console. Su una rivista di Vg ci saremmo sognati una cosa del genere, il dibattito sarebbe stato sulla fluidità, sui problemi con i chip AMD rispetto a Nvidia, sui frame al secondo, sulle problematiche stantie delle conversioni console-pc, basta vedere le recensioni degli altri GTA.
    Indubbiamente non abbiamo visto nessuna recensione cosi' neppure sulle riviste di cosole ma , appunto, torniamo al discorso di prima, alla mancanza di "scuole critiche" di VG, ma se è vero che l'uniformità della piattaforma non è condizone sifficiente è condizione necessaria.

    No, temo che non vada. La critica non è edificazione, non è didascalia, la critica non si occupa del sociale. La critica parla di forma. Quella forma che è contenuto sedimentato, per dirla con Adorno. Non voglio una critica che mi parli di come viene percepito il videogioco dal Moige, o di quanto importante sia a livello educativo. La critica cresce prendendo coscienza dell'autonomia irriducibile dell'opera che analizza, quindi sì, anche dei frame per secondo. Perchè i frame per secondo sono l'equivalente della linea, del colore, del chiaroscuro e di tutti gli elementi costitutivi di un'opera pittorica, ad esempio.

  4. sbengsbeng è offline #79
    09-05-08 18:00

    Scusate ma a me sta venendo il mal di testa.
    La critica videoludica non deve commettere l'errore di allontanarsi troppo da un linguaggio "popolare", chiaro, senza elevarsi a discorsi troppo filosofici.
    Altrimenti come si può pretendere di migliorare la cultura videoludica nella nostra società?
    Quindi direi: facciamo le cose semplici senza troppi fronzoli.

  5. cc84ars #80
    09-05-08 18:10

    Citazione costanet Visualizza Messaggio
    Evidentemente no. Come per esempio potremmo dire che il "nuovo" cc84ars sia della stessa scuola di Paglianti o Beretta? Ritengo che in nessun modo si possa parlare nel settore di "scuole" ma solo o di singole personalità esperte in determinati settori (una costante dell'editoria VG in tutto il modo è stata sempre avere l'esperto per ogni settore) o di linee editoriali generali piu' o meno lungimiranti.
    Mah, sono al secondo anno fuori corso di lettere, direi che con le scuole non ho grossa fortuna
    A mio parere, la distinzione tra le scuole è tremendamente prematura. Se ne facciamo una questione di stili di scrittura, ci può anche stare. Se ne facciamo una questione di taglio, tono e registro (ad esempio, le recensioni del Raffo su TGM sono sempre molto particolari, quella su Panzer Combat mi ha fatto letteralmente sganasciare) ci può stare ugualmente. Ma quello che dovrebbe definire una scuola, ovvero il set di strumenti metodologici, è essenzialmente uguale per tutti. Proprio perchè la critica si pone su un piano recensorio, quasi schematistico. Non che sia un male di per sè, è semplicemente uno degli approcci possibili, peraltro il più diffuso presso il grande pubblico anche per cinema, letteratura, musica. Le scuole si porranno in essere quando il videogioco avrà un corpo concettuale abbastanza definito da poter essere analizzato da più di un'angolazione. E allora avremo "decostruzionisti" che si scomporranno l'opera nei suoi principi di game design, "formalisti" che rivendicheranno l'estraneità del videogioco dalla simulazione (e ameranno Darwinia), avremo una critica "estetica" di derivazione settecentesca che scriverà monografie sul sublime in Shadow of the Colossus, e così via. Ma per adesso, se anche ci sono le penne, non c'è il pubblico, non c'è il linguaggio e il medium è quello che è.

