Questa è la storia di un vecchio toro, il sottoscritto, che dinnanzi agli orrori di quella sera non potè che guardare, inerme.
Era una sera del 1934, il rispettabile Commendator Equi Cavallinis mi aveva invitato ad un ricevimento; era da anni che non avevo sue notizie.
Un tempo ci frequentavamo a Madrid, della qual città mi consideravo un emblema, e ci fu un periodo in cui lavorammo insieme.
Su cosa lavorammo? Lavorammo per la guerra. Lavorammo per trovare nuovi modi per uccidere, per sterminare, per distruggere.
Quante città rademmo al suolo, quante urla straziate sentimmo con i nostri timpani pelosi.
I pochi sopravvissuti non facevano in tempo a giurar vendetta che venivano travolti dalla nostra carica.
Che cavallo fiero, quel Cavallinis; l'onore in battaglia era l'unica cosa che gli interssava.
Il fatto che si schierasse sempre in prima fila gli faceva onore, senza dubbio. La sua successiva ritirata dietro le sue milizie invece erano "Un inutile dettaglio", secondo il suo fiero giudizio.
Persi notizie di Equi 5 anni fa, poco dopo la sua dichiarazione shockante "La guerra è un inferno".
Un cavallo fiero come lui, a sostenere tale tesi? Pensai che ormai la sua carriera fosse tramontata, che il suo spirito guerresco si fosse esaurito, dissolto.
Amareggiato dalla debolezza di quell'animale lo lasciai al suo destino.
Ed ecco che dopo 5 anni mi contatta, invitandomi ad un "ricevimento".
Mi presentai puntuale, sebbene con le corna disordinate, e fui accolto da una donna umana menomata, che mi fece strada in un palazzo stranissimo.
Che forme disordinate! Che camere opprimenti!
Ma non era niente in confronto a "quella" stanza.
Aperta la porta, vidi l'orrore.
Una donna piangeva con un bimbo morto in grembo, dalla torre affianco (c'era una torre vicino al palazzo) un uomo disperatamente tentava di buttarsi giù per salvarsi, ignaro di essere comunque destinato a morte certa, un uomo giaceva morto con un pugnale in mano, e lui, Equi, nell'ultimo momento di calma che ebbe nella sua vita, mi disse, con tono cupo e sconsolato: "Onore, conquista, potere... non sono queste cose che fanno la guerra, ma... QUESTE! NIHIIIIIIIIIHIIII! TUTTO IL TERRORE PROVOCATO DALLE NOSTRE GESTA SI RIVERSA IN QUESTA STANZA!!! ECCO COSA PORTAMMO, PAURA! ED ORA CAPIREMO ANCHE NOI COSA VUOL DIRE LA PAROLA terrore..."
Terrore, l'ultima parola che pronunciò, dopodichè cadde a terra morto, ma con uno sguardo colmo di follia e di paura.
Cosa feci dopo? Rimasi immobile, in trance.
Fissai una colomba, che era riuscita ad entrare, ma non ad uscire da quel covo di orrori.
Ancora oggi tento in goni modo di far uscire quella colomba, ma credo non ci riuscirò mai...