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  1. L'avatar di Lynn LynnLynn è offline #16
    08-06-08 23:22

    Anche i fosforescenti hanno un cuore. XD
    Toccante.

    E complimenti a quell'abile critico che ha commentato l'opera, non senza estasiarci con bei momenti di vita vissuta.
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  2. L'avatar di Oya.D.M. Oya.D.M.Oya.D.M. è offline #17
    09-06-08 11:12

    Citazione FrankSpaghetti Visualizza Messaggio


    ἄνδρα μοι ἔννεπε, μοῦσα, πολύτροπον, ὃς μάλα πολλὰ
    ?
    ma perchè nei suoi post non ci sono le note come per la divina commedia, maestro? è tutto così complicato!

    Citazione Lynn Visualizza Messaggio
    Anche i fosforescenti hanno un cuore. XD
    Toccante.

    E complimenti a quell'abile critico che ha commentato l'opera, non senza estasiarci con bei momenti di vita vissuta.
    è quello il nostro scopo.
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  3. Nāgārjuna #18
    09-06-08 22:32

    Citazione FrankSpaghetti Visualizza Messaggio
    Quando si scorge la fine nel principio si va più in fretta del tempo. L'illuminazione, delusione folgorante, dispensa una certezza che trasforma il disingannato in liberato.






    Ricordo un episodio della mia infanzia... ero a Monaco, in una libreria. Un uomo distinto, elegante, sulla quarantina e quindi sicuramente sopra la trentina, si appropinquò al mio cospetto. Io nel mentre consultavo un volume di un certo Greg Vorstenger, il quale, non senza presunzione, pretendeva di elencare al lettore le caratteristiche dell'opera perfetta, sia essa un romanzo, un film, una foto, un dipinto. L'uomo mi scrutò severamente, come chi vuole essere sicuro di potersi fidare. Iniziò a gesticolare, era muto. I suoi gesti, raffinati ma perentori, sembravano non lasciare spazio al dubbio: quell'uomo mi stava chiedendo quali fossero per me le caratteristiche dell'opera perfetta. Aveva letto il volume di Vorstenger prima di me, pensai, e ora voleva confrontarsi. Del resto io ero famoso in quella libreria per la mia sagacia, per la mia innata abilità nell'analisi del testo. Era una delle tante occasioni che il fato mi concedeva per esibire la mia brillante superiorità. Esordii affermando che l'opera perfetta deve essere introspettiva ma al contempo proiettare l'io oltre se stesso, nella società. L'uomo mi guardava sospettoso. Continuai affermando che l'opera perfetta, in quanto proiezione dell'io nella società, deve affrontare tematiche realistiche. L'uomo mi guardava sempre più sospettoso e inoltre notai che le sue gambe iniziavano a tremare. Proseguii affermando che l'opera perfetta deve essere sintetica ma non incompleta, semplice ma non banale, lo stile elegante ma non barocco, la copertina curata ma non appariscente, la prefazione chiara, la bibliografia precisa, i ringraziamenti sinceri ma non eccessivi. L'uomo si agitava, sembrava in preda a una crisi e io non capivo il perchè. Non capivo perchè non fosse d'accordo con la mia descrizione dell'opera perfetta. Mi sembrava perfetta, almeno quanto l'opera e del resto io ero uno specialista. Gli dissi inoltre che lo scrittore non dovrebbe compromettersi con relazioni omosessuali, con l'alcol, con la droga, perchè la società, la quale determina il successo o la disfatta dell'opera, giudica severamente. Inutile, l'uomo non concordava. Sudava freddo, le gambe gli tremavano sempre di più, il viso si accese e una lacrima comparve sul suo volto. Insomma, aveva chiesto chiaramente la mia opinione e io gliela stavo dando... perchè agitarsi in quel modo? Non aveva senso, oltre che irrispettoso. Era muto, vero, ma non mi sembrava una motivazione valida per una reazione talmente spropositata al cospetto di un litterato della mia caratura. L'uomo era ormai giunto al capolinea, il suo corpo era un continuo spasmo. Non ne potevo più, sbattei per terra il volume di Vorstenger e mi avvicinai minaccioso, pronto a farmi giustizia. "Senta, lei...", quando arrivò George, il proprietario della libreria. George conosceva me e probabilmente conosceva anche l'uomo. Mi guardò con disprezzo. Raccolse il volume di Vorstenger, lo depose nervosamente nello scaffale. Mi guardò nuovamente. Prese per mano l'uomo distinto, elegante, sulla quarantina e quindi sicuramente sopra la trentina. "Vieni Gustav" - gli disse - "lascialo perdere, è solo un esibizionista. Ti accompagno io al cesso".