  6. cc84ars #81
    09-05-08 18:11

    Citazione sbeng Visualizza Messaggio
    Scusate ma a me sta venendo il mal di testa.
    La critica videoludica non deve commettere l'errore di allontanarsi troppo da un linguaggio "popolare", chiaro, senza elevarsi a discorsi troppo filosofici.
    Altrimenti come si può pretendere di migliorare la cultura videoludica nella nostra società?
    Quindi direi: facciamo le cose semplici senza troppi fronzoli.
    pure vero. Diciamo che qui si parla di critica militante "come se ci fosse il pubblico adatto"

  7. sbengsbeng è offline #82
    09-05-08 18:27

    Citazione cc84ars Visualizza Messaggio
    pure vero. Diciamo che qui si parla di critica militante "come se ci fosse il pubblico adatto"


    Secondo me il thread era cominciato bene. Però ora sta diventando più palloso di una puntata dei Cesaroni. Scherzo.

  8. cc84ars #83
    09-05-08 18:29

    Citazione sbeng Visualizza Messaggio
    Secondo me il thread era cominciato bene. Però ora sta diventando più palloso di una puntata dei Cesaroni. Scherzo.
    Non è colpa mia, sono arrivato solo dieci minuti fa

  9. Jesus1987Jesus1987 è offline #84
    10-05-08 09:59

    le cose cambieranno, ci sono troppe persone di una certa età che hanno sempre associato i videogiochi ai bambini, e idea difficile che la cambino

    ma sono convinto che andando avanti la nostra generazione porterà i giochi a un livello più avanzato

    non si può non riconoscere contenuti importanti come quelli di un MAFIA o di un BioShock, sono enormemente meglio di tanti film

  10. L'avatar di minoidepsp minoidepspminoidepsp è offline #85
    10-05-08 11:59

    Citazione Jesus1987 Visualizza Messaggio
    le cose cambieranno, ci sono troppe persone di una certa età che hanno sempre associato i videogiochi ai bambini, e idea difficile che la cambino

    ma sono convinto che andando avanti la nostra generazione porterà i giochi a un livello più avanzato

    non si può non riconoscere contenuti importanti come quelli di un MAFIA o di un BioShock, sono enormemente meglio di tanti film

    I videogiochi sono comunque destinati a fare progressi enormi nell'opinione comune, ma bisogna ragionare in termini di decenni e non di pochi anni.
    Dopotutto, chi li ha giocati fin dagli albori si trova ad avere adesso tra i 35/40 anni: gli over 40, in grosse difficoltà a capire il PC, sono stati invece tagliati fuori e non possono quindi che maturare pregiudizi nei confronti dei videogiochi che, praticati solo da persone piu' giovani di loro, finiscono per apparirgli giocoforza come un hobby da bambini o "bambinoni".

    Con tanta pazienza, fra qualche decennio, l'intera fascia di età 10/100 anni sarà stata interessata dai videogiochi e lo scenario è destinato solo a migliorare: la maggioranza avrà giocato qualche volta, in single o multiplayer (o perlomeno avuto amici che giocavano), la conoscenza di questo hobby sarà diffusa e la diffidenza non ci sarà piu'.

    Aspettiamo quindi fiduciosi il 2050 prossimo venturo!!!!

  11. L'avatar di minoidepsp minoidepspminoidepsp è offline #86
    10-05-08 12:08

    Citazione Paolo Paglianti Visualizza Messaggio
    Detto questo, l'equazione "giocatore su PC = hardware ultimo grido" non è per niente sempre valida. Esistono migliaia di giocatori, e sono la maggioranza, che ha un PC medio-potente, non lo tocca anche per due-tre anni, e gioca a avventure, giochi di guida, RTS, wargame a turni, giochi d'azione e persino FPS senza pretendere di utilizzare risoluzioni a quattro cifre o AA 8x.

    Aggiungerei anche quelli che non lo toccano per 5/6 anni e che, per giocare qualcosa di diverso da avventure e strategici a turni, gli hanno affiancato un Wii, tanto del graficone non gliene importa nulla

  12. L'avatar di Eldacar EldacarEldacar è offline #87
    10-05-08 15:13

    Citazione Barbich Visualizza Messaggio
    Consiglierei innanzitutto ai più temerari di leggere il seminale saggio di Northrop Frye "Anatomia della Critica". Non chiedetemi di riassumerlo, l'ho letto nel Mesozoico. Ma ricordo che è molto bello, polemico e, ovviamente, adeguatamente critico.

