Oppsynsmann
Semplicemente perchè la maggiorparte delle volte sono disturbi passeggeri, che vengono indentificati come depressione: poi esistono situazioni in cui il vissuto è più cronico (in cui i momenti di tranquillità sono più eccezione).
Fortunatamente non sono in uno stato particolare quanto lo era il tuo (infatti mi sono un po' sollevato sapendo che ci stanno casi più serii, ma che possono essere curati).
Il disagio purtroppo esiste, ma la prospettiva di una risoluzione mi fa già stare meglio (infatti la cosa che più mi fa star male è il pensiero di non riuscire a tornare tranquillo).
Di disturbi passeggeri soffriamo tutti: periodi difficili, giorni in cui le cose sembrano andare solo male, combinazioni di eventi assurde.
Un problema si configura come tale (anche) quando va avanti per mesi, quando passi le tue giornate a letto, quando compromette le tue attività quotidiane (studio o lavoro), quando ci sono evidenze fisiche di uno stato ansioso come quelle riportate da Serathel, che dapprima si presentano in associazione a particolari eventi o pensieri e poi vanno fuori controllo, diventando pressochè permanenti.
Non pensare però che "ci sono persone che stanno peggio". Purtroppo ci sono situazioni che sfuggono ad ogni logica, terribili, che non si possono comprendere. Ma è anche vero che ognuno ha una sua sensibilità e il diritto a chiedersi se sta male davvero per qualcosa.
A me può sembrare assurdo che una persona di 40 chili si veda grassa e non mangi, ma quella persona la pensa davvero così!
Siamo abituati a trascurare i nostri problemi. Ci capita qualcosa di brutto, poi all'ora di cena vediamo i TG e pensiamo che c'è chi sta peggio e dobbiamo stare contenti e poi vediamo la Chiabbotto nuda e siamo più rilassati.
Questo è sbagliato: dobbiamo prenderci cura di noi.
Un'altra cosa sbagliata è pensare che un momento di tristezza sia sintomo di un disagio e che se stessimo bene non dovremmo essere influenzati dalle cose che vanno male. Una persona va dallo psicologo e pensa di acquisire la capacità di essere immune ai risvolti emotivi di quel che le capita-
No, non è così. Questo significa annullarsi. Occorre vivere pienamente le proprie emozioni.
Un ultimo errore di ragionamento. Chi soffre di depressione è portato a giustificarsi col proprio disturbo: "lasciatemi stare, sono malato, ho un problema, voi non capite" e rinuncia a guardarsi dentro, attribuendo il proprio stato ad un demone, ad un'altra entità fuori dal suo controllo.
Con i farmaci può capitare l'effetto contrario. Quando una persona sta bene e ha dei risultati, li attribuisce ai farmaci e si dilunga sul fatto che le sono necessari. Anche questo è sbagliato.