    E' un episodio importante della mia vita perchè decisi che da allora avrei smesso di cercare l'opera perfetta. L'avrei attesa, semmai, consapevole del fatto che l'attesa non avrebbe avuto mai fine e sarebbe proseguita anche dopo la mia morte. Questo fino a ieri, prima di recarmi al cinema per osservare l'episodio finale della seconda trilogia più importante della cinematografia scandinava, Pedro vs. Signor.giuseppe III

    Sono esterefatto, costernato. L'equivoco, l'inganno, il sospetto, il pentimento,la sessualità, l'intolleranza, il pentimento, la catarsi, l'illusione, la delusione, la morte. Un capolavoro assoluto, che muore sin dal primo istante di vita. Nei protagonisti, una giovane coppia omosessuale, lo spettatore riconosce quel percorso beffardo, illusorio, che chiama "esistenza". La storia è ambientata in un penoso ristorantino... già, penoso. La sagacia della faina e dell'albatro sono celebri almeno quanto la loro arguzia e la scelta della location non è casuale: il ristorante, luogo di ristoro, ergo luogo dove l'essere umano cerca sollievo per le proprie sofferenze. Ma penoso, perchè penosa è la speranza. Penosa è la fetta di pane impanata, penoso è il contorno triangolare. E allora il colpo di genio, l'estrema ribellione: "Mi porti delle lingue d'anatra". Le lingue d'anatra, a prescindere che esistano da più o da meno di centotrent'anni, sono la merda. Davvero, le mangi e le vorresti espellere immediatamente dal tuo corpo, proprio come la merda. E allora perchè ordinarle? Promuovere la catarsi attraverso la sofferenza? Bisogno fisico di disonore? Nessuno lo saprà mai. Ecco allora apparire sulla scena il nostro eroe, uno degli attori più amati di sempre, Kallstrom. Paladino delle diversità, egli si scaglia contro l'intolleranza, contro l'ingiustizia. Perchè discriminare gli stranieri e gli evidenziatori? No, la possibilità che abbiamo un membro virile più esteso in lunghezza che in larghezza e la conseguente invidia non è una motivazione valida, sopratutto per gli evidenziatori, dei quali nessuno conosce la sessualità. Undici secondi. Undici secondi devastanti, che spiazzano lo spettatore, lo confondono, lo mettono al cospetto di una palese ambiguità. A quel punto lo spettatore non è più capace di scindere il bene dal male, le sue difese sono abbassate. E' il momento di agire, di sferrare il colpo di grazia: Pedro, il Signor.giuseppe, Wonka si rivelano per quello che sono, ossia geniali macchinazioni sensoriali partorite dalla mente malata degli autori per ingannare attraverso il giogo dell'apparenza. Pedro, sensuale cuoco baffuto, altro non è che un omosessuale che ha deciso di riportare il Messico all'antico splendore dei Maya. Signor.giuseppe, un avvenente cameriere, altro non è che un omosessuale che ha deciso di impedire a Pedro di perseguire il suo scopo e questo solo per l'amore che nutre nei confronti di Kallstrom. Wonka è un negro, assurdo. Magalli, un gelataio in pensione, interpreta magistralmente la morale, il perbenismo. E si pente, spiazzando tutti, sopratutto Magnvs. E allora arriva il vero nemico, la vecchia sul fenicottero. E ti domandi come abbiano fatto i biscottini e la chiesa a ridurla in quello stato. Mi riferisco al fenicottero... osservatelo, cosa vorrà mai dimostrare con quegli occhiali scuri? bah. A quel punto la lotta si accende. I nostri eroi litigano per chi deve eliminare quella vecchia bottana, dimostrando che anche il bene, sopratutto il bene, è foriero del male. La capre nel mentre osservano sospirando: avranno una pausa dalla loro intensa attività sessuale e potranno riflettere sulla forma delle nuvole e sui prezzi dell'erba da pascolo, sui quali l'euro ha influito terribilmente. Nell'apoteosi della lite ecco il deux ex machina, un'elegante paletta per mosche... ma è davvero quello il finale? Lo spettatore si appropinqua ad abbandonare la poltrona convinto che il bene abbia nuovamente trionfato quando ecco che un tir spazza via ogni barlume di speranza: L'illuminazione, delusione folgorante, dispensa una certezza che trasforma il disingannato in liberato e l'illuminazione, questa volta, ha dodici ruote e un calendario con donne nude sul cruscotto.

    Sono senza parole. Anzi, qualche parola la ho: si cali le braghe immantinente!
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  4. L'avatar di Oya.D.M. Oya.D.M.Oya.D.M. è offline #19
    10-06-08 15:12

    Citazione Nāgārjuna Visualizza Messaggio

    Sono senza parole. Anzi, qualche parola la ho: si cali le braghe immantinente!
    è terribile come l'azione combinata di un albatro ed una faina riescano a spingere quell'uomo a scrivere cose simili. sono commosso.
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  5. L'avatar di ciciLEO!! ciciLEO!!ciciLEO!! è offline #20
    10-06-08 15:27

    Bello, soprattutto Willy WOnka

    la demenza generalizzata delle vostre creazione mi colpisce sempre, ogni volta di più
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