    Ci vorrebbe però anche una storicizzazione della critica.
    Cioè: quando, e perché, nasce la critica dell'arte e della realtà? Come attitudine, come professione, come moda, come interesse? Ora ne faccio una fintamente dionisiaca, ma in realtà apollinea, à la Joyce. Così, in fase digestiva.

    La musica non nasce nei palazzi, nasce nella natura ("in principio era il Verbo", verbo inteso come vibrazione creatrice), viene immediatamente interpretata in chiave mistico/animistica dall'uomo, che ne fa potere magico, poi religioso. Ma continua a esistere come bisogno fisico, naturale, di vibrare, come complemento al respirare. Umano, prima che "popolare". Poi la Religione diventa ricca e diventa politica. Qualcuno decide cos'è alta cultura e cos'è bassa cultura. I primi critici, evidentemente pagati da chi detiene il potere. Ce ne vuole, di tempo, prima che appaia la critica NON organica al sistema. I primi critici del sistema e dei suoi valori vengono solitamente bruciati, inquisiti, demonizzati o trattati piuttosto indelicatamente. Il primo critico in effetti è il Serpente AKA lucifero portatore di luce et conoscenza.
    Nemmeno il tempo di riporre i ferri da tortura di Torquemada e arriva l'Umanesimo. E di conseguenza il potere monetarizzato. Tempo di una sigaretta e arriva la borghesia. Si scompongono i poli di potere e d'opinione e ognuno vuole avercelo più lungo, il proprio apparato critico.
    Fatta la stampa, occorreva fare i giornalisti, lucidi e geniali, come ironizza Battiato. Occorreva davvero? Pare di sì. Siamo già nel Novecento, Secolo della Critica - come poteva non esserlo, in quanto Secolo della grande Ideologia? Marx (era lui?) cerca di spiegarlo, che "le barricate in piazza le fai per conto della borghesia che crea falsi miti di progresso", ma non se lo caga nessuno, e lo trasformano nel Dio dell'ateismo.
    La critica militante si prende estremamente sul serio nel giro di cinque minuti. Si genera il divertissement generato dalla critica stessa, un uroboro che si morde la coda. L'Università si riempie di teorici della teoria e di critici della critica. Gli artisti, come Pasolini, riescono a trasformare la critica in arte. Altri cominciano a credere davvero che sia uno strumento di libertà, e che non esista un Re del Mondo che ci tiene prigioniero il cuore. Spesso benestanti per lignaggio, che possono esercitarsi in ideali semiotici strutturalistici di matrice jakobsoniana con cui guidare il mondo, nelle loro candide intenzioni, alla dittatura del proletariato. Il proletariato curiosamente non partecipa alla débacle, con la inconfutabile scusa "Eh, non ho tempo per la critica. Sa, devo lavorare e quando torno a casa sono stanco". Un tizio inventa la tivù, e la accende per quel signore che quando torna a casa è stanco, epilando definitivamente lo spirito critico. Un altro tizio inventa Internet e promette che sarà il trionfo del libero pensiero. Invece si rivela il trionfo del tutto, ovviamente. E, siccome tra il bene e il male è più forte lo spam, è il trionfo dello spam.

    Al che arrivano i Baustelle con "ll liberismo ha i giorni contati", e te la dicono meglio di come te l'ho detta io. E' impossibile resistere al mercato, amore mio.

    E questa è incontrovertibilmente la storia che spiega come mai la critica, come moda militante, è finita. Purtroppo, perché teneva in allenamento il cervello meglio di Brain Training. Così ora è tutto pubblicità, che si parli bene o male di un prodotto, l'importante è che se ne parli. E ti arrabbi per le minchiate di Studio Aperto e vuoi difendere la Verità.

    Mentre, comunque ne parli, hai la mano del mercato nel culo che ti agita come una marionetta.

    E allora si torna al serpente. Che, dalla mela in poi, è dentro di noi, a ricordarci che la critica è innanzitutto un processo mentale individuale da esercitare costantemente. Ma che, come fenomeno, TREND in grado di interessare una pur sostanziosa nicchia, è finita. Ed è vero, come ha detto qualcuno: è finita proprio mentre i videogame cominciavano. Possiamo simularne l'esistenza, è retrocriticizing, è un'attitudine vintage che adoro, da fanboy degli anni Settanta. E infatti Bittanti, che Dio l'abbia in Gloria, è emigrato, perché ogni tempo ha il suo spazio e ogni spazio ha il suo tempo, che fa molto qohelet 3,1-8.

    Ho scritto davvero tutto ciò? Qui?

    B.
    *stendingovescion*

  13. L'avatar di maxlee maxleemaxlee è offline #88
    10-05-08 22:08

    Secondo me la prima cosa da fare sarebbe quella di separare nettamente i tipi di messaggio, il consiglio per l’acquisto da quello dell’analisi vera e propria e poi all’interno di queste analisi (da scrivere e leggere con in testa un contatto post- fruizione) altre sfumature. Credo che risulti sempre interessante leggere qualcosa di un prodotto che non si è colto, i meccanismi nascosti, riferimenti più approfonditi agli elementi del passato che contiene, tutte cose che nel famoso “consiglio” non ci entrano sempre e comunque non possono essere del tutto capite senza aver prima giocato il prodotto in questione (forse è per questo che al primo approccio sono informazioni che non interessano e vengono snobbate).

    Il mondo videoludico si espande e se c’è sempre posto per chi ha bisogno di sapere le cose prima di avere un videogioco tra le mani, ci dovrebbe essere anche quello per chi ha bisogno di un tipo di discorso più ampio e non in sostituzione, ma come completamento dell’informazione. Insomma non c’è contrasto fra i due approcci nonostante quello che pensa chi di solito s’irrigidisce (e s’indigna) quando gli si fa notare che avrebbe potuto scrivere un pezzo “anche” diverso da quella sequela d’info da manuale d’istruzioni. Se poi su carta non si riesce a fare perché non c’è un tornaconto e se l’evoluzione della critica e la possibilità di parlare in modo più approfondito del videogioco si basano sugli introiti che arrivano dall’edicola, bhe non c’è molto altro da aggiungere. Si continueranno a coltivare gli scritti d’informazione generale lasciando al web e a quei blog da dieci utenti la possibilità di parlare d’altro. L’unica cosa che mi piacerebbe vedere è meno “disprezzo” per chi almeno ci prova, pur risultando noioso e fuori luogo a causa dei termini che usa, pur sfornando le famose seghe mentali e magari non avendo il distintivo di persona autorizzata alla divulgazione videoludica. Se viene lasciato un buco perché, come dice pape, non si può fare altrimenti, bhe non ci si deve neanche lamentare per quelli che ci provano improvvisando. Alla fine mi pare che neanche nei post di questo 3d si sia arrivati ad una conclusione che non sia “la critica è quella che trovate mensilmente in edicola, niente da aggiungere o che si possa cambiare”

  14. L'avatar di costanet costanetcostanet è offline #89
    12-05-08 14:20

    Citazione maxlee Visualizza Messaggio
    Alla fine mi pare che neanche nei post di questo 3d si sia arrivati ad una conclusione che non sia “la critica è quella che trovate mensilmente in edicola, niente da aggiungere o che si possa cambiare”
    Perchè le resistenze sono molte, al cambiamento, di cui,forse non si sente neppure necessità. Manca una critica matura sui VG perchè si dice che al pubblico non interessa, tutto sommato, la disquisizione piu' matura sui contenuti dato che tutti, la prima cosa che fanno, è andare a vedere il voto della recensione e tutte le iniziative editoriali mirate a condurre discorsi piu' complessi sono miseramente naufragate.

    Non potremmo mai sapere se chi davvero sta rallentando la piena presa di coscienza della maturità dei genere videoludico sia il pubblico,o gli addetti ai lavori (a volte piu' realisti dei semplici videogiocatori), ma a mio avviso una cosa è certa.

    Finchè non si sposterà il discorso sui "contenuti" difficilmente cambieremo registro. L'analisi dei contenuti, certo, sarebbe impietosa e farebbe numerose vittime, ma dovremmo, ad esempio, in un contesto del genere, considerare Crysis un benchmark e non un videogioco.

    Si dovrebbe cioe' dividere il campo in sezioni e, mensilmente, parlare di VG veri e propri, con analisi di trama, scelte stilistico-fugurative, ideologie sottese, dialoghi, definizione dei personaggi, di simulatori di vario genere che non implicano null'altro che non il meccanismo piu' o meno riuscito di simulazione dell'evento reale e di altri tipi di esperienze videoludiche.

    Ma si dovrebbe discutere di queste cose non usando gli stessi criteri di fondo tra ad es. Mass Effect e Quake, non trovandoli neppure inseriti nelle stesse sezioni, oserei dire.

    In origine i programmi di Infocom non venivano definiti giochi bensi' narrativa interattiva, cogliendo la differenza di esperienza mentre oggi non vi è percezione di una differente qualità di fruizione tra le varie proposte non solo nel pubblico ma anche nelle riviste.

    La standardizzazione della piattaforma è, secondo me, la condizone necessaria per modificare questo stato di cose perchè da una parte renderebbe fruibile a tutti in modo analogo l'esperienza videoludica, dall'altro costringerebbe i recensori a doversi occupare di aspetti oggi mo,to spesso trascurati con la scusa del tecnicismo delle prestazioni.

  15. L'avatar di Guo Jia Guo JiaGuo Jia è offline #90
    12-05-08 15:16

    Una cosa è certa, in ogni caso: l'aleatorietà del mercato dei videogames su PC è causata anche dal problema dell'hardware. Incompatibilità, problemi di prestazioni, DirectX che snobbano XP, e così via. Il che - con l'aggiunta del problema controverso della pirateria - porta a conseguenze poco piacevoli: ad esempio, ad una minore assunzione di rischi, creativi e finanziari, rispetto al mercato console, e dunque ad una maggiore difficoltà a proporre titoli alternativi e capolavori degni di questo nome. Certo, c'è Spore e ci sono le indie (su console le indie non si vedono dai tempi della Net Yaroze), ma quantitativamente i titoloni sono pochini, e la possibilità di far nascere giochi del calibro di Eternal Darkness su PC si riducono drasticamente.

    Se pensiamo all'anno passato, ci rendiamo conto che buona parte dei grandi giochi sono multipiattaforma o trasposizioni postume per PC. Per questo motivo è vitale investire affinché il porting sia semplice e il meno distruttivo possibile, attraverso accordi agli alti livelli tra produttori di hardware o quant'altro sia necessario. Qualcosa si sta già muovendo, in questo senso; mi auguro che sia qualcosa di buono e non un nuovo cartello.
    Ad ogni modo, una politica dell'hardware meno scriteriata ed un incremento della compatibilità tra piattaforme, senza negare per questo le specificità di ciascuna macchina da gioco (e dei rispettivi sistemi di controllo), gioverebbe al sistema che fa perno sul videogame. Questo non significa che il computer per come lo intendiamo oggi, ovvero liberamente configurabile e modulare, debba morire (nessuno si augura una struttura rigida à la Commodore, credo), ma devono essere definiti degli standard che neutralizzino buona parte dei problemi del videoludo con mouse e tastiera, eliminando la necessità di dedicare spazio ai problemi hardware nelle riviste in generale e nelle recensioni in particolare. In questo modo potremo liberarci delle polemiche su Crysis e sul framerate altalenante sulle schede Radeon, e riusciremo a concentrarci su qualcosa di più sostanziale.

 